Emilia-Romagna, nasce la nuova Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile


Un nuovo modello organizzativo più flessibile e vicino alle esigenze dei territori, che lavori tenendo insieme le attività strategiche di prevenzione, di gestione delle emergenze e di ricostruzione per un’Emilia-Romagna più sicura e in grado di far fronte alle criticità legate al cambiamento climatico. Nasce la nuova Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile, frutto di un percorso di riorganizzazione voluto dal presidente Michele de Pascale quale parte strategica del mandato di legislatura e iniziato a settembre scorso con l’approvazione delle prime linee di indirizzo. Tra le novità, l’unificazione delle attività di prevenzione ed emergenza (compreso il coordinamento di Protezione civile), di ricostruzione (subentrando alle funzioni commissariali legate al terremoto del 2012 e alle alluvioni 2023-24) e di gestione unica della Struttura organizzativa stabile per tutte le calamità, tramite l’accorpamento dell’Agenzia per la sicurezza territoriale e della protezione civile con l’Agenzia regionale ricostruzioni. Nascono due nuovi settori. Il primo dedicato alla post emergenza e alla ricostruzione, in supporto alle gestioni commissariali e sub-commissariali. Il secondo mirato alla realizzazione dei progetti speciali, ovvero di quelle opere complesse e strategiche di contrasto al dissesto idrogeologico che la Regione punta a presentare entro ottobre e che saranno finanziate con 919 milioni di euro stanziati dal Governo nei prossimi 10 anni. Un’ulteriore novità riguarda la divisione delle unità territoriali che non opererà più per province, ma per bacini idrograficiTidone-Arda (della sede territoriale di Piacenza), Taro-Parma (di Parma), Enza-Crostolo-Tresinaro (Reggio Emilia), Secchia-Panaro (Modena), Reno (Bologna), FerraraLamone-Senio Santerno (Ravenna), Fiumi Uniti-Rubicone (Forlì e Cesena) e Uso-Conca (Rimini). Viene mantenuta, invece, la divisione per province nel coordinamento di Protezione civile. Questa in sintesi la riorganizzazione dell’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile illustrata oggi, 16 giugno, in conferenza stampa a Bologna dal presidente della Regione, Michele de Pascale, e dalla sottosegretaria con delega alla Protezione civile, Manuela Rontini. Presenti anche il direttore dell’Agenzia regionale, Massimo Camprini, e il presidente di Anci Emilia-Romagna, Marco Panieri.

“La messa in sicurezza del nostro territorio sarà il cuore della nostra azione amministrativa – ha ribadito de Pascale -. Le esperienze drammatiche del passato e gli effetti dei cambiamenti climatici ci hanno obbligato a mettere in campo un nuovo modello di organizzazione dell’Agenzia di protezione civile per tutelare la vita delle persone, i loro beni e la sicurezza delle nostre comunità. Si tratta di investire di più nella manutenzione dei corsi d’acqua, nel monitoraggio continuo delle aree più fragili e delle frane, in sistemi di allerta più moderni e nella formazione di operatori e volontari. Ma soprattutto – ha proseguito il presidente vogliamo costruire una politica strutturale della sicurezza territoriale, lavorando insieme alle sindache, ai sindaci e alla struttura commissariale, realizzando quelle opere strategiche che le comunità attendono da tanti anni. Le istituzioni devono essere capaci di agire con tempestività, competenza e visione strategica e questa nuova organizzazione rappresenta lo strumento che ci siamo dati per essere all’altezza di questa sfida”.

“I cambiamenti climatici hanno radicalmente modificato lo scenario in cui viviamo e per affrontarlo serve un’Agenzia ancora più forte e più organizzata – ha aggiunto Rontini -. Lo dovevamo anche alle decine di operatori e operatrici, volontari e volontarie che in questi anni hanno fronteggiato emergenze senza precedenti, lavorando giorno e notte, con una generosità e una passione che è stata riconosciuta a tutti i livelli. Abbiamo messo in campo un cambio strutturale – ha proseguito la sottosegretaria -, con l’obiettivo di superare la fase dell’emergenza permanente e con la consapevolezza che dobbiamo costruire opere che siano adeguate alle nuove condizioni ambientali. Per questo, abbiamo operato la scelta strategica di creare una struttura nuova, dedicata solamente alla progettazione degli interventi speciali finanziati dai 919 milioni messi a disposizione dal DL 65″.

