Immagine copertina generata con l’intelligenza artificiale
Il primo ministro Lawrence Wong invita Singapore a sfruttare la crescita dell’intelligenza artificiale prima di una possibile correzione del mercato. L’obiettivo è trasformare l’attuale fase di espansione in nuove competenze, investimenti e posti di lavoro, senza trascurare i rischi legati ai sistemi autonomi.
Singapore vuole sfruttare il boom dell’intelligenza artificiale
L’attuale crescita dell’intelligenza artificiale non è destinata a durare per sempre. È questo il messaggio lanciato da Lawrence Wong, primo ministro e ministro delle Finanze di Singapore, durante un dialogo con Steve Forbes, presidente e direttore responsabile di Forbes Media, alla Forbes Global CEO Conference, tenutasi l’8 ottobre 2026.
«Nessun boom è eterno. A un certo punto ci sarà una correzione», ha dichiarato Wong, sottolineando come non sia possibile prevedere quando si verificherà né quali saranno le conseguenze per le aziende coinvolte.
La strategia del governo consiste quindi nello sfruttare la finestra di opportunità attuale, approfittando della domanda internazionale e dei capitali disponibili per sviluppare nuove capacità industriali e creare posti di lavoro migliori per i cittadini.
Il boom dell’IA ha già prodotto effetti positivi sull’economia della città-stato, in particolare nel comparto dei semiconduttori e nelle attività collegate, come la logistica e i servizi professionali. Singapore non produce i chip per l’intelligenza artificiale più avanzati, ma ospita importanti aziende come GlobalFoundries e Micron, attive rispettivamente nei semiconduttori e nelle memorie. A questo si aggiunge un ecosistema industriale che comprende imprese di ingegneria di precisione e fornitori di apparecchiature.
I rischi dei sistemi autonomi e la necessità di regole internazionali
Accanto alle opportunità economiche, Wong ha richiamato l’attenzione sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale avanzata. Secondo il premier, nessun Paese può affrontare da solo i rischi derivanti da sistemi potenti e autonomi che potrebbero sfuggire al controllo umano, né quelli legati all’uso improprio dell’IA da parte di soggetti intenzionati a provocare danni.
Gli Stati Uniti hanno istituito una task force per occuparsi della questione, ma, secondo Wong, le regole e gli standard per lo sviluppo dei sistemi di IA più avanzati dovranno avere una dimensione internazionale. Tra le possibilità indicate figura l’introduzione di garanzie sotto l’egida delle Nazioni Unite, un percorso che richiederà comunque tempo.
Le misure di sicurezza dovranno inoltre essere adattate ai diversi settori. Sanità, finanza e manifattura avanzata presentano esigenze differenti, rendendo necessario stabilire quali decisioni debbano rimanere sotto il controllo umano e quali protezioni siano appropriate per ogni ambito.
Singapore sta già sperimentando strumenti di supervisione. Wong ha citato le linee guida pubblicate dalla Monetary Authority of Singapore sull’impiego dell’IA nella finanza e i test delle automobili autonome sulle strade nazionali, compresi quelli condotti da Waymo. L’obiettivo è comprendere i requisiti di sicurezza prima di un’eventuale diffusione più ampia della tecnologia.
L’impatto dell’IA sul lavoro: proteggere le persone
La trasformazione tecnologica solleva anche interrogativi sul futuro dell’occupazione. Wong ha spiegato che l’approccio di Singapore non consiste nel proteggere ogni singolo posto di lavoro, ma nel tutelare i lavoratori durante i cambiamenti del mercato.
Il governo punta sulla collaborazione con le imprese e i sindacati, una modalità di intervento sviluppata nel corso dei decenni. L’intenzione è affrontare gli effetti dell’automazione senza rinunciare ai benefici dell’innovazione, accompagnando le persone mentre cambiano le competenze richieste dalle aziende.
La strategia si lega alla necessità di sfruttare gli investimenti generati dall’attuale espansione dell’intelligenza artificiale. Per Singapore, infatti, la crescita del settore non rappresenta soltanto un’opportunità per attrarre capitali, ma anche una possibilità per rafforzare le capacità industriali e favorire la creazione di occupazione qualificata.
Commercio internazionale e tensioni geopolitiche
Durante il confronto con Steve Forbes, il premier ha affrontato anche le conseguenze delle tensioni commerciali e geopolitiche sull’economia globale. Wong ha espresso preoccupazione per l’aumento dei dazi e delle barriere agli scambi, ribadendo l’importanza del libero commercio per una nazione fortemente dipendente dalle connessioni internazionali.
Un punto particolarmente delicato riguarda lo Stretto di Hormuz. Secondo Wong, l’eventuale imposizione di pedaggi arbitrari o l’utilizzo di una via marittima strategica come strumento di pressione potrebbe creare un precedente pericoloso anche in altre aree del mondo.
Il riferimento è allo Stretto di Malacca e allo Stretto di Singapore, passaggi fondamentali per i traffici marittimi regionali. Wong ha affermato di aver discusso la questione con il primo ministro malese Anwar Ibrahim e il presidente indonesiano Prabowo Subianto, riscontrando un allineamento sul principio che le rotte internazionali debbano restare aperte.
Il premier ha inoltre criticato le tariffe statunitensi, sostenendo che il livello corretto dovrebbe essere pari a zero. La crescente frammentazione commerciale, ha avvertito, non fermerà necessariamente gli scambi, ma potrebbe renderli più regionalizzati. Per Singapore, ha aggiunto, chiudersi al resto del mondo non è un’opzione sostenibile.
Investimenti, competitività e attrazione dei capitali
La capacità di sfruttare il boom dell’IA dipende anche dall’attrattività complessiva del Paese. Wong ha ricordato che Singapore compete con centri economici come Hong Kong, Londra, New York e Dubai, confrontandosi non soltanto sul piano fiscale, ma anche per competenze, qualità delle istituzioni, sicurezza e stabilità del contesto imprenditoriale.
Gli incentivi fiscali restano importanti, ma non sono sufficienti da soli. Per attirare investimenti duraturi occorre offrire regole chiare e istituzioni affidabili, assicurando che i capitali siano legittimi e utilizzati in modo produttivo, con ricadute positive per l’economia e l’occupazione.
La sfida indicata da Wong è dunque duplice: trasformare l’attuale domanda di tecnologie legate all’intelligenza artificiale in capacità economiche durature e garantire che lo sviluppo avvenga entro condizioni di sicurezza adeguate. Un equilibrio che Singapore considera essenziale per mantenere la propria competitività anche quando l’attuale fase di espansione del settore arriverà a rallentare.
Fonte: Channel News Asia
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