Al Mugello, in un weekend di MotoGP, il team Ducati Lenovo lavora dentro il box con server edge, sistemi di calcolo e collegamenti continui con Borgo Panigale. L’obiettivo è semplice e decisivo: leggere in fretta i dati delle Desmosedici e aiutare piloti e tecnici a scegliere prima degli altri. Perché in una categoria dove la telemetria in tempo reale è vietata, anche pochi minuti guadagnati ai box possono cambiare una sessione.
Telemetria vietata in pista: ai box ogni sosta può valere una qualifica
Nel box Ducati, quando la moto rientra dopo un turno di prove, la scena si ripete sempre uguale. Un tecnico si avvicina, collega un cavo e scarica i dati raccolti in pista. Niente flussi live, niente controllo a distanza come in altre categorie. In MotoGP, il regolamento vieta la telemetria in tempo reale mentre il pilota sta girando. In sella arrivano tempi sul giro, intertempi e pochi segnali essenziali. Al muretto, invece, bisogna aspettare il rientro per capire davvero che cosa è successo.
È lì che la tecnologia comincia a pesare. I sensori della moto registrano decine di parametri: nell’esperienza raccontata da Ducati e Lenovo si parla di circa 60 grandezze tecniche, dalle sollecitazioni meccaniche al comportamento degli pneumatici, fino alla gestione del motore. Il pilota, però, non vede tutto questo mentre guida. Luigi Dall’Igna, general manager di Ducati Corse, ha spiegato che il regolamento consente solo alcuni avvisi indiretti: per esempio spie che segnalano quando una gomma esce dalla finestra ideale, oppure quando una mappatura rischia di non bastare per arrivare al traguardo.
La sosta diventa così una piccola gara dentro la gara. Si scaricano i file, si incrociano i numeri con le sensazioni del pilota, si decide se toccare assetto, elettronica o strategia. A volte ci sono solo pochi minuti. E nel rumore del box, tra termocoperte, monitor e meccanici stretti in pochi metri quadrati, la differenza la fa la velocità con cui quei dati diventano scelte chiare.
Server edge nel paddock: i ThinkSystem SE350 seguono Ducati da una pista all’altra
Per lavorare sui dati vicino alla pista, Ducati porta nei Gran Premi i Lenovo ThinkSystem SE350, server edge compatti pensati per funzionare anche in condizioni tutt’altro che comode. Non sono macchine ferme in una sala climatizzata. Seguono il Motomondiale da un circuito all’altro, viaggiano con il materiale del team e devono reggere vibrazioni, sbalzi di temperatura, umidità e il caos normale di un paddock nel fine settimana di gara.
Secondo Massimiliano Bertei, Chief Technology Officer di Ducati Motor Holding, oggi il punto non è tanto la potenza di calcolo pura. I server usati dal team bastano già per analizzare i dati scaricati dalle moto e per aiutare anche in alcune simulazioni sulle strategie di gara. Conta di più che tutto funzioni sempre. Un sistema che si blocca nel momento sbagliato, magari tra le libere e la qualifica, crea un problema molto più serio di qualche secondo perso in un’elaborazione.
Il senso dell’edge computing in MotoGP è piuttosto diretto: portare il calcolo dove nasce il dato, cioè dentro o vicino al box. Così i tecnici non devono aspettare che tutto venga spedito altrove prima di iniziare l’analisi. Scaricano, leggono, discutono. Poi intervengono. Una modifica alla mappa motore, una valutazione sul consumo della gomma, un confronto con il passo degli altri piloti Ducati. Tutto in tempi stretti, perché la pista non aspetta.
Remote Garage da Bologna: meno tecnici in viaggio, dati quasi in diretta
La tecnologia Remote Garage è entrata nel lavoro Ducati nel 2020, quando le restrizioni legate alla pandemia imponevano di ridurre le presenze nei box. L’idea era concreta: permettere a una parte degli ingegneri di seguire il weekend dalla sede di Borgo Panigale, a Bologna, ricevendo gli stessi dati scaricati in circuito. Secondo quanto riportato dal team, in quella fase circa il 35% dei tecnici poteva lavorare da remoto.
Passata l’emergenza, il sistema è rimasto. Non solo per comodità. Meno persone in trasferta vuol dire costi più bassi, meno viaggi internazionali e anche box un po’ meno affollati. Un dettaglio che nel paddock conta più di quanto sembri. Gli spazi sono stretti, i tempi ridotti, la concentrazione fondamentale. Avere alcuni specialisti collegati da Bologna permette di tenere a disposizione le competenze senza portare tutti fisicamente su ogni pista.
Il nodo, semmai, è la connettività dei circuiti. Al Mugello la rete consente trasferimenti adeguati, ma non tutti gli autodromi del calendario offrono le stesse condizioni. La quantità di dati è importante: circa 100 GB per ogni weekend di gara. Quando la rete regge, i tecnici in sede possono analizzare, archiviare e confrontare le informazioni quasi in tempo reale. Quando non regge, bisogna arrangiarsi. Succede anche nella MotoGP più tecnologica.
Dall’HPC all’IA: Ducati guarda alle simulazioni per scegliere prima
I dati raccolti in pista non servono solo per il giro dopo. Una volta arrivati a Borgo Panigale, entrano in un sistema più ampio che comprende anche un HPC Lenovo, usato da Ducati per il calcolo ad alte prestazioni. Non riguarda solo le corse. La stessa capacità viene usata nello sviluppo delle moto da gara e di quelle stradali, soprattutto nelle simulazioni e nelle analisi di fluidodinamica computazionale, la CFD.
La strada più osservata, oggi, è quella dell’intelligenza artificiale come aiuto alle decisioni. Dall’Igna e Gabriele Conti, Electronics Systems Director di Ducati, hanno indicato l’IA come uno degli strumenti possibili per simulare scenari di gara più complessi: scelta degli pneumatici, degrado previsto, consumo di carburante, aggressività delle mappe motore, rischi di una strategia troppo spinta. Non per sostituire piloti e ingegneri, ma per ridurre il tempo necessario a valutare opzioni che cambiano di continuo.
Più lontano sembra invece un simulatore per piloti simile a quelli usati nelle auto da corsa. Sulle due ruote il problema è diverso: non basta riprodurre il comportamento del mezzo. Bisogna tenere conto di postura, inclinazione, movimenti del corpo e trasferimenti di peso. Tutti elementi difficili da ricreare con precisione. Per ora Ducati lavora dove il dato è già solido: raccolta, calcolo, confronto, previsione. La velocità resta quella della pista, certo. Ma sempre più spesso comincia da un server acceso nel retro del box.
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Silvia Dalia
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