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Torino ha costruito nel tempo un rapporto complesso con gli edifici alti, tra progetti ambiziosi, torri realizzate e interventi rimasti sulla carta. A Tall Buildings 2026, Marco Brugo di AI Group e Roberta Ingaramo dell’Ordine degli Architetti di Torino hanno analizzato l’evoluzione urbanistica della città, dalla Mole Antonelliana alle trasformazioni di Porta Susa. Al centro del dibattito anche le ragioni economiche che hanno frenato alcuni grandi progetti e le prospettive aperte dal nuovo Piano Regolatore. La direzione sembra oggi spostarsi dalla verticalità come simbolo alla rigenerazione urbana, alla mobilità pubblica e alla qualità dello spazio urbano.
Dalla Mole Antonelliana alle torri: il difficile rapporto di Torino con l’altezza
Torino ha un rapporto particolare, e per certi versi irrisolto, con il tema degli edifici alti. La città compatta, storicamente caratterizzata da un profilo urbano relativamente uniforme e dominato dalla Mole Antonelliana, ha più volte immaginato una trasformazione verticale senza però imboccare con decisione la strada delle grandi torri. A Tall Buildings 2026, Marco Brugo di AI Group e Roberta Ingaramo dell’Ordine degli Architetti di Torino hanno ripercorso questa storia, mettendo in relazione i progetti del passato con le trasformazioni in corso e con le prospettive delineate dal nuovo Piano Regolatore.
Il rapporto di Torino con la verticalità parte inevitabilmente dalla Mole Antonelliana, costruita nella seconda metà dell’Ottocento e diventata nel tempo il principale riferimento simbolico dello skyline cittadino. Proprio la presenza della Mole ha contribuito a condizionare per decenni il dibattito sull’altezza degli edifici, trasformando il tema dei tall buildings in una questione non soltanto architettonica e urbanistica, ma anche culturale e identitaria.
Eppure Torino aveva immaginato già negli anni Sessanta una trasformazione urbana molto più radicale. Nel 1962 venne infatti promosso un grande concorso per la realizzazione di un centro direzionale, in un momento storico nel quale la città aveva raggiunto quasi 1,2 milioni di abitanti. Il progetto rimase però sulla carta e negli anni successivi Torino entrò in una fase completamente differente, segnata dalle trasformazioni economiche e sociali della città industriale e successivamente dalla riduzione della popolazione, oggi attestata su livelli decisamente inferiori rispetto ai massimi del Novecento.
Nel corso del tempo non sono comunque mancati tentativi di modificare lo skyline. Tra gli esempi richiamati durante l’intervento figurano la Torre Littoria, espressione di una precisa stagione politica, e soprattutto i più recenti grattacieli progettati da Renzo Piano e Massimiliano Fuksas.
Il caso della torre Intesa Sanpaolo di Renzo Piano è particolarmente significativo perché la sua progettazione fu accompagnata da una forte discussione sull’altezza dell’edificio rispetto alla Mole Antonelliana. Secondo Ingaramo, questo tipo di compromesso rischia di incidere sulla qualità stessa dell’architettura: se si decide di costruire un grattacielo, il tema dell’altezza dovrebbe essere affrontato come parte integrante del progetto, evitando soluzioni determinate prevalentemente da contrapposizioni ideologiche.
Diverso è il caso del grattacielo della Regione Piemonte progettato da Fuksas, collocato in una zona meno centrale, nell’area del Lingotto. Qui il tema dell’altezza è stato affrontato all’interno di una trasformazione urbana più ampia, con l’obiettivo di contribuire alla rivitalizzazione di un settore della città destinato a ospitare importanti funzioni e nuove polarità.
Tall Buildings 2026: il ruolo dei grattacieli nella rigenerazione urbana tra sostenibilità e densificazione
La 15° Edizione del Convegno “Tall Buildings – Rigenerazione urbana” 2026, organizzato da Guamari, ha analizzato il ruolo degli edifici alti nei processi di trasformazione urbana, tra sostenibilità, innovazione tecnologica ed esperienze internazionali, offrendo strumenti utili a progettisti e operatori del settore. L’evento si è tenuto il 30 giugno 2026 presso la Triennale di Milano. Ingenio è stato media partner dell’evento.
LEGGI L’APPROFONDIMENTO
Porta Susa e le torri rimaste sulla carta
Uno dei luoghi nei quali la trasformazione verticale di Torino avrebbe dovuto manifestarsi maggiormente è l’asse di Porta Susa. Il Piano Regolatore di Gregotti e Cagnardi, ormai risalente a oltre trent’anni fa e interessato nel tempo da centinaia di varianti, aveva immaginato una profonda trasformazione infrastrutturale e urbana: interramento delle principali infrastrutture ferroviarie, recupero delle grandi aree industriali e realizzazione di nuove centralità lungo la Spina.
Una parte consistente di quella trasformazione è stata effettivamente realizzata, mentre altre aree attendono ancora una nuova destinazione. Tra le immagini più rappresentative del piano originario figurava la presenza di due torri nell’area di Porta Susa. Oggi, tuttavia, l’ipotesi della seconda torre appare molto più lontana.
Le riflessioni progettuali più recenti sembrano piuttosto orientate verso un rapporto più stretto tra l’edificio alto e il tessuto urbano. Il tema del basamento, della creazione di spazi pubblici e della connessione con le altezze medie degli edifici circostanti diventa così fondamentale per ridurre la distanza tra la torre e la città.
Molti progetti ipotizzati negli ultimi decenni non hanno infatti superato la fase progettuale. Secondo quanto emerso nel confronto a Tall Buildings 2026, una delle ragioni è da ricercare nella distanza tra determinate visioni architettoniche e la scala economica, demografica e urbana della Torino contemporanea.
