Il governo vuole ridurre da 21 a 19 anni il “prosieguo amministrativo”, lo strumento che consente ai minori stranieri non accompagnati di completare percorsi di studio e integrazione. Associazioni e tutori denunciano il rischio di lasciare soli migliaia di giovani proprio nel passaggio più delicato verso l’età adulta
L’ultimo confine: il “prosieguo amministrativo” e la scure del governo sui sogni dei minori soli
Fahran ha 17 anni quando arriva in Italia, ultima tappa verso l’Europa della sua personale rotta balcanica, tra violenza e polvere. Con sè ha un unico, pesantissimo bagaglio: quello del cosiddetto “mandato famigliare”. Viene dal Pakistan, Fahran non è il suo vero nome, ed è stato spedito nel mondo, ragazzino un po’ bambino, per migliorare la vita sua e di chi è rimasto: mandando soldi a casa, a una famiglia numerosa.
Oggi ha 23 anni e un certo tocco nelle mani, cura e maestria. Ha passione e gentilezza. A Trieste lavora ormai stabilmente in saloni di alto livello come parrucchiere, “corteggiato” da un posto all’altro. I soldi li manda, a casa, e soprattutto è felice. “Se non avesse avuto la possibilità di continuare la sua formazione in sicurezza, accoglienza e protezione fino ai 21 anni, forse tutto questo non sarebbe stato possibile”, ragiona ad alta voce Titti Bongiorno.
Lei è una tutrice volontaria di minorenni stranieri non accompagnati, lo fa fin da quando questa figura, istituita dalla legge Zampa nel 2017, esiste. In 8 anni ha dato una mano ad almeno una sessantina di ragazzi (sono soprattutto maschi adolescenti a un passo dai 18 anni) che il gergo dell’accoglienza e delle leggi chiama “minori stranieri non accompagnati”, ragazzini arrivati in Italia e in Europa a volte da molto lontano senza una famiglia o adulti di riferimento.
“Perché?”. Il tono della voce è sorpreso, la domanda quasi aliena. “Semplicemente penso che sia giusto farlo”, dice a Nigrizia con un sorriso e un’alzata di spalle.
Il prosieguo amministrativo
Erjion è un amico di Fahran: stessa età, analogo percorso, viene anche lui dalla “rotta balcanica”. È albanese e allora a Trieste riesce ad arrivare in macchina, senza doversi nascondere, seduto al posto davanti. Oggi fa il cuoco in un ristorante di qualità, la famiglia lo viene a trovare in Italia, si permette persino di sognare – sì, come capita a chi ha 23 anni.
Il prosieguo amministrativo, richiesto per il suo percorso così come per quello di Fahran, è uno degli elementi che fanno ritenere la cosiddetta legge Zampa (47/2017) sulla tutela dei minori stranieri non accompagnati (MSNA) tra le più avanzate in Europa per diritti ed efficacia. L’articolo 13 prevede che il tribunale per minorenni, su richiesta spesso dei servizi sociali, possa decidere di estendere il supporto e l’accoglienza dei ragazzi (e delle ragazze) fino ai 21 anni.
Senza il prosieguo, invece, al compimento dei 18 anni si rischia di passare dalla tutela alla totale marginalità, perdendo il diritto all’accoglienza e le condizioni per concludere tirocini o corsi di studio.
MSNA in Italia
A fine aprile, secondo il monitoraggio del ministero del Lavoro, in tutta Italia ci sono poco più di 14mila MSNA: 88,44% ragazzi, 11.56% ragazze. Nel 2025 sono arrivati via mare 12.177 minori stranieri non accompagnati, il 18% del totale degli arrivi della rotta del Mediterraneo centrale (66.2962), il 39% in più rispetto al 2024 (8.752). Sono poco più di 2mila i e le MSNA arrivati via mare all’8 giugno 2026. Per gli arrivi della rotta balcanica, invece, non è dato sapere: non vengono diffusi dal ministero dell’Interno.
La maggior parte dei MSNA ha tra i 16 e i 17 anni (il 72% dei ragazzi). “Per tante persone il prosieguo è lo strumento per poi entrare nella vita adulta con una formazione scolastica completa e un percorso di integrazione solido”, spiega Renata Longo, tutrice e componente del direttivo di Tutori in Rete, la rete nazionale delle associazioni e gruppi informali di tutori volontari di Minori Stranieri Non Accompagnati nata nel 2021.
Frontiera 18
Save the Children la chiama “Frontiera 18”: lo spartiacque che, senza il prosieguo, rischia di trasformarsi in invisibilità, marginalità, a volte illegalità. “Compiere 18 anni e ritrovarsi di colpo senza un luogo dove abitare e aver concluso, per esempio, un tirocinio formativo che può dare sbocchi lavorativi significa di fatto piombare in una condizione di marginalità”, dice a Nigrizia Giusy D’Alconzo, responsabile delle politiche per l’infanzia e l’adolescenza di Save the Children Italia e coordinatrice del Tavolo minori migranti, un network di 23 organizzazioni che lavora per la piena attuazione della legge 47 del 2017.
“Senza questa misura molti giovani, che spesso arrivano in Italia tra i 16 e i 17 anni, verrebbero espulsi dai centri senza aver finito la scuola o un tirocinio, rischiando di finire nelle reti del lavoro nero o in circuiti di microcriminalità”.
Eppure il disegno di legge Immigrazione (S. 1869) di iniziativa governativa (del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e del suo collega alla Giustizia Carlo Nordio) attualmente assegnato in sede referente alla commissione Affari Costituzionali del Senato, punta proprio a intaccare un sistema raccontato oggi da persone e associazioni come virtuoso.
