Il muro di gomma dei gesuiti sugli abusi


I gesuiti lo sapevano certamente, e ben prima del 2010: negli anni Ottanta qualcuno aveva parlato, ancora prima che io entrassi nel Meg, e così negli anni Novanta; poi Annalisa Corrado nel 2003 ha raccontato ai responsabili del movimento quel che le era successo. Sapevano e non hanno fatto nulla, alla fine lo hanno soltanto spostato all’Aquila, dove comunque non era sotto controllo. Il problema per i gesuiti non era che accadesse, ma che noi ne parlassimo

Olivia Scuppa

«È successo anche a me: anche io sono una vittima di Sauro De Luca». Olivia Scuppa, 56 anni, racconta come l’importante padre gesuita, per trent’anni direttore nazionale del Meg, il Movimento eucaristico giovanile, ha approfittato della sua fiducia per abusare di lei quando aveva vent’anni.

Dopo la testimonianza dell’eurodeputata del Pd Annalisa Corrado, che ha rivelato a Fanpage di essere stata abusata da De Luca quando era minorenne, un’altra donna conferma che padre Sauro De Luca, carismatica guida del Movimento giovanile dei gesuiti, era un abusatore seriale, coperto per decenni dai suoi superiori.

L’attuale responsabile del Meg, padre Renato Colizzi, il primo ottobre 2024 aveva reso noto di aver appreso di «atti di abuso sessuale su minore perpetrati da padre Sauro De Luca» (morto nel 2012) e di aver deciso di avviare un “Cammino di verità”, cioè un canale di ascolto delle vittime, affidato a Grazia Villani, di cui non si sa molto, se non che ha lavorato per più di vent’anni al Dicastero vaticano per i laici, la famiglia e la vita.

Il “Cammino” parte dal 2010, anno in cui i gesuiti mettono De Luca sotto restrizioni in seguito ad «alcune denunce» di abuso. L’anziano gesuita ammette le sue colpe e muore poco tempo dopo, prima che si concluda il processo canonico a suo carico.

I gesuiti, a quel punto, chiudono la pratica e non ne parlano a nessuno. Nel 2024, però, arrivano altre denunce e i responsabili del Meg decidono di approfondire le responsabilità di De Luca con il “Cammino”, rendendosi disponibili ad ascoltare eventuali altre vittime.

Da questa indagine è scaturito un report che non è ancora stato reso pubblico. Al suo posto, è comparsa il 28 gennaio 2026 sul sito dei gesuiti una relazione sul report, firmata da padre Colizzi e dal provinciale della Provincia euromediterranea della Compagnia di Gesù, Ronny Alessio, da cui si evince che le vittime sono 25: venti di padre De Luca e altre cinque di un altro gesuita, vivo, di cui però non si fa il nome.

In seguito alle proteste degli ex membri del Meg, in un comunicato del 9 giugno 2026 si motiva la decisione di non divulgare il report per «sensibilità nei confronti delle persone coinvolte».

All’analisi del report e alle contraddizioni che emergono dai successivi interventi dei gesuiti, sarà dedicato un articolo specifico di questa inchiesta.

La testimonianza di Olivia Scuppa che oggi pubblichiamo non soltanto è coraggiosa e puntuale, ma è anche determinante per capire come Sauro De Luca abbia potuto coltivare indisturbato per tutta la vita la sua «ossessione sessuale» per le ragazze, adolescenti o giovanissime, di cui si circondava.

Perché ha deciso di raccontare la sua storia?

Sono venuta a conoscenza degli abusi di Sauro De Luca nell’ottobre 2024, quando il responsabile del Meg Renato Colizzi ha comunicato l’avvio del “Cammino di verità” ma la presa di coscienza è durata ben diciotto mesi.

Quando padre Colizzi ci ha detto che Sauro aveva fatto cose tremende per noi è stato un trauma: c’è stata una spaccatura fra gli ex Meg perché molti non ci volevano credere, ma Colizzi ha detto che c’erano molte vittime; anzi, ha specificato: “Non so se chiamarle vittime o sopravvissute perché non sono sicuro che siano sopravvissute tutte”.

Quando padre Colizzi ha parlato agli ex Meg, non ho realizzato che gli abusi mi riguardavano direttamente.

La mia presa di coscienza è durata ben diciotto mesi: soltanto quando ho letto l’intervista ad Annalisa mi sono resa conto che era successo anche a me. Mi sono rivista nella sua testimonianza e ho avuto un conato di vomito.

Ho capito che esporsi e parlarne, come ha fatto Annalisa, è la cosa giusta da fare perché altre vittime possano riconoscersi e il caso non passi sotto silenzio.

Come ha conosciuto padre Sauro De Luca?

Frequentavo il Meg già dal liceo ma Sauro De Luca l’ho conosciuto quando andavo già all’università e frequentavo il gruppo giovanile che si riuniva a San Saba, a Roma.

Alla fine del 1989 siamo stati affidati a Sauro, che era una personalità molto carismatica: lo ammiravamo, aveva un modo di parlare molto convincente, tanto che era un piacere ascoltarlo perché sapeva ancorare la parola di Dio alla vita reale.

