L’uso del Mounjaro per dimagrire è una strada sempre più battuta, insieme a Ozempic e Wegovy, farmaci con un diverso meccanismo d’azione, ma ugualmente validi. Ma perché si parla così bene di questo farmaco? Cos’ha di così diverso rispetto agli altri? Anche se Mounjaro è il farmaco che tutti conoscono per la perdita di peso, ridurlo a un semplice alleato della bilancia è un po’ riduttivo. Nasce in realtà per il trattamento del diabete di tipo 2 ed oggi è al centro della ricerca scientifica anche per i suoi effetti sul metabolismo, sull’infiammazione cronica di basso grado e sulla salute cardiovascolare. Ma non è tutto oro quello che luccica: gli effetti benefici sono numerosi, ma bisogna ammettere che il suo utilizzo, specialmente ad alto dosaggio, non è completamente privo di effetti collaterali.
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Sta tornando, o forse è già tornata, l’estetica Y2K che celebrava corpi filiformi. È una coincidenza o il successo di farmaci come Mounjaro, Ozempic e Wegovy sta cambiando anche il nostro immaginario estetico? Sono uno la conseguenza dell’altro? E quale viene prima? Da un lato, dopo anni a parlare di body positivity, siamo tornati ad associare la magrezza (estrema) ad un ideale di bellezza che ormai pensavamo di esserci lasciato alle spalle. Dall’altro cresce la consapevolezza che il peso corporeo non rappresenta solo una questione estetica, ma anche un importante indicatore di salute metabolica. Va bene magri, ma non troppo. L’Ozempic Face è la lettera scarlatta che indossa chi si è lasciato prendere la mano dall’uso del Mounjaro per dimagrire (o dei suoi simili). A questo punto la domanda è se l’utilizzo di questo farmaco vale davvero la pena.
Mounjaro per dimagrire: ecco come funziona
A causa degli effetti sulla perdita di peso, ci siamo abituati a raccogliere nella categoria dei farmaci per dimagrire Wegovy, Mounjaro e Ozempic, ma non sono tutti e uguali e non hanno esattamente le stesse funzioni anche se, tecnicamente, il risultato più evidente è, chiaramente, il dimagrimento.
La foto di Arisa che ha suscitato polemiche, colpevole di aver esagerato con l’utilizzo di farmaci come Ozempic e Mounjaro per dimagrire – IPA
A differenza di Ozempic e Wegovy, Mounjaro contiene tirzepatide, una molecola che attiva sia i recettori del GIP che del GLP-1. È proprio questa doppia azione a renderlo, secondo gli studi clinici disponibili, più efficace nella perdita di peso rispetto ai farmaci che stimolano soltanto il recettore GLP-1.
«Il primo effetto che vediamo è sicuramente la perdita di peso, ma non è l’unico», spiega la Dottoressa Elisabetta Casaletti, medico anestesista, agopuntore ed esperta di longevity. «La doppia azione permette di controllare meglio la fame, aumentare il senso di sazietà, rallentare lo svuotamento gastrico e mantenere la glicemia più stabile durante la giornata.»
In pratica si mangia meno, si riducono gli attacchi di fame improvvisi e diventa più semplice rispettare un’alimentazione equilibrata. Lo studio SURMOUNT-5 conferma che il tirzepatide è superiore a semaglutide nella perdita di peso.
Perché Mounjaro ha un ruolo importante nella medicina della longevità
Ridurre i chili in eccesso è soltanto la conseguenza più evidente che deriva dall’uso della tirzepatide. Quello che oggi entusiasma la ricerca è tutto ciò che accade dietro le quinte.
Migliorando il metabolismo si interrompe quel circolo vizioso caratterizzato da insulino-resistenza, infiammazione cronica di basso grado e aumento del rischio cardiovascolare. «Probabilmente non è il farmaco in sé a fare miracoli, ma tutto ciò che succede quando il metabolismo torna a funzionare correttamente», afferma la Dr.ssa Casaletti.
