Alla sua prima apparizione da presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh dà una spallata a Wall Street, affermando che c’è lavoro da fare sul contenimento dell’inflazione. I mercati obbligazionari lo hanno preso sul serio ed hanno reagito anticipando già a quest’autunno il primo rialzo dei tassi. Il prossimo aumento del costo del denaro ha zavorrato la borsa degli Stati Uniti, l’indice S&P500 ha chiuso in ribasso dell’1,2%. Il dollaro si è rafforzato su tutte le controparti.
Nel corso della serata, Trump ha ripreso la scena ed il trend del mercato è di nuovo girato.
Il presidente degli Stati Uniti ha firmato un accordo provvisorio per porre fine alla guerra con l'Iran e riaprire lo Stretto di Hormuz, accelerando i tempi di entrata in vigore dell'accordo.
Il cosiddetto memorandum d'intesa è ora in vigore, ha dichiarato un funzionario statunitense.
Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha detto che Teheran riaprira' “istantaneamente” lo Stretto di Hormuz e il blocco americano dei porti iraniani cessera' "immediatamente".
Trump ha riferito ai giornalisti di aver firmato il documento presso la Reggia di Versailles, luogo in cui i leader delle grandi potenze si riunirono nel 1919 per firmare il trattato di pace che pose formalmente fine alla Prima Guerra Mondiale.
Il testo del memorandum of understanding, già anticipato da varie fonti, prevede anche l'immediata revoca delle sanzioni per il petrolio iraniano e prevede l’avvio di colloqui sulle questioni nucleari e sui potenziali ulteriori vantaggi finanziari per l'Iran.
Il petrolio tipo WTI tratta a 75,5 dollari il barile, poco sopra i livelli precedenti lo scoppio del conflitto in Medio Oriente.
Una nave cisterna per gas naturale liquefatto (GNL) che ha caricato in Qatar a inizio mese si sta avvicinando allo Stretto di Hormuz, un segnale che il traffico potrebbe aumentare dopo l'entrata in vigore dell'accordo di pace provvisorio tra Stati Uniti e Iran.
La Mraikh si sta dirigendo verso il punto più critico del tratto di mare dopo essere rimasta bloccata nel Golfo Persico da febbraio, secondo i dati di tracciamento delle navi. Il porto di Qasim in Pakistan è indicato come prossima destinazione.
Il Qatar punta a ripristinare la maggior parte della sua capacità di esportazione entro due mesi dalla riapertura di Hormuz, secondo quanto riportato martedì da Bloomberg nei giorni scorsi.
Le borse dell’Europa dovrebbero aprire in rialzo e Wall Street invece punta al rimbalzo. Il future del Dax di Francoforte è in calo dello 0,5%, il future del Nasdaq anticipa un’apertura con una variazione positiva nell’ordine dello 0,6%.
La banca centrale ha segnalato che la loro prossima mossa potrebbe essere quella di aumentare i tassi di interesse, non di ridurli, un'inversione di tendenza sorprendente nella prima riunione di Kevin Warsh come presidente, il segno di quanto bruscamente siano cambiate le prospettive di inflazione.
La Fed ha mantenuto invariato il suo tasso di riferimento, in un intervallo compreso tra il 3,5% e il 3,75%, con un voto unanime. Ma le proiezioni economiche trimestrali dei funzionari hanno raccontato la storia di questo cambiamento: nove dei 19 funzionari hanno previsto almeno un aumento dei tassi entro la fine dell'anno, rispetto a nessuno a marzo. Solo uno ha previsto un taglio, rispetto ai 12 di marzo.
Il colpo di scena è stato che sia toccato a Warsh ratificare questa inversione di rotta. "Abbiamo la capacità e l'impegno per raggiungere il nostro obiettivo di stabilità dei prezzi", ha affermato Warsh. "È esattamente quello che faremo".
La Fed ha rilasciato una dichiarazione molto più scarna che riassumeva i recenti sviluppi economici, evitando qualsiasi indicazione sulle sue prossime mosse. Le proiezioni includevano solo 18 contributi dei 19 partecipanti. Warsh ha dichiarato di aver rifiutato di presentare una proiezione.
Warsh ha annunciato la creazione di cinque task force per riesaminare le funzioni principali della banca centrale, tra cui la comunicazione, il bilancio e il quadro di riferimento utilizzato per comprendere l'inflazione. La maggior parte di queste task force dovrebbe presentare i propri risultati entro la fine dell'anno
Dopo la riunione, gli operatori dei mercati dei futures sui tassi di interesse hanno stimato una probabilità su tre di un aumento dei tassi già il mese prossimo, secondo il CME Group. Il tasso di rendimento del Treasury Note è salito ed è poi sceso, per effetto della firma di Trump all’accordo di pace, stamattina siamo a 4,45%. La curva dei tassi si schiaccia, con il differenziale dieci anni due anni a circa trenta punti base, sui minimi dell’ultimo anno e mezzo.
Il rendimento del titolo del Tesoro a 2 anni, particolarmente sensibile alle aspettative di politica monetaria, è salito di 0,114 punti percentuali, raggiungendo il 4,16%. Si è trattato del maggiore movimento giornaliero degli ultimi tre mesi, che ha portato i rendimenti al livello più alto da febbraio 2025.
