Perù e Bolivia rilanciano il dialogo bilaterale con un incontro alla frontiera e un nuovo vertice presidenziale. L’intesa è stata raggiunta a Cali, in Colombia, dai ministri degli Esteri peruviano Carlos Espá e boliviano Héctor Huanca, a margine delle cerimonie per l’insediamento del nuovo presidente colombiano Abelardo de la Espriella. I due ministri hanno concordato di riunirsi prossimamente nella zona di confine e di organizzare entro quest’anno in Perù l’Incontro presidenziale e il VII Gabinetto binazionale, per affrontare i principali temi dell’agenda comune. Il rilancio dei rapporti assume particolare rilievo per la situazione nella zona di Desaguadero, uno dei principali valichi tra i due Paesi, dove le difficoltà economiche boliviane e i blocchi hanno pesato sul traffico commerciale. Tra i dossier di interesse figurano anche commercio, infrastrutture, agricoltura, salute, turismo e ambiente, oltre alla possibilità per la Bolivia di rafforzare l’accesso ai mercati del Pacifico attraverso infrastrutture e porti peruviani. Intanto, a nove mesi dal suo insediamento, il presidente boliviano Rodrigo Paz ha deciso di ristrutturare e ridimensionare nuovamente il potere esecutivo, riducendo da 14 a 12 i dicasteri. Il ministero della Pianificazione dello sviluppo cesserà di operare in modo indipendente, mentre il ministero del Turismo (rimasto senza un responsabile dall’8 luglio, data delle dimissioni di Cinthya Yanez) si trasformerà nella nuova Agenzia nazionale per il Turismo, il folklore e la gastronomia. “Non abbiamo bisogno di uno Stato più grande”, ha dichiarato il capo dello Stato centrista. Spiegando che il ministero della Pianificazione dello sviluppo “sarà trasferito, per alcune funzioni necessarie, ad altri ministeri”. “E ciò che non è necessario – ha aggiunto – non è richiesto nello Stato”. Questa è la terza volta che il presidente della Repubblica riorganizza il suo governo. La prima volta è avvenuta al suo insediamento, quando ha accorpato ad altri dicasteri il ministero dell’Ambiente e delle risorse idriche e quello dello Sviluppo rurale e del territorio. Pochi giorni dopo, è stato soppresso il ministero della Giustizia, le cui responsabilità sono state assorbite dal ministero della Presidenza.

Perù (© César Sánchez C da Pixabay)

Dialogo

Il valico di Desaguadero è un importante punto di frontiera terrestre tra il Perù e la Bolivia, situato a circa 3.800 metri di altitudine sulle sponde del fiume omonimo, emissario del Lago Titicaca. È la via di transito principale e più diretta per chi viaggia su strada tra le città di Puno (Perù) e La Paz (Bolivia). Inoltre il governo boliviano ha annunciato che la polizia federale brasiliana aprirà un ufficio permanente in Bolivia nell’ambito di una strategia congiunta per contrastare il narcotraffico e la criminalità organizzata lungo il confine comune. L’annuncio è stato dato dal ministro dell’Interno, Marco Antonio Oviedo, durante le esequie del sottotenente Yerson Salazar, ucciso mentre indagava su una serie di omicidi nella zona di San Matías, al confine con il Brasile. Oviedo ha affermato che le organizzazioni criminali brasiliane Primeiro Comando da Capital (Pcc) e Comando Vermelho (Cv) si stanno contendendo il controllo delle rotte del narcotraffico in territorio boliviano, alimentando l’ondata di violenza che negli ultimi giorni ha provocato almeno nove morti nel dipartimento di Santa Cruz. Il ministro ha quindi precisato che la decisione attua gli accordi raggiunti ad aprile dai presidenti Luiz Inácio Lula da Silva e Rodrigo Paz Pereira e sarà accompagnata, nelle prossime due settimane, dal lancio del piano “Frontiere Sicure”, che prevede operazioni congiunte tra le forze di sicurezza dei due Paesi nei principali valichi di Cobija, Guayaramerín, San Matías e Puerto Suárez. La criminalità in Bolivia si divide tra la microdelinquenza urbana nelle grandi città e il narcotraffico gestito da organizzazioni transnazionali. Il Paese affronta problemi legati a furti, blocchi stradali e instabilità sociale, sebbene i livelli di violenza varino molto a seconda delle zone. La Bolivia è un importante snodo di produzione e transito di cocaina, con aree sensibili come il Chapare. Cartelli stranieri e organizzazioni criminali operano nel Paese, spingendo le autorità locali a rafforzare la cooperazione di confine con nazioni vicine come il Brasile.

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Lima, capitale del Perù (@Patricia van den Berg da Pixabay)

Visita del Papa

A rilanciare il ruolo internazionale del perù dopo una lunga fase di instabilità politica interna è intanto l’annunciato viaggio papale. In attesa del ritorno del Papa in Perù, il prossimo novembre, spunta la lettera, scritta da lui a mano nel 2015, con la quale chiedeva la cittadinanza peruviana. Ne parla Tv Perú Noticias ricordando che all’epoca Robert Francis Prevost, ora Papa Leone XIV, era vescovo di Chiclayo. Il documento si trova presso l’Archivio Generale delle Migrazioni, l’istituzione che custodisce il fascicolo che l’allora religioso americano dovette compilare per ottenere la cittadinanza peruviana. Tra i documenti c’è una lettera autografa dell’attuale Papa, nella quale egli ripercorre parte della sua vita, esprime il suo amore per il Perù e dichiara il desiderio di rimanere nel Paese. La lettera era indirizzata all’allora Presidente Ollanta Humala e faceva parte della sua domanda di naturalizzazione. Papa Leone XIV ha avviato il processo nel febbraio 2015. Nella sua lettera, rievoca momenti felici e anche fasi difficili della sua vita nel Paese, ma chiarisce un suo desiderio. “Rimanere in Perù per il resto della mia vita”. Tuttavia, per ottenere la cittadinanza peruviana, ha dovuto soddisfare una serie di requisiti, tra cui sostenere un esame per dimostrare la sua conoscenza del paese. Héctor Pérez, direttore dell’Archivio Generale delle Migrazioni, ha sottolineato che il Pontefice ha ottenuto uno dei punteggi più alti mai registrati in questo tipo di valutazione. Dimostrando una vasta conoscenza della storia, della geografia e della gastronomia del Perù. Dopo aver soddisfatto i requisiti, a metà settembre 2015 fu emanata la risoluzione che concedeva la cittadinanza peruviana all’allora vescovo di Chiclayo.

 

 


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Giacomo Galeazzi

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