Contro il caldo estremo nei campi arrivano giubbotti e cappelli refrigeranti e sensori intelligenti


MANTOVA – Giubbotti e cappelli refrigeranti, aree di sosta coperte con gazebo e perfino braccialetti intelligenti in grado di monitorare la temperatura corporea e avvisare il lavoratore prima che si verifichi un colpo di calore. Sono alcune delle misure che Ats Val Padana chiederà alle aziende agricole di adottare già nei prossimi controlli per rafforzare la tutela dei braccianti impegnati nella raccolta di ortofrutta durante le giornate di caldo estremo.
Le novità sono emerse dall’incontro che si è svolto questa mattina nella sede di Ats Val Padana tra le organizzazioni agricole datoriali (Coldiretti, Confagricoltura e Cia), i sindacati dei lavoratori (Cgil, Cisl e Uil) e il Servizio di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro di Ats, convocato dopo i gravi episodi avvenuti nelle ultime settimane, culminati con la morte di un bracciante e altri malori registrati durante il lavoro nei campi. Nel corso della riunione è emersa una sostanziale convergenza tra organizzazioni datoriali e sindacati sulla necessità di andare oltre il semplice rispetto dell’ordinanza regionale che vieta il lavoro all’aperto nelle ore più calde, introducendo anche strumenti tecnici e organizzativi capaci di ridurre concretamente il rischio.

Un controllo su quattro si conclude con una sanzione

Da inizio anno Ats Val Padana ha effettuato 88 controlli nelle aziende agricole, incrementando sensibilmente l’attività ispettiva con l’arrivo dell’estate. Solo dal primo maggio sono stati eseguiti 25 controlli, intensificati proprio per verificare le condizioni di lavoro durante i periodi di temperature elevate. L’esito delle verifiche evidenzia che 23 imprese, pari a circa un quarto di quelle controllate, sono state sanzionate per irregolarità legate alla valutazione dei rischi, all’utilizzo di macchine e attrezzature, ai luoghi di lavoro, alla formazione dei dipendenti e agli accertamenti sanitari.

Tecnologia e prevenzione contro il caldo estremo

Proprio anche alla luce di questi risultati, Ats ha annunciato che nei prossimi controlli saranno richiesti alle aziende specifici sistemi di prevenzione per i lavoratori impegnati nella raccolta dei prodotti ortofrutticoli. Tra le soluzioni indicate figurano giubbotti refrigeranti, cappelli raffrescanti, gazebo per creare aree di sosta ombreggiate e braccialetti intelligenti in grado di monitorare costantemente il rischio termico. Questi ultimi, grazie a sensori che rilevano la temperatura ambientale e quella della pelle, stimano la temperatura corporea interna e, quando questa supera i 37,8 gradi, attivano un allarme luminoso, sonoro e con vibrazione, consentendo al lavoratore di interrompere l’attività prima che la situazione diventi critica.
Ats ha inoltre chiesto una maggiore attenzione anche alla sorveglianza sanitaria dei lavoratori, con verifiche ancora più puntuali, in particolare per il personale straniero.

Prevenzione e dispositivi: l’intesa tra Ats, organizzazioni agricole e sindacati

«È stato un incontro molto costruttivo – spiega Alberto Righi, responsabile del Servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro di ATS Val Padana –. Sia i rappresentanti delle organizzazioni datoriali che i sindacati si sono detti disponibili ad andare oltre all’applicazione della norma di Regione Lombardia anche attraverso l’utilizzo dei dispositivi di prevenzione. C’è stata dunque un’unitarietà di intenti con l’obiettivo di tutelare i lavoratori nelle situazioni di temperature estreme».
Righi ha inoltre spiegato che uno dei problemi principali per chi opera per diversi giorni consecutivi sotto il sole è il cosiddetto accumulo di calore, che si somma alla fatica fisica e all’esposizione prolungata alle alte temperature. Diverso è invece lo stress da calore, che rappresenta una condizione acuta e immediata.
Positivo anche il giudizio delle organizzazioni sindacali. «Un incontro molto positivo, di cui ringraziamo ATS per aver accolto la nostra sollecitazione in proposito, che ha portato a un ottimo risultato riguardo all’adozione dei dispositivi di prevenzione – afferma Ciro Di Lena, segretario della Fai Cisl Asse del Po –. Certo questi hanno un costo di cui i datori di lavoro dovranno farsi carico; vedremo quindi cosa si potrà fare magari attraverso l’ente bilaterale. Intanto chiederemo un incontro anche all’assessore regionale all’agricoltura Alessandro Beduschi».
Sulla stessa linea Ivan Papazzoni, segretario generale della Flai Cgil Mantova: «Ringraziamo Ats, quindi Righi e Bosio, di averci convocato e di aver dato concretezza all’incontro. Siamo soddisfatti perché sono uscite idee praticabili per migliorare le condizioni di lavoro dei braccianti con dei dispositivi di prevenzione. Faremo delle valutazioni anche sugli orari insieme ai datoriali».


Coldiretti: «Si inizi anche alle 5 del mattino per arrivare alle 12,30»

Anche Coldiretti Mantova ha espresso soddisfazione per l’esito della riunione, ribadendo come il rispetto dell’ordinanza regionale che impone il fermo delle attività all’aperto nelle ore più calde sia un punto fermo.
«Per Coldiretti Mantova il rispetto delle normative, compresa l’ordinanza che dispone il fermo lavorativo fra le 12.30 e le 16 per proteggere i lavoratori nei momenti dei picchi di calore e agevolare le condizioni lavorative, è indiscutibile. Allo stesso tempo, accanto agli accorgimenti proposti nel corso della riunione odierna, riteniamo possa essere un ulteriore aiuto anticipare l’orario lavorativo, iniziando anche alle 5 del mattino per arrivare alle 12.30, ipotizzando, nelle ore pomeridiane dopo lo stop previsto dall’ordinanza regionale, di strutturare la giornata lavorativa con attività eventualmente diverse rispetto a quelle della raccolta di ortofrutta», afferma il presidente Fabio Mantovani.
All’incontro ha preso parte anche il direttore provinciale di Coldiretti, Giuseppe Ruffini. Secondo l’organizzazione agricola, la flessibilità degli orari rappresenta una delle soluzioni più facilmente percorribili per coniugare la sicurezza sul lavoro, la tutela della salute dei lavoratori e il rispetto dei ritmi delle produzioni agricole, sempre nel pieno rispetto dell’ordinanza regionale.

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