In Vaticano si conclude il secondo concistoro straordinario dell’era di Papa Leone XIV. Presenti circa 178 cardinali provenienti da ogni parte del mondo che hanno preso parte presso l’Aula Paolo VI a due giornate di lavori, articolate in quattro sessioni. L’assemblea si è chiusa con un forte appello del Papa alla pace nel mondo e al consolidamento di una Chiesa sinodale fondata sul dialogo e sull’ascolto reciproco.
Il Pontefice ha iniziato il suo discorso esprimendo la propria solidarietà — «la mia e quella dell’intero Collegio cardinalizio» — al popolo del Venezuela, duramente colpito dal violento terremoto verificatosi di recente. Il Papa ha assicurato «preghiere per le vittime, per le loro famiglie e tutti coloro che stanno subendo le conseguenze di questa tragedia» e ha esortato la comunità internazionale a non far mancare la propria solidarietà a quella cara nazione.
Papa Leone XIV ha concluso il suo secondo Concistoro straordinario con un incontro incentrato sull’analisi delle principali sfide e crisi globali. Tra i temi affrontati l’annuncio del Vangelo, la nuova enciclica Magnifica humanitas, il bene comune e l’attuazione del Sinodo. I porporati erano seduti attorno a tavoli rotondi, una disposizione che richiama il dialogo tipico del metodo “sinodale”.
Questo concistoro, caratterizzato da discussioni intense, non si è limitato a una semplice riunione tecnica: vi sono stati momenti di discernimento collettivo sulla missione della Chiesa e sulla riforma delle sue strutture. Si tratta di un appuntamento che Papa Leone XIV desidera si svolga con cadenza annuale. Nel corso di queste due giornate, i cardinali hanno discusso anche dell’individualismo estremo, della crisi della famiglia e della solitudine che colpisce sia gli anziani sia i giovani, una solitudine che è all’origine di mali ancora più gravi, come l’aumento dei suicidi e del consumo di droga.
Nel suo discorso il Santo Padre ha ricordato che «non dobbiamo rassegnarci alla violenza. La violenza non avrà l’ultima parola. Dio continua ad aprire sentieri di riconciliazione e di pace nella storia. Abbiamo la responsabilità di percorrerli con coraggio e di aiutare il mondo a riconoscerli». Nel corso dei due giorni, i cardinali hanno affrontato anche il tema delle tensioni politiche, della frammentazione sociale e dell’aumento della violenza, sia a livello interpersonale sia nei conflitti internazionali. Dalla sintesi dei numerosi interventi è emersa la consapevolezza di un diffuso senso di sfiducia, fatalismo e impotenza nei confronti delle istituzioni, della democrazia e del futuro, sentimenti legati anche al calo della natalità, all’ascesa della criminalità organizzata, alla delinquenza giovanile e al traffico di droga.
Leone XIV ha espresso ai cardinali presenti la sua “profonda gratitudine”: “Porto con me non solo il contenuto delle vostre riflessioni, ma anche l’esperienza che le ha rese possibili”, ha affermato Prevost, osservando che “vedere cardinali provenienti da Chiese, culture e contesti così diversi ascoltarsi a vicenda e cercare insieme ciò che meglio serve il Vangelo è stato per me fonte di conforto e di speranza”.
Nella seconda sessione — ha riassunto il Papa — la discussione ha affrontato il fatto che “la guerra non è semplicemente un conflitto tra Stati. Essa nasce molto prima, in una cultura del potere che permea il nostro modo di pensare, di vivere le relazioni, di esercitare il potere e di utilizzare l’economia, la tecnologia e persino la religione”.
“Se questa è la radice della crisi” — ha osservato — “la risposta richiede di ricostruire una cultura della cooperazione e del dialogo, una cultura capace di rilanciare il multilateralismo, affinché i popoli imparino nuovamente a cercare insieme il bene comune dell’intera famiglia umana”. Ha inoltre sottolineato l’importanza di una risposta non violenta alle molteplici forme di violenza, definendola «un modo profondamente evangelico di vivere la storia», che “rivela la logica della Pasqua, in cui l’amore si dimostra più forte dell’odio e il perdono spezza la spirale della vendetta”.
Nel corso dei colloqui di questi giorni è emersa la necessità di sostenere il Papa nei suoi appelli alla pace, rendendoli “ancora più efficaci” nelle varie diocesi e regioni, e di riflettere sulle «profonde fratture del nostro tempo», che alimentano una «mancanza di senso e di relazioni significative» e favoriscono un individualismo “esasperato”, ulteriormente acuito dagli sviluppi più problematici dell’intelligenza artificiale. Ci si è inoltre concentrati sulla promozione del bene comune e di un annuncio del Vangelo capace di sanare le ferite del presente, rendendo i cristiani “non spettatori della rovina sociale, ma saggi architetti che ricostruiscono la città per tutti”.
Il Papa ha detto ai cardinali di essere stato lieto dei momenti condivisi in questi giorni: “Abbiamo camminato insieme, ci siamo ascoltati a vicenda e — se abbiamo fatto spazio al Signore — Egli ha riacceso la speranza nei nostri cuori. Ora ci rimanda alle nostre Chiese per riprendere il cammino con una prospettiva nuova”.
Uno dei punti che han richiamato particolare attenzione è stato il fenomeno migratorio. Pur riconoscendo le sfide che esso comporta, i cardinali hanno sottolineato la necessità di risposte umane e cristiane, che includano politiche di integrazione efficaci e il rifiuto di atteggiamenti di esclusione. Diversi gruppi hanno osservato che i migranti possono rappresentare una fonte di rinnovamento e di benedizione per le comunità ospitanti, se adeguatamente accolti. Anche il degrado ambientale, la corruzione e le dure condizioni di vita nei grandi centri urbani sono stati indicati come fattori che contribuiscono alle difficoltà affrontate oggi da molte persone.|
Riguardo al cammino sinodale, il Papa ha sollecitato un cambio di prospettiva: “La sinodalità non è una serie di riunioni, né un metodo di lavoro. È uno stile spirituale», ha affermato, citando il cardinale Grech. Si tratta di una sinodalità che «nasce dall’incontro, cresce nell’ascolto e matura nel discernimento» e nella qualità di tali incontri. “Quando ci ascoltiamo a vicenda con umiltà e libertà, facendo spazio allo Spirito, le nostre conversazioni non restano un semplice scambio di idee, ma diventano un luogo di conversione, dove cresciamo insieme nella fedeltà al Signore”.
Il Papa ha sottolineato l’importanza della dottrina sociale della Chiesa come “criterio abituale per la formazione delle coscienze e per il discernimento pastorale”, trattandosi di “un modo evangelico di vivere la realtà, di interpretarla e di orientare l’azione in modo responsabile”. Lo stesso vale per il bene comune, «una realtà da riscoprire insieme», che dovrebbe portare la Chiesa “a custodire luoghi di incontro, di ascolto e di dialogo dove possa maturare una rinnovata cultura del bene comune”.
“Questo Concistoro è stato un momento prezioso, ma non deve rimanere un evento isolato. In tutta la Chiesa desideriamo favorire spazi in cui il Popolo di Dio possa ascoltarsi a vicenda, pregare, discernere e camminare insieme. Questa è l’essenza del processo di attuazione del Sinodo”, ha concluso Leone XIV, facendo proprio “l’appello unanime emerso da questo Concistoro”.
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