L’economia sociale non è un settore separato dall’economia tradizionale, ma una delle chiavi per lo sviluppo futuro dei territori. È il messaggio lanciato da Mauro Frangi, presidente di Confcooperative Insubria, durante il convegno sull’economia sociale dedicato al dialogo tra profit e non profit per l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità.
Secondo Frangi, il modello di sviluppo dei prossimi anni sarà sempre più caratterizzato dall’integrazione tra dimensione economica e dimensione sociale, superando una contrapposizione che oggi non ha più ragione di esistere. Le cooperative sociali non rappresentano soltanto soggetti che erogano servizi, ma veri attori economici capaci di generare occupazione, coesione e innovazione.
UNA RISPOSTA AL FABBISOGNO DI MANODOPERA
Michela Conterno, imprenditrice e vicepresidente di Confindustria Varese con delega alle tematiche ESG e capitale umano, ha richiamato la necessità di rafforzare la conoscenza degli strumenti normativi e delle opportunità offerte dalla collaborazione con il terzo settore. Per le imprese, ha spiegato, è fondamentale realizzare inserimenti lavorativi efficaci, capaci di coniugare sostenibilità economica e sostenibilità sociale. In un contesto caratterizzato dalla scarsità di manodopera e dall’inverno demografico, l’inclusione non rappresenta soltanto un dovere etico, ma una concreta risposta ai bisogni produttivi delle aziende. Confindustria Varese, ha ricordato, è impegnata da anni in progetti che favoriscono l’inclusione di persone con disabilità, donne vittime di violenza, rifugiati e detenuti, nella convinzione che la diversità rappresenti un fattore di innovazione e crescita per le organizzazioni.
LA FORZA EMPATICA DELLE PMI
Il ruolo delle piccole e medie imprese è stato al centro dell’intervento di Sara Bartolini di Confartigianato Imprese Varese. Nelle aziende di dimensioni ridotte, ha spiegato, l’inclusione nasce spesso da una scelta spontanea e da una forte sensibilità sociale. L’imprenditore lavora quotidianamente accanto ai propri collaboratori e accompagna direttamente la crescita professionale delle persone inserite. Per questo le PMI possono diventare protagoniste di percorsi innovativi, trasferendo competenze alle cooperative sociali e contribuendo alla formazione di lavoratori che un domani potrebbero essere assunti stabilmente. La vera sfida, secondo Bartolini, è costruire una rete capace di mettere in relazione imprese, associazioni di categoria e mondo della cooperazione.
SUPERARE GLI STECCATI
Per Luciana Redaelli imprenditrice di Confapi Varese è la relazione il punto di partenza di ogni progetto inclusivo. Le piccole imprese, ha osservato, vivono il rapporto con i lavoratori in maniera diretta e personale e possono rappresentare un contesto particolarmente favorevole per l’accoglienza delle fragilità. Per questo è necessario rafforzare il dialogo con cooperative e istituzioni, valorizzando strumenti come le convenzioni dell’articolo 14 che consentono di costruire percorsi di inserimento accompagnati e sostenibili anche per le realtà produttive più piccole. Redaelli ha ribadito l’importanza di superare gli steccati di appartenenza per favorire una sana collaborazione tra associazioni di categoria in nome di un bene comune.
BISOGNO DI CONFRONTO
Dal mondo della cooperazione sociale è arrivata la testimonianza di Laura Telloni della cooperativa Ozanam. Tra le principali criticità emerse vi sono la difficoltà di reperire profili adeguati alle richieste delle imprese e la necessità di creare occasioni sempre più frequenti di confronto tra profit e non profit. Per Telloni il futuro passa attraverso una collaborazione strutturata e continuativa, nella quale le due realtà possano operare come parti complementari di uno stesso sistema territoriale. L’esperienza concreta di questa alleanza è stata raccontata da Maria Paola Toniolo di Bticino. L’azienda varesina è stata tra le prime a investire nell’inserimento di persone con disabilità intellettiva, creando nel tempo percorsi formativi e professionali che hanno consentito a molti lavoratori di trovare una collocazione stabile. Oggi la sfida consiste nel mantenere questi percorsi in un contesto produttivo sempre più tecnologico e complesso, accompagnando i lavoratori nei cambiamenti e formando allo stesso tempo colleghi e responsabili affinché sappiano gestire correttamente le diverse forme di disabilità.
SENTIRSI PARTE DI UNA SQUADRA
A portare la voce della cooperativa sociale Alfa è stata la presidente Radmyla Sydorkina, che ha ricordato come il lavoro rappresenti prima di tutto un’opportunità di autonomia, crescita personale e inclusione. La collaborazione con Lu-Ve Group, iniziata vent’anni fa, coinvolge oggi decine di lavoratori impegnati nelle attività di pulizia e manutenzione all’interno dell’azienda, in un percorso che consente loro di sentirsi parte integrante di una squadra e di una comunità. Un ruolo fondamentale è svolto anche dal supporto psicologico garantito da Claudia Stasi, che segue i lavoratori della cooperativa Alfa attraverso colloqui individuali e una presenza costante nei luoghi di lavoro. Ascolto, vicinanza e accompagnamento rappresentano strumenti essenziali per affrontare le difficoltà quotidiane e favorire una piena integrazione professionale.
NON È ASSISTENZIALISMO MA FORNITURA
A chiudere il quadro è stata la testimonianza di Fabio Liberali di Lu-Ve Group Multinazionale di Uboldo specializzata nella produzione di scambiatori di calore. Il rapporto tra azienda e cooperativa sociale, ha sottolineato, non è assistenzialismo ma una vera collaborazione professionale. Alfa è un fornitore di servizi a tutti gli effetti e il valore dell’inclusione si misura nella qualità del lavoro svolto e nella capacità di offrire opportunità concrete a persone che spesso partono da condizioni di forte fragilità. Un’esperienza che dimostra come competitività economica e responsabilità sociale possano procedere insieme, generando benefici per le imprese, per i lavoratori e per l’intero territorio.
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