Hamid Merati-Kashani: amo l’overdosing e lasciare la scia con il profumo


Hamid Merati-Kashani è uno dei nasi più influenti della profumeria contemporanea. Nato in Germania da padre iraniano e madre tedesca, ha trascorso l’infanzia a Isfahan, città che ha contribuito a plasmare il suo immaginario olfattivo. Le origini familiari affondano le radici a Kashan, storica capitale iraniana della rosa damascena, dove da bambino ha scoperto il fascino della distillazione e dell’acqua di rose. Dopo il ritorno in Germania ha intrapreso gli studi in profumeria, trasformando una passione nata nell’infanzia in una carriera internazionale.

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Oggi è Master Perfumer presso DSM-Firmenich, vive a Dubai e firma creazioni per alcuni dei marchi più importanti del panorama beauty & fragrance. Nel corso della sua carriera ha collaborato con case prestigiose e brand di nicchia, sviluppando uno stile riconoscibile caratterizzato da intensità, materie prime preziose e accordi avvolgenti. Tra le sue firme più recenti figura Easy Bake Intense per Huda Beauty, un progetto che riflette perfettamente la sua filosofia creativa: combinare innovazione, emozione e storytelling per trasformare ogni profumo in un’esperienza sensoriale memorabile.

L’intervista ad Hamid Merati-Kashani

Riuscire ad intervistare Hamid Merati-Kashani non è stato semplice. Il suo team aveva proposto un’intervista scritta un mese prima, ma il tour promozionale con Huda Kattan l’ha portato in un intenso tour promozionale che stava facendo tardare le risposte. Fortuito quindi il pranzo dove invece ha presentato la sua ultima fragranza, Pearl of Dawn, per il brand creato dalla moglie La Fabbrica della Musa.

Hamid Merati-Kashani – Firmenich

Durante l’intervista vis-a-vis improvvisata, Kashani ha raccontato la sua storia, il suo approccio alla profumeria e ai profumi arabi e ha anche risposto a una domanda scomoda che riguarda Easy Bake Intense (per chi si fosse perso la polemica basta fare un giro su TikTok). Da vero signore, e senza voler alimentare la polemica, ha detto che lascia ai consumatori decidere di cosa profuma davvero.

Ci racconta la sua storia? Come è arrivato al mondo della profumeria?
Sono nato in Germania da padre iraniano e madre tedesca, ma ho trascorso l’infanzia a Isfahan, una delle città più belle e storiche dell’Iran. Nel 1979, con la rivoluzione, la mia famiglia fu costretta a lasciare il Paese e tornammo in Germania. È lì che, a 18 anni, ho iniziato a studiare l’arte della profumeria e la creazione delle fragranze. Da quel momento ho iniziato a viaggiare per il mondo come profumiere e oggi vivo a Dubai da circa 16 anni.

Da dove nasce la sua passione per i profumi?
Ha radici molto profonde. Il mio cognome, Kashani, deriva da Kashan, la città da cui proviene la mia famiglia. Nelle vicinanze si trova Gamsar, una zona celebre per le coltivazioni di rose e per la produzione di acqua e olio di rosa. Da bambino visitavo spesso quei luoghi e osservavo il processo di distillazione. L’acqua di rose veniva utilizzata non solo in profumeria, ma anche nella cucina e nella vita quotidiana. Sono cresciuto con quel profumo nel naso e credo che tutto sia iniziato da lì.

C’è una materia prima a cui è particolarmente legato?
Non una sola. Amo molte materie prime naturali, ma ho una particolare predilezione per il cardamomo e lo zenzero, ingredienti che spesso utilizzo e che sono diventati una sorta di firma nelle mie creazioni. Mi piace anche lavorare con dosaggi importanti. Credo che oggi sia il momento giusto per utilizzare alcune materie prime in concentrazioni più generose rispetto al passato. Amo fare grandi passi creativi e poi rifinire la formula.

La sua passione per l’overdosing (less is not enough è una delle prime cose che dice parlando di ingredienti, ndr) deriva anche dal suo rapporto con il Medio Oriente?
Assolutamente sì. I miei clienti mediorientali mi hanno insegnato moltissimo. In quella cultura la fragranza deve essere intensa, persistente e lasciare una scia riconoscibile. Quando una persona entra in una stanza, il profumo deve raccontare la sua presenza. Ricevere complimenti per la propria fragranza è parte integrante dell’esperienza olfattiva.

Ha firmato profumi per numerosi brand internazionali. Tra gli ultimi c’è Easy Bake Intense di Huda Beauty. Com’è nata questa collaborazione?
È stata una collaborazione straordinaria. Abbiamo lavorato per oltre un anno e realizzato più di cento prove prima di arrivare alla formula finale. Huda voleva il meglio sotto ogni aspetto: qualità degli ingredienti, performance, durata e carattere olfattivo.

