BAIA E LATINA – Per anni, a Baia e Latina, il problema dell’acqua è sembrato sempre lo stesso film: emergenze improvvise, ordinanze, autobotti, lavori annunciati, nuove criticità.
Una sequenza così ricorrente da produrre l’effetto più pericoloso di tutti: l’abitudine.
Il 13 maggio 2026 qualcosa si spezza.
Con il Consiglio Comunale aperto (sollecitato grazie alla mobilitazione di una petizione popolare, veicolata da cittadini stanchi di rimanere indifferenti), il tema dell’acqua è entrato finalmente nell’aula consiliare: non risultando più solo un disagio raccontato dai cittadini, diventando una questione pubblica, amministrativa e politica.
Ma il punto più importante non è solo che se ne sia discusso, ma è quello che è emerso dalla discussione.
Dentro detta delibera c’è un passaggio che cambia il peso dell’intera vicenda: viene certificato il problema strutturale del sistema quale fonte principale, se non esclusiva, della carenza idrica a Baia e Latina. Per la prima volta, in un atto ufficiale, si afferma che il problema non è una semplice emergenza estiva o un guasto occasionale, ma una carenza sistemica del servizio idrico.
Dagli atti emerge un dato chiave: la portata dell’acqua che arriva al sistema è stabilmente inferiore a quella prevista. I numeri non mentono, a fronte di una portata teorica prevista che può superare i 10 litri al secondo, i valori effettivi si attestano intorno ai 5,5 e 5,7 litri al secondo, con ulteriori cali nei momenti di maggiore criticità.
Tradotto: nel sistema entra molta meno acqua di quella che dovrebbe.
Una discrepanza che, pertanto, non può essere per l’ennesima volta liquidata come un semplice inconveniente tecnico.
La domanda diventa allora inevitabile: da quanto tempo si conoscono questi dati e chi avrebbe dovuto intervenire per tempo?
Non si tratta più di chiedersi quando tornerà l’acqua dopo l’ennesima interruzione. Si tratta di capire perché quella continuità non sia mai stata garantita.
Per capire il presente bisogna tornare indietro e gli atti ricostruiti dal Laboratorio Civico descrivono una storia precisa.
Nel 1990 viene firmata una concessione che affida la gestione del servizio idrico ad un soggetto privato.
Il modello è quello tipico di quegli anni: il privato investe, gestisce e garantisce il funzionamento dell’impianto; il Comune controlla e verifica il puntuale rispetto della concessione.
Sulla carta, un equilibrio chiaro: rischio e gestione in capo al concessionario, ruolo di vigilanza e controllo al pubblico.
Ma è davvero andata così?
Dalla ricostruzione effettuata dal Laboratorio Civico emerge un quadro sostanzialmente diverso.
Nel tempo, il Comune è stato costretto ad intervenire ripetutamente con risorse proprie: lavori, manutenzioni, soluzioni tampone per garantire il servizio minimo ai cittadini.
Col passare degli anni lo schema convenzionale incredibilmente si ribalta, fino a diventare il suo esatto contrario. Si arriva così al paradosso che la gestione resta formalmente privata, ma una parte rilevante dei costi e degli interventi ricade, di fatto, sul pubblico!!!!
Qui si apre il primo nodo d’inchiesta: quali obblighi precisi gravavano sul concessionario? Sono stati rispettati? E in che misura il Comune ha esercitato i poteri di controllo previsti?
La seduta del 13 maggio non si limita a “prendere atto” del disagio. Con la delibera n. 6, su sollecitazione dei firmatari della petizione, il Consiglio finalmente:
- riconosce la natura strutturale della carenza idrica;
- impegna l’amministrazione a rendere pubblici i dati sulla qualità dell’acqua;
- prevede un rafforzamento delle comunicazioni ai cittadini;
- dispone la trasmissione degli atti alle autorità competenti;
- apre alla possibilità di interventi sulle tariffe.
Sono passaggi importanti, che spostano il tema dal piano delle lamentele quotidiane a quello delle responsabilità amministrative e, potenzialmente, giuridiche, ma lasciano sul tavolo alcune domande cruciali:
- se il sistema è strutturalmente insufficiente, perché non è stato adeguato prima?
- chi ha certificato, nel tempo, la regolarità del servizio?
- quali verifiche sono state fatte sugli obblighi del concessionario?
E soprattutto: come è stato possibile che tutto questo, negli anni, diventasse normale per tutti i vari amministratori comunali avvicendatisi nel tempo?
Per anni i cittadini hanno visto solo l’effetto finale: rubinetti vuoti, autobotti, emergenze.
Oggi stanno iniziando a guardare dentro il meccanismo: a collegare i contratti agli atti, le responsabilità ai risultati, le promesse alla realtà.
La vicenda dell’acqua a Baia e Latina non è dunque diventata solo una storia di tubature vecchie o di sorgenti insufficienti, ma anche – e soprattutto – una storia di atti, contratti, controlli o mancati tali!
Ed è su questo solco che il Laboratorio Civico ha assunto un impegno preciso: continuare a seguire gli sviluppi, verificare gli atti, rendere accessibili le informazioni, aggiornare i cittadini. Il tutto non per alimentare polemiche, ma per costruire, passo dopo passo, un quadro chiaro, verificabile, trasparente, con l’auspicio di rendere quantomeno normalmente funzionanti ed effettivamente fruibili i servizi essenziali a Baia e Latina.
Perché questa non è solo la storia di un disservizio.
È la storia di una comunità che ha iniziato a farsi delle domande.
E, a questo punto, ce n’è una che resta più forte di tutte:
com’è stato possibile arrivare fin qui?
Qualcosa sta cambiando a Baia e Latina, la carenza d’acqua non sarà più vissuta come una sorta di destino: ci si arrangia, si riempiono serbatoi, si aspetta l’autobotte….
Il cambiamento, infatti, sta passando dall’esperienza individuale alla lettura collettiva – dagli sfoghi privati alle domande pubbliche – è il segnale di una comunità che inizia a interrogarsi non solo su “quanto” arriva dai rubinetti, ma su chi decide, chi controlla, chi paga, come possiamo risolvere insieme le criticità.
Il Laboratorio Civico si è assunto il compito di tenere accesi i riflettori: analizzare gli atti, restituirli in forma accessibile, chiedere chiarimenti, seguire gli sviluppi. Non per sostituirsi alle istituzioni, ma per esercitare quel ruolo di controllo diffuso che, in una democrazia locale, è il primo antidoto alla rassegnazione.
Laboratorio Civico raggiungibile al seguente link
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Nota a cura del Laboratorio Civico, gruppo di cittadini di Baia e Latina
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La redazione
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