La meraviglia del barocco torna a Firenze nel segno del Grand Siècle. Giovedì 11 giugno 2026, alle ore 20.00, la Sala Mehta del Teatro del Maggio si trasformerà nella Chapelle Royale di Versailles per accogliere “Le Grand Théâtre de Dieu: Splendori del barocco sacro francese nel tricentenario di Michel-Richard de Lalande”, un appuntamento unico inserito nella rassegna Maggio aperto dell’88° Festival del Maggio Musicale Fiorentino e prodotto dall’Istituto Giovanni Battista Lulli.
Sul podio sale Samuele Lastrucci, oggi unico interprete in Italia a far rivivere il fasto della corte del Re Sole nelle sue dimensioni più autentiche, alla testa del Coro e dell’Orchestra su strumenti antichi I Musici del Gran Principe, da lui fondati nel 2017. Dopo la fortunata serata della scorsa stagione condivisa sul podio del Maggio con il maestro Federico Maria Sardelli — del quale è stato per anni assistente nelle produzioni del teatro fiorentino —, Lastrucci firma quest’anno un programma interamente suo, alla guida dell’ensemble da lui creato.
Una serata nel cuore di Versailles
Il programma propone una vera e propria immersione sensoriale nel repertorio sacro composto in Francia tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento: una musica al tempo stesso intima e fastosa, raccolta e maestosa, che risuonava all’alba e al tramonto sotto le volte affrescate da Antoine Coypel, davanti a Luigi XIV e alla sua corte. Una generazione di compositori cresciuta all’ombra del magistero di Jean-Baptiste Lully — oggi ingiustamente poco frequentata in Italia — torna a parlare con la propria voce originale, restituita nella sua veste autentica grazie alla pratica filologica dell’ensemble.
Il concerto si apre nel segno di Michel-Richard de Lalande (1657-1726), del quale ricorrono i trecento anni dalla morte. Compositore prediletto di Luigi XIV e di Luigi XV, sovrintendente della Musica della Camera del Re, Lalande fu — con i suoi settantasette grands motets superstiti — l’erede naturale di Lully nel ruolo di voce musicale dell’assolutismo francese. Di lui verranno proposti il Cantique quatrième su testo di Jean Racine e il Miserere composto per le religiose di Montmartre, in una rara versione tramandata da Sébastien de Brossard.
Accanto a Lalande risuoneranno lo Stabat Mater di Sébastien de Brossard — teorico, lessicografo e bibliofilo, prima ancora che compositore — mosaico di tredici brevi movimenti in cui ogni terzina di Jacopone da Todi riceve una propria veste affettiva, dal lamento cromatico alle sonorità arcaicizzanti che testimoniano la profonda erudizione musicale dell’autore. A chiudere il percorso, il Velum templi scissum est di Jean Gilles, responsorio del Mattutino del Giovedì Santo che traduce in musica un vero terremoto: sul versetto et omnis terra tremuit — “e tutta la terra tremò” nell’istante della morte di Cristo — gli squarci corali, i tremolii degli archi e le dissonanze laceranti scolpiscono una delle pagine più drammatiche del repertorio sacro francese.
L’inedito di Federico Maria Sardelli: un omaggio al discepolo in versione ampliata
Cuore segreto della serata è il Jesu dulcis memoria di Federico Maria Sardelli, mottetto latino sul celebre testo di San Bernardo di Chiaravalle composto nel 2019 nello stile francese degli eredi di Lulli — specificamente nella forma di una passacaille — e dedicato dal maestro al proprio discepolo Samuele Lastrucci. Per l’occasione fiorentina la pagina sarà presentata in una trascrizione nuova e inedita per organico ampliato rispetto alla versione originale: un omaggio reciproco, nel quale il maggior conoscitore italiano della cultura musicale francese del Grand Siècle dialoga in punta di penna con i grandi modelli versagliesi, e nel quale il dedicatario restituisce alla composizione una nuova dimensione sonora.
