Non solo la presentazione di un libro, ma un invito ad ascoltare e a cambiare prospettiva e sguardo sul fenomeno delle migrazioni. È stato questo il filo conduttore della serata che si è svolta ieri a Materia, dove è stato presentato “Dove il cielo tace”, il volume curato da Debora Campanile che raccoglie le storie di otto persone richiedenti asilo provenienti da diversi Paesi del mondo e inserite nel SAI, il sistema di accoglienza e integrazione. L’incontro ha rappresentato il primo appuntamento pubblico nato dalla collaborazione tra il Tavolo Buona Accoglienza di Varese, Materia e VareseNews, un percorso che nei prossimi mesi proporrà eventi, approfondimenti e contenuti dedicati ai temi dell’accoglienza e dell’inclusione. Una collaborazione che nasce dalla volontà condivisa di “cambiare la narrazione” sulle migrazioni e offrire punti di vista diversi rispetto a un tema spesso affrontato attraverso stereotipi e semplificazioni.
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Il Tavolo Buona Accoglienza e la sfida di una nuova narrazione
A raccontare il senso del progetto è stato Lorenzo Fronte, coordinatore del Tavolo Buona Accoglienza, una rete che riunisce organizzazioni del terzo settore impegnate nell’accoglienza di persone provenienti da Paesi terzi.
«L’obiettivo – ha spiegato – è superare le contrapposizioni che spesso caratterizzano il dibattito pubblico: da una parte la rappresentazione dei migranti come una minaccia, dall’altra una visione esclusivamente assistenziale. Ci interessa capire che abbiamo a che fare con persone e dunque è importante conoscere storie, percorsi e individualità dietro ai numeri».
Le storie dietro i progetti di accoglienza
Il cuore della serata è stato il dialogo con Debora Campanile, educatrice nei progetti SAI gestiti dalla cooperativa Intrecci, realtà attiva da oltre vent’anni nell’ambito dell’accoglienza e dei servizi sociali.
Campanile ha raccontato che l’idea del libro è nata proprio dalla volontà di fermarsi ad ascoltare le persone oltre gli aspetti burocratici che caratterizzano i percorsi di accoglienza: «Spesso vediamo le persone inserite in un progetto come documenti da ottenere, corsi da frequentare, tirocini da svolgere. Io volevo chiedere semplicemente: chi sei? Chi eri prima del viaggio?».
Da queste conversazioni sono nate le otto storie raccolte nel volume, che attraversano Somalia, Ucraina, Perù, Sierra Leone, Pakistan ed Egitto. Racconti diversi tra loro ma accomunati da un elemento: la volontà di restituire identità e dignità a persone che troppo spesso vengono descritte soltanto attraverso la loro condizione di migranti o richiedenti asilo.
Oltre il viaggio, la persona
Uno dei temi emersi con maggiore forza durante l’incontro è stato il rischio di ridurre queste vite al solo momento della fuga o dell’arrivo in Europa. Debora Campanile ha spiegato come, nelle interviste raccolte per il libro, molte persone tendessero inizialmente a raccontarsi partendo proprio dal viaggio, quasi che tutto ciò che era accaduto prima fosse stato cancellato. Da qui la scelta di riportare l’attenzione sulla loro infanzia, sugli affetti, sulle passioni e sui sogni coltivati prima della partenza.
Un lavoro che ha permesso di far emergere non solo il dolore e le difficoltà, ma anche la ricchezza delle esperienze personali, dei legami familiari e delle culture di provenienza. Aspetti che durante la serata sono stati evidenziati anche attraverso la lettura di brani del libro a cura dell’attore Andrea Gosetti.
Accoglienza come relazione
Tra i temi affrontati anche il ruolo dei progetti SAI, illustrato da Chiara Ossuzio, coordinatrice di un progetto di accoglienza della cooperativa Intrecci. Ossuzio ha ricordato come il sistema punti a favorire percorsi di autonomia attraverso l’insegnamento della lingua, l’inserimento lavorativo e il sostegno all’inclusione sociale.
L’accoglienza, è emerso più volte nel corso dell’incontro, non può essere ridotta alla sola gestione di pratiche e servizi. Richiede ascolto, prossimità e la capacità di costruire relazioni significative tra chi arriva e le comunità che accolgono.
Un concetto ripreso anche dall’assessora ai Servizi sociali del Comune di Samarate Cinzia Castiglioni, intervenuta durante la serata, che ha definito l’accoglienza come la costruzione di “ponti” tra persone e comunità, capaci di generare opportunità e arricchimento reciproco.
“Non numeri, ma persone”
La conclusione della serata è stata affidata alle parole dell’epilogo del libro, lette dalla stessa autrice. Un testo che sintetizza il senso dell’intero progetto: non spiegare le migrazioni attraverso statistiche o categorie, ma partendo dall’ascolto delle persone.
«Le voci che troverete tra queste pagine sono vere, non sono eroi, non sono numeri, sono persone – scrive Debora Campanile. Un messaggio che rappresenta anche la direzione del percorso avviato da Tavolo Buona Accoglienza, Materia e VareseNews: creare occasioni per conoscere, comprendere e raccontare una realtà complessa senza semplificazioni, mettendo al centro le storie e l’umanità di chi le vive.
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