YouTube ha iniziato a offrire compensi milionari ad alcuni dei canali più popolari della piattaforma, a condizione che questi pubblichino i propri video in esclusiva per un periodo determinato. L’obiettivo, secondo persone a conoscenza della vicenda citate da Bloomberg e Business Insider, è arginare l’offensiva di Netflix, che negli ultimi mesi ha intensificato i tentativi di attrarre le star più seguite del settore video online.
Le trattative, ancora in corso e non finalizzate, prevedono due forme di compenso: un finanziamento diretto di alcuni programmi e la possibilità per i creator di ottenere una quota di importanti accordi pubblicitari negoziati dalla piattaforma. YouTube sarebbe già vicina alla firma con diversi partner, anche se al momento nessun accordo risulta ufficialmente chiuso.
Chi lavora con Netflix rischia l’esclusione
Chi invece decide di accettare le proposte di Netflix rischia di essere penalizzato. Secondo le fonti già citate, YouTube ha fatto sapere che i creator che pubblicano contemporaneamente sulle due piattaforme verranno esclusi dalle campagne di marketing e dagli eventi organizzati dall’azienda, oltre che dalla ripartizione dei proventi di alcune importanti collaborazioni pubblicitarie.
È un cambio di rotta significativo per Google: l’amministratore delegato di YouTube, Neal Mohan, aveva più volte sostenuto che i creator impegnati anche con la concorrenza finissero comunque per riportare pubblico verso la piattaforma. Nelle ultime settimane, però, il numero crescente di canali che pubblicano in contemporanea sui due servizi sarebbe stato giudicato un problema da affrontare direttamente.
L’offensiva di Netflix, da Alan Chikin Chow a Ms. Rachel
Netflix, dal canto suo, sta trattando con decine di creator, canali e programmi di punta, tra cui il talk show Hot Ones. L’azienda avrebbe già raggiunto accordi con personalità come Alan Chikin Chow e Nick DiGiovanni, che pubblicano i propri contenuti in contemporanea su entrambe le piattaforme.
Per i creator, la proposta di Netflix è allettante: permette di guadagnare cifre aggiuntive considerevoli per contenuti che comunque producono, e di raggiungere un pubblico nuovo, considerando che il servizio conta oltre 325 milioni di abbonati.
La strategia ha già dato risultati concreti: Ms. Rachel, show per bambini nato su YouTube, si è collocato tra i dieci titoli più visti di Netflix nel primo semestre dell’anno, davanti a nuove stagioni di serie come The Night Agent e The Lincoln Lawyer, pur essendo prodotto con un budget nettamente inferiore a quello di una produzione di prestigio.
Le resistenze: tempi stretti e sponsor da rimuovere
Non mancano tuttavia le resistenze. Diversi creator hanno scelto di non collaborare con Netflix, che richiede la consegna dei video con giorni di anticipo, una tempistica poco compatibile con il modo di lavorare di molti canali, e ha chiesto in alcuni casi la rimozione di sponsorizzazioni già presenti nei contenuti. Va inoltre ricordato che si parlerebbe di un’esclusiva temporanea, legata a una finestra di distribuzione, e non necessariamente di un vincolo permanente: né YouTube né Netflix hanno peraltro confermato ufficialmente l’esistenza dei programmi descritti dalle fonti.
Da concorrenti amichevoli a rivali dirette
Per vent’anni YouTube e Netflix sono stati concorrenti amichevoli, operando su mercati distinti: la seconda concentrata su produzioni di stampo hollywoodiano offerte in abbonamento, la prima leader indiscussa dei contenuti generati dagli utenti, fruiti soprattutto da mobile. I tentativi di YouTube di produrre contenuti originali propri non hanno mai dato risultati particolarmente significativi: uno di questi progetti, Cobra Kai, è poi diventato un grande successo proprio per Netflix.
Negli ultimi anni, però, i confini tra le due aziende si sono fatti più sfumati.
YouTube ha puntato con decisione sulla fruizione da televisore, diventando oggi il servizio più visto su questo tipo di schermi, e ha acquisito i diritti di eventi come gli Academy Awards — che trasmetterà gratuitamente ed in esclusiva globale dal 2029 al 2033 — e le partite della National Football League, di cui ha già trasmesso gratuitamente una gara in esclusiva mondiale nel settembre 2025. Netflix, che da tempo promuove i propri titoli su YouTube, ha acquisito le licenze di show per bambini molto popolari come CoComelon e Ms. Rachel, considerando gli YouTuber un modo efficace per attrarre un pubblico più giovane e aumentare il tempo speso sulla piattaforma. Nelle ultime settimane, secondo quanto riportato, Netflix avrebbe anche cominciato a testare video brevi, fino a venti minuti, dedicati a cibo e stile di vita, coinvolgendo anche alcune testate editoriali.
Cosa dicono gli utenti
Trattandosi per ora di un negoziato riservato, senza annunci ufficiali né nomi confermati, il pubblico generalista non ha ancora reagito in modo compatto: mancano dichiarazioni diffuse di spettatori o campagne social organizzate attorno alla vicenda. Il dibattito, più che tra gli utenti comuni, si sta consumando negli ambienti che seguono da vicino l’industria della creator economy, dove circola un’osservazione ricorrente: una parte crescente del pubblico non segue più una piattaforma in sé, ma la persona che produce i contenuti, ovunque questa scelga di pubblicare. È proprio questo spostamento di fedeltà dal canale al creatore ad aver reso i creator così centrali nella contesa tra le due aziende, e a spiegare perché entrambe siano disposte a spendere cifre così elevate pur di non perderli.
Cosa dicono i creator
Sul fronte dei creator coinvolti, il silenzio pubblico è quasi totale: né Alan Chikin Chow, né Nick DiGiovanni, né Sean Evans hanno commentato apertamente le trattative, e lo stesso vale per YouTube e Netflix, che non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali. È una riservatezza comprensibile, trattandosi di negoziati economici ancora aperti e potenzialmente vincolati da clausole di non divulgazione.
A intervenire pubblicamente sono stati piuttosto gli osservatori del settore, spesso creator essi stessi. Samir Chaudry, che con Colin Rosenblum conduce il seguito podcast The Colin and Samir Show dedicato all’industria dei creator, ha osservato che YouTube difficilmente potrà competere con Netflix a colpi di offerte economiche più alte, e che la vera arma a sua disposizione resta la possibilità di offrire ai creator un livello a pagamento costruito sull’audience che già possiedono sulla piattaforma. Secondo questa lettura, la vera partita non si giocherebbe tanto sulle cifre messe sul tavolo, quanto sul modo in cui ciascuna piattaforma riuscirà a integrare i creator nel proprio modello di business a lungo termine.
Resta il fatto, sottolineato da diversi commentatori del settore, che il baricentro del potere contrattuale si è spostato: per anni erano attori, registi e grandi produzioni televisive ad avere la meglio nelle trattative, oggi sono alcuni creator online, forti di community enormi e fidelizzate, a poter dettare condizioni a due colossi della tecnologia e dell’intrattenimento.
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