Huda nella campagna di Easy Bake Intense – Courtesy Press Office

Qual era il brief iniziale?
L’ispirazione partiva dal mondo beauty e cosmetico, nello specifico delle sue ciprie. Quello è la presenza della nota di ciliegia. La fragranza si apre con un effetto cremoso e leggermente ceroso, poi evolve in un bouquet di fiori bianchi come tuberosa e ylang-ylang. Sul fondo troviamo note gourmand ricche e avvolgenti, con fava tonka e vaniglia Bourbon del Madagascar, Huda ha una visione fantastica, quindi ho iniziato a proporle idee e da lì abbiamo iniziato a sperimentare in diverse direzioni. Ci sono voluti oltre cento tentativi prima di arrivare alla versione definitiva».

Ha inserito un tocco personale?
«Sì. Ho utilizzato la cannella, un ingrediente che crea dipendenza olfattiva.

Il lancio del profumo è stato spettacolare.
Davvero impressionante. A Londra abbiamo organizzato un evento immersivo per influencer e stampa. Ogni dettaglio richiamava il mondo di Easy Bake Intense: dai taxi ai classici autobus londinesi personalizzati, fino alle camere dell’hotel decorate a tema. È stato incredibile vedere quanto entusiasmo ci fosse attorno alla fragranza ancora prima del lancio ufficiale.

Storia dei profumi di Hamid Merati-Kashani

Quanti profumi ha creato nella sua carriera?
È difficile dirlo. Sono tanti. Ogni fragranza è come un figlio e sono orgoglioso di ognuna. Mi rende felice vedere le persone apprezzare e indossare le mie creazioni. Seguo molto i social e adoro leggere i commenti degli appassionati. (Nel database di Fragrantica sono 222, ndr).

Qual è la differenza tra creare per un grande brand e lavorare alla sua linea personale?
Per me il cliente viene sempre al primo posto. Nel mio lavoro come Master Perfumer per DSM-Firmenich sviluppo fragranze per marchi internazionali in Europa, Medio Oriente e Stati Uniti. Parallelamente collaboro con mia moglie Barbara per il nostro brand. In quel caso il processo è più personale, ma il metodo resta lo stesso: partire da una storia e trasformarla in una fragranza.

Ha spesso raccontato che ogni ingrediente presente nelle sue creazioni è legato a un’esperienza vissuta.
Nelle prime collezioni di Fabbrica della Musa abbiamo tradotto in profumo luoghi e momenti vissuti insieme in Italia. Successivamente abbiamo ampliato il racconto ad altre aree del mondo dove ho lavorato, come Brasile, Nord America, Asia e Medio Oriente. Per differenziarci abbiamo sviluppato approcci innovativi come le tecniche Smell The Taste e Nature Print.

Cos’è Smell the Taste?
Smell The Taste, o STT, nasce dal mondo degli aromi alimentari. L’idea è trasformare sensazioni gustative in esperienze olfattive. Per esempio abbiamo lavorato sul gusto del cioccolato fondente Godiva per riprodurre le emozioni e i ricordi che evoca, traducendoli in una composizione profumata.

E invece cos’è Nature Print?
È una tecnologia che permette di catturare l’odore di elementi difficili da estrarre naturalmente. Attraverso strumenti specifici raccogliamo le molecole odorose di un fiore, di un ingrediente o persino di un fenomeno naturale. Successivamente analizziamo la composizione con la gascromatografia e ricreiamo quell’odore all’interno di una formula. Possiamo, per esempio, riprodurre il profumo di un fiore rarissimo o quello del riso affumicato durante la cottura».

Come vede l’evoluzione della profumeria?
Il ritmo dei lanci è sempre più veloce, ma credo che i profumi con una storia autentica abbiano una vita più lunga. Le nuove tecnologie aprono possibilità creative enormi, ma alla fine il cuore del lavoro resta lo stesso: mettere insieme ingredienti e creare emozioni».

Ha raccontato che ascolta musica mentre componi un profumo. Che ruolo ha nel suo processo creativo?
Per me la musica è fondamentale. Mi aiuta a entrare nello stato mentale giusto. Non importa il genere: può essere hip hop, rock o qualsiasi altra cosa. La musica crea un’atmosfera emotiva che influenza il modo in cui costruisco una fragranza».

Cosa pensi del futuro della profumeria di nicchia?
Credo che continuerà a crescere. Mi sorprende vedere quanto interesse ci sia già tra i più giovani. Oggi anche ragazzi molto giovani conoscono ingredienti e marchi con una competenza che qualche anno fa sarebbe stata impensabile. La profumeria è diventata una vera forma di espressione personale.

La profumeria di nicchia è ancora davvero “nicchia”?
Dipende da come la si interpreta. Per me una fragranza di nicchia deve avere una storia autentica e una personalità distintiva. Non significa necessariamente essere difficile o provocatoria. L’importante è che ci sia un racconto sincero dietro la creazione. Oggi il consumatore riconosce immediatamente quando una storia è autentica e quando invece è costruita artificialmente.

 

 

 

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 Emanuela Ghislotti

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