All’epoca avevo vent’anni ed ero una ragazza inesperta, piuttosto cupa, segnata da una situazione familiare molto complessa e dolorosa e sono convinta che Sauro mi ha puntato proprio per questo, perché ha visto la mia vulnerabilità.

Mi cercava, mi abbracciava, chiedeva sempre di me; io mi sono sentita valorizzata e mi è sembrato naturale raccontargli quello che mi accadeva e che mi faceva soffrire. Si è instaurata subito una grande confidenza fra noi: Sauro mi ascoltava e mi diceva che dovevo volermi bene e che Dio aveva un progetto per me.

Parole che possono sembrare banali ma che in quel momento, ferita e timida com’ero, mi hanno consolata e mi hanno dato fiducia in me stessa tanto che, durante una vacanza a Bardonecchia con il Meg, per la prima volta mi sono messa insieme a un ragazzo.

Sauro De Luca come ha reagito?

All’inizio ha recepito l’informazione senza reagire, ma quando gli ho detto che avevo avuto rapporti sessuali ha dato in escandescenze. L’idea che facessi sesso con qualcuno lo mandava fuori di testa: era rabbioso, mi ripeteva che lo avevo deluso.

Sauro era ossessionato dal sesso: in genere i preti glissano sull’argomento, invece lui ne parlava tantissimo dicendoci che dovevamo assolutamente rimanere casti fino al matrimonio.

Confessargli che avevo fatto l’amore con questo ragazzo mi sembrava quasi un dovere, visto il rapporto stretto che Sauro aveva instaurato con me e l’insistenza con cui argomentava l’obbligo di castità.

Questo ragazzo comunque l’ho lasciato dopo pochi mesi, era una storia a distanza che, al di là dell’opposizione di Sauro, non poteva continuare. Ed è a questo punto che si è verificato l’abuso.

Che cosa è successo?

L’estate successiva siamo tornati a Bardonecchia, in montagna. Aveva l’abitudine di chiamare le persone nella sua stanza per parlare in confidenza: ti faceva sdraiare accanto a lui sul letto, ti accarezzava; era molto affettuoso.

Dopo ti dava pure l’assoluzione, quindi era anche una forma di confessione.

Io, ingenuamente, prendevo le sue attenzioni per affetto paterno e non ci trovavo niente di male. Insomma, vado da lui e mentre siamo sul letto mi infila una mano sotto la biancheria intima e mi dice: “Questa è la mano di Dio che ti tocca per purificarti”.

Io posso dire che cos’è il freezing perché effettivamente mi sono sentita congelata. Mi tiene la mano lì sotto, pelle su pelle, e poi aggiunge: “Ora la tua fichetta è purificata. È Dio che ti ama ancora di più tramite la mia mano”.

Lei come si è sentita?

Sono rimasta immobile e non ho detto niente. Dopo un po’ lui ha tolto la mano e me ne sono andata. Non ho elaborato quel che mi era successo, ho solo percepito che era una cosa che non doveva capitare e che non mi era piaciuta ma non ho voluto darle un peso, in qualche modo l’ho rimossa per andare avanti con la mia vita.

Avevo 21 anni, ero confusa ma avevo chiaro che non volevo più trovarmi in una situazione del genere e, in modo molto pragmatico, ho fatto in modo che non succedesse più. Non gli ho mai più parlato delle mie esperienze sentimentali.

Di lì a poco mi sono fidanzata con un ragazzo che non faceva parte del Movimento e mi sono distaccata gradualmente dal Meg.

De Luca ha tentato di riavvicinarla?

No, non ha commentato in nessun modo l’allontanamento, però ha capito perfettamente di essere andato oltre. Solo poco dopo ha alluso a quello che era successo: durante la stessa vacanza a Bardonecchia eravamo sul Monte Tabor e lui mi ha portata a fare una passeggiata, noi due soli.

Mi ha abbracciata e mi ha detto: “Vedi adesso i tuoi occhi sono belli e puliti come erano prima”, riferendosi al gesto “purificatore” che aveva fatto su di me. Da parte mia, non ne ho parlato con nessuno perché mi vergognavo; continuavo a frequentare il gruppo ma in modo meno assiduo.

Con Sauro però ho mantenuto un rapporto, perché quando mio padre si è ammalato di tumore lui è stato l’unico capace di sostenermi in un momento tanto difficile e doloroso.

Eravamo di nuovo vicini ma non gli facevo confidenze sulla mia vita amorosa, lì avevo messo una barriera, e quando sono andata a convivere con il mio fidanzato gliel’ho semplicemente comunicato. Non ha ribattuto, ha soltanto detto: “Hai un modo di pensare molto laico”.

Ha continuato a darmi incarichi di fiducia nel volontariato, come l’assistenza a un’anziana senza famiglia all’Istituto Santa Margherita, vicino a San Saba.

Lei ha poi lasciato il Meg?

Sì, ma non me ne sono andata a causa sua, semplicemente non mi trovavo più bene con il gruppo. Quando mi sono sposata, cinque anni più tardi, però ho chiesto a Sauro di celebrare il matrimonio, anche se non frequentavo più la Chiesa.

