L’analisi della prassi operativa utilizzata dagli organi di polizia stradale evidenzia come errori e inesattezze nella rilevazione dei sinistri stradali siano molto più frequenti di quanto si tenda a credere, derivando principalmente da un approccio eccessivamente empirico e privo di basi scientifiche.
Tali errori e inesattezze, attinenti a tutte le fasi della rilevazione del sinistro (prime attività, rilievo fotografico, rilievo topografico, attività di polizia giudiziaria, ecc.), si riflettono in modo drammatico sulle fasi successive, compromettendo la corretta ricostruzione del sinistro stradale, potendo arrivare, nei casi più gravi, a falsare l’attribuzione delle responsabilità, civili e penali.
Fra l’altro nelle aule di tribunale si assiste frequentemente a un paradosso metodologico: le dichiarazioni testimoniali, per la loro natura discorsiva e suggestiva, godono spesso di una preferenza intuitiva rispetto alle risultanze oggettive e geometriche, anche laddove queste ultime dimostrino scientificamente l’impossibilità dei fatti narrati[1].
È quindi necessario che la rilevazione dei sinistri stradali, già a partire dalle prime attività sul luogo, sia effettuata applicando rigorosi accorgimenti metodologici.
L’importanza dell’attività dei first responder
La fase iniziale del rilievo di un sinistro stradale rappresenta il momento più delicato dell’intera attività investigativa.
Se l’intervento d’urgenza, quello effettuato dai first responder, non viene condotto con metodo, i dati raccolti risulteranno inevitabilmente incompleti o alterati e porteranno a falsare, in modo più o meno importante, le risultanze finali.
Sicuramente non è semplice per l’organo di polizia intervenuto sul posto riuscire a gestire attività concomitanti e in conflitto fra loro, come provvedere a isolare il teatro del sinistro dal contesto e contemporaneamente verificare la presenza di persone ancora all’interno dei veicoli ed eventualmente intervenire con tecniche di primo soccorso.
In particolare isolare il teatro del sinistro non è quasi mai semplice per vari motivi (tipologia dell’area, necessità che gli organi di soccorso possano entrare/uscire e compiere operazioni prioritarie, presenza di curiosi, arrivo di giornalisti sul posto, arrivo sul posto dei parenti della vittima con la salma ancora presente in caso di incidente mortale).
La classificazione degli errori nella rilevazione dei sinistri stradali
Gli errori, utilizzando questa parola in senso generale, commessi dagli organi di polizia stradale nella rilevazione dei sinistri stradali possono essere strutturati in quattro macro-fasi sequenziali:
- errori organizzativi (generali), legati alla gestione dei tempi di intervento, alla messa in sicurezza della scena e al coordinamento del personale che interviene sul luogo del sinistro;
- errori nella fase di rilevazione geometrica e fotografica, dovuti a inesattezze di misurazione, errata scelta dei punti di riferimento o documentazione visiva parziale;
- errori nella fase di acquisizione delle informazioni e della redazione degli atti di polizia giudiziaria, dovuti sia a vizi procedurali nell’escussione delle persone informate sui fatti ma anche a lacune e mancanza di professionalità specifica;
- errori nella fase di ricostruzione, legati a interpretazioni causali dovute alla mancanza di dati oggettivi solidi raccolti sul campo.
La differenza fra errori e inesattezze
Anche se in questa sede si utilizza la parola “errore” in senso generale, è fondamentale distinguere nettamente due concetti che, in ambito metrologico, descrivono anomalie di natura completamente differente.
| Categoria | Definizione | Esempi Pratici |
| Errore | Differenza intrinseca ed inevitabile tra il risultato di una misura e il valore vero del dato ricercato. È legato allo strumento o all’ambiente e non è evitabile, può solo essere ridotto al minimo. | Rotella metrica metallica che subisce dilatazione termica a causa delle temperature elevate.
Rotella metrica in plastica che tende a snervarsi ed allungarsi con l’invecchiamento. Utilizzo di strumenti economici o addirittura pubblicitari privi di certificazione e garanzia di precisione. Nel rilievo planimetrico con il metodo delle parallele non posizionarsi perfettamente perpendicolari. |
| Inesattezza | Rappresentazione grossolana e falsata di un dato. Dipende esclusivamente dall’operatore che effettua la misurazione ed è un fattore totalmente evitabile. | Trascrizione errata della lettura sul verbale (es. annotare 20.50 metri anziché 20.40).
