Lo Stato spende 1.200 miliardi e le tasse aumentano


La fotografia scattata dalla Corte dei Conti sul Rendiconto generale dello Stato per il 2025 restituisce l’immagine di una macchina pubblica che continua a muovere volumi finanziari giganteschi. A fronte di stanziamenti complessivi che sfiorano i 1.200 miliardi di euro, la pressione fiscale aumenta e il deficit resta nell’ordine delle decine di miliardi, nonostante il miglioramento registrato rispetto agli anni precedenti.

La Relazione allegata al giudizio di parificazione, prevista dall’articolo 100 della Costituzione, rappresenta lo strumento attraverso il quale la magistratura contabile riferisce al Parlamento sulla regolarità della gestione finanziaria dello Stato, sui risultati conseguiti e sulle eventuali criticità che richiedono interventi correttivi. L’analisi si inserisce in un contesto definito dalla stessa Corte come caratterizzato da instabilità geopolitica e incertezza economica, mentre il nuovo Patto di stabilità europeo e il Piano strutturale di bilancio impongono una più rigorosa selezione della spesa e una rapida attuazione degli interventi previsti dal PNRR.

Deficit in calo, ma restano 69,4 miliardi di rosso

Sul fronte dei conti pubblici emerge un miglioramento rispetto agli esercizi precedenti. L’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche è sceso al 3,1% del Pil, rispetto al 3,4% del 2024 e al 7,1% del 2023.

In termini assoluti il deficit si è attestato a 69,4 miliardi di euro, con un miglioramento di 4,4 miliardi rispetto all’anno precedente. Il saldo primario è tornato positivo per 17,8 miliardi, ma il peso degli interessi continua a crescere. Nel 2025 la spesa per interessi passivi ha infatti raggiunto 87,1 miliardi di euro, pari al 3,9% del Pil.

Parallelamente è aumentata anche la pressione fiscale, passata dal 42,4% al 43,1% del Pil, segnalando come il miglioramento dei saldi continui a poggiare anche su una maggiore capacità di prelievo da parte dello Stato.

Le entrate fiscali sfiorano i 662 miliardi

Le entrate finali dello Stato hanno registrato accertamenti per 783,2 miliardi di euro, superando le previsioni iniziali del 3,8%. I versamenti effettivamente incassati hanno raggiunto quota 741,2 miliardi, in crescita del 3,6%.

La componente dominante resta quella tributaria, che rappresenta l’84,5% delle entrate finali. Gli accertamenti fiscali hanno raggiunto 661,9 miliardi di euro, mentre i versamenti sono saliti a 642,3 miliardi.

Tra le imposte dirette, l’IRPEF ha registrato una flessione del 2,9% negli accertamenti, effetto della revisione delle aliquote e della trasformazione del taglio del cuneo fiscale in detrazione d’imposta. In direzione opposta si muove invece l’IRES, cresciuta del 4,4% fino a 65,1 miliardi di euro. Ancora più marcata la crescita delle imposte sostitutive e delle ritenute sui redditi di capitale, aumentate del 15%.

Sul versante delle imposte indirette, l’IVA mostra una lieve flessione negli accertamenti ma registra un aumento dei versamenti, saliti a 195,1 miliardi di euro. Le accise energetiche consolidano invece incassi per oltre 29 miliardi.

Lotta all’evasione sempre più digitale

La Corte evidenzia anche un rafforzamento dell’attività di controllo. Nel 2025 gli accertamenti ordinari eseguiti sono stati 223.647, in aumento del 18% rispetto all’anno precedente, mentre la maggiore imposta accertata è salita a 16,5 miliardi di euro.

Particolarmente rilevante il ruolo degli strumenti automatizzati. I controlli digitali rappresentano ormai il 61,2% dei risultati finanziari complessivi dell’attività di verifica dell’Agenzia delle Entrate, per un valore pari a 19,4 miliardi.

Anche la Guardia di Finanza ha intensificato le verifiche, rilevando violazioni per 6,7 miliardi di euro nelle imposte sui redditi e per oltre 1,4 miliardi in materia di IVA.

