Gli Stati Uniti restano la prima potenza mondiale nelle scienze della vita, ma sotto la presidenza Trump il sistema sanitario americano sta attraversando una delle sue trasformazioni più radicali degli ultimi decenni. È quanto emerge da un dettagliato briefing realizzato dagli autori Leila Jouini, Anne-Marie Finnemann e Hagen Storch per il Dipartimento politico del Parlamento europeo per la commissione SANT in occasione della sua missione negli USA nel maggio 2026: un documento che, letto tra le righe, suona come un campanello d’allarme per le conseguenze globali , e in particolare europee , delle scelte di Washington in materia di salute pubblica.
Un sistema costoso e diseguale.
Il paradosso americano in materia sanitaria si misura in numeri che non hanno paragoni nel mondo sviluppato. Nel 2025 gli Stati Uniti hanno speso 5.600 miliardi di dollari in sanità, pari al 17,2% del PIL e a oltre 14.700 dollari pro capite , quasi tre volte la media Ue, ferma al 10% del PIL. Eppure, nonostante questa spesa monstre, la speranza di vita americana è di 78,4 anni, 2,7 anni al di sotto della media OCSE, la mortalità materna è la più alta tra i Paesi ad alto reddito e circa 8% della popolazione rimane priva di copertura assicurativa.
Il sistema è frammentato tra assicurazioni private , che coprono quasi il 55% della popolazione attraverso polizze individuali o aziendali , e programmi pubblici come Medicare e Medicaid. Anche gli assicurati, tuttavia, devono sostenere costi significativi di tasca propria: nel 2025 la franchigia media per una polizza individuale superava i 1.800 dollari annui. Un americano su sei ha rinunciato a cure mediche, farmaci o assistenza psicologica per ragioni economiche.
La rivoluzione Trump: tagli e addio all’OMS.
Dal suo secondo insediamento, Trump ha impresso una svolta netta alla politica sanitaria federale. Il provvedimento più impattante è stato il cosiddetto “One Big Beautiful Bill Act”, firmato il 4 luglio 2025, che ha ridotto la spesa sanitaria federale di circa 819 miliardi di dollari in dieci anni, quasi interamente a carico di Medicaid, il programma che copre le famiglie a basso reddito. Secondo le proiezioni, la legge potrebbe lasciare tra 10 e 17 milioni di americani in più senza copertura assicurativa.
A gennaio 2026 è stato lanciato il “Great Healthcare Plan”, che punta a ridurre i prezzi dei farmaci attraverso il meccanismo della “Most Favoured Nation” (MFN): in sostanza, gli USA non pagheranno per nessun medicinale più di quanto pagano i Paesi comparabili. Una misura che, secondo gli esperti, potrebbe avere effetti a cascata sull’Europa, dove già nei dieci mesi successivi all’ordine esecutivo sul MFN i lanci di nuovi farmaci sono calati del 35%. La direttrice dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA), Emer Cooke, ha avvertito che l’Europa si trova a un “punto critico” per l’accesso alle terapie future.
Sul fronte istituzionale, la ristrutturazione è stata profonda: il Dipartimento della Salute (HHS) ha perso il 18% del budget, i CDC sono stati ridimensionati con tagli per 2,5 miliardi di dollari e circa 2.400 dipendenti in meno, la FDA ha ridotto il personale del 20%. Il numero di uffici interni all’HHS è sceso da 28 a 15.
Il gesto di rottura più netto sul piano internazionale è stato però il ritiro dagli Stati Uniti dall’OMS, completato il 22 gennaio 2026. Washington era il principale finanziatore dell’organizzazione, con contributi annui di oltre 680 milioni di dollari. Il taglio ha trascinato con sé anche lo smantellamento dell’USAID, che ha interrotto l’80% dei programmi di salute globale finanziati dagli USA , dalla lotta all’HIV alla vaccinazione antipolio, dalla salute materno-infantile alla sorveglianza delle malattie infettive. Modelli statistici stimano che la discontinuazione di questi programmi potrebbe causare 14 milioni di morti aggiuntive entro il 2030, inclusi 4,5 milioni di bambini.
Il caso vaccini e il ritorno del morbillo
Tra le controversie più accese del secondo mandato Trump figura la gestione della campagna vaccinale. Il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. ha ridotto il numero di vaccini raccomandati per l’infanzia da 72 a 10 e ha incaricato i CDC di rivedere la propria posizione ufficiale secondo cui i vaccini non causano autismo — una tesi scientificamente infondata, criticata anche da esponenti repubblicani. Nel frattempo, i dati CDC registrano un’impennata dei casi di morbillo: 2.288 nel 2025 e già 1.748 nei primi mesi del 2026.
L’emergenza della forza lavoro sanitaria.
Gli Stati Uniti affrontano anche una crisi strutturale di personale sanitario. Quasi la metà dei medici ha più di 55 anni, e le proiezioni indicano che nel 2036 la forza lavoro disponibile potrà coprire solo l’87% della domanda stimata. A complicare il quadro, la recente esclusione dell’infermieristica dalla definizione federale di “laurea professionale” , con conseguente riduzione dell’accesso ai prestiti per gli studenti, che mette a rischio il reclutamento di nuovi infermieri in un settore già in affanno.
Il documento del Parlamento europeo riconosce però senza riserve il primato americano nella ricerca biomedica. Negli USA vengono spesi 104 miliardi di dollari annui in R&S farmaceutica, contro i 25 miliardi europei. I finanziamenti pubblici del NIH hanno contribuito allo sviluppo di 354 dei 356 farmaci approvati tra il 2010 e il 2019. La FDA approva i nuovi medicinali in media in 10 mesi, contro i 12-15 dell’EMA.
Le implicazioni per l’Europa.
Il ritiro americano dal multilateralismo sanitario lascia all’Europa un vuoto che sarà difficile colmare. La Commissione europea ha risposto a maggio 2026 con la comunicazione “Reinforcing global health resilience amidst geopolitical change”, stanziando tra l’altro 700 milioni per il Global Fund e avviando la Global Health Resilience Initiative. Ma le risorse europee restano limitate rispetto alla portata del vuoto lasciato dagli USA.
Sul fronte dell’innovazione, il briefing sottolinea come l’Europa soffra ancora della cosiddetta “Valle della Morte” , l’incapacità di trasformare la ricerca accademica in imprese competitive a scala globale, denunciata dal rapporto Draghi nel 2024. La risposta della Commissione è il Biotech Act, presentato a dicembre 2025, con un secondo atto atteso per l’autunno 2026.
La domanda che il documento lascia aperta è cruciale: riuscirà l’Europa a costruire un modello di innovazione biomedica che sia al tempo stesso competitivo con gli USA e più equo nell’accesso alle cure? La risposta, secondo gli autori del briefing, dipenderà dalla capacità di investire in modo intelligente e di non importare, insieme all’innovazione americana, le sue contraddizioni più profonde.
foto Truth/Donald Trump
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Gabriele Frongia
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