Omettere la misurazione della posizione di un veicolo, costringendo a un successivo sopralluogo. Mancata georeferenziazione della posizione esatta dei testimoni rispetto al teatro del sinistro. Errata individuazione del punto di lettura della misurazione. |
Continuando a utilizzare la parola “errore” in senso generale va osservato come in ogni fase della rilevazione possano annidarsi errori specifici.
Gli errori specifici nella rilevazione fotografica
Sono frequenti i seguenti errori nella rilevazione fotografica, spesso dovuti alla mancanza di organizzazione di una fase in apparenza semplice, sensazione generata anche dalla facilità odierna di uso delle moderne macchine fotografiche elettroniche:
- mancanza di fotografie d’insieme e panoramiche. Limitarsi a fotografare solo i singoli preclude la visione d’insieme. Le riprese panoramiche sono indispensabili per documentare come i veicoli e i soggetti si relazionavano con la geometria stradale e l’ambiente circostante dalle varie visuali;
- assenza di rilievi fotografici dai punti di vista dei testimoni. Non fotografare la scena prospettica dalla posizione esatta dichiarata dal teste impedisce di verificare la reale visibilità del fatto da parte del teste stesso, e quindi la verifica della veridicità delle dichiarazioni in sede di giudizio;
- errato posizionamento della fotocamera rispetto ai veicoli. Per una corretta stima dei danni e, e monte, dell’energia d’urto (propedeutica al calcolo della velocità), l’obiettivo deve essere tenuto rigorosamente parallelo al terreno e perpendicolare alla fiancata del mezzo. Scatti angolati o distorti inficiano le tecniche di fotogrammetria forense.
Gli errori specifici nella rilevazione topografica (geometrica)
Fra gli errori specifici che possono essere commessi nella fase della rilevazione topografica (sovente chiamata geometrica, anche se la parola corretta sarebbe topografica) si elencano i seguenti:
- omissione di misurazione di alcuni elementi minori presenti sul teatro del sinistro. Spesso viene trascurato di rilevare, dal punto di vista topografico, lo stato della sede stradale (ammaloramenti, avvallamenti, ecc.) e della segnaletica orizzontale (era ben visibile? Era scolorita?), limitandosi a descrizioni generiche. Il posizionamento di tali elementi sulla planimetria risultante dal rilievo è invece determinante, se non altro per definire una eventuale responsabilità concorsuale dell’ente proprietario della strada per difetto di manutenzione o segnalazione;
- compilazione errata o incompleta della legenda. Una legenda carente rende i grafici planimetrici indecifrabili o interpretabili in modo ambiguo, proiettando incertezze invisibili, ma distruttive, sul successivo lavoro dei periti;
- scelta errata dei caposaldi di misurazione. L’uso di elementi precari o temporanei come caposaldi, in caso di misurazioni dirette, inficia la possibilità di verificare, qualora vi fossero contestazioni, il rilievo topografico. Devono essere scelti caposaldi immutabili (spigoli di edifici riportati in aerofotogrammetria, pilastri in cemento, ecc.). Semafori, pali dell’illuminazione pubblica o, peggio, paline della segnaletica, vanno usati con cautela perché soggetti a possibili mutamenti.
In generale: errori nelle attività di polizia giudiziaria
Basilare l’attività di ricerca e assunzione delle sommarie informazioni testimoniali (S.I.T.) che mira a cristallizzare le fonti di prova per il dibattimento.
L’attuale quadro normativo pur definendo i doveri e i poteri della polizia giudiziaria non codifica procedure metodologiche univoche con riferimento all’escussione dei testimoni.
Di conseguenza, le fasi di individuazione del teste, la scelta delle modalità di intervista investigativa, la scelta delle specifiche domande sono rimesse alla sensibilità dell’operatore di polizia, con il rischio di generare distorsioni che possono portare a falsare l’interpretazione dei fatti.
Gli errori prevalenti afferiscono essenzialmente a tre categorie:
- violazioni procedurali;
- mancanza di metodologia;
- mancata considerazione dei fattori psicologici e di distorsione dei meccanismi della memoria.
Le violazioni procedurali nell’attività di p.g.
Fra le violazioni procedurali la più frequente è la violazione dell’art. 199 c.p.p.: si omette di avvertire la persona informata sui fatti della facoltà di astenersi dal rendere informazioni in presenza di vincoli di parentela o coniugio con la persona indagata, inficiando così l’utilizzabilità dell’atto.
Il teste deve essere certamente escusso, ma preventivamente avvertito della facoltà di astensione.
La mancanza di una metodologia specifica nel recupero delle S.I.T.