Quasi 900 miliardi di spesa impegnata

Sul lato delle uscite emergono le dimensioni effettive dell’intervento pubblico. Gli stanziamenti iniziali di competenza per il 2025 ammontavano a 1.199,5 miliardi di euro, mentre gli impegni complessivi di spesa finale hanno raggiunto 896,4 miliardi.

La spesa netta primaria ha toccato 656,9 miliardi di euro, con una crescita dell’1% rispetto all’anno precedente. Oltre il 69% della spesa corrente netta continua a concentrarsi in quattro grandi aree: autonomie territoriali, previdenza, diritti sociali e famiglia, istruzione scolastica.

Nella spesa in conto capitale prevalgono invece gli interventi destinati alla competitività delle imprese, ai trasporti e alla difesa.

Investimenti concentrati su trasporti e difesa

Gli investimenti diretti dello Stato mostrano un andamento positivo. Gli impegni hanno raggiunto 24,1 miliardi di euro, con un incremento del 12%, mentre i pagamenti sono aumentati del 16,6%, arrivando a 23,4 miliardi.

Migliora anche la capacità di realizzazione della spesa, salita dal 56,3% al 64,5%. Tuttavia la distribuzione delle risorse resta fortemente concentrata: l’82% dei pagamenti complessivi per investimenti è assorbito da difesa, sicurezza e infrastrutture di trasporto stradale e ferroviario.

Garanzie pubbliche per 293 miliardi

Un altro elemento evidenziato dalla Corte riguarda la crescita degli strumenti di intervento indiretto dello Stato nell’economia. Lo stock complessivo delle garanzie pubbliche ha raggiunto 293 miliardi di euro, pari al 13% del Pil.

La componente legata alle misure emergenziali introdotte durante la pandemia continua a ridursi, ma cresce quella strutturale, arrivata a 223 miliardi, con un incremento del 160% rispetto al periodo precedente al Covid.

Tra gli strumenti principali figurano il Fondo di garanzia per le PMI, il Fondo prima casa e il programma Archimede gestito da SACE, che ha quasi triplicato la propria dimensione raggiungendo 11,8 miliardi di euro.

Bonus edilizi ancora dominanti nei crediti d’imposta

Nel 2025 l’utilizzo dei crediti d’imposta in compensazione ha raggiunto 67,3 miliardi di euro. Di questi, 44,1 miliardi sono riconducibili ai bonus edilizi, che continuano a rappresentare circa due terzi dell’intero sistema delle compensazioni fiscali.

I controlli dell’Agenzia delle Entrate hanno riguardato quasi 12 mila posizioni. Le verifiche hanno portato a sequestri per 348 milioni di euro legati ai bonus edilizi, mentre le cessioni non ammesse hanno raggiunto 851 milioni. Attraverso la sospensione preventiva dei modelli F24 sono stati inoltre bloccati oltre 4 miliardi di crediti ritenuti sospetti.

La Guardia di Finanza segnala la presenza di schemi fraudolenti articolati, caratterizzati da lavori mai eseguiti, cessioni multiple di crediti inesistenti, trasferimenti all’estero e successivi reinvestimenti anche in criptovalute.

Patrimonio dello Stato ancora in peggioramento

La Relazione si chiude con un dato che conferma le difficoltà strutturali della finanza pubblica. Nel 2025 il patrimonio dello Stato registra un peggioramento di 152 miliardi di euro, sostanzialmente in linea con il deterioramento di 151 miliardi rilevato nel 2024.

La Corte segnala inoltre persistenti problemi nella valorizzazione di diverse componenti patrimoniali previste dai criteri contabili europei. Tra queste figurano le opere permanenti destinate alla difesa nazionale, il demanio naturale, i brevetti, i diritti d’autore e alcune passività pensionistiche, elementi che continuano a rendere incompleta la rappresentazione del patrimonio pubblico.

Enrico Foscarini, 24 giugno 2026

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