cosa succede se ci si ammala o ci si infortuna



Un malore in spiaggia, una caduta durante un’escursione, una visita urgente che non può aspettare il rientro in Italia. Quando si viaggia all’estero, la domanda sanitaria è spesso l’ultima che ci si pone prima della partenza, ma può diventare la più importante in caso di imprevisto. La copertura, però, non è uguale ovunque: cambia se si parte per un Paese dell’Unione europea, per una destinazione extra Ue con accordi bilaterali o per uno Stato in cui non esiste alcuna convenzione sanitaria con l’Italia.

La regola generale è semplice solo in apparenza. In Europa esiste la Tessera europea di assicurazione malattia, la TEAM, che consente di accedere alle cure medicalmente necessarie durante un soggiorno temporaneo. Fuori dall’Europa, invece, bisogna verificare caso per caso. Alcuni Paesi hanno accordi con l’Italia, ma non sempre validi per tutti i viaggiatori o per tutte le prestazioni. Dove non ci sono convenzioni, le spese sanitarie restano normalmente a carico del cittadino, salvo assicurazione privata.

In Europa

Per chi viaggia nei Paesi dell’Unione europea, la copertura sanitaria passa dalla TEAM, la Tessera europea di assicurazione malattia. In Italia si trova normalmente sul retro della tessera sanitaria nazionale e dimostra che il cittadino è iscritto al Servizio sanitario nazionale.

La TEAM è valida nei 27 Paesi Ue e anche in Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera e Regno Unito. Permette di ricevere cure sanitarie pubbliche necessarie durante un soggiorno temporaneo, alle stesse condizioni previste per i cittadini assicurati nel Paese in cui ci si trova.

Questo significa che un italiano in vacanza in Francia, Spagna, Grecia, Germania o Croazia può rivolgersi a una struttura pubblica o convenzionata e presentare la tessera sanitaria. L’assistenza, però, segue le regole locali. Se in quel Paese è previsto un ticket, una quota di compartecipazione o il pagamento anticipato della prestazione, la stessa regola può valere anche per il turista italiano.

La TEAM non garantisce quindi cure gratuite ovunque. Garantisce l’accesso al sistema sanitario pubblico del Paese ospitante alle condizioni previste da quel sistema. Copre le cure medicalmente necessarie, non solo le emergenze assolute: può trattarsi di una malattia improvvisa, un infortunio, una visita non rinviabile, una terapia collegata a una patologia cronica o una prestazione che, secondo i medici locali, non può aspettare il ritorno in Italia.

Restano però alcuni limiti importanti. La tessera europea non è un’assicurazione viaggio. Non copre l’assistenza privata se non prevista dal sistema locale, non copre il rimpatrio sanitario, non copre il trasporto aereo di rientro, non copre bagagli, cancellazioni o altri problemi legati al viaggio. Inoltre, non serve per partire con l’obiettivo di ricevere una cura programmata all’estero: in quel caso valgono procedure diverse, spesso con autorizzazione preventiva.

Fuori dall’Ue

Quando si esce dall’area europea, il quadro diventa più complesso. L’Italia ha accordi bilaterali di sicurezza sociale o assistenza sanitaria con alcuni Paesi extra Ue, ma questi accordi non funzionano tutti allo stesso modo.

Tra i Paesi extra Ue con cui l’Italia ha accordi o convenzioni in materia di assistenza sanitaria rientrano Argentina, Australia, Brasile, Capo Verde, Città del Vaticano/Santa Sede, Serbia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Macedonia del Nord, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino e Tunisia.

L’elenco, però, non deve essere letto come una copertura automatica e identica per tutti. Le condizioni cambiano da accordo ad accordo: non sempre la copertura vale per tutti i viaggiatori e non sempre riguarda tutte le prestazioni. In alcuni casi può essere limitata a determinate categorie, motivi di soggiorno o cure urgenti e necessarie.

Nel caso dell’Australia, ad esempio, l’accordo consente ai cittadini italiani con visto temporaneo di accedere a Medicare, il sistema sanitario pubblico locale, per un periodo limitato. Anche in questo caso, però, la copertura non equivale a un’assicurazione sanitaria completa e alcune prestazioni possono restare a pagamento.

