«Il volontariato ti cambia la vita e ti insegna a guardare gli altri»


Nata nel 1979 dall’iniziativa di un gruppo di volontari animati dal desiderio di aiutare il prossimo, Croce Bianca Verona è diventata nel tempo una delle realtà più rappresentative del volontariato veronese. Oltre alle attività di emergenza sanitaria e trasporto assistito, l’associazione è oggi impegnata nella formazione, nella protezione civile e in numerosi progetti sociali. A raccontarne l’evoluzione a Focus Verona Economia è il presidente Pier Luigi Verga, alla guida dell’associazione da dieci anni.

Presidente Verga, Croce Bianca rappresenta una vera istituzione per Verona. Come è iniziata questa storia?

Croce Bianca nasce nel 1979 grazie a un gruppo di persone che avevano deciso di dedicare il proprio tempo all’aiuto degli altri, soprattutto nelle situazioni di emergenza e di malattia. All’inizio l’attività si sviluppava tra San Michele e Madonna di Campagna. Successivamente l’associazione si è trasferita a San Zeno, che ancora oggi rappresenta la nostra sede principale. Nel tempo siamo cresciuti e abbiamo ampliato la nostra presenza sul territorio.

Oggi quali sono le vostre sedi operative?

Oltre alla sede storica di San Zeno, disponiamo di una sede a San Massimo, messa a disposizione dal Comune di Verona, e di una sede a Bussolengo. In particolare a Bussolengo abbiamo un mezzo di emergenza che opera sul territorio durante i fine settimana e nei giorni festivi, garantendo un importante supporto alla rete dei soccorsi.

Quanto è cresciuta l’associazione in questi anni?

Oggi possiamo contare su oltre seicento persone tra volontari e associati. La normativa distingue queste due figure, ma in realtà tutti condividono lo stesso obiettivo e lo stesso spirito di servizio. Negli ultimi anni abbiamo registrato una crescita significativa e questo è sicuramente un segnale positivo.

Nonostante il volontariato stia attraversando una fase complessa.

È vero, il contesto è cambiato e non è semplice. Però abbiamo notato che negli ultimi corsi c’è stato un aumento importante delle persone che si avvicinano alla nostra realtà. Alcuni arrivano per curiosità, altri per interesse personale, ma molti decidono di restare perché scoprono il valore dell’aiuto agli altri e sentono il desiderio di mettere il proprio tempo a disposizione di chi ne ha bisogno.

La formazione è uno degli aspetti sui quali insistete maggiormente.

Assolutamente sì. Oggi non ci si può improvvisare soccorritori. Le normative richiedono preparazione sempre più elevata e competenze specifiche. Dobbiamo ricordarci che non trasportiamo oggetti o merci, ma ci prendiamo cura di persone e di vite umane. Per questo investiamo molto nella formazione, sia interna sia rivolta alla cittadinanza.

Avete sviluppato anche progetti specifici sulla diffusione della cultura del primo soccorso.

Sì. In collaborazione con la Fondazione Modena abbiamo avviato un percorso che prevede la donazione di defibrillatori e la formazione delle persone chiamate a utilizzarli. Un esempio significativo riguarda i vigili urbani di Bosco Chiesanuova: grazie alla formazione ricevuta e alla disponibilità dei dispositivi sono riusciti a salvare diverse vite. Questo dimostra quanto sia importante diffondere competenze di primo intervento anche fuori dagli ambienti sanitari.

La vostra attività non si limita all’emergenza.

No, nel tempo siamo cresciuti molto e oggi operiamo su diversi fronti. Naturalmente continuiamo a garantire il servizio di emergenza e il trasporto assistito, ma abbiamo sviluppato anche progetti sociali, attività formative, protezione civile e servizi dedicati alle persone fragili.

Tra questi c’è anche il pranzo di Natale per le persone sole.

È un progetto al quale teniamo moltissimo. Da due anni organizziamo un pranzo sociale dedicato alle persone che vivono sole. È stata un’esperienza straordinaria, che ha avuto un grande successo. Abbiamo ricevuto il supporto di molte realtà del territorio, come Fevoss, che ci ha aiutato nell’organizzazione e nel servizio ai tavoli insieme ai nostri volontari. Voglio ricordare anche la sensibilità di Giovanni Rana, che ha partecipato personalmente all’iniziativa. Stiamo già lavorando per riproporla e ampliarla ulteriormente.

Un’iniziativa che risponde a un bisogno sociale sempre più evidente.

Sì, perché aumentano le fragilità e aumentano le solitudini. L’invecchiamento della popolazione è una realtà sotto gli occhi di tutti. Per questo riteniamo importante non limitarci all’emergenza sanitaria ma cercare di essere vicini alle persone anche sotto il profilo umano e relazionale.

Quali sono oggi i principali servizi garantiti da Croce Bianca?

Ci occupiamo del trasporto dei dializzati, delle persone che devono sottoporsi a visite o terapie e di tutti quei cittadini che non sono autonomi negli spostamenti. Inoltre svolgiamo attività di formazione nelle scuole, nelle aziende e presso gli enti pubblici. Abbiamo poi un settore dedicato alla protezione civile e alle emergenze straordinarie.

Anche la protezione civile rappresenta un ambito molto importante.

Certamente. All’interno dell’associazione opera un nucleo di protezione civile sanitaria che viene coinvolto nelle principali emergenze nazionali. Abbiamo partecipato a tutte le grandi calamità che si sono verificate negli ultimi anni. È un’attività che richiede addestramento continuo e una preparazione molto specifica, perché si opera in contesti spesso molto diversi da quelli della normale attività quotidiana.

Il 2027 vedrà Verona Capitale Italiana del Volontariato. Che opportunità rappresenta?

Sarà una grande occasione per tutto il mondo del volontariato veronese. Saremo presenti e collaboreremo con gli organizzatori mettendo a disposizione competenze, esperienza e volontari. Credo che possa essere una vetrina importante per far conoscere il valore di queste realtà e per coinvolgere nuove persone.

In particolare i giovani.

Esatto. Il mio invito è rivolto soprattutto a loro. Non necessariamente alla Croce Bianca, ma al volontariato in generale. È un mondo che restituisce molto più di quanto si dà. Aiuta a crescere, a maturare e a comprendere meglio la vita. Da giovani si tende a pensare poco alla sofferenza, ma crescendo ci si rende conto che fa parte dell’esistenza. Imparare a confrontarsi con essa e aiutare gli altri è una delle esperienze più formative che si possano fare.

Lei è presidente da dieci anni. Che cosa le ha lasciato questa esperienza?

Mi ha arricchito profondamente. Mi ha insegnato a stare vicino alle persone che soffrono e a comprendere quanto dolore esista attorno a noi. Spesso pensiamo che il mondo sia fatto soltanto di momenti belli e positivi, ma non è così. Confrontarsi ogni giorno con queste realtà ti cambia e, paradossalmente, ti dà anche la forza per affrontare la vita con maggiore consapevolezza.

Qual è la soddisfazione più grande che un volontario può ricevere?

Poter essere utile agli altri. Credo che sia questa la risposta più semplice e più vera. Sapere di aver aiutato una persona in un momento difficile, di averle dato sostegno, conforto o anche solo una presenza, è qualcosa che non ha prezzo. È il motivo per cui continuiamo a fare quello che facciamo da oltre quarant’anni.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Matteo Scolari

Source link

Di