Esistono realtà che operano ogni giorno lontano dai riflettori, costruendo ponti tra chi ha un bisogno e chi desidera contribuire a risolverlo. È il caso della Fondazione della Comunità Veronese, nata nel 2010 per promuovere la cultura del dono e sostenere iniziative sociali, educative e culturali sul territorio. A raccontarne la missione è il presidente Giovanni Mantovani, alla guida della Fondazione dal 2022.
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Presidente Mantovani, come nasce la Fondazione della Comunità Veronese?
La Fondazione nasce nel 2010 grazie all’intuizione di una figura molto importante per Verona, monsignor Adriano Vincenzi. Insieme a lui parteciparono alla costituzione alcuni protagonisti della vita economica e sociale veronese, tra cui Carlo Fratta Pasini, Paolo Bedoni e altre personalità legate al mondo bancario, assicurativo e imprenditoriale della città. Accanto a loro la Diocesi di Verona e alcune fondazioni del territorio. L’idea era creare uno strumento capace di rispondere rapidamente ai bisogni della comunità e di promuovere una cultura diffusa della solidarietà.
Quale necessità si voleva soddisfare?
Verona è sempre stata una città ricca di associazioni, enti e iniziative. Tuttavia, mancava uno strumento capace di mettere in relazione i bisogni emergenti con le persone disponibili ad aiutare. La Fondazione è nata proprio per questo: creare le condizioni affinché cittadini, imprese e istituzioni potessero contribuire concretamente a sostenere progetti utili alla comunità.
Lei parla spesso di “cultura del dono”. Che cosa significa realmente?
Significa comprendere che donare non è soltanto trasferire una somma di denaro. Il dono crea una relazione. Chi dona entra in contatto con una persona, un progetto, una comunità. Si crea un legame che arricchisce sia chi riceve sia chi offre il proprio contributo. È un’esperienza che genera consapevolezza, partecipazione e crescita sociale.
In questi anni quali risultati avete raggiunto?
In circa quindici anni di attività abbiamo raccolto oltre sei milioni di euro e coinvolto circa ottomila donatori. È un risultato significativo soprattutto perché dimostra che esiste una grande disponibilità a contribuire al bene comune. Molte delle donazioni ricevute non sono particolarmente elevate dal punto di vista economico, ma sommate tra loro hanno permesso di finanziare centinaia di iniziative importanti.
Uno degli aspetti che sottolineate spesso è l’efficienza nella gestione delle risorse.
Sì, perché riteniamo fondamentale che la maggior parte delle donazioni arrivi effettivamente ai progetti. I costi di gestione della Fondazione si attestano attorno al 3-4%. Parliamo sostanzialmente delle spese vive necessarie al funzionamento della struttura. Tutto il resto viene restituito alla comunità attraverso il finanziamento delle iniziative selezionate.
Come avviene la selezione dei progetti?
Ogni anno analizziamo numerose proposte provenienti dal territorio. Nel 2025 abbiamo sostenuto 27 progetti che hanno raggiunto il proprio obiettivo di raccolta e ne abbiamo attivati altri 29. Si tratta di iniziative molto diverse tra loro: interventi sociali, educativi, culturali, sanitari e di inclusione. Il nostro compito è accompagnarli e renderli visibili ai potenziali donatori.
Anche il sito internet è diventato uno strumento importante.
Assolutamente. Oggi chiunque può consultare i progetti attivi e scegliere direttamente quello che desidera sostenere. È un modo semplice e trasparente per avvicinare le persone alla cultura del dono e consentire loro di seguire concretamente il percorso delle iniziative finanziate.
Il dono non è però soltanto economico.
No, e questo è un aspetto sul quale insistiamo molto. Esiste il dono del tempo, delle competenze, delle relazioni. Pensiamo ai volontari che ogni giorno dedicano energie alle associazioni. Oppure ai professionisti che mettono gratuitamente a disposizione parte del proprio lavoro per sostenere enti del terzo settore. Anche questa è una forma di dono estremamente preziosa.
Ha citato il cosiddetto volontariato di competenza.
È una delle esperienze più interessanti che stiamo osservando. Un professionista può decidere di dedicare alcune ore della propria settimana per aiutare un’associazione in ambito legale, amministrativo, comunicativo o organizzativo. In questo modo mette a disposizione un patrimonio di conoscenze che spesso ha un valore enorme per le organizzazioni del terzo settore.
Anche le imprese possono svolgere un ruolo importante.
Certamente. Sempre più aziende stanno comprendendo il valore sociale delle donazioni e della responsabilità verso il territorio. Oltre all’aspetto etico esistono anche strumenti fiscali che incentivano queste scelte. Ma ciò che conta davvero è la consapevolezza che un’impresa cresce meglio all’interno di una comunità forte, coesa e solidale.
Nel 2026 avete lanciato un progetto molto ambizioso: la Piazza del Dono.
Sì, è un’iniziativa alla quale teniamo molto. L’idea è organizzare, dal 4 al 6 dicembre, una grande manifestazione dedicata al mondo del volontariato e della solidarietà. Vogliamo creare uno spazio nel quale le associazioni possano presentarsi, raccontarsi e incontrare nuovi volontari e nuovi sostenitori. Sarebbe una sorta di anteprima del percorso che porterà Verona a essere Capitale Italiana del Volontariato nel 2027.
Quali obiettivi vi ponete con questa iniziativa?
Sono principalmente tre. Il primo è dare visibilità alle tante realtà che operano sul territorio e che spesso non hanno gli strumenti per farsi conoscere. Il secondo è favorire l’incontro con nuovi volontari. Il terzo è creare un’occasione concreta per sostenere economicamente i progetti e le associazioni presenti. Crediamo possa diventare un appuntamento importante per tutta la città.
Quanto conta il volontariato per una comunità come quella veronese?
Conta moltissimo. Il volontariato rappresenta una delle grandi ricchezze del nostro territorio. Dietro ogni servizio, ogni progetto e ogni iniziativa ci sono persone che mettono gratuitamente a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze. Senza di loro molte risposte ai bisogni sociali semplicemente non esisterebbero.
Qual è il messaggio che desidera rivolgere ai veronesi?
Vorrei invitarli a considerare il dono come una forma di partecipazione alla vita della comunità. Non importa se si dona una somma importante, qualche euro, un’ora del proprio tempo o una competenza professionale. Ogni contributo può fare la differenza. Una comunità cresce quando le persone si sentono parte di un progetto comune e scelgono di prendersi cura gli uni degli altri. È questo, in fondo, il significato più profondo del dono.
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