Il nodo economico dietro la seconda torre di Porta Susa
Marco Brugo ha approfondito proprio le ragioni della mancata realizzazione di alcuni interventi previsti lungo la Spina. Nel caso della seconda torre di Porta Susa, il problema appare innanzitutto economico.
Le valutazioni attribuite alle aree ferroviarie risultano infatti molto elevate rispetto alle condizioni del mercato torinese. Le aste già svolte in passato sono andate deserte e, secondo quanto illustrato durante l’incontro, senza un cambiamento delle condizioni economiche o degli strumenti urbanistici sarà difficile arrivare alla trasformazione dell’area.
Il confronto con Milano è particolarmente significativo. Torino presenta infatti caratteristiche economiche e immobiliari differenti e non può necessariamente sostenere valori delle aree o modelli di sviluppo analoghi a quelli del capoluogo lombardo. Questo divario rischia di frenare la trasformazione dell’asse e, più in generale, lo sviluppo dell’Innovation Mile.
Anche la disponibilità di grandi soggetti capaci di occupare e sostenere economicamente edifici di questo tipo rappresenta un elemento determinante. La torre Intesa Sanpaolo costituisce da questo punto di vista un caso particolare, legato alla presenza di un grande istituto bancario e alla trasformazione societaria che aveva interessato il gruppo. Torino conserva importanti realtà imprenditoriali, ma diversi grandi operatori hanno preferito realizzare sedi e headquarters attraverso il recupero o la trasformazione di edifici esistenti, piuttosto che attraverso nuove grandi torri.
Il nuovo Piano Regolatore cambia prospettiva
La riflessione sugli edifici alti deve però essere inserita nel più ampio cambiamento della pianificazione torinese. Il progetto preliminare del nuovo Piano Regolatore, come ricordato da Ingaramo, è stato approvato a marzo ed è ancora in fase di definizione. Gli ordini professionali hanno partecipato al confronto con l’amministrazione, anche attraverso iniziative rivolte ai giovani professionisti e momenti di coinvolgimento della popolazione sui principali assi di trasformazione urbana.
Il nuovo strumento urbanistico sembra delineare una città profondamente diversa da quella immaginata dal precedente piano. L’eventuale crescita demografica viene accompagnata da capacità edificatorie più contenute e da un sistema nel quale gli indici vengono distribuiti sul territorio e possono essere incrementati in determinati ambiti attraverso meccanismi perequativi.
Si tratta di un passaggio che sta inevitabilmente generando una fase di incertezza per operatori e investitori, anche perché Torino si trova attualmente in un regime transitorio. Il principio di fondo, tuttavia, appare chiaro: le densità maggiori dovranno essere strettamente correlate all’accessibilità infrastrutturale.
Densificare dove arriva il trasporto pubblico
È proprio il rapporto tra infrastrutture e trasformazione urbana uno degli elementi più interessanti della Torino futura. Le maggiori possibilità di sviluppo saranno concentrate lungo gli assi meglio serviti dal trasporto pubblico, in particolare in relazione alla futura Linea 2 della metropolitana.
Per una città che oggi dispone di una sola linea metropolitana, la nuova infrastruttura può rappresentare molto più di un’opera di mobilità: può diventare la struttura attorno alla quale organizzare nuove trasformazioni urbane, concentrare le densità e migliorare l’accessibilità dei quartieri.
In questa prospettiva, il modello di sviluppo si allontana dall’idea del grattacielo come oggetto isolato o come semplice simbolo di modernità. L’altezza diventa eventualmente uno degli strumenti disponibili all’interno di una strategia più complessa, nella quale trasporto pubblico, densità, servizi e spazio urbano devono essere progettati insieme.
Rigenerazione, verde e spazio pubblico: la Torino del futuro
Le priorità indicate per le opere pubbliche e per la trasformazione urbana confermano questo cambio di paradigma. Interesse pubblico, coesione sociale, depavimentazione, incremento del verde urbano e rigenerazione dei tessuti e dei quartieri sono i temi attorno ai quali si sta costruendo la nuova visione della città.
Anche le grandi trasformazioni in corso vedono università e Politecnico di Torino assumere un ruolo rilevante. Tra gli esempi richiamati durante l’intervento figura il Parco del Valentino, interessato da interventi che comprendono la nuova biblioteca civica, nuovi spazi universitari dedicati all’architettura e la riqualificazione del parco.
La Torino raccontata a Tall Buildings 2026 sembra dunque progressivamente allontanarsi dall’idea che la modernizzazione della città debba necessariamente essere rappresentata da una moltiplicazione delle torri. La storia dei progetti realizzati e di quelli rimasti sulla carta mostra quanto la costruzione in altezza dipenda da condizioni economiche, infrastrutturali e immobiliari oltre che dalle scelte architettoniche.
Il tema dei tall buildings non scompare, ma viene ricollocato all’interno di una questione più ampia: quale densità è sostenibile, dove deve essere concentrata e quale contributo può offrire alla qualità urbana. Nella Torino che guarda al nuovo Piano Regolatore, la sfida sembra quindi spostarsi dall’altezza in sé alla capacità di costruire relazioni tra edifici, mobilità, spazio pubblico, verde e rigenerazione dei quartieri.
DI SEGUITO L’INTERVENTO INTEGRALE DI MARCO BRUGO E ROBERTA INGARAMO.
Il testo è stato elaborato mediante la videoregistrazione dell’intervento, con l’ausilio di strumenti di IA (ChatGpT)
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