Un organico di alto profilo, con un cospicuo nucleo francese
A garantire l’autenticità linguistica e stilistica dell’interpretazione concorre un cast di solisti di prim’ordine, con una significativa presenza di cantanti francesi e di artisti italiani perfezionatisi al Centre de musique baroque de Versailles (CMBV), la prestigiosa istituzione presso la quale Lastrucci stesso ha completato la propria formazione nel repertorio del Grand Siècle.
Tra i dessus spicca Lili Aymonino, giovane soprano lirica nota sulla scena dell’Opéra Royal de Versailles, formatasi al CRR di Paris con Elsa Maurus e nel repertorio barocco con Stéphane Fuget, oggi tra le voci più richieste sulla scena francese della musica antica; accanto a lei Helena Bregar, soprano impegnata nella stagione 2025-2026 dell’Opéra Royal nell’Euridice di Jacopo Peri con Les Épopées, e Marie Zaccarini, solista dell’Opéra Royal de Versailles e voce in piena ascesa nel panorama internazionale della musica antica. Il terzetto degli haute-contre — quella speciale tessitura tenorile acuta che è vera marca identitaria della scuola francese — è guidato da Sebastian Monti, che torna sul palco del Maggio dopo l’esordio del 2022 nell’Acis et Galatée di Jean-Baptiste Lully diretto da Federico Maria Sardelli. Tra i tailles, i tenori propriamente detti della tradizione francese, si segnala Marco Angioloni, tenore italo-francese di formazione versagliese, voce di riferimento per il repertorio sacro e operistico francese e già protagonista di importanti incisioni discografiche. Per le basses salgono in cattedra Samy Timin e Alessandro Abis.
Il continuo è affidato a una compagine di specialisti: le viole da gamba di Enrico Ruberti e Johanna Lopez, il violoncello di Thomas Chigioni, le tiorbe di Tommaso Tarsi e Lisa Soardi, l’organo di Dimitri Betti e il clavicembalo di Tommaso Bassetti.
Samuele Lastrucci: dalla civiltà medicea alla corte del Re Sole
Fiorentino, classe 1994, Samuele Lastrucci si forma nella musica antica, ambito da cui nasce la sua ricerca sulla civiltà medicea come sistema di arti, committenza e collezionismo — campo nel quale è oggi tra le voci più autorevoli della sua generazione. Allievo di Federico Maria Sardelli alla Scuola di Musica di Fiesole, si perfeziona al Centre de musique baroque de Versailles. Nel 2017 fonda l’ensemble I Musici del Gran Principe, con incisioni per Brilliant Classics, Glossa e Naxos e progetti tra Firenze e la Francia del Grand Siècle.
Si esibisce in sedi quali il Teatro del Maggio Musicale e la Pergola di Firenze, il Teatro Abbado di Ferrara e il Pavarotti-Freni di Modena, anche per iniziative del Giubileo su invito della Santa Sede. Dal 2019 è fondatore e direttore del Museo de’ Medici a Firenze, dove sviluppa attività di ricerca, conservazione e valorizzazione di un patrimonio composto da un’importante collezione di opere d’arte e più di 12.000 volumi antichi. Ricopre incarichi istituzionali nel CdA della Scuola di Musica di Fiesole, presso la Villa Medicea di Montelupo, l’Itinerario europeo “Le Vie di Leonardo da Vinci” e l’Istituto Giovanni Battista Lulli, del quale è condirettore insieme allo stesso Sardelli.
Una serata imperdibile
Per una sera, la Sala Mehta deporrà le proprie pareti contemporanee per indossare gli ori, gli stucchi e i marmi della Chapelle Royale. Davanti agli occhi e alle orecchie del pubblico fiorentino scorreranno i sospiri raffinatissimi dei dessus, lo sgomento sacro degli haute-contre, la potenza solenne del grand chœur: una musica fatta per parlare a Dio nel più sontuoso dei teatri terreni, oggi restituita con la cura di chi quel mondo lo conosce dall’interno. Una serata unica e imperdibile, nel nome di Lulli, di Lalande e di una bellezza che Firenze, città natale del fondatore della musica francese, attendeva da tempo di riascoltare.
Fonte: Ufficio Stampa
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Niccolò Banchi
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