#Finsubito news dalla rete – Nembrini e la JobsAcademy sul lastrico, l’insegnante non pagato: «Mi sentivo ispirato da lui, ora mi devono 70 mila euro. La Regione intervenga»


di
Donatella Tiraboschi

Il racconto di un professionista che, come molti altri, vuole restare anonimo: «Era davvero diventato un modello formativo di successo, siamo andati avanti perché ci dicevano che ci avrebbero pagato e per gli studenti»

C’era una volta una macchina che funzionava. Così racconta chi la faceva girare dall’interno: un responsabile di progetto della fondazione Its JobsAcademy (Jac), un giovane imprenditore bergamasco e collaboratore esterno che, in anonimato, racconta la sua esperienza: «Era davvero diventato un modello formativo innovativo ed efficace, di grande successo. A un certo punto, eravamo diventati una macchina vera, coordinata. Con i colleghi eravamo affiatati, lavoravamo insieme da tre, quattro anni. Poi tutto si è inceppato».

I responsabili di progetto sono la cinghia di trasmissione tra la fondazione Jac, che si occupa di formazione professionale, e le aule. Cinque professionisti esterni, ciascuno con la propria area di competenza (marketing e comunicazione, risorse umane, digital marketing, energia e building, informatica), stendevano ogni anno un piano biennale di materie e ore di lezione che la Regione Lombardia approvava e finanziava. Poi toccava a loro trovare i docenti, costruire il calendario e seguire gli studenti. «Ma dal punto di vista economico, in quanto collaboratori esterni, non vedevamo né sapevamo niente. Definivamo i nostri contratti e quelli dei docenti, tutti gli impegni presi e controfirmati da Jac venivano poi presi in carico dall’amministrazione».




















































Oggi lamentano arretrati da decine di migliaia di euro e viene da chiedersi perché lo facessero. «Era bello metterci a disposizione di ragazzi che crescevano — ribatte il testimone —. Avevamo anche una certa libertà nel proporre un programma e dei docenti. Un bel lavoro che dava soddisfazioni e permetteva agli studenti di avere competenze subito spendibili sul mercato del lavoro». Anche i docenti, quasi tutti con partita Iva, fatturavano alla fondazione e sono rimasti senza compensi. In una lettera, 14 di loro hanno precisato che il mancato pagamento «da febbraio 2026» riguarda i dipendenti, mentre per i professionisti gli arretrati risalgono all’inizio del 2025. Si parla di crediti tra i 10 e i 50 mila euro a testa fino ad arrivare ad 80 mila. Il professionista-testimone ne rivendica per sé circa 70 mila, tra arretrati e prestiti all’organizzazione mai restituiti, di cui una decina recuperati in sede giudiziale da una della altre fondazioni del gruppo. «Di questi dieci la maggior parte sono andati in spese legali», puntualizza. Poi sono arrivati altri creditori a battere cassa: «Come in un fallimento, ti spartisci le briciole in proporzione e pare ci siano crediti molto superiori al mio». E il danno non si ferma a lui: «Io ho coinvolto una ventina di persone che non sono state pagate per un anno, e per ognuno di noi è così».

Racconta di aver conosciuto il founder, Daniele Nembrini, nel 2018: «Mi ha sempre ispirato tantissimo. Una persona con una visione molto in là e con uno spirito solidaristico spiccato. Ha costruito moltissimo ed è davvero triste vedere questa deriva». L’ambiente dirigenziale? «Negli ultimi anni spesso sono cambiati i vertici creando qualche disagio dal punto di vista operativo e amministrativo, ma non mi sento di puntare il dito sui presidenti o direttori di Jac, tutt’altro». I responsabili di progetto hanno resistito per mesi. «Andavamo avanti perché ci rassicuravano che i pagamenti sarebbero arrivati, ma soprattutto perché senza di noi i ragazzi non avrebbero potuto diplomarsi».

Il testimone ha smesso di collaborare con Jac nel settembre 2025, ma la disaffezione era arrivata qualche mese prima con un’impostazione commerciale di vendita dei corsi dal suo punto di vista un po’ troppo aggressiva. Il danno più grosso è per i ragazzi. Apre il cellulare e mostra il messaggio di un genitore preoccupatissimo. «Ora i miei studenti sono indietro di due mesi di lezioni e non hanno ancora il diploma», dice. Li segue dal primo anno e si sente responsabile. Hanno però versato le tasse. C’è chi aveva sottoscritto il percorso triennale Its più università, a circa 5 mila euro l’anno: 15 mila euro in tutto, con la promessa di un titolo e di un lavoro. «I progetti sono belli, i ragazzi trovano lavoro. Gestiti bene sarebbero stati veramente un gioiellino».

L’ultimatum dato dalla Regione alla fondazione è in scadenza e i responsabili di progetto vorrebbero mettersi a disposizione. Chiedono due cose: che si riconoscano gli arretrati, anche con un intervento diretto della Regione, «che mi risulta — sostiene il testimone — essere debitrice nei confronti di Jac di oltre 4 milioni, di cui oltre un milione immediatamente esigibili che potrebbero essere usati per il saldo dei professionisti». L’altra richiesta è che gli studenti non vengano lasciati a metà strada. Sul soggetto che gestirà la ripartenza non fanno questioni: «Può essere un commissario, un nuovo ente, o una nuova società, l’importante è che siano altri». Alla fondazione attuale dicono di non credere più: «La fiducia professionale è intaccata». Ma la loro disponibilità è netta. «Ripartire con noi significa essere molto più veloci e efficaci nel gestire calendari, docenti ed esami per i diplomandi». E la conclusione è un’offerta: «Se ci diamo da fare con la garanzia della Regione, in un paio di mesi i ragazzi si diplomano. Ne sono certo. È un dovere morale che sentiamo di dover onorare».

Contattata, la fondazione si riserva di replicare e, rispetto all’ultimatum della Regione, sostiene che darà risposte entro i tempi imposti.

26 ottobre 2026


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