Alcuni errori frequenti sono i seguenti:
- esclusione arbitraria di soggetti alterati. Non escutere i passeggeri del veicolo o conducenti terzi, solamente perché in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti, costituisce un grave errore investigativo. La valutazione sulla capacità e attendibilità del teste spetta esclusivamente al magistrato e non alla polizia giudiziaria in fase di rilievo;
- tendenza al preconcetto e conferme asimmetriche. Spesso gli operatori di polizia categorizzano prematuramente i testimoni come favorevoli all’una o all’altra parte, cercando conferme a un’ipotesi ricostruttiva già formulata mentalmente (bias di conferma) anziché operare con netta neutralità;
- omissioni formali nella verbalizzazione. Non specificare l’esatta posizione geometrica del teste, la sua professione (utile a valutare l’eventuale “ristrutturazione” tecnica del linguaggio ma anche l’utilità del teste stesso), i rapporti di conoscenza con le parti o le ragioni specifiche della sua presenza in quel luogo è sbagliato. Ancor più grave è la mancata verbalizzazione delle domande poste, utilizzando la formula “A.D.R.” (a domanda risponde), lasciando che l’avvocato o il giudice debbano dedurle dalle risposte fornite;
- mancato “congelamento” immediato del parco testimoni. Non identificare immediatamente tutti i testimoni presenti e non escludere tassativamente a verbale l’esistenza di altri testimoni apre la strada alla successiva e fraudolenta comparsa in giudizio di “testimoni di comodo”.
La mancata considerazione dei fattori psicologici e di distorsione dei meccanismi della memoria
Gli operatori di p.g. dovrebbero sempre considerare i seguenti fenomeni:
- fattore oblio e fattore ritardo nell’escussione. Rimandare l’assunzione delle informazioni per comodità d’ufficio è un errore critico. Il recupero della memoria è massimo nell’immediatezza del fatto; il passare del tempo, unito al cambiamento di contesto e alla perdita degli stimoli emotivi originari, accelera la dimenticanza dei dettagli essenziali, con il rischio di una ricostruzione, anche se genuina, falsata;
- meccanismi di ristrutturazione cognitiva; Il testimone rielabora comunque inconsciamente l’evento filtrandolo attraverso il proprio vissuto, la propria cultura, i valori personali e lo stato emotivo del momento. Persone diverse nello stesso punto descriveranno la medesima dinamica in modi difformi;
- influenzamento e post-event misinformation effect. Domande direttive, suggestive o anche solamente un atteggiamento non verbale (cenni, sguardi, segnali paralinguistici) da parte dell’intervistatore possono guidare involontariamente le risposte. Informazioni fuorvianti fornite all’intervistato dopo l’evento si integreranno quindi stabilmente nel ricordo originario, alterandolo in modo irreversibile;
- valutazione della credibilità del teste basandosi su criteri non oggettivi. Per esempio si tende erroneamente a considerare più attendibile un testimone adulto rispetto a un minore, oppure un teste che si mostra sicuro di sé e che fornisce una sovrabbondanza di dettagli secondari, sebbene la ricerca scientifica dimostri che tali fattori non siano correlati con l’accuratezza oggettiva del ricordo.
Conclusioni
Prevenire gli errori nella rilevazione dei sinistri stradali è possibile essenzialmente tramite:
- individuazione di metodi rigorosi relativi a tutte le fasi della rilevazione del sinistro (rilievo fotografico, rilievo topografico, rilievo descrittivo, attività di polizia giudiziaria, attività successive);
- formazione e addestramento specifico sulla tematica che portino all’acquisizione di capacità e procedure operative robuste, a prova di errore.
In questo modo oltre che rendere un servizio alla giustizia si tuteleranno gli operatori di polizia da possibili responsabilità (penali, civili, amministrative, erariali).
[1] «Dopo lustri di attività spesa nel ricostruire sinistri mediante cognizioni di pura tecnica, tante volte abbiamo constatato che tutto quel lavoro, che pure esprimeva una lunga, diligente e spesso affannosa ricerca del vero, non serviva a niente solo perché un teste aveva dichiarato cosa che contrastava con le risultanze del nostro lavoro. Nulla importava che quel teste dicesse cose in contrasto con altre verità scientificamente dimostrabili, dal momento che le sue affermazioni erano prevalenti per principio e per facilità di comprensione», Paolino Ferrari, Infortunistica stradale scientifica, Giuffrè, Milano 1964. Lo stesso concetto si ritrova in François Gorphe, La critique du témoignage, Dalloz, Paris, 1924 – «I testimoni sono gli occhi e le orecchie della Giustizia. Da quando ci sono uomini che hanno preteso di rendere giustizia, si sono serviti della testimonianza come del modo di prova più agevole e comune».
Sergio Bedessi
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