Ci sono rischi che in azienda si vedono subito: un macchinario, un carico sospeso, una sostanza pericolosa, un’attività in quota. E poi ci sono rischi meno evidenti, più difficili da intercettare, perché non dipendono direttamente dall’ambiente di lavoro, ma dalle condizioni psicofisiche della persona. Tra questi rientrano anche le allergie respiratorie, patologie spesso considerate stagionali, leggere, quasi inevitabili, ma che possono incidere sulla qualità della vita, sulla produttività e, in alcuni casi, influire su aspetti come concentrazione, lucidità e prontezza di reazione, con possibili ricadute anche sulla sicurezza. È da questa consapevolezza che nasce “Allergie respiratorie e attenzione: strategie per ridurre i rischi invisibili”, il progetto promosso da Opella Healthcare Italy, che in provincia di Varese ha sede a Origgio, e sviluppato insieme a Società Scientifiche di Allergologia e Medicina del Lavoro, associazioni dei pazienti e dei consumatori, INAIL, AIAS – Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza sul Lavoro, clinici, medici competenti e realtà impegnate sui temi della prevenzione. Il documento è stato presentato a Roma in occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, all’interno di un convegno organizzato da Consumers’ Forum, con il patrocinio di INPS, AIAS, Federfarma e Fenagifar.
L’obiettivo è semplice e, allo stesso tempo, innovativo: portare nel mondo del lavoro una riflessione strutturata sul legame tra allergie respiratorie, eventuali effetti sedativi di alcune terapie, riduzione della vigilanza e rischio operativo. Un tema che, fino a oggi, è stato affrontato soprattutto in chiave clinica, ma che merita di entrare anche nel perimetro della prevenzione aziendale. “L’intuizione è nata dall’osservazione di un paradosso: le allergie respiratorie sono molto diffuse, ma raramente vengono considerate come un tema rilevante per la sicurezza sul lavoro – spiega Francesco Isetta, Public Affairs Head di Opella Healthcare Italy –. Come azienda attiva nel consumer healthcare e nell’automedicazione, abbiamo sentito la responsabilità di aprire una riflessione nuova, mettendo a disposizione competenze e capacità di attivare un confronto multistakeholder tra soggetti diversi. Il nostro ruolo è stato quello di rendere visibile un pericolo che, proprio perché poco evidente, rischia di restare fuori dai radar della prevenzione”.
Il punto centrale non è considerare l’allergia come un limite alla capacità lavorativa. Al contrario. La chiave del progetto è promuovere una gestione più corretta e consapevole della patologia, affinché il lavoratore possa essere informato, tutelato e nelle condizioni di svolgere la propria mansione in sicurezza. Le allergie respiratorie non trattate, infatti, possono provocare disturbi del sonno, affaticamento, riduzione della concentrazione, manifestazioni che potrebbero anche presentarsi in concomitanza con l’utilizzo di alcune tipologie di farmaci antistaminici. Oggi, grazie alla ricerca scientifica e all’innovazione, esistono principi attivi ad alta efficacia che non inducono sonnolenza, preservando pienamente le capacità attentive. Quando invece la sonnolenza prende il sopravvento, rallentando i tempi di reazione e compromettendo la vigilanza, è qui che il rischio diventa concreto. Non solo per chi guida mezzi pesanti, movimenta carichi, lavora in quota o conduce impianti complessi, ma anche per tutti quei contesti in cui attenzione, prontezza di riflessi e capacità decisionale sono parte integrante della sicurezza. Logistica, trasporti, edilizia, industria, agricoltura, servizi di emergenza, sanità e attività operative ad alta intensità sono tra gli ambiti più esposti. Ma il tema riguarda anche il cosiddetto presenteismo: persone presenti al lavoro, ma meno efficienti a causa di sintomi non gestiti o di un riposo compromesso.
I numeri aiutano a capire la portata del fenomeno. In Europa l’impatto economico della sola rinite allergica sulla produttività lavorativa è stimato tra 30 e 50 miliardi di euro l’anno. I sintomi possono ridurre in modo significativo l’efficienza lavorativa: il 61% dei pazienti riferisce disturbi del sonno. In Italia, la rinite allergica interessa circa il 20% della popolazione generale, ma una quota rilevante di persone non si cura o lo fa senza un adeguato inquadramento. La fotografia scattata da AIAS conferma quanto il tema sia ancora poco integrato nei sistemi aziendali. Una survey condotta tra marzo e aprile 2026 su 60 aziende italiane, appartenenti a diversi settori ad alta intensità operativa, evidenzia un divario tra consapevolezza e azione concreta: solo il 18% delle imprese ha inserito il tema delle allergie respiratorie nella valutazione dei rischi, mentre appena il 32% prevede una sorveglianza sanitaria sistematica. Ancora più limitata è l’attenzione agli effetti dei trattamenti: solo il 2% delle aziende ha procedure formalizzate per la gestione dei farmaci sedativi e circa l’80% non ha attivato iniziative di sensibilizzazione.
