Un mondo fuori controllo | LibertàEguale


di Giovanni Cominelli

da Italia Oggi 24 giugno 2026

 

ll lato occasionale degli insulti trumpiani a Giorgia Meloni ha una sola causa: Trump ha subito una cocente sconfitta in Medio Oriente. Donde il nervosismo, sfogato di volta in volta contro i capi di governo europei, Meloni compresa. Se l’idea era quella di fare l’America “di nuovo grande”, l’ha ridotta a “mai così sola”. Il Presidente sta perdendo egemonia, sta perdendo forza. Ma c’è un lato storico della vicenda, soltanto a partire dal quale è possibile decifrare gesti, altrimenti interpretabili solo come follia. Nella quale sta nascosta sempre della razionalità, ancorché perversa. Dal 1989 è incominciata una deriva incontrollabile delle placche tettoniche della geopolitica mondiale. Come scrive Alessandro Colombo nel libro “Il suicidio della pace”, siamo entrati in “un mondo fuori controllo”. Il vecchio ordine mondiale è collassato: una grande potenza in ridimensionamento: altra e altre correlativamente in ascesa (“la trappola di Tucidide” è un’espressione che, uscita dalla penna di Graham Allison, è finita in bocca anche a Xi Jinping); potenze regionali in cerca di spazi “oltre” i confini; un aumento accelerato del riarmo, come dimostrano le cifre fornite dal SIPRI… La guerra è tornata come possibilità politica concreta nell’orizzonte del mondo. E’ in atto (lo aveva scritto Samuel Hungtington nel 1993) la “de-occidentalizzazione del mondo”: “L’Occidente non ha conquistato il mondo con la superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione, ma attraverso la sua superiorità nell’uso della violenza militare. Gli occidentali lo dimenticano spesso, i non occidentali mai”.

Ecco perché oggi questo “Occidente” è percorso da linee di faglia profonde. Sta nascendo il Medio-Occidente europeo, da cui l’Estremo Occidente americano si sta allontanando.

Comprendere a fondo questa nuova realtà non è un’impresa facile, in primo luogo per le classi dirigenti, che hanno costruito la propria visione del mondo e il proprio pensiero strategico nel corso degli anni che precedono la grande anarchia internazionale. Si è generata così una grande divergenza tra la realtà presente e il cervello collettivo delle classi dirigenti, delle società civili, dei cittadini-elettori, degli individui. Colombo la chiama “inerzia cognitiva”: le rappresentazioni costruite per forgiare il passato pretendono di valere anche per il presente e il futuro prossimo. E’ una pigrizia umanissima, da sempre. Le rotture epistemologiche sono sempre dolorose, fin dall’epoca di quella copernicana. La prima rappresentazione inerte è quella dell’euro-atlantismo. Ancora in questi giorni Giorgia Meloni e Tajani l’hanno rivendicata polemicamente rispetto a Trump, accusato di incoerenza e di infedeltà. Il fatto è che la NATO è un’architettura del bipolarismo post-bellico. La formulazione classica delle sue finalità, attribuita a Lord Hastings Ismay, primo segretario generale della Nato, era: “to keep the Russians out, the Americans in, and the Germans down” (tenere i Russi fuori, gli Americani dentro e i Tedeschi sotto”).

Se il pilastro sovietico del bipolarismo è franato e se quello americano, avendo preteso negli anni ’90 di portare da solo il peso del mondo, oggi prende atto che non ha più né l’egemonia né la capacità di minaccia, la NATO entra in crisi politica, prima che militare. Sotto il “Ponte atlantico” di Giorgia Meloni scorre ora solo un fiumiciattolo. D’altronde, l’atlantismo è stato da lei usato in questi anni principalmente in due modalità: come foglia di fico per coprire un europeismo talmente tiepido che continua a difendere con il diritto di veto in sede europea; come tentativo velleitario di creare una sorta di internazionale sovranista, leader lo stesso Trump. Ma, come Giovanni Orsina ha sostenuto ripetutamente, l’Internazionale sovranista è un ossimoro. C’è sempre qualcuno più sovrano di te.

La seconda pigra rappresentazione del mondo è, appunto, quella nazionalista/sovranista: il ritorno agli Stati sovrani. In realtà, gli Stati europei non hanno mai cessato di essere sovranisti al massimo grado, a partire da quelli che possiedono l’arma nucleare e che, per inerzia della storia, continuano a disporre di un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza dell’Onu. Potevano farlo, perché, comunque, c’era chi governava il mondo anche per loro. Affinché i sovranismi funzionino, occorre sempre che qualcuno sia sovrano dei sovranismi. Se tutti pretendono di essere sovrani allo stesso modo, l’esito è un’anarchia pre-bellica. Dunque: fallimento del sovranismo/nazionalismo.

E qui, però, torniamo al punto irrisolto e denso di pericoli mortali: se il mono-polarismo liberale è fallito, se quello egemonico è alle corde, se il multilateralismo proposto da Xi Jin ping e da Putin all’ombra dei Brics appare come la copertura retorica di nuove velleità egemoniche, quale nuovo ordine westfaliano del mondo è possibile? Papa Leone XIV insiste, in linea con i predecessori, sulla “comunità internazionale”, la cui costruzione passa per la difesa della “Magnifica Humanitas”, quale unica base possibile per un nuovo ordine realistico. Parafrasando Kant, si può affermare che un ordine mondiale senza una comunità umana universale sottostante è “cieco”, ma anche che una comunità umana senza ordine politico-giuridico resta “vuota”. Questo appello al realismo, fuori dalle utopie e al di qua del cinismo, è la voce più saggia oggi al mondo.


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