Perché questa scelta?

Era un bravissimo oratore e io ero comunque affezionata a lui. Non realizzavo di aver subito un abuso e comunque si era limitato a un solo episodio: quel ricordo lo avevo chiuso in un cassetto e quel cassetto l’ho chiuso a chiave.

Evidentemente avevo messo delle barriere, a differenza di altre ragazze che, più piccole di me, sono rimaste intrappolate per anni nella sua rete di manipolazione e di abuso.

Certo, in questi mesi mi sono chiesta più volte: come ho potuto essere così ingenua? Ma la mia fiducia in lui allora era incrollabile. L’abuso avviene proprio quando l’abusatore approfitta della tua fiducia per imporre la sua volontà su di te.

Che effetto le ha fatto scoprire che De Luca era un abusatore seriale?

Pensavo di essere stata l’unica, tutte lo pensavamo, perché nessuna osava parlarne. Ora sappiamo dal report che le vittime sono almeno trenta, ma altre hanno parlato con i gesuiti o con Annalisa Corrado: Sauro ha girato l’Italia, è stato anche missionario in Africa e io sono convinta che siano molte di più, che superino il centinaio.

Non oso pensare a cosa ha potuto fare una persona come lui, con un’ossessione sessuale come la sua e con tante persone giovani a sua disposizione.

Con così tante vittime, è plausibile che nessuno dei suoi superiori si sia accorto degli abusi di De Luca?

I gesuiti lo sapevano certamente, e ben prima del 2010: negli anni Ottanta qualcuno aveva parlato, ancora prima che io entrassi nel Meg, e così negli anni Novanta; poi Annalisa Corrado nel 2003 ha raccontato ai responsabili del movimento quel che le era successo.

Sapevano e non hanno fatto nulla, alla fine lo hanno soltanto spostato all’Aquila, dove comunque non era sotto controllo. Il problema per i gesuiti non era che accadesse, ma che noi ne parlassimo.

Quindi voi eravate delle valvole di sfogo per un prete considerato molto valido ma con qualche problema di “esuberanza sessuale”.

Sì, ma lui era solo uno dei tanti, faceva parte del sistema, era il prodotto di un sistema. Per secoli gli abusi sono stati un effetto collaterale accettato dalla Chiesa: quando frequentavo l’Istituto Massimo a Roma, il liceo della Compagnia di Gesù, c’erano due preti pedofili a cui piacevano i ragazzini: sono stati semplicemente mandati altrove.

Anche nel report dei gesuiti sul “Cammino di verità” viene menzionato il caso di un altro prete, di cui non si fa il nome, oggi sotto restrizioni per aver abusato di cinque donne.

Parliamo di questo report su Sauro De Luca che i gesuiti non vogliono pubblicare, dicono, per tutelare le vittime. Lei lo ha letto?

Sì e mi sembra la montagna che ha partorito il topolino. Ai miei occhi è un resoconto scarno e deludente dei fatti, con alcuni stralci del diario di Sauro in cui confessa le molestie e si dichiara pentito.

Non c’è il racconto degli abusi, né dove si sono verificati, non c’è un’analisi. E soprattutto non c’è assolutamente il modo di risalire alle vittime, quindi sostenere che non si pubblica il report perché si vuole tutelarle è una grande bugia.

Ci sono poi delle contraddizioni fra il report e la sintesi pubblicata a fine gennaio dai gesuiti sul loro sito.

Quali contraddizioni?

Nella sintesi si dice per esempio che le cinque vittime del prete innominato “si ritengono soddisfatte” delle restrizioni prese:

La Provincia EUM, nonostante la prescrizione, ha applicato restrizioni severe, tutt’oggi in vigore. Le persone ferite da questo secondo gesuita, messe a conoscenza in questi mesi delle restrizioni e del cammino a lui proposto, si sono dichiarate soddisfatte.

Il report di Grazia Villani però non dice da nessuna parte che le vittime si dichiarano soddisfatte, menziona solo il fatto che sono state prese delle restrizioni.

Questa frase sulla “soddisfazione delle persone ferite” è stata aggiunta nel resoconto pubblicato.

Lei e altri ex membri del Meg avete chiesto che il report venga reso accessibile a tutti e che sia rivelato il nome dell’altro gesuita abusatore. Che riscontri avete avuto?

Finora nessuno, ci scontriamo con un muro di gomma. Non sono sicura che padre Paul Pace, il procuratore dei gesuiti incaricato, abbia autonomia di movimento. Padre Colizzi, che aveva dato inizio al “Cammino di verità”, non dice più nulla.

Ho chiesto a padre Pace se è stato silenziato ma non mi ha risposto. Un paio di settimane fa ci hanno mandato una lettera in cui parlano in modo molto vago di giustizia riparativa, parlando solo di uno spazio di accoglienza e di ascolto.

Un po’ come ha fatto il papa nel suo viaggio apostolico in Spagna. La cifra è quella: tanta comprensione a parole, nessuna verità.

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 Federica Tourn

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