L’app dell’Ausl che riduce i tempi di soccorso per arresto cardiaco


Quando si parla di patologie tempo-dipendenti come gli arresti cardiaci, ogni minuto, come dice il proverbio, è oro. E per ridurre ulteriormente i tempi di soccorso, nell’‘era del silicio’ in cui ci troviamo a vivere, la tecnologia può venire in aiuto.

È da questa convinzione che nasce l’App ValDAE, nata dalla collaborazione tra l’Assessorato alla Sanità e l’Azienda Usl della Valle d’Aosta e presentata questa mattina in una conferenza stampa. 

Carlo Marzi

“Lo strumento”, ha introdotto l’assessore alla Sanità Carlo Marzi, “intende supportare il sistema di emergenza territoriale della Valle d’Aosta, rafforzando la rete di collaborazione tra gli specialisti del soccorso, i volontari che si sono formati per questo e, soprattutto, i singoli cittadini che intercettano una situazione di emergenza”. A questi ultimi, infatti, “è già consentito dalla legge 116/2021 di utilizzare un defibrillatore”. 

L’applicazione nasce proprio per permettere a chiunque di localizzare rapidamente i defibrillatori semiautomatici esterni (DAE) disseminati sul territorio regionale. Ognuno di noi, anche se non ha una formazione sanitaria, grazie all’app può così diventare più facilmente un First Responder, intervenendo rapidamente in caso di arresto cardiaco in attesa dell’arrivo dei soccorsi, attraverso le manovre di rianimazione cardiopolmonare e l’utilizzo del defibrillatore.

Mauro Occhi
Mauro Occhi

L’applicazione, ha spiegato il direttore sanitario dell’AUSL Mauro Occhi, “rafforza così la cosiddetta ‘catena di sopravvivenza’, fondamentale per aumentare le possibilità di esito favorevole per il paziente. In Valle d’Aosta i tempi di intervento sono buoni, ma le nostre ambulanze, anche a motivo della conformazione del territorio, arrivano 30 secondi dopo rispetto al resto d’Italia. Questa iniziativa è quindi un modo per aumentare ancora la tempestività di soccorso”. 

Come funziona l’applicazione

ValDAE non nasce dal nulla, ma ha dietro di sé un terreno fertile di sperimentazioni. “Già più di vent’anni fa eravamo partiti con un sistema di allerta dei First Responder tramite sms”, ha ricordato Luca Cavoretto, responsabile della Struttura Emergenza territoriale e Centrale Unica del Soccorso dell’AUSL. “Poi ci siamo resi conto che i messaggi non erano più uno strumento al passo coi tempi e abbiamo quindi creato quasi dieci anni fa un’applicazione, che però non rispondeva ancora alle nostre esigenze”. 

Luca Cavoretto
Luca Cavoretto

Decisivo è stato il contributo di un giovane dottore, già fautore di alcune sperimentazioni digitali a supporto del sistema di emergenza territoriale valdostano. Si tratta di Simon Grosjean, medico della Struttura Emergenza territoriale e Centrale Unica del Soccorso, che ha illustrato nel dettaglio come funziona l’applicazione. 

Il software su cui si basa è stato testato per la prima volta in Emilia-Romagna ed è ora utilizzato, oltre alla Valle d’Aosta, anche da Veneto e Marche. A testimonianza della volontà di varie Regioni di favorire l’applicazione della legge 116/2021 e di aumentare la sopravvivenza nei casi di arresto cardiaco, che scende del 10 per cento a ogni minuto che passa. 

Simon Grosjean
Simon Grosjean

L’adozione di questo strumento si inserisce qui in Valle d’Aosta in un contesto già favorevole. “Sono circa 180 l’anno i casi di arresto cardiaco in cui interveniamo”, ha illustrato Grosjean, “e la percentuale di RCP, ovvero di compressioni toraciche immediate, è del 76 per cento, di contro al 26 per cento nel resto d’Italia”. Ciò significa che quasi tutti iniziano a effettuare il cosiddetto ‘massaggio cardiaco’ in attesa dei soccorsi. 

In quasi un terzo degli interventi, inoltre, gli addetti ai lavori arrivano quando il DAE è già stato posizionato dai First Responder. Tutto questo rivela, secondo Grosjean, “quanto nel nostro territorio siano forti la cultura del mutuo soccorso e il senso di comunità che spingono le persone a intervenire per aiutare il prossimo, dal proprio vicino di casa a uno sconosciuto. Tra un anno, ci aspettiamo che questo dato aumenti ulteriormente, proprio perché grazie all’app potremo mettere la popolazione nelle condizioni di rendersi ancora più disponibile”.

App ValDAE

Se il 12 per cento degli interventi di soccorso per arresto cardiaco in Valle d’Aosta sono oltre i 1.500 metri, incrementando le difficoltà logistiche, i 500 DAE disseminati sul territorio costituiscono una quantità considerevole per la nostra piccola Regione.

Ora, ValDAE consente di sfruttare al meglio questa rete di DAE, attraverso alcuni semplici passaggi. Anzitutto, occorre scaricare gratuitamente l’applicazione da App Store o Google Play. Quindi, bisogna registrarsi con i propri dati e consentire la geolocalizzazione. In caso di emergenza, si riceverà così una notizia dalla CUS 118. 

“Ovviamente l’applicazione non geolocalizza le persone, ma il sistema manda un’allerta a chi si trova entro un certo diametro dalla zona dove si è verificato l’arresto”, ha assicurato Grosjean. A questo punto, è possibile accettare o declinare l’intervento: se si accetta, l’app guida al defibrillatore più vicino e poi sul posto il First Responder, che può seguire le istruzioni e restare in contatto con la Centrale fino all’arrivo dei soccorsi.

“Se il First Responder fa qualcosa di sbagliato nel soccorso”, ha aggiunto Grosjean, “è comunque tutelato dall’articolo 54 del Codice penale, che esclude ogni responsabilità per chi soccorre in buona fede”.

ValDAE Assessorato Sanità

L’applicazione vuole trasmettere, insomma, un messaggio preciso: il rischio più grande non è sbagliare, ma non fare nulla. Lo dimostra anche il successo dei test dell’app effettuati negli scorsi mesi sul territorio valdostano, che hanno coinvolto 500 First Responder intervenuti in più di 30 servizi reali.

In attesa di estendere, auspicabilmente, l’uso dell’applicazione anche ad altre patologie tempo-dipendenti, come traumi maggiori, anafilassi e ictus, ora l’obiettivo dell’Assessorato e dell’Usl è di diffondere il più possibile tra i cittadini la conoscenza di questo strumento. 

“Abbiamo già presentato il progetto alle associazioni di volontariato, agli enti locali e ai principali soggetti del territorio, a cui abbiamo distribuito materiali informativi”, ha concluso Cavoretto. “Il passaparola è fondamentale, ma speriamo di organizzare anche incontri sul territorio o nelle scuole per presentare lo strumento”. 




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 Elena Del Col

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