Nei mercati obbligazionari maturi la minaccia principale resta l'inflazione, avverte Pictet Asset Management in un report della Strategy Unit, per questa ragione è meglio avere una posizione neutrale sui governativi dei Paesi sviluppati — Treasury USA e Bund in testa — preferenza dichiarata per il debito emergente in valuta locale, indicato come "l'asset class a reddito fisso più interessante del nostro modello." L'America Latina è segnalata in modo esplicito: i rendimenti reali offerti dalla regione dovrebbero attrarre flussi obbligazionari in un contesto di inflazione globale in risalita.
I rendimenti dei Bund tedeschi a dieci anni sono prossimi ai massimi degli ultimi quindici anni, mentre i Treasury USA si aggirano attorno al 4,5%. Livelli apparentemente attraenti, ma che Pictet considera giustificati dai rischi inflazionistici e dalla prospettiva di politiche monetarie più restrittive.
Sul fronte emergente i fondamentali supportano la tesi: il differenziale di crescita rispetto ai Paesi sviluppati è atteso allargarsi a 260 punti base nel corso dell'anno, e l'accelerazione inflazionistica dovrebbe risultare più contenuta rispetto ai mercati avanzati. Sul credito corporate il giudizio è costruttivo ma condizionale: gli analisti stanno rivedendo al rialzo le stime sugli utili al ritmo più rapido degli ultimi cinque anni, con guadagni tanto nell'investment grade quanto nell'high yield. Il rischio inflazionistico e il possibile rallentamento della crescita restano però contrappesi rilevanti.
I surplus commerciali record di Taiwan, Corea del Sud e Cina non si sono tradotti nell'apprezzamento valutario che i fondamentali avrebbero lasciato attendersi. È il paradosso al centro dell'analisi di Martina Daga, economist di AcomeA SGR: due forze dominanti — il boom dell'intelligenza artificiale e la dinamica dei prezzi energetici — hanno spinto i saldi commerciali dei principali emergenti asiatici verso livelli storici. Taiwan e Corea, esportatrici nette di tecnologia, hanno beneficiato in modo particolare della domanda di semiconduttori e hardware legati all'AI. La Cina mantiene un surplus estero attorno a mille miliardi di dollari. Eppure, come scrive Daga, "è accaduto il contrario": il won sudcoreano ha ceduto circa il 15% dall'inizio del 2024, lo yuan il 13% dal 2023, il dollaro taiwanese il 7% nell'ultimo anno in termini reali.
Le ragioni della debolezza non sono omogenee. Nel caso cinese, la svalutazione risponde in larga parte a una scelta deliberata: Pechino ha preferito non apprezzare lo yuan, "preservando così la competitività delle esportazioni" in un contesto di pressioni commerciali crescenti. Diverso il quadro per Corea del Sud e Indonesia, dove il problema è strutturalmente finanziario: deflussi di portafoglio — alimentati dalla sfiducia tanto degli investitori internazionali quanto dei capitali domestici — hanno esercitato una pressione sulle valute superiore a quanto giustificato dai fondamentali.
Le banche centrali stanno ora reagendo. Giacarta ha alzato i tassi a sorpresa, accompagnando la mossa con una dichiarazione congiunta tra Ministero delle Finanze e Governatore a difesa della stabilità del cambio. Segnali verbali analoghi sono arrivati anche da Seul. La domanda aperta, osserva Daga, è se tali interventi — reali o comunicativi — siano sufficienti a invertire la rotta. I fondamentali parlano chiaro, ma i mercati valutari, almeno per ora, continuano a raccontare un'altra storia.
La firma del memorandum d'intesa tra Washington e Teheran riduce il rischio geopolitico immediato, ma Anthony Willis, investment manager di Columbia Threadneedle Investments, avverte: non è un accordo definitivo e i nodi strutturali — nucleare, missili, milizie — restano tutti irrisolti.
La vera posta in gioco è lo Stretto di Hormuz, arteria del commercio energetico globale. Le restrizioni alla navigazione degli ultimi mesi hanno alimentato volatilità sui prezzi, deteriorato le aspettative d'inflazione e forzato una rivalutazione del rischio sui tassi. Una normalizzazione credibile dei flussi allenterebbe la pressione inflazionistica e ridurrebbe la probabilità di ulteriori strette monetarie — scenario favorevole tanto per l'azionario quanto per il credito. Ma Willis è esplicito: "la distinzione tra riapertura formale e normalizzazione effettiva dei flussi resta centrale per valutare correttamente le prospettive di mercato." Bonifica dei corridoi, aggiornamento assicurativo e ricostituzione della propensione al rischio degli operatori richiederanno tempo.
Il rischio di escalation non è eliminato, i premi geopolitici non si dissolveranno in fretta e qualsiasi nuova perturbazione alle forniture riporterebbe pressioni su inflazione, tassi e spread.
L’indice MSCI Asia Pacific guadagna circa l’1% grazie alla spinta del Nikkei di Tokyo, a sua volta favorito dallo yen debole. In calo l’Hang Seng di Hong Kong.
UniCredit avrebbe sondato Delfin per un possibile scambio azionario: il 10% di Generali detenuto dalla holding della famiglia Del Vecchio in cambio di azioni della banca.
Come scrive Il Sole 24 Ore mercoledì, l'operazione porterebbe UniCredit a sfiorare il 20% del Leone di Trieste e farebbe di Delfin uno dei principali azionisti dell'istituto guidato da Andrea Orcel.
Secondo indiscrezioni, la proposta sarebbe stata presentata in modo informale dopo l'OPAS di Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi. Tuttavia, Delfin avrebbe accolto freddamente l'idea, ritenendo il titolo UniCredit ai massimi e preferendo, in questa fase, soluzioni che garantiscano liquidità.
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