Trump vuole più controllo sui fondi


Scienziati in rivolta contro la proposta della Casa Bianca

Negli Stati Uniti cresce la preoccupazione per quello che molti ricercatori definiscono un attacco senza precedenti all’autonomia della ricerca scientifica. L’amministrazione del presidente Donald Trump ha infatti presentato una proposta che potrebbe modificare radicalmente il sistema di assegnazione dei finanziamenti federali destinati alla scienza.

La misura, pubblicata dall’Office of Management and Budget (OMB), prevede che i finanziamenti federali vengano sottoposti a una verifica preventiva da parte di funzionari nominati politicamente dall’amministrazione, riducendo il peso delle tradizionali valutazioni effettuate dagli esperti scientifici indipendenti. Secondo numerosi osservatori, il cambiamento rischia di trasformare un sistema basato sul merito in uno fortemente influenzato dalle priorità politiche del governo.

Come funziona oggi il sistema dei finanziamenti scientifici

Da decenni la ricerca finanziata dal governo federale statunitense si basa sul principio della peer review, ovvero la valutazione dei progetti da parte di esperti indipendenti appartenenti alla stessa comunità scientifica.

Questo meccanismo è considerato uno dei pilastri del successo scientifico americano e ha contribuito alla nascita di innovazioni che hanno trasformato medicina, tecnologia, informatica ed energia.

La nuova proposta dell’OMB stabilisce invece che le revisioni scientifiche restino solamente “consultive”, lasciando ai funzionari politici il potere finale di approvare, modificare o respingere le sovvenzioni.

Oltre 3.500 osservazioni contro la riforma

La reazione della comunità scientifica è stata immediata. Migliaia di ricercatori, università, associazioni accademiche e organizzazioni scientifiche hanno inviato osservazioni critiche durante la fase di consultazione pubblica.

Secondo i dati riportati da diversi media statunitensi, oltre 3.500 commenti sono stati presentati contro la proposta, con molti esperti che denunciano il rischio di una politicizzazione della ricerca pubblica e della distribuzione dei fondi federali.

Le principali preoccupazioni riguardano:

  • la perdita dell’indipendenza scientifica;
  • il rischio di censura indiretta di alcuni filoni di ricerca;
  • la possibilità di revocare finanziamenti già assegnati;
  • l’incertezza per i progetti di lungo periodo;
  • limitazioni alla collaborazione internazionale.

L’allarme della rivista Science: “Tutti ai posti di combattimento”

A dare ulteriore peso alle proteste è stato l’editoriale pubblicato da Holden Thorp, direttore della prestigiosa rivista scientifica Science.

Thorp ha utilizzato toni particolarmente duri, parlando di un vero e proprio “allarme rosso” per la ricerca americana e invitando università, imprese e centri di ricerca a mobilitarsi.

Secondo il direttore della rivista, il sistema di valutazione basato sul merito che ha reso gli Stati Uniti leader mondiali nella ricerca rischia di essere sostituito da un meccanismo soggetto a valutazioni ideologiche e politiche.

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I tagli a NASA, NSF e ricerca biomedica

La proposta arriva in un contesto già particolarmente teso.

Negli ultimi mesi l’amministrazione Trump ha avviato consistenti riduzioni dei finanziamenti destinati a diversi enti federali, tra cui la National Science Foundation (NSF), il National Institutes of Health (NIH) e numerosi programmi della NASA.

Diversi progetti legati a cambiamento climatico, salute pubblica, diversità, equità e inclusione (DEI) sono stati ridimensionati o cancellati, alimentando ulteriormente le tensioni con la comunità scientifica.

Secondo alcune stime, nel corso dell’ultimo anno sarebbero stati congelati o revocati miliardi di dollari destinati a programmi di ricerca già approvati.

Il ruolo dell’Office of Management and Budget

L’OMB sostiene che la riforma abbia l’obiettivo di migliorare la trasparenza, la responsabilità e il controllo sull’utilizzo dei fondi pubblici.

Secondo la Casa Bianca, il nuovo sistema consentirebbe di evitare sprechi e garantire che i finanziamenti siano coerenti con le priorità strategiche dell’amministrazione federale.

I critici, tuttavia, evidenziano che il testo attribuirebbe ai funzionari politici la facoltà di interrompere finanziamenti già concessi e di escludere determinati ambiti di ricerca ritenuti non in linea con gli orientamenti governativi.

Il timore di perdere la leadership scientifica mondiale

Molti ricercatori temono che l’incertezza generata dalla riforma possa spingere giovani scienziati e talenti internazionali verso altri Paesi.

Università e associazioni accademiche avvertono che una riduzione dell’autonomia scientifica potrebbe compromettere la capacità degli Stati Uniti di mantenere la leadership globale in settori strategici come:

  • intelligenza artificiale;
  • biotecnologie;
  • medicina;
  • energia;
  • esplorazione spaziale;
  • tecnologie quantistiche.

Alcuni esperti sottolineano inoltre che eventuali limitazioni alla collaborazione internazionale potrebbero favorire concorrenti globali come Cina ed Europa nella corsa all’innovazione scientifica.

Perché la battaglia sulla ricerca riguarda tutti

Lo scontro tra Casa Bianca e comunità scientifica va ben oltre il dibattito accademico. Dalle cure contro il cancro ai vaccini, dalle tecnologie spaziali alle innovazioni digitali, gran parte dei progressi che hanno trasformato la società moderna è nata grazie a finanziamenti pubblici assegnati attraverso processi indipendenti e basati sul merito.

Per questo motivo numerosi ricercatori considerano la proposta dell’OMB uno dei passaggi più delicati per il futuro della scienza americana. Con la consultazione pubblica ancora in corso e le pressioni della comunità scientifica in aumento, il confronto tra Washington e il mondo della ricerca appare destinato a proseguire nei prossimi mesi.




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 Michela Leodori

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