Il punto, quindi, è che sapere che “esiste un accordo” non basta. Bisogna capire se quell’accordo copre il proprio caso concreto. Un turista, uno studente, un lavoratore temporaneo, un pensionato o un cittadino residente all’estero possono trovarsi in situazioni molto diverse.

Per questo, prima di partire verso un Paese extra Ue, il controllo più utile è quello sulla guida del Ministero della Salute “Se parto per…”, che permette di verificare la copertura in base alla destinazione, al motivo del viaggio e alla propria condizione sanitaria o lavorativa.

Dove non ci sono accordi

Nei Paesi extra Ue senza accordi sanitari con l’Italia, il cittadino italiano non ha di norma una copertura pubblica automatica. Questo significa che visite, pronto soccorso, ricoveri, interventi, farmaci, trasporti sanitari e rimpatrio possono restare interamente a carico del viaggiatore.

Il problema non riguarda solo destinazioni lontane o considerate rischiose. In alcuni Paesi molto frequentati, come gli Stati Uniti, i costi sanitari possono essere molto elevati anche per prestazioni relativamente semplici. In altri Stati, invece, il tema può essere la necessità di rivolgersi a strutture private per ottenere cure tempestive o adeguate.

In questi casi l’assicurazione sanitaria di viaggio è lo strumento principale di tutela. Prima della partenza è opportuno verificare massimali, franchigie, copertura per ricoveri, assistenza d’emergenza, rimpatrio sanitario, patologie pregresse, gravidanza, sport, incidenti stradali o attività considerate a rischio. Non tutte le polizze coprono le stesse situazioni e non tutte intervengono nello stesso modo.

La polizza va scelta in base alla destinazione e al tipo di viaggio. Un weekend in una capitale europea, un viaggio itinerante negli Stati Uniti, un soggiorno in Australia, una crociera o una vacanza sportiva non presentano lo stesso livello di rischio né gli stessi costi potenziali. In particolare, il rimpatrio sanitario è una delle voci più importanti da controllare, perché non è coperto dalla TEAM e può avere costi elevati.

Cosa controllare prima di partire

Prima di un viaggio all’estero, il primo controllo riguarda la destinazione. Se si parte per un Paese Ue o assimilato, bisogna verificare di avere con sé una tessera sanitaria valida e leggibile. Se la tessera è scaduta o non disponibile, è possibile informarsi presso gli enti competenti per ottenere un certificato sostitutivo provvisorio.

Se si parte per un Paese extra Ue convenzionato, è opportuno consultare la guida del Ministero della Salute “Se parto per…” e contattare la propria Asl per capire se serva un modulo specifico prima della partenza. Alcuni diritti all’assistenza possono dipendere proprio dalla documentazione richiesta prima del viaggio.

Se si parte per un Paese non convenzionato, la priorità è valutare un’assicurazione sanitaria privata. La scelta della polizza dovrebbe considerare Paese di destinazione, durata del viaggio, età, condizioni cliniche, attività previste e massimali. Non tutte le assicurazioni coprono patologie preesistenti, sport, gravidanza, viaggi in aree remote o rimpatrio sanitario con le stesse condizioni.

È utile portare sempre tessera sanitaria, documento d’identità o passaporto, copia della polizza, numeri di emergenza, elenco dei farmaci abituali, eventuali prescrizioni e documentazione medica essenziale. In caso di cure ricevute all’estero, vanno conservati referti, fatture, ricevute e prescrizioni, necessari per eventuali rimborsi o per proseguire le cure al rientro.

La regola pratica è verificare la copertura sanitaria prima del viaggio, non quando il problema si presenta. In Europa la TEAM offre una protezione importante, ma non sostituisce una polizza. Fuori dall’Ue possono esistere accordi bilaterali, ma condizioni e limiti vanno controllati nel dettaglio. Dove non esistono accordi, l’assicurazione privata può fare la differenza tra un imprevisto gestibile e una spesa molto pesante.


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