Ok del Senato a un disegno di legge sui referendum che potrebbe aprire le porte a una manovra di riforma costituzionale da parte del presidente Tshisekedi
La coalizione di opposizione C64 annuncia nuove proteste dopo gli scontri della scorsa settimana
Un’immagine della protesta del 12 giugno. In foto si vedono Sesanga, Fayulu e Kabund (vestiti di bianco al centro). (Crediti: Pagina Facebook di Kabund)
Il Senato della Repubblica democratica del Congo ha adottato all’unanimità un disegno di legge che da mesi incendia il dibattito politico del paese.
In gioco c’è la possibilità che il presidente Félix Tshisekedi possa modificare la Costituzione e candidarsi per un terzo mandato, al momento non previsto dall’ordinamento nazionale.
Il confronto su questa legge e sulle presunte mire autoritarie del capo dello stato ha toccato un nuovo apice la scorsa settimana, quando una protesta delle opposizioni contro la riforma è stata repressa con violenza dalla polizia nella capitale Kinshasa.
Le immagini dell’ex candidato alla presidenza e leader del fronte contro il governo Martin Fayulu con la fronte insanguinata hanno fatto il giro del grande paese dell’Africa centrale.
Lo scontro sulla Costituzione si somma – e interseca – la crisi nell’est del paese.
Da più di un anno ampie zone delle province orientali di Nord e Sud Kivu sono sotto il controllo della milizia M23, sostenuta sul campo dal Rwanda e politicamente da una coalizione di dissidenti congolesi nota come Alleanza del fiume Congo (AFC).
I combattimenti nella regione proseguono, nonostante l’accordo di pace siglato tra Kigali e Kinshasa lo scorso dicembre a Washington, alla presenza del capo di stato Usa, Donald Trump.
Sulle province orientali della Rd Congo, già teatro di una delle peggiori crisi umanitarie del pianeta, incombe inoltre la 17esima epidemia di ebola.
Il virus ha iniziato a diffondersi da un focolaio nell’Ituri lo scorso maggio e ha già fatto registrare oltre 800 casi di contagio e più di 190 vittime stando ai dati dell’Africa Centres for Disease Control and Prevention (Africa CDC), agenzia di salute pubblica dell’Unione africana.
Cosa è successo in Senato
Ieri 15 giugno, il Senato congolese ha approvato la bozza di legge di cui si scrive con il parere favorevole di tutti gli 89 senatori presenti al momento del voto. Gli esponenti dell’opposizione, comunque in grande minoranza, hanno disertato la sessione.
La bozza di provvedimento deve essere adesso promulgata dal presidente, che ha 15 giorni per farlo e che con tutta probabilità, lo farà.
La misura getta infatti le condizioni per una modifica della Costituzione che apre anche alla possibilità di cambiare il numero limite dei mandati presidenziali.
Da tempo le opposizioni accusano di Tshisekedi di mirare a prolungare il suo periodo al potere, che stando all’attuale ordinamento dovrebbe concludersi con la fine del suo secondo mandato nel 2028.
Le parole ambigue di Tshisekedi
Lo scorso maggio, il capo dello stato ha fatto una serie di affermazioni che sembrano confermare quanto denunciato da tempo dai partiti contrari al governo, e anche ipotizzato da diversi media locali.
Parlando con la stampa, il presidente ha premesso di “non aver chiesto un terzo mandato”, ma ha poi affermato che “se il popolo vuole che io ottenga un terzo mandato, accetterò”.
Tshisekedi ha anche espresso perplessità rispetto alla possibilità di organizzare il voto nel 2028 vista la situazione di instabilità nell’est. Un’osservazione che rafforza l’impressione che il capo dello stato non voglia che si arrivi al voto.
Cosa dice la legge
Va fatta chiarezza: la legge votata dall’Assemblea nazionale non introduce direttamente il tipo di emendamento necessario a modificare la Carta fondamentale congolese. La misura interviene infatti sulle modalità di organizzazione dei referendum.
