Che succede nel paradiso dell’intelligenza artificiale


Se l’obiettivo principale di chi sviluppa sistemi di intelligenza artificiale è l’impunità, la Patagonia e le decisioni di Milei potrebbero essere una prima soluzione e se nessuno reagisce, purtroppo, non è escluso che altri possano seguirne l’esempio

Laura Turini

Il Senato argentino nelle prossime settimane dovrà pronunciarsi sul “Súper RIGI”, la versione rafforzata del Regime di Incentivi per i Grandi Investimenti (RIGI) che il governo di Javier Milei ha esteso agli Stati Uniti, con un accordo commerciale di febbraio 2026, a conferma della volontà del governo di rafforzare il proprio legame con Donald Trump e favorire gli investimenti stranieri.

Il provvedimento, pensato per attrarre capitali superiori al miliardo di dollari in settori nuovi, tra cui spiccano l’intelligenza artificiale, i semiconduttori, le biotecnologie avanzate e le infrastrutture digitali, si focalizza principalmente su un unico investimento, quello relativo alla costruzione di giganteschi data center destinati ad alimentare i modelli di intelligenza artificiale in Patagonia.


Mentre negli Stati Uniti infuriano le proteste per l’installazione di nuovi data center che consumano acqua e corrente elettrica in misura esorbitante senza generare alcun beneficio per le comunità locali, l’Argentina sembra spalancare le porte a chi ha tanto bisogno di questi mostri tecnologici.

Gli osservatori più attenti fanno notare che la discussione del Súper RIGI si muove in parallelo a due episodi che non possono essere casuali.

Il primo è la firma di un accordo, che prende il nome di “Stargate Argentina”, tra OpenAI e la società Sur Energy per installare data center in Patagonia.

Il secondo ha come protagonista Peter Thiel, cofondatore di PayPal e presidente di Palantir Technologies, che da alcuni mesi ha lasciato Miami e Los Angeles per trasferirsi in uno dei quartieri più esclusivi di Buenos Aires.

Thiel si sarebbe incontrato più volte con Milei e avrebbe organizzato alcune cene con esponenti di spicco della politica argentina, per cui i più maliziosi vedono la sua mano invisibile dietro quella che viene considerata una proposta di legge scellerata.


Stando a quanto scrivono Luciana Ghiotto, professoressa di Economia politica internazionale all’UNSAM, membro dell’Osservatorio del RIGI e Micaela Sánchez Malcolm, presidente dell’ONG Géneras, in un articolo apparso recentemente su Resumen Latinoamericano, i numeri del Súper RIGI sono impressionanti.

L’obiettivo dichiarato del governo è quello di non regolamentare l’AI per consentirne il massimo sviluppo senza imporre leggi che potrebbero essere premature visto il suo rapido evolversi, ma quello che sta cercando di fare è esattamente il contrario, ovvero blindare con favoritismi del tutto eccezionali una tecnologia di cui, appunto, è difficile stabilire i confini futuri.

Il Súper RIGI, introduce una serie di misure fortemente incentivanti, con un’imposta sui redditi al 15 per cento, contro il regime ordinario del 35 per cento, contributi previdenziali al 10 per cento, esenzione dai dazi all’esportazione, esenzione dai dazi all’importazione per tutti i beni legati al progetto, stabilità normativa in materia tributaria, doganale, valutaria e previdenziale per trent’anni dall’adesione.

Le province non potranno applicare un’aliquota sui ricavi lordi superiore allo 0,5 per cento, né imposte di bollo o royalties aggiuntive, e qualunque norma locale che tenti di introdurre nuovi tributi nei trent’anni di vigenza sarà dichiarata nulla.

Viene poi introdotto un sistema complesso di arbitrato per le controversie tra lo Stato e gli investitori che rende difficile un’azione da parte del primo e protegge i secondi, a garanzia dei loro investimenti nel Paese.


Le sorprese però non finiscono qui.

