Per decenni ha osservato l’evoluzione del marketing italiano da una posizione privilegiata, contribuendo in prima persona alla crescita di una disciplina che oggi rappresenta uno degli asset strategici per la competitività delle imprese.
Salvatore Limuti, presidente del Premio Agorà giunto alla trentanovesima edizione, è considerato uno dei pionieri del marketing in Italia: un percorso professionale costruito attraverso esperienze in realtà di primo piano come Fiat e Amaro Averna, fino all’impegno nella formazione di intere generazioni di professionisti della comunicazione.
In un’epoca in cui il valore di un’impresa non si misura più soltanto attraverso bilanci e quote di mercato, ma anche dalla capacità di costruire fiducia, reputazione e relazioni durature con i propri stakeholder, Salvatore Limuti propone una riflessione che va oltre la comunicazione commerciale.
Dall’impatto dell’intelligenza artificiale alla gestione del tempo, dalla formazione dei giovani al futuro della Sicilia come laboratorio di innovazione, la sua è una visione maturata in oltre mezzo secolo di esperienza, nella convinzione che il marketing non sia soltanto uno strumento per vendere, ma una cultura capace di orientare lo sviluppo delle imprese e dei territori.
In questa intervista a Capitalist, Limuti ripercorre le tappe della sua carriera e offre una lettura lucida delle sfide che attendono aziende, manager e nuovi imprenditori nell’economia della reputazione.
Presidente Limuti, quanto conta oggi la comunicazione nella costruzione del valore di un’impresa?
“Conta moltissimo. La comunicazione può rafforzare oppure compromettere la reputazione di un’azienda. Il Premio Agorà è tra i pochi riconoscimenti che adottano sistemi di valutazione molto articolati, nei quali al giudizio della commissione si affiancano strumenti di intelligenza artificiale capaci di ricostruire il valore della comunicazione anche nel medio e nel lungo periodo. Oggi non basta realizzare una buona campagna: bisogna costruire fiducia nel tempo”.
Oggi il valore di un brand non si misura più soltanto dal fatturato, ma anche dalla reputazione. Quali caratteristiche deve avere un’impresa per distinguersi?
“La reputazione è diventata un patrimonio aziendale e oggi può essere misurata. Ogni impresa dovrebbe dotarsi di un vero e proprio cruscotto capace di monitorarne l’evoluzione negli anni. Purtroppo, è uno strumento ancora poco utilizzato. Spesso si lavora sull’urgenza, sulle esigenze del momento, senza dedicare il tempo necessario a un’attività strategica come la costruzione della reputazione”.
Oggi il tempo sembra essere la risorsa più scarsa. Quanto incide questo sulla qualità del lavoro?
“Incide tantissimo. Siamo sommersi da call e riunioni continue. Io stesso, pur essendo presidente, cerco di limitarmi a una sola riunione al giorno. Oggi manca il tempo per riflettere: siamo continuamente impegnati a rincorrere gli strumenti digitali invece di utilizzarli come supporto. È la macchina che detta i ritmi e l’uomo finisce per adattarsi ad essa. Dovremmo imparare a gestire meglio il tempo e recuperare spazi per pensare”.
Quanto pesa, invece, la mancanza di un ecosistema capace di attrarre investimenti, soprattutto in Sicilia?
“Sono favorevole alla mobilità dei giovani. Credo che lasciare temporaneamente la Sicilia per studiare, lavorare e fare esperienza rappresenti una straordinaria opportunità di crescita. È come un ricambio del sangue: si acquisiscono competenze, si conoscono realtà diverse e poi si può scegliere di tornare con maggiore esperienza e nuove energie.
Chi resta deve affrontare difficoltà maggiori e serve molta determinazione per superare atteggiamenti culturali che talvolta rallentano lo sviluppo. Io stesso ho lasciato la Sicilia per il marketing e poi sono tornato quando si sono create le condizioni per mettere a disposizione quanto avevo imparato”.
Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcune delle più importanti realtà imprenditoriali italiane, come Fiat e Amaro Averna. Quanto hanno contribuito queste esperienze alla sua visione del marketing?
“Hanno rappresentato esperienze fondamentali. Ho avuto l’opportunità di lavorare in aziende che hanno fatto la storia dell’impresa italiana e questo mi ha permesso di comprendere quanto il marketing sia una leva strategica per la crescita di un’organizzazione.
Quando iniziai a occuparmi di marketing, in Sicilia era quasi una parola sconosciuta. Ho sempre creduto nell’importanza della formazione e della diffusione di questa cultura. Oggi vedere tanti professionisti preparati, molti dei quali sono cresciuti anche attraverso quei percorsi, è motivo di soddisfazione. Il successo più grande è quando un ex collaboratore o un ex studente costruisce una propria realtà imprenditoriale: significa che il sapere è stato trasmesso e ha generato valore”.
Quali opportunità vede oggi per la Sicilia all’interno dello scenario mediterraneo?
“Le distanze oggi si sono notevolmente ridotte grazie alle tecnologie digitali e all’intelligenza artificiale. Questi strumenti stanno offrendo opportunità che fino a pochi anni fa erano impensabili. Non esiste più la giustificazione dell’isolamento geografico: oggi anche dalla Sicilia è possibile competere, creare imprese e sviluppare progetti di livello nazionale e internazionale”.
Lei è stato tra i primi a promuovere il marketing in Sicilia.
“Quando iniziai a insegnare marketing sembrava quasi una disciplina di nicchia. Oggi esistono professionisti preparatissimi, probabilmente anche migliori di me, ed è un risultato che considero positivo. La soddisfazione più grande è vedere ex collaboratori e studenti costruire percorsi imprenditoriali di successo. Significa che è stato creato valore”.
Qual è il consiglio che darebbe oggi a un imprenditore?
“Il primo passo è non dare mai per scontato che ciò che è stato fatto in passato sia ancora la soluzione migliore. Occorre avere il coraggio di rimettere continuamente in discussione processi, strategie e modelli organizzativi. Solo osservando la propria realtà con uno sguardo nuovo è possibile individuare le opportunità di rilancio e continuare a crescere”.
La visione di Salvatore Limuti restituisce un messaggio chiaro: nell’economia contemporanea il vero vantaggio competitivo non è soltanto la capacità di vendere un prodotto, ma quella di costruire credibilità, misurarla nel tempo e innovare continuamente. Per imprese, istituzioni e professionisti, la reputazione rappresenta oggi uno degli asset più preziosi su cui investire.
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Daniela Salemi
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