Un via vai di persone in cerca di casa in Europa, una leader nel mirino della politica interna ed estera e scelte che rischiano di rivelarsi un boomerang. La gestione dei migranti da parte del governo italiano sta attirando l’attenzione di tutto il mondo e accendendo il parlamento. L’ultima notizia arriva dall’Austria. Dopo la Germania e la Svizzera, anche Vienna ha deciso di rispedire in Italia i “dublinanti”. Si tratta di persone migranti e richiedenti asilo che sono sbarcate per la prima volta in un Paese europeo (attraverso le coste italiane, ad esempio), ma che poi hanno continuato il loro viaggio verso nord, raggiungendo altri Paesi per chiedere protezione internazionale.

Secondo una storica legge europea (il Regolamento di Dublino II del 2003), il Paese responsabile di esaminare la domanda di asilo e accogliere queste persone è proprio lo Stato in cui sono entrate per primo. A dicembre del 2022, l’Italia ha deciso di bloccare l’accoglienza di queste persone di ritorno dagli altri Paesi europei, spiegando che le nostre strutture erano ormai piene e sature.

Ora, però, con l’entrata in vigore il 12 giugno 2026 della riforma del Sistema europeo comune di asilo con il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, le cose sono cambiate. I nostri vicini europei ritengono che quel blocco italiano non abbia più valore e che l’Italia debba riprendersi i suoi migranti. Il tutto, mentre continua lo scontro diplomatico con la Spagna sul “nodo Schengen”.

L’Europa ci restituisce i “dublinanti”

Il 19 agosto 2026, le autorità di Vienna hanno annunciato di poter mettere persino a disposizione dei migranti i biglietti di treni e pullman per raggiungere l’Italia. Secondo Vienna, quattro persone sarebbero già state espulse verso la nostra frontiera.

La scelta arriva sulla scia di quella Svizzera, la quale ha rotto gli indugi confermando che, a partire dalla fine di agosto 2026, riprenderanno i voli per trasferire i “dublinanti” nel nostro Paese. Attualmente in territorio elvetico ci sono circa 650 richiedenti asilo in questa situazione. La portavoce svizzera Magdalena Baker ha rassicurato che i trasferimenti avverranno con gradualità per non sovraccaricare il sistema italiano.

Seppur con motivi e cause diverse, anche la Germania, guidata dal cancelliere Friedrich Merz, sta affrontando una situazione simile. A gennaio era stato firmato un accordo per “azzerare” i vecchi conteggi con l’Italia. Al momento ci sono tre casi caldi di migranti che Roma non vuole riaccogliere (la somala Faduma Abdirisaq Warsame, l’afghano Samir Hotak e l’irachena Rania Darezh). Il ministro dell’Interno italiano, Matteo Piantedosi, sentirà a breve l’omologo tedesco Dobrindt per chiarire la vicenda.

Lo scontro Italia-Spagna su Ceuta e il caso Schengen

Mentre i Paesi del nord ci rimandano indietro i migranti, l’Italia ha deciso di irrigidire le sue posizioni verso ovest, in particolare verso la Spagna. Il motivo dello scontro si chiama Ceuta, la piccola città spagnola situata direttamente sul territorio del Marocco, in Nord Africa. L’exclave è diventata famosa nelle ultime settimane per la gravissima crisi migratoria che ha visto migliaia di persone – si stima oltre 80 mila – che hanno tentato l’ingresso a nuoto per raggiungere il territorio spagnolo. Per timore di questa ondata migratoria, la premier Giorgia Meloni ha sospeso gli accordi di Schengen con la Spagna. L’accordo europeo permetterebbe a noi cittadini di viaggiare da un Paese all’altro senza mostrare il passaporto alla frontiera. Ora, chi arriva dalla Spagna nei porti o aeroporti italiani deve subire nuovamente i controlli dei documenti.

Il governo italiano starebbe valutando la proroga di questa chiusura di Schengen fino alla fine di agosto, e forse anche oltre, se gli arrivi in Spagna dal Marocco non dovessero fermarsi. Il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti ha difeso questa scelta dicendo che serve a tutelarci e che non limita i cittadini europei, ma serve a controllare solo gli ingressi degli extra-Ue. E dello stesso parere è stato anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il quale, in un punto stampa a Jenne, nel Lazio, ha affermato: “La sicurezza dei confini e la prevenzione contro il terrorismo sono due priorità del Governo. Ecco perché stiamo valutando con grande attenzione quando riaprire Schengen. Dipende tutto da come evolverà la situazione a Ceuta, che rimane però ancora molto preoccupante”.

Dalla Spagna e da altri partner europei, però, piovono accuse di “mossa puramente propagandistica”.

Il caos in Parlamento e le polemiche interne

Tutte queste decisioni hanno scatenato una vera e propria tempesta politica a Roma. Le opposizioni accusano il governo di aver creato un pasticcio internazionale.

Con la Svizzera e l’Austria che rimandano indietro i migranti, la gestione dei flussi rischia di trasformarsi in un clamoroso autogol per il governo. Il senatore Enrico Borghi di Italia Viva ha così attaccato duramente la premier: “Mentre ci si vanta dei risultati del centro migranti in Albania, che ha solo dissanguato le casse pubbliche italiane, gli altri Paesi europei dicono a Giorgia Meloni che ognuno deve tenersi i suoi”. Borghi parla apertamente di un “autogol straordinario”.

Anche Riccardo Magi, segretario di Più Europa, definisce la ricetta di Palazzo Chigi come un “flop colossale” e un “boomerang” che rischia di disgregare l’Europa riportandola indietro di vent’anni con muri e frontiere. Secondo la senatrice Raffaella Paita (sempre di Italia Viva), la chiusura di Schengen non c’entra nulla con la crisi umanitaria di Ceuta ed è solo “propaganda”.

Infine, il leader di Azione, Carlo Calenda, ha definito la chiusura delle frontiere con la Spagna una “mossa totalmente idiota” che ha spinto gli altri Stati a fare a gara a chi è più duro con l’Italia. Per Calenda, la politica italiana vive in una bolla: invece di litigare per pochi migranti, il Parlamento dovrebbe occuparsi urgentemente delle gravi minacce militari che arrivano dalla Russia di Vladimir Putin ai confini orientali dell’Europa.

Il dibattito estivo è caldissimo, e la sensazione è che la gestione diplomatica dei flussi migratori sia ancora ben lontana dal trovare una soluzione condivisa.


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