A lanciare l’allarme sono 27 organizzazioni della società civile, tra cui tra le altre ActionAid, Amnesty International, ARCI, Caritas, CNCA, Defence for Children International, Fondazione Migrantes, Save the Children, Tutori in Rete.
Tra le modifiche più allarmanti proprio la riduzione del prosieguo amministrativo da un massimo di 21 anni a un massimo di 19. “Spezzare a 19 anni un percorso di studi o professionale iniziato a 17 significa vanificare l’investimento fatto”, dice D’Alconzo. Il prosieguo garantisce un permesso per integrazione, e ridurlo significa “rendere difficilissima la conversione in permesso per lavoro, che richiede requisiti molto stringenti che un diciannovenne spesso non ha ancora”.
Significa discriminazione, poi, “perché creerebbe una oggettiva disparità di trattamento tra minori stranieri non accompagnati nel percorso della legge 47 e minori in affido in famiglia o a comunità di tipo familiare a seguito di allontanamento dalla famiglia di origine”, spiega ancora la referente di Save the Children.
Oltre al limite di età, il ddl prevede di spostare il baricentro delle decisioni sul rimpatrio assistito dal tribunale per i minorenni alla prefettura territoriale. “Sebbene resti anche l’autorizzazione del tribunale e i dettagli di come questo cambiamento avverrebbe strutturalmente ancora non ci sono, il cambio di competenza sposta la logica dalla tutela del minore al controllo dell’immigrazione”, dice Giusy D’Alconzo.
Una scelta politica, non un obbligo europeo
E no, l’Europa non c’entra. “Queste restrizioni sono una scelta politica nazionale e non derivano dal nuovo Patto Asilo e Migrazione dell’UE”, in vigore dal 12 giugno, “che anzi contiene principi di tutela per alcuni versi simili alla legge Zampa”, spiega ancora Giusy D’alconzo. “Non regge neanche la motivazione economica”, ragiona Titti Bongiorno.
Nigrizia ha chiesto al ministero del Lavoro i dati aggiornati: al 4 giugno 2026 i prosiegui amministrativi attivi in tutta Italia sono 2.213, a fronte di poco più di 14mila presenze. Il 17,4% a Catania, il 15,8% a Messina, il 10,7% a Caltanissetta, seguita al nord da Brescia con il 9,9% del totale.
“I dati sui prosiegui amministrativi sono registrati all’interno del Sistema Informativo minori stranieri non accompagnati (SIM) sulla base delle segnalazioni pervenute da parte dei Tribunali per i Minori nonché degli altri Enti Pubblici che gestiscono la presa in carico dei MSNA sul territorio”, spiega il ministero del lavoro. E quindi “potrebbero risultare non esaustivi rispetto al numero effettivo dei prosiegui amministrativi disposti dai singoli Tribunali per i Minori.
Sicurezza!
I numeri quindi cambiano da territorio a territorio, di tribunale in tribunale. Mentre a Trieste lo strumento del prosieguo amministrativo rappresenta nel 2024 – secondo il report “Nascosti in Piena Vista: cosa accade ai minori stranieri soli a 18 anni”, di Save The Children – il 4,6% dei 1601 totali, e nel 2026 scendono al 4%, “a Cagliari siamo riusciti nel tempo a ottenere con il tribunale una prassi”, dice Matteo Massa, tutore sardo: che per coloro che arrivano dopo i 17 anni e mezzo venga certamente richiesto il prosieguo. “È assurdo dover spiegare che un ragazzo in 6 mesi si è guadagnato e meritato il prosieguo di un percorso che praticamente non ha neanche iniziato, no?”, chiosa il tutore.
E il nuovo limite a 19 anni significherebbe “spezzare un corso professionale o di studio a metà”.
Dall’altra parte dello Stivale Piazza della Libertà, davanti alla stazione di Trieste – lì dove trovano accoglienza le persone che transitano in direzione dell’Europa grazie all’associazione Linea d’Ombra, Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi, e altre realtà – sta per smettere di essere “piazza del mondo”: il consiglio comunale ha infatti approvato uno stanziamento di 1 milione e 200mila euro per “costruire una gabbia attorno alla piazza”.
Come già con l’ex Silos, volontari e volontarie denunciano la volontà di far sparire le persone. Almeno dagli sguardi. Molti dei minori che passano da qui non ci pensano proprio a rimanere in Italia, né a essere intercettati dalle istituzioni: vogliono solo proseguire verso il nord Europa. Al momento i MSNA presenti sul territorio del Friuli Venezia Giulia sono poco più di 600, dice Titti Bongiorno.
Per – secondo l’ultimo monitoraggio fatto con l’associazione tutori del FVG, che ha recentemente firmato un protocollo con il tribunale per dare una mano alla cancelleria, 130 tutori. “Di che emergenza si va blaterando?”.
Il prosieguo, dice Bongiorno, “non è solo necessaria salvezza, ma anche il diritto al sogno”. Come nel caso di Umar, anche lui pakistano, ma arrivato in Italia prima di tanti anni, quando aveva ancora 14 anni. Più tempo, quindi. Anche quello necessario a scegliere di frequentare il liceo artistico, e un giorno forse l’università.
“Se non avesse avuto un tutore da subito sarebbe stato iscritto d’ufficio a una scuola professionale”, racconta Titti. Per lui, il prosieguo amministrativo oggi “non è solo un supporto economico, ma la possibilità di sognare un futuro paragonabile a quello dei suoi coetanei italiani, rompendo lo stereotipo del migrante destinato esclusivamente alla ‘bassa manovalanza’”.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
roberto.valussi
Source link