“Questa riorganizzazione rappresenta un passaggio importante e necessario, che Anci Emilia-Romagna sostiene con convinzione – ha sottolineato Panieri -. I Comuni sono il primo presidio istituzionale sul territorio e per questo è fondamentale rafforzare una filiera istituzionale sempre più integrata tra Regione, Comuni, Protezione civile, strutture commissariali, tecnici, volontariato e territori. La prevenzione non può essere considerata un capitolo separato dalla gestione delle emergenze: deve diventare il cuore di una strategia strutturale, fatta di manutenzione, monitoraggio, opere, pianificazione e capacità amministrativa. Come Anci – ha concluso -, continueremo a garantire piena collaborazione, portando il punto di vista dei Comuni e lavorando perché le risorse disponibili si traducano in interventi concreti, rapidi e coerenti con le esigenze delle comunità”.

La riorganizzazione è stata condivisa oggi con i firmatari del Patto per il Lavoro e per il Clima, mentre domani lo sarà con le sindache e i sindaci.

I numeri della prevenzione

L’Emilia-Romagna rappresenta un diffuso ed elevato grado di rischio: il 60% della superficie è soggetta a indicatori di severo rischio idrogeologico e idraulico, con oltre 22.400 chilometri quadrati a rischio di piene. Le frane sono 80mila e sono presenti nel 100% dei comuni. L’attività di prevenzione dell’Agenzia non si ferma praticamente mai: quasi 11.500 chilometri di fiumi sotto sorveglianza continua con 2 o 3 tagli di vegetazione previsti all’anno sui tratti più pericolosi e migliaia di interventi l’anno, su segnalazioni di necessità. A questo si aggiunge il monitoraggio su 135 chilometri di litorale, di cui 77 protetti da argini, pennelli e scogliere. Solo nel 2025 sono state emesse 125 allerte, seguite in tempo reale dalla Sala operativa regionale di Bologna e i 42 poli logistici operativi sul territorio. Sempre nel 2025 sono stati generati 678 invii di allerta tramite il portale regionale ‘AllertaMeteoER’: 125 quelle di tipo meteo-idrogeologiche-idrauliche in fase previsionale, per un totale di oltre 237mila sms, mentre 5 hanno riguardato le valanghe. In fase di evento, invece, 204 le allerte di superamento della soglia pluviometrica di 20-30 millimetri per ora, 33 oltre 70 millimetri per ora, 226 per superamento di livello 2 dei fiumi, 30 per superamento di livello 3 e 54 i bollettini di monitoraggio meteo-idrologico e idraulico.

I finanziamenti per la messa in sicurezza

Solo nel 2025 sono stati programmati interventi per 274 milioni di euro, dedicati alla messa in sicurezza di fiumi, frane e costa. Altri 171 milioni sono previsti per il triennio 2026-28. Solo per l’attività a seguito delle ondate di maltempo di maggio 2023 e settembre-ottobre 2024 sono stati attivati 253 interventi sul reticolo idraulico e oltre 305 milioni di euro di finanziamenti del Commissario straordinario per il ripristino dei territori alluvionati. In totale il bilancio dell’Agenzia per il 2025 è stato di circa 489 milioni di euro, il 33% di fondi statali, il 13% di fondi regionali (pari a 63 milioni, il 32% in più rispetto al 2024), il 12% di fondi europei e il 42% relativi a una programmazione pluriennale. Per il superamento delle emergenze nazionali e regionali, tra il 2021 e il 2025, sono stati stanziati 385 milioni di euro. Inoltre, 2,2 milioni sono stati investiti nel potenziamento del sistema regionale e 740mila per dieci convenzioni onerose con università, centri di competenza e il centro funzionale.


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