La vera novità non sta tanto nel ribadire che i sistemi di intelligenza artificiale possono commettere errori, circostanza nota con il termine allucinazioni, quanto nell’affermare che i contenuti generati dall’AI Overview nei risultati di ricerca sono contenuti propri di Google
Laura Turini
L’AI Overview è quel meccanismo di Google per cui, da circa due anni, a fronte di una nostra ricerca, ci viene presentata una risposta completa, incasellata in alto a sinistra all’interno di una apposita finestra.
Si tratta di una funzione molto apprezzata dagli utenti ma che ha messo in crisi molti siti e soprattutto i giornali, che hanno visto crollare il numero dei visitatori, non essendo più avvertita la necessità di andare a controllare la fonte primaria, una volta che si è ricevuta in un attimo una risposta pronta e confezionata.
Tutti la usano, forse anche senza saperlo, ma pochi si chiedono se le sue risposte siano davvero corrette.
È in questo contesto che si inserisce la recente decisione di un tribunale tedesco che potrebbe risvegliare l’attenzione di chi ancora ha ben compreso come funzioni un sistema di intelligenza artificiale e non si rende conto che può sbagliare.
Il 28 maggio 2026 il Landgericht München I, il tribunale regionale di Monaco, ha condannato Google ritenendolo responsabile per i risultati scorretti del suo sistema AI Overview.
La vera novità non sta tanto nel ribadire che i sistemi di intelligenza artificiale possono commettere errori, circostanza nota con il termine allucinazioni, quanto nell’affermare che i contenuti generati dall’AI Overview nei risultati di ricerca sono contenuti propri di Google.
Siamo di fronte a un provvedimento cautelare, quindi non definitivo, che quasi certamente Google impugnerà, ma intanto è esecutivo e non può essere ignorato. L’ordine prevede anche una sanzione di 250.000 euro per ogni violazione successiva e spese legali a carico del soccombente.
Già nel settembre 2025, il Tribunale Regionale di Francoforte, pur negandola nel caso concreto, aveva stabilito che in astratto non si potesse escludere la responsabilità di una piattaforma per i riassunti fatti dall’AI, mentre adesso si è fatto un passo ulteriore nel riconoscerla pienamente.
Il caso ha preso le mosse dalla contestazione di due case editrici che avevano scoperto che ricerche sul loro nome combinate con la parola “truffa” producevano, nei riepiloghi generati dall’AI Overview, una descrizione delle società come operatori di pratiche commerciali dubbie e poco trasparenti.
Nessuna di queste affermazioni compariva, però, nelle fonti citate e l’AI aveva avuto un’allucinazione, mescolando informazioni riguardanti altri soggetti realmente oggetto di contestazioni con i dati relativi agli editori, costruendo un profilo diffamatorio a partire da un errore di attribuzione tipico dei sistemi generativi.
Google si è difesa in modo classico, sostenendo che, in quanto Internet provider, non può essere ritenuta responsabile delle informazioni provenienti da siti web di terzi che si limita a riprodurre, potendo al massimo essere obbligata a rimuovere i contenuti solo dopo essere stata informata della violazione.
I motori di ricerca non sono editori, ma aggregano, indicizzano e collegano notizie, per cui sono irresponsabili dei contenuti che mostrano, sia sulla base del diritto americano che sulla base di quello europeo.
Nel dispositivo della causa n. 26 O 869/26 viene invece detto che gli AI Overview di Google non sono risultati di ricerca, ma dichiarazioni autonome prodotte da Google che, in quanto soggetto che le elabora, ne risponde direttamente.
È un passaggio fondamentale. Un motore di ricerca tradizionale si limita a rendere visibile e rintracciabile un contenuto altrui, mentre l’AI Overview sintetizza fonti multiple in un testo coerente e autonomo che, dal punto di vista dell’utente medio, appare come una risposta diretta di Google, non come un mero rinvio alle fonti citate.
Anche se Google non viene espressamente equiparato a un editore, il lavoro che svolge è simile a quello di un giornalista, che legge più documenti e produce qualcosa di nuovo, frutto del suo punto di vista e della sua personalità.
Il fatto che i materiali generati siano dichiarati espressamente prodotti dall’intelligenza artificiale non è stato ritenuto un argomento sufficiente a esonerare Google da responsabilità. Anzi, proprio il fatto che a generare le informazioni sia una macchina è stato motivo per non considerare in alcun modo, nel bilanciamento di interessi, il diritto di libertà di espressione che appartiene solo agli esseri umani.