“Il dato più interessante è proprio questo: il rischio laddove percepito, non è ancora tradotto in strumenti, procedure e formazione – sottolinea Isetta –. Per questo il progetto non vuole creare allarmismo, ma cultura. Parlare di allergie respiratorie nei luoghi di lavoro significa dare più informazioni ai lavoratori, più strumenti ai medici competenti, più consapevolezza ai datori di lavoro. Significa rafforzare i sistemi di prevenzione, non appesantirli”. Il valore dell’iniziativa sta anche nel metodo. Opella ha promosso il progetto, ma il percorso è stato costruito attraverso il contributo indipendente di una rete ampia e multidisciplinare. Il documento “Allergie respiratorie e attenzione: strategie per ridurre i rischi invisibili” nasce, infatti, dalla collaborazione tra SIAAIC – Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica, ANMA – Associazione Nazionale Medici d’Azienda e Competenti, FederAsma e Allergie, Consumers’ Forum, clinici ed esperti di INAIL. A questo si aggiunge il lavoro di AIAS, chiamata a portare il tema dentro il linguaggio della sicurezza aziendale e a favorire una riflessione sull’integrazione delle allergie respiratorie nei processi di valutazione e prevenzione.
Le proposte contenute nel documento guardano a più livelli. Prima di tutto l’alfabetizzazione sanitaria, rivolta a cittadini, studenti, lavoratori, imprese e professionisti della salute, per aumentare la conoscenza delle allergie, dei trattamenti disponibili e dei possibili effetti sull’attenzione. Poi l’integrazione del tema nei corsi di salute e sicurezza sul lavoro, affinché i lavoratori siano più consapevoli delle possibili interazioni tra alcuni farmaci e la capacità di concentrazione. Centrale è anche il ruolo del medico competente, chiamato a valorizzare, durante le visite di sorveglianza sanitaria, eventuali condizioni allergiche e trattamenti assunti, soprattutto nelle mansioni a maggiore rischio. Tra le indicazioni emerge anche la proposta di rendere più immediata la comunicazione sui confezionamenti dei farmaci, attraverso pittogrammi capaci di segnalare in modo chiaro eventuali effetti sulla vigilanza, sul modello di altri simboli già noti ai cittadini. Infine, il documento richiama l’esigenza di migliorare il monitoraggio statistico, per capire meglio quanto sintomi allergici e farmaci possano incidere su assenteismo, infortuni e incidenti, compresi quelli in itinere. Per Opella, l’iniziativa si inserisce in una visione più ampia della salute come responsabilità condivisa. La mission “Health in your hands” richiama proprio l’idea di mettere le persone nelle condizioni di compiere scelte informate, accessibili e consapevoli. Un approccio coerente anche con il percorso dell’azienda, certificata B Corp e Società Benefit dal 2023. “Per noi questo progetto è un modo concreto di interpretare il nostro ruolo – evidenzia Isetta –. Non si tratta di parlare di un prodotto o di un brand, ma di partire dalle competenze che abbiamo maturato per contribuire a un impatto sociale positivo. La salute nelle mani delle persone significa anche rendere più semplice l’accesso alle informazioni, aiutare i cittadini a orientarsi e favorire un dialogo più maturo tra imprese, lavoratori, medici e Istituzioni”.
La prospettiva è quella di un percorso in evoluzione, con un lavoro di disseminazione verso le imprese, un’interlocuzione con INAIL, il coinvolgimento di AIAS per sviluppare strumenti utili alla comunità dei responsabili della sicurezza e dei medici del lavoro e l’ambizione di portare il tema anche nel dibattito europeo, all’interno del quadro Vision Zero dedicato alla prevenzione dei rischi lavoro-correlati. A livello aziendale, Opella intende inoltre farsi promotrice di attività di divulgazione e sensibilizzazione interna, anche in occasione della World Allergy Week (21-27 giugno 2026), per rendere i propri dipendenti più consapevoli dell’importanza di riconoscere i sintomi, gestire correttamente la patologia e conoscere le opzioni terapeutiche disponibili. “Il risultato più importante che ci auguriamo di generare – conclude Francesco Isetta – è un cambio di sguardo. Le allergie respiratorie non devono essere vissute come un problema da nascondere o come un ostacolo alla vita lavorativa, ma come una condizione che, se conosciuta e gestita correttamente, può essere affrontata efficacemente. È su questa consapevolezza che aziende, medici, lavoratori, Istituzioni e partner possono lavorare insieme, perché l’alfabetizzazione sanitaria è una condizione essenziale per rendere la prevenzione più completa, più moderna e più vicina alla vita reale delle persone”.
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Chiara Mazzetti
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