Settant’anni dopo, Marcinelle torna al centro della memoria europea del lavoro e dell’emigrazione. L’8 agosto 1956, nella miniera di carbone del Bois du Cazier, a Charleroi, morirono 262 lavoratori. Centotrentasei erano italiani. Gli altri provenivano dal Belgio e da altri dieci Paesi.
Le commemorazioni del settantesimo anniversario si svolgono tra il 7 e l’8 agosto. Venerdì Fratelli d’Italia-Ecr ha organizzato a Charleroi il convegno “L’Europa del lavoro, dei popoli, della dignità”, aperto dal capodelegazione di FdI-Ecr al Parlamento europeo Carlo Fidanza insieme all’eurodeputato belga Kris Van Dijck. Ai saluti istituzionali la vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna e l’ambasciatrice d’Italia in Belgio Federica Favi.
Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha tenuto il discorso iniziale, mentre Andrea Tremaglia ha portato la sua testimonianza. Sono intervenuti inoltre il ministro del Lavoro Marina Calderone, il presidente del Cnel Renato Brunetta, la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola, la segretaria confederale della Uil Ivana Veronese, il segretario generale dell’Ugl Paolo Francesco Capone, il senatore Roberto Menia, l’eurodeputata Chiara Gemma, coordinatrice Ecr nella commissione Occupazione e affari sociali, e il presidente della Regione Abruzzo e del gruppo Ecr al Comitato europeo delle Regioni Marco Marsilio.
A Charleroi erano presenti anche gli eurodeputati di Fratelli d’Italia-Ecr Carlo Ciccioli, Elena Donazzan, Lara Magoni, Mario Mantovani, Michele Picaro, Ruggero Razza, Francesco Torselli e Mariateresa Vivaldini. Sabato 8 agosto la delegazione parteciperà alle commemorazioni istituzionali al Bois du Cazier.
Quest’anno l’anniversario si lega anche alla proposta di istituire l’8 agosto come Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro e per la tutela della dignità dei lavoratori, iniziativa sostenuta dal governo italiano e portata avanti nelle istituzioni europee.
Ma il punto di partenza resta la storia di quegli uomini e dell’Europa nella quale si trovarono a vivere.
Nel videomessaggio per il settantesimo anniversario, il primo ministro belga Bart De Wever ha scelto di raccontare innanzitutto da dove arrivavano molti dei minatori italiani. Lo ha fatto attraverso “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi e la descrizione del Mezzogiorno italiano degli anni Trenta e Quaranta.
De Wever ha ricordato la povertà di quelle regioni, la Matera descritta dalla sorella di Levi, Luisa, con i bambini malnutriti, la malaria e le famiglie che chiedevano medicine. “Il Mezzogiorno era un mondo che lasciava partire i propri figli perché non aveva più nulla da offrire loro”, ha detto.
Dopo la guerra molti italiani partirono anche per il Belgio, che aveva bisogno di manodopera per le proprie miniere di carbone. Le condizioni erano difficili. Il Bois du Cazier, ha ricordato De Wever, era una miniera vecchia, che utilizzava ancora legno e olio mentre altri impianti stavano già passando all’acciaio e all’acqua. Anche gli alloggi dei lavoratori erano spesso precari.
Italiani e belgi, però, condividevano lo stesso lavoro e gli stessi rischi. “Sottoterra, nell’oscurità, tutte le differenze svanivano. In miniera, tutti erano uguali. Tutti condividevano un unico destino”, ha detto il premier belga.
La mattina dell’8 agosto 1956 un incidente nel pozzo provocò un incendio. Fumo e fiamme si diffusero rapidamente attraverso la miniera e centinaia di uomini rimasero bloccati nel sottosuolo, alcuni a quasi un chilometro di profondità.
I soccorritori arrivarono da diversi Paesi europei e continuarono per giorni a scendere nella miniera. In superficie familiari e amici aspettavano notizie davanti ai cancelli del Bois du Cazier.
“Marcinelle si trasformò in un villaggio della disperazione”, ha raccontato De Wever. Ha ricordato le persone accampate tra i cumuli di scorie e una donna che continuò per giorni ad aspettare davanti alla miniera perché suo figlio era rimasto sottoterra.
Alla fine le vittime furono 262.
La tragedia ebbe conseguenze anche sulle politiche del lavoro. “Marcinelle scosse fino alle fondamenta la nostra comunità europea”, ha ricordato De Wever. Negli anni successivi furono rafforzate norme di sicurezza e standard lavorativi, in un continente nel quale la libera circolazione dei lavoratori stava diventando uno degli elementi fondamentali del processo di integrazione.
Per il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, il settantesimo anniversario “rappresenta un momento di memoria che appartiene all’Italia e all’intera Europa”.
Fitto lega quella memoria direttamente alle responsabilità di oggi: “È una ricorrenza che ci richiama a una responsabilità comune e alla necessità di rafforzare ogni giorno l’impegno per la sicurezza, la dignità e i diritti dei lavoratori”.
Da qui anche la proposta della Commissione di fare dell’8 agosto una giornata europea dedicata alle vittime degli incidenti sul lavoro. “Ricordare Marcinelle significa trasformare la memoria in un impegno concreto”, ha detto Fitto, aggiungendo che l’obiettivo deve essere quello di evitare che un lavoratore perda la vita “nel tentativo di costruire un futuro migliore”.
Nel suo videomessaggio alla manifestazione di Charleroi, Giorgia Meloni ha insistito soprattutto sull’altra dimensione della tragedia: quella dell’emigrazione italiana.
I 136 italiani morti al Bois du Cazier erano “emigrati in Belgio in cerca di un futuro migliore”, ha ricordato la presidente del Consiglio. Marcinelle, secondo Meloni, è diventata anche il simbolo “dello straordinario contributo che decine di milioni di italiani hanno dato al progresso delle Nazioni che li hanno accolti”.
Una storia che il governo lega alla Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, istituita su iniziativa di Mirko Tremaglia. Meloni ha ripreso anche le parole pronunciate dallo storico esponente della destra italiana durante la sua prima visita ufficiale alla miniera: Marcinelle come “simbolo della sofferenza, della fatica, del sangue versato sul lavoro dagli italiani nel mondo e dai loro fratelli europei”.
La premier ha poi collegato la nuova Giornata europea anche al dibattito sull’immigrazione contemporanea. L’obiettivo, ha detto, deve essere garantire condizioni eque “ai lavoratori europei ed extra-europei che rispettano le regole e contribuiscono al benessere delle nostre società”, contrastando allo stesso tempo chi utilizza l’immigrazione irregolare “per avere manodopera a basso costo e rivedere al ribasso i diritti”.
È una lettura politica che si inserisce in una ricorrenza che, settant’anni dopo, continua però ad avere soprattutto una dimensione comune tra Italia e Belgio.
De Wever ha rivolto il suo messaggio “al popolo italiano, che non ha mai dimenticato i propri figli”, agli abitanti di Marcinelle e dell’Hainaut e alle famiglie di tutti i minatori morti.
“Li ricordiamo. Non li dimenticheremo mai. Restano con noi”.
Sabato, al Bois du Cazier, i nomi dei 262 lavoratori saranno nuovamente scanditi uno dopo l’altro. È attorno a quei nomi che Marcinelle, da tragedia dell’emigrazione italiana e dell’industria mineraria belga, è diventata nel tempo anche un capitolo della storia sociale europea.
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