Quasi 377mila alunni con disabilità nelle aule italiane, circa 18mila in più rispetto all’anno precedente. Il dato, che fotografa l’anno scolastico 2024-2025, racconta una scuola in movimento, capace di rispondere a una domanda crescente di inclusione, ma ancora frenata da ritardi strutturali che pesano sulla qualità della vita scolastica di migliaia di bambini e ragazzi.
In dieci anni la quota di studenti con disabilità sul totale degli iscritti è quasi raddoppiata, passando dal 2,6% al 4,8%. Un aumento che gli esperti spiegano con una maggiore attenzione nella diagnosi e nella certificazione, con una crescente domanda di supporto da parte delle famiglie e con una sensibilità più diffusa del sistema scolastico verso il tema dell’inclusione.
La concentrazione maggiore si registra nella scuola primaria e nella secondaria di primo grado, dove la quota raggiunge il 6% degli iscritti. Valori più contenuti si osservano nella scuola dell’infanzia e nella secondaria di secondo grado. Marcate le differenze di genere: 236 alunni con disabilità ogni 100 alunne, un dato in linea con le statistiche epidemiologiche sui disturbi del neurosviluppo ,autismo, disturbi dell’attenzione e del comportamento , storicamente più diffusi tra i maschi.
Le condizioni più frequenti sono la disabilità intellettiva e i disturbi dello sviluppo psicologico, ciascuna presente nel 36% dei casi, seguite dai disturbi dell’apprendimento e dell’attenzione. Più di uno studente su quattro presenta limitazioni nell’autonomia, e il 37% convive con una pluridisabilità.
Sul fronte delle risorse umane, il segnale è positivo: gli insegnanti per il sostegno sono oltre 261mila, con un incremento del 6% rispetto all’anno precedente. Il rapporto alunno-insegnante nella scuola statale è pari a 1,4, meglio di quanto previsto dalla legge. Ogni studente con disabilità beneficia in media di 15,8 ore settimanali di sostegno, con punte più alte nella scuola dell’infanzia e nella primaria.
Tuttavia permangono criticità serie. All’inizio dell’anno scolastico il 22% dei posti di sostegno non era ancora coperto; a un mese dall’avvio delle lezioni, uno su dieci risultava ancora vacante. I ritardi colpiscono soprattutto le scuole del Nord , dove la quota di nomine in ritardo sale al 26%, e i gradi scolastici più bassi.
Cresce anche la qualità della formazione: la quota di insegnanti specializzati è salita dal 63% del 2019-2020 all’attuale 78%. Restano però circa 57mila docenti privi di specializzazione, concentrati soprattutto al Nord, dove uno su tre non ha una formazione specifica per il sostegno.
Uno dei problemi più gravi e irrisolti rimane la discontinuità didattica. Quasi sei studenti con disabilità su dieci hanno cambiato insegnante di sostegno rispetto all’anno precedente. La percentuale sale al 70% nella scuola dell’infanzia. A peggiorare il quadro, quasi un alunno su dieci ha cambiato insegnante anche nel corso dello stesso anno scolastico, con una quota che in alcuni casi si sovrappone a chi aveva già subito il cambio l’anno prima. Un fenomeno stabile nel tempo, che mina alla radice la continuità dei percorsi educativi.
Gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione sono oltre 85mila, con un incremento del 7%. Un segnale incoraggiante, ma insufficiente: il 4,3% degli alunni che ne avrebbe bisogno non ne dispone. Nel Mezzogiorno questa carenza raggiunge il 4,9%, spesso tamponata , impropriamente , con un aumento delle ore di sostegno. In totale, sommando le diverse figure di supporto, sono più di 18mila gli studenti con disabilità che non ricevono l’assistenza di cui avrebbero bisogno.
Il 76% delle scuole primarie e secondarie dispone di postazioni informatiche adattate per gli alunni con disabilità, una quota in crescita rispetto al passato. Ma la dotazione non basta: il 65% delle scuole segnala la necessità di strumenti aggiuntivi, percentuale che sale al 75% nel Mezzogiorno.
Un problema riguarda anche la collocazione delle postazioni: il 19% delle scuole le tiene esclusivamente nelle aule dedicate al sostegno, fuori dalla classe ordinaria, limitando di fatto le occasioni di apprendimento condiviso. Sul fronte degli ausili individuali, quasi un alunno su tre non dispone degli strumenti didattici di cui avrebbe bisogno. In molti casi è la famiglia a supplire: il 14% degli studenti utilizza un pc o un tablet fornito dai genitori, non dalla scuola.
Pesa anche la scarsa formazione dei docenti sulle tecnologie educative: solo nel 27% delle scuole tutti gli insegnanti di sostegno hanno frequentato almeno un corso specifico.
Una buona notizia viene dal tempo trascorso in aula insieme ai compagni: negli ultimi due anni le ore di didattica svolte fuori dalla classe sono leggermente diminuite, da 3,2 a 2,9 ore settimanali. Nell’arco di dieci anni, nella scuola primaria si è passati da 3,8 a 2,2 ore, e nella secondaria di primo grado da 4,4 a 2,5. Numeri che raccontano un miglioramento reale, anche se per gli alunni con gravi limitazioni dell’autonomia le ore fuori dalla classe salgono a 7,3 a settimana, con forti differenze territoriali: 9 ore al Nord, 5,5 nel Mezzogiorno.
La partecipazione alle uscite didattiche brevi è quasi universale (95%), ma crolla al 59% quando si tratta di gite con pernottamento, e scende addirittura al 46% nel Mezzogiorno. Il motivo più citato è la condizione di disabilità stessa, segnalata nel 39% dei casi di rinuncia.
Alle attività extra-didattiche svolte durante l’orario scolastico partecipa meno della metà degli alunni con disabilità (49%). Alla attività motoria curricolare, invece, la partecipazione è quasi totale (94%), mentre gli sport extra-scolastici coinvolgono appena un alunno su cinque.
Il Piano Educativo Individualizzato , strumento cardine dell’inclusione , è stato redatto per il 97% degli studenti. Ma per il 17% degli alunni non era ancora pronto al 31 ottobre, con punte del 24% nelle scuole secondarie di secondo grado del Centro Italia. Un ritardo che rischia di compromettere l’intero percorso annuale.
Sul collegamento tra PEI e progetto di vita , previsto dalla normativa , solo per il 40% degli alunni l’insegnante di sostegno considera i due strumenti coerenti tra loro. Per il 55% lo studente non dispone ancora di un progetto di vita formalizzato.
Nella scuola secondaria di secondo grado, il 37% degli studenti segue un percorso differenziato con prove non equipollenti: al termine non ottiene un diploma, ma una certificazione delle competenze, con evidenti ripercussioni sulle prospettive di studio e lavoro.
Il dato forse più sconfortante riguarda l’accessibilità fisica degli edifici scolastici: solo il 40% risulta privo di barriere per gli alunni con disabilità motoria. La situazione è peggiore nel Mezzogiorno (35%) e migliore al Nord (44%). L’ostacolo più comune è l’assenza di ascensori adeguati, presente nel 50% degli edifici. Nonostante questo, solo il 12% delle scuole ha effettuato lavori di abbattimento delle barriere architettoniche nel corso dell’anno.
Ancora più critica la situazione per gli alunni con disabilità sensoriali: solo il 16,5% delle scuole dispone di segnalazioni visive per studenti con sordità o ipoacusia, e appena l’1,2% è attrezzato con mappe a rilievo e percorsi tattili per non vedenti o ipovedenti.
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Martina Cossu
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