Dopo essersi vista respinta questa prima linea difensiva, Google ha perso anche sul secondo argomento, quello per cui gli utenti possono verificare autonomamente le risposte dell’AI consultando le fonti indicate in calce alla sintesi.
Il tribunale ha, curiosamente ma giustamente, osservato che se gli utenti dovessero verificare le risposte dell’AI, questa non avrebbe alcuna utilità me soprattutto ha evidenziato che chi legge quei risultati li considera attendibili ed è questo il vero punto di svolta.
Il problema è la fiducia e quindi il potenziale inganno degli utenti.
Sappiamo che l’intelligenza artificiale sbaglia e che non ci si può fidare ciecamente dei suoi risultati, ma l’esperienza dimostra che c’è un affidamento pressoché totale.
Addirittura, nel corso di un processo, un avvocato, poi sanzionato, ha prodotto la risposta di ChatGTP come prova a sostegno delle sue ragioni.
Non solo le persone comuni, ma anche i professionisti si accontentano delle risposte date dall’AI e questo è davvero rischioso in un momento in cui lo sviluppo tecnologico non consente di potere fare questo balzo in avanti senza il rischio di cadere nel precipizio.
Google ha dichiarato di investire molto nella qualità degli AI Overview e di stare esaminando con attenzione la decisione, quasi certamente al fine di impugnarla, ma se questo orientamento venisse confermato potrebbe trovarsi costretta a correre a ripari non proprio banali.
Una prima opzione potrebbe essere ridisegnare gli AI Overview come semplici aggregatori di citazioni, rinunciando alla coerenza sintetica che ne costituisce il valore commerciale.
Questa ipotesi avvantaggerebbe molto proprio gli editori che lamentano un crollo del traffico in entrata, perché i loro contenuti vengono sintetizzati invece che visitati e sarebbe già un importante risultato.
La portata della decisione potrebbe però essere molto più vasta e obbligare Google a garantire l’accuratezza di miliardi di risposte generate ogni giorno da un sistema che per sua natura produce errori.
La decisione riguarda soltanto Google, ma gli stessi principi in essa contenuti possono applicarsi a tutti i sistemi di intelligenza artificiale che funzionano in modo analogo all’AI Overview se pure in forma più complessa e articolata, andando ad impattare sulla loro responsabilità.
L’affermazione per cui chi genera autonomamente un testo ne risponde direttamente come autore si potrebbe applicare in modo del tutto coerente a ChatGPT, Gemini, Claude, Perplexity, le cui risposte sono anch’esse testi elaborati in modo originale e non semplici indici di fonti esterne.
È presto per dire se Monaco rappresenti il primo capitolo di una nuova giurisprudenza europea o una pronuncia destinata a rimanere isolata, ma il principio che l’AI generativa è produttore di contenuti e non un canale neutro, sul piano concettuale appare convincente.
Capire il presente con il microscopio sul passato
La lezione di Ginzburg, maestro non ancora quarantenne, è che se vogliamo davvero capire il nostro passato dobbiamo studiarlo con il microscopio per far emergere gli indizi di ciò che la storia ufficiale, che è scritta da una parte, nasconde. Quindi la microstoria non è, come i suoi critici hanno cercato di insinuare, e come i suoi imitatori pigri hanno…
Il caso Angelo D’Orsi
A spiegare l’ambizione politica di Angelo D’Orsi non basta la pretesa di un docente universitario di avere un uditorio. Personalità e ambizione devono avere l’occasione di esprimersi. E l’occasione per D’Orsi è stata la polarizzazione del dibattito pubblico dopo l’invasione dell’Ucraina. Il D’Orsi politico è un prodotto della terza guerra mondiale a p…
Cosa c’è dopo Starmer
Questa non è più soltanto una elezione suppletiva. È un referendum anticipato sul futuro del Regno Unito. La domanda vera non riguarda solo Burnham. Riguarda il Labour. Può Burnham fermare Reform UK? Può tirare fuori il partito dal pantano in cui è finito pochi mesi dopo una vittoria elettorale schiacciante? Può restituire un senso politico a una maggio…
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Laura Turini
Source link