In estrema sintesi, tra i diversi punti la bozza di legge amplia lo spettro delle tematiche che sono sottoponibili a consultazione popolare stando a quanto stabilito dall’attuale Costituzione, aggiungendovi “altre questioni di fondamentale importanza per la vita della nazione”.
Una formulazione oggettivamente vaga che rischia di aggirare le garanzie costituzionali e facilitare la promozione di referendum su questioni a oggi apertamente proibite dalla Carta fondamentale, che all’articolo 220 esclude la possibilità di votare su “numero e lunghezza dei mandati presidenziali”.
Il tema è molto complesso. Giuristi ed esperti congolesi si confrontano da settimane sul tema, tanto sui media locali che su quelli internazionali.
Gli ostacoli verso un referendum
Di certo c’è che il cammino di una eventuale referendum per una riforma della Costituzione appare parecchio articolato. Anche se Tshisekedi firmerà la legge, come ampiamente previsto, restano diversi ostacoli da superare.
Il primo è stato in parte già citato dallo stesso Tshisekedi al momento di ammettere per la prima volta di considerare l’eventualità di un terzo mandato. L’articolo 219 della Costituzione di Kinshasa vieta infatti che si organizzino elezioni “durante uno stato di emergenza, di guerra e di assedio”.
La Rd Congo è sostanzialmente in guerra da circa 30 anni, ma anche formalmente uno stato di assedio vige nelle già citate province orientali dal maggio 2021. La durata del provvedimento è stato prorogata anche di recente.
La mobilitazione della C64
Il nodo però è la mancanza di fiducia nei confronti del presidente. Un elemento che a oggi è riuscito in una missione che a diversi analisti pareva difficile: compattare e dare nuova rilevanza alle opposizioni congolesi, altrimenti schiacciate dalla potenza del governo e dalle urgenze della guerra nell’est.
Lo scorso maggio, i quattro più importanti leader del fronte opposto al governo, Martin Fayulu, Delly Sesanga, Jean-Marc Kabund e Moïse Katumbi hanno lanciato la Coalizione Articolo 64 per la difesa dell’ordine Costituzionale, meglio conosciuta come C64.
L’alleanza prende il nome dall’articolo della Carta fondamentale che stabilisce che ogni cittadino congolese ha il dovere di opporsi ai tentativi di sovvertire l’ordinamento del paese.
Gli scontri del 12 giugno
Nelle ultime settimane questa organizzazione ha convocato diverse proteste. Prima uno sciopero per il 3 giugno e poi, il 12 giugno scorso, un sit-in davanti alla sede dell’Assemblea nazionale nella capitale.
La manifestazione non era stata autorizzata per quel luogo. Ai promotori era stato chiesto di spostarla.
C64, forte della presenza di diverse figure di primo piano della politica congolese, ha deciso di svolgere comunque il sit-in nei pressi del Parlamento.
Scontri tra manifestanti e forze dell’ordine sono cominciati quasi subito, già nei pressi della sede del partito di Fayulu, ECIDÈ.
Secondo quanto denunciato dai manifestanti, durante le tensioni sono intervenuti anche gli appartenenti a una milizia legata al partito di governo. Fayulu ha riferito al settimanale Jeune Afrique di almeno due decessi, oltre a riportare lui stesso delle ferite alla testa, visibili anche in alcune foto e video circolate sui media congolesi.
Anche Delly Sesanga ha riportato delle ferite. Il partito di Kabund, l’Alliance pour le changement, ha lamentato il ferimento di quasi 190 persone.
Il governo non ha confermato il bilancio dei manifestanti, mentre Augustin Kabuya, dirigente dell’Union pour la démocratie et le progrès social (UPDS) del presidente Tshisekedi, ha accusato i politici coinvolti di aver messo su una sceneggiata.
Kabuya, che è arrivato a ipotizzare che Fayulu si sia truccato per sembrare ferito,ha accusato i dimostranti di voler assaltare la sede dell’Assemblea nazionale.
Nonostante le violenze e le polemiche, la coalizione C64 ha lanciato un appello per una più ampia mobilitazione del popolo e della diaspora congolese e annunciato nuove iniziative “civiche e costituzionali”.
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