Secondo le stime fatte dagli istituti di ricerca, gli investimenti stranieri sul territorio argentino non produrranno i benefici che ci si potrebbe attendere e che, del resto, non sono in alcun modo garantiti dal testo del Súper RIGI.

I data center, una volta installati, hanno bisogno di scarsa manutenzione per cui non si prevede un impatto positivo dal punto di vista occupazionale, mentre consumeranno tantissima energia e acqua che sono beni estremamente preziosi.

Da questo punto di vista non vengono richieste garanzie di approvvigionamento energetico autonomo, mentre l’articolo 73 del Súper RIGI garantisce, come un diritto, che l’operatività degli impianti sia continua e senza interruzione.

L’Agenzia Internazionale dell’Energia prevede che il consumo elettrico globale dei data center supererà gli 800 TWh annui entro il 2028 e molti Stati iniziano a correre a tenerne conto, cosa che invece non fa l’Argentina.


In Cile, a seguito di una lite giudiziaria relativa ad un progetto di Google a Cerrillos che comportava un’estrazione di 169 litri d’acqua al secondo, si è ottenuto che l’uso dell’acqua locale fosse eliminato dal progetto.

In Irlanda, si pretende che ogni nuovo data center debba prevedere una fonte autonoma di generazione di energia di cui l’80 per cento provenga da energia rinnovabile.

Il Brasile, che concede benefici fiscali per cinque anni a chi investe nel settore tecnologico, li condiziona all’utilizzo di energia generata autonomamente al 100 per cento da fonti rinnovabili.

Nel Súper RIGI, invece, non si chiede alcuna contropartita, a fronte di agevolazioni che hanno la durata esorbitante di trent’anni.

Le critiche al piano di Milei, oltre che contro il piano fiscale, riguardano anche l’assenza di qualsiasi garanzia per i lavoratori, a cui si aggiunge la preoccupazione, sul fronte politico, di un coinvolgimento di Peter Thiel nelle elezioni presidenziali del prossimo anno o in operazioni di raccolta dati personali tramite la sua azienda che mantiene rapporti stretti con il governo statunitense.


Come se non bastasse, in parallelo al Súper RIGI, in Argentina si sta discutendo una possibile riforma della legge sulle società commerciali che dovrebbe introdurre la figura delle “sociedades automatizadas”, imprese con piena personalità giuridica, gestite da sistemi di intelligenza artificiale, senza necessità di responsabili umani per il loro funzionamento ordinario.

Secondo un’analisi svolta dalle organizzazioni argentine per i diritti digitali, la lettura congiunta di questi due testi offre uno scenario inquietante e un progetto preciso, con cui prima si costruisce una infrastruttura favorevole, con trent’anni di stabilità normativa e garanzia di funzionamento ininterrotto, poi si fa in modo che chi si avvarrà di quella struttura non debba mai risponderne direttamente a titolo personale dei danni che potrebbe arrecare.

La macchina può risarcire i danni, se ha capitali propri, ma non potrà mai andare in prigione.

Sembra un piano pensato proprio per i grandi investitori dell’AI che stanno facendo della ricerca di territori senza vincoli una vera e propria strategia di investimento.

Gli interessi di Peter Thiel, ad esempio, non si esaurirebbero nei data center terrestri. Thiel starebbe infatti investendo nella start-up Panthalassa che sviluppa data center galleggianti alimentati dal moto ondoso, con turbine che generano elettricità per i server di intelligenza artificiale, installati al largo delle coste senza necessità di collegamento alla rete elettrica continentale, collocati in acque internazionali dove la giurisdizione statale è debole o assente.


Se l’obiettivo principale di chi sviluppa sistemi di intelligenza artificiale è l’impunità, la Patagonia e le decisioni di Milei potrebbero essere una prima soluzione e se nessuno reagisce, purtroppo, non è escluso che altri possano seguirne l’esempio.

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