C’è un nuovo studio che potrebbe determinare il futuro delle spicole marine nei prodotti di skincare


Le spicole marine sono uno degli argomenti più chiacchierati e divisivi degli ultimi tempi quando si parla di skincare. Forse il termine risulta familiare, ma l’associazione non è immediata. Per semplificarla sarà sufficiente nominare il VT Reedle Shot, il siero lanciato sul mercato coreano intorno all’estate del 2003 e subito diventato virale sui social, dove aveva fatto clamore perché conteneva degli aghetti e pizzicava una volta applicato sulla pelle. Da allora la tendenza dei prodotti che mimano l’effetto del microneedling ha iniziato a proliferare. Ma il loro successo non è rimasto immune a qualche polemica. Volendo entrare nello specifico, la polemica in questione riguarda la bontà del trattamento è gli effetti che questi microaghi possono avere nel lungo periodo.

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Spicole marine cosa sono?

Le spicole sono strutture microscopiche a forma di ago derivanti da spugne marine o materiali biomimetici sintetici che hanno recentemente attirato l’attenzione come innovazione nel potenziamento della penetrazione transdermica nella dermatologia cosmetica.

Miriam leone – IPA

Questa struttura è capace di disgregare temporaneamente la barriera protettiva dello strato corneo e formare microcanali ad alta densità che facilitano la consegna di composti bioattivi come peptidi, acido ialuronico, fattori di crescita e nucleotidi a strati cutanei più profondi.

Questi microscopici aghi naturali si trovano nelle spugne marine e sono parte del loro scheletro interno. Le spicole si formano attraverso processi enzimatici specifici che gli conferiscono quella forma, sono fatte di silice e servono a proteggere le spugne dai predatori.

Una volta che il siero che contiene spicole penetra nella pelle come se si facesse un trattamento di microneedling, ma in forma ancora più ridotta e senza un utilizzo di aghi veri.

Da dove provengono le spicole che si usano nei sieri?

Le spicole marine utilizzate in cosmetica sono naturali e provengono da spugne marine o d’acqua dolce e, solitamente, si utilizzano spugne coltivate e non raccolte in natura. In questo modo la materia prima viene lavorata con cura per estrarre esclusivamente le strutture di silice delle spicole, eliminando residui biologici che potrebbero causare reazioni cutanee. Il risultato è un ingrediente puro e uniforme, pronto per essere incorporato in un siero.

Spicole marine: come agiscono sulla pelle

Il motivo per cui le spicole marine hanno vinto l’appellativo di innovazione nella skincare è perché permettono al prodotto di superare lo strato corneo della pelle e penetrare più a fondo e, quindi, una maggiore efficacia.

Lo strato corneo della pelle è il suo strato più esterno, quello che impedisce la penetrazione di sostanze esterne, così come quelle molecole di skincare che sono troppo grandi o, meglio con un peso molecolare troppo alto come, ad esempio, peptidi e alcuni tipo di acido ialuronico.

La vera innovazione nell’usare le spicole risiede nel fatto che queste offrono una soluzione fisica al limite posto dallo strato corneo: non alterano la barriera lipidica e non utilizzano agenti chimici aggressivi, ma agiscono attraverso un’interazione meccanica con la superficie cutanea. Quando entrano in contatto con la pelle, stimolano le terminazioni nervose superficiali, provocando il tipico pizzicore. Rossore e sensazione di calore sono una risposta fisiologica locale.

Spicole marine rischi potenziali

Uno studio pubblicato l’8 dicembre 2025 sul Journal of The American Academy of Dermatology (JAAD), Hidden risks behind the cosmetic use of silica spicules for transdermal delivery, cioè i rischi nascosti dietro l’uso cosmetico delle spicole di silice per la somministrazione transdermica (J.Y Moon et al.) ha evidenziato il fatto che la penetrazione profonda delle spicole può essere un’arma a doppio taglio.

Nello specifico, gli autori sottolineano che le spicole non si dissolvono una volta penetrate nella cute e possono penetrare a fondo nella cute e rimanervi, causando reazioni infiammatorie e la formazione di noduli (granulomi) che possono comparire anche a distanza di tempo.

Un altro punto chiave dello studio riguarda poi il rischio di infezioni. La creazione di micro-canali nella pelle infatti, può aprire la via a batteri e patogeni, specialmente se il trattamento avviene in ambienti non sterili.

Ultimo, ma non per importanza – ed è anche l’aspetto che ha reso virali i prodotti che contengono spicole marine – è il rischio di irritazione e dermatiti. Il massaggio di queste micro-particelle può causare dermatiti da contatto e infiammazioni croniche.

L’FDA (Food and Drug Administration, l’agenzia del governo americano che si occupa di stabilire la sicurezza di alimenti, farmaci e cosmetici immessi nel mercato americano) ancora non si è pronunciata in merito alla questione se le spicole marine sono pericolose per la salute o meno.

Cosa dicono i sostenitori delle spicole marine

Se da un lato questo recente studio sulle spicole marine accende la luce su un tema importante, è anche vero che fino ad oggi le spicole marine hanno trovato un gran numero di sostenitori. Tuttavia anche tra loro esiste una best practice quando si tratta di usare sieri che le contengono.

Ma poi, sono davvero efficaci, o è l’azione simile ad una micro abrasione meccanica delle spicole che migliora l’aspetto della pelle?

Le più importanti sono sicuramente quella di non utilizzare questi sieri più di due o tre volte la settimana proprio per il loro potere irritante e, per questo, non bisogna mai abbinarle ad acidi esfolianti.

Il secondo suggerimento è quello di picchiettare il prodotto per farlo penetrare e non strofinare. Sicuramente le scene viste su TikTok con il viso pieno di prodotto è la cosa più sbagliata che si possa fare.

In quali casi non bisogna usare sieri con spicole marine

Le controindicazioni per le spicole marine sono le stesse che riguardano ogni prodotto di skincare esfoliante e potenzialmente irritante, ecco perché, chi desidera provarle, può farlo solo se la pelle è perfettamente intatta.

Assolutamente da evitare in caso di acne infiammata o lesioni aperte, eczemi, psoriasi e rosacea in fase attiva. Da evitare anche nella fase post trattamento estetico, come laser o peeling, prima che la pelle sia perfettamente guarita e in gravidanza e allattamento.

Ultimo caso in cui non si possono utilizzare, è quello di sensibilità nota alla silice, come hanno dimostrato diversi studi ancora prima della comparsa delle spicole marine.

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 Emanuela Ghislotti

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