La BCE pubblica le informative finanziarie relative al clima 2026: emissioni in calo nei portafogli dell’Eurosistema, green bond al 33% nei fondi propri e nuovi indicatori corretti per l’inflazione per misurare la decarbonizzazione reale.
La Banca centrale europea registra un nuovo calo delle emissioni associate ai propri portafogli finanziari e introduce per la prima volta indicatori corretti per l’inflazione per misurare i veri progressi nella decarbonizzazione. È quanto emerge dalle informative finanziarie sul clima 2026, pubblicate dalla BCE che mostrano anche un ulteriore aumento degli investimenti in green bond e la conferma del percorso di riduzione delle emissioni dei portafogli detenuti a fini di politica monetaria.
Le disclosure climatiche, pubblicate per il quarto anno consecutivo, offrono una fotografia dell’impronta carbonica e dei rischi climatici associati ai portafogli dell’Eurosistema, alle riserve ufficiali della BCE e agli investimenti detenuti per finalità diverse dalla politica monetaria.
Nel complesso, l’impronta carbonica dei portafogli dell’Eurosistema e delle riserve ufficiali continua a ridursi in termini assoluti. Una riduzione favorita in larga misura dal progressivo ridimensionamento dei portafogli, il cui valore complessivo è diminuito del 13% nel corso del 2025.
L’Eurosistema conferma di essere in linea con gli obiettivi intermedi di riduzione delle emissioni fissati per le obbligazioni societarie detenute nell’ambito della politica monetaria, coerentemente agli obiettivi di decarbonizzazione previsti dell’Accordo di Parigi. Allo stesso tempo però la BCE riconosce apertamente un limite crescente della propria strategia. La contrazione nominale dei portafogli detenuti dalla Banca, in fase di completo run-off dal 2024, complica la cosiddetta attività di tilting, ovvero l’indirizzamento dei reinvestimenti verso emittenti con migliori performance climatiche. Considerata, quindi, l’impossibilità della BCE di diluire le emissioni del proprio portafoglio immettendo nuovi titoli verdi, la traiettoria di decarbonizzazione dei portafogli monetari dipenderà ora direttamente dalla capacità delle imprese emittenti di abbattere le proprie emissioni.
La BCE sottolinea infatti che il venir meno dei reinvestimenti limita progressivamente la possibilità di orientare il portafoglio verso emittenti con migliori performance climatiche. In questa nuova fase, il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione dipenderà sempre più dai progressi realizzati dall’economia reale piuttosto che dalle scelte di allocazione dell’Eurosistema.
Dall’inflazione alla biodiversità: come cambia la comunicazione climatica della BCE
La novità più rilevante delle informative 2026 riguarda l’introduzione, per la prima volta, di metriche climatiche corrette per l’inflazione. La BCE evidenzia infatti come l’aumento dei prezzi possa generare un miglioramento apparente degli indicatori di intensità carbonica, poiché i ricavi nominali delle aziende, utilizzati nei calcoli di bilancio, crescono anche senza un’effettiva riduzione delle emissioni. I nuovi indicatori consentono quindi di distinguere i progressi dovuti alla reale decarbonizzazione da quelli derivanti semplicemente dall’inflazione.
Per la prima volta vengono inoltre pubblicate metriche relative alle emissioni Scope 3 per le attività non sovrane, ossia tutte le emissioni indirette generate lungo la catena del valore delle imprese. Si tratta di una componente particolarmente significativa perché rappresenta la quota prevalente delle emissioni associate a molti emittenti. L’incidenza è pari all’87% nel comparto societario monetario e al 97% negli investimenti societari del fondo pensione.
Anche i portafogli non monetari della BCE mostrano progressi. Nel fondo pensione del personale continua a diminuire l’impronta carbonica relativa degli investimenti corporate, mantenendo il portafoglio in linea con gli obiettivi climatici di medio e lungo termine. Parallelamente, il portafoglio dei fondi propri ha incrementato ulteriormente l’esposizione ai green bond, che a fine 2025 rappresentano il 33% del totale. Attraverso tali investimenti la BCE ha canalizzato circa 7,6 miliardi di euro verso la transizione verde e punta a raggiungere una quota del 35% entro il 2026, con possibile estensione ai sustainability bond.
Oltre al clima, Francoforte rafforza anche il monitoraggio dei rischi legati alla perdita di biodiversità e al degrado degli ecosistemi. Le informative 2026 confermano infatti la pubblicazione degli indicatori relativi all’esposizione dei portafogli verso settori caratterizzati da elevate dipendenze o impatti sulla natura, secondo il framework della Taskforce on Nature-related Financial Disclosures (TNFD). Per la BCE, cambiamento climatico e perdita di biodiversità rappresentano ormai rischi economici e finanziari strettamente connessi; entrambi possono incidere sulla stabilità dei prezzi, sulla resilienza del sistema finanziario e sul valore degli attivi detenuti nei propri bilanci.
La BCE evidenzia inoltre come rischi climatici e rischi legati alla natura siano sempre più interconnessi. Per questo motivo intende ampliare progressivamente le proprie disclosure man mano che miglioreranno la disponibilità dei dati e gli standard internazionali di rendicontazione in materia di biodiversità.
Quali informazioni rientrano nelle comunicazioni climatiche della BCE?
L’informativa climatica concernente le attività detenute per finalità di politica monetaria include i titoli del settore pubblico acquistati nell’ambito dei programmi APP e PEPP, cioè i principali strumenti utilizzati dalla BCE negli ultimi anni per gli acquisti di asset, le obbligazioni societarie detenute sempre per finalità di politica monetaria e i covered bond acquistati dall’Eurosistema.
A questi si aggiungono le riserve ufficiali della BCE, cioè gli investimenti denominati in valuta estera che fanno parte della gestione delle riserve internazionali.
Nel complesso la rendicontazione copre oltre il 99,9% delle attività detenute per finalità di politica monetaria, pari a circa 3.600 miliardi di euro a fine 2025. Le riserve ufficiali oggetto di disclosure rappresentano invece circa 40 miliardi dei 117 miliardi complessivi detenuti dalla BCE.
Per quanto riguarda i portafogli non monetari, l’informativa comprende sia il fondo pensione del personale BCE sia il portafoglio dei fondi propri. Complessivamente considerati rappresentano circa 26 miliardi di euro di attività finanziarie e costituiscono l’area nella quale la BCE dispone della maggiore flessibilità finanziaria. Tali attività di investimento non legate alla politica monetaria, rappresentano l’area in cui la BCE ha maggiore discrezionalità, non essendo vincolata ai principi di neutralità di mercato tipici dei mandati monetari.
In questo perimetro, il fondo pensione del personale, pari a 2,9 miliardi, ha già integrato in modo significativo i criteri climatici: circa l’80% degli asset è investito in benchmark Paris-Aligned, con una riduzione dell’11% dell’impronta carbonica nel 2025 e un’esposizione ai settori fossili ormai marginale (0,1%), a favore delle rinnovabili (1,9%).
In definitiva, più che il calo delle emissioni, le informative 2026 dimostrano come la finanza climatica stia entrando in una fase di maturità. Dopo anni in cui l’attenzione si è focalizzata sulla trasparenza e sulla misurazione, la BCE riconosce che la sfida del futuro prissimo non è più soltanto ridurre le emissioni dei portafogli, ma dimostrare che la decarbonizzazione è reale, misurabile e indipendente dagli effetti dell’inflazione o dalla semplice riduzione delle esposizioni finanziarie.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Valentina Carella
Source link