Foto Getty Images
Ma gli studi in corso stanno valutando anche possibili benefici di Mounjaro per quanto riguarda salute cardiovascolare, sindrome metabolica, apnee ostruttive del sonno, fertilità nelle pazienti con PCOS, infiammazione sistemica oltre che salute neurologica e neurodegenerazione.
Si tratta di ambiti ancora in evoluzione, ma il numero di studi pubblicati negli ultimi anni continua ad aumentare.
I benefici di Mounjaro sul l’infiammazione cronica di basso grado
Uno dei più grandi benefici di Mounjaro riguarda gli effetti sull’infiammazione cronica di basso grado, la più grande nemica quando si parla di longevità, perché questa condizione metabolica accompagna obesità, sindrome metabolica e numerose malattie legate all’invecchiamento.
«Quando si riequilibra il metabolismo si abbassa anche questa infiammazione di fondo. E quando diminuisce l’infiammazione, tutto l’organismo funziona meglio», specifica l’esperta di longevità. «È uno dei motivi per cui il farmaco viene osservato con interesse anche nell’ambito della longevity medicine: non tanto perché prometta di vivere più a lungo, quanto perché potrebbe contribuire a invecchiare in condizioni migliori. L’obiettivo non è aggiungere anni alla vita, ma aggiungere vita agli anni».
Mounjaro effetti collaterali
Tra le paure più diffuse c’è quella della cosiddetta Ozempic Face, cioè il volto improvvisamente svuotato che molte celebrity hanno mostrato dopo dimagrimenti molto rapidi. In realtà il problema, secondo la dottoressa Casaletti, non dipende direttamente dal farmaco.
«Se il paziente mangia troppo poco perde anche massa muscolare. E quando si perde muscolo si svuotano anche il viso e i tessuti». È utile puntare a un dimagrimento progressivo, garantire un adeguato apporto di proteine, svolgere esercizi di forza per preservare la massa magra ed evitare deficit nutrizionali.
Per questo motivo Mounjaro dovrebbe sempre essere accompagnato da un’alimentazione ricca di proteine, attività fisica, soprattutto esercizi di forza e, soprattutto un percorso nutrizionale personalizzato. «Da Image Regenerative Clinic a St. Moritz puntiamo molto su un discorso di rieducazione alimentare per evitare che, una volta interrotto il farmaco, il paziente riprenda peso».
L’obiettivo non è semplicemente dimagrire, ma dimagrire bene preservando la massa magra e migliorando la composizione corporea. Un altro punto a favore del Mounjaro per dimagrire invece dell’Ozempic è che il primo «tende a preservare meglio la massa magra rispetto ad altri farmaci della stessa famiglia».
Come succede per molti farmaci però, non è insolito incontrare alcuni effetti indesiderati. Tra gli effetti collaterali più frequenti ci sono nausea, senso di disgusto verso il cibo, vomito, stitichezza o diarrea.
«Non è un farmaco da prendere con leggerezza. Prima bisogna sicuramente prima valutare attentamente il paziente. Ma gli effetti collaterali più temuti, come pancreatite o problemi della colecisti, sono anche quelli con un’incidenza bassissima», spiega la dottoressa. «Ma anche se sono effetti collaterali Mounjaro rari c’è comunque la necessità di eseguire esami del sangue prima dell’assunzione per valutare la funzionalità epatica e pancreatica».
Mounjaro: chi può assumerlo e chi no
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il rapporto tra Mounjaro e insulino-resistenza. Spesso si pensa che questi farmaci servano solo a chi è in sovrappeso, ma la realtà è più complessa. «L’insulino-resistenza rappresenta infatti uno dei primi tasselli della sindrome metabolica e può comparire anche in persone che non hanno ancora sviluppato un aumento di peso importante».
Esistono in fatti pazienti in apparente normopeso he presentano già un’alterazione della risposta insulinica. Un esempio tipico è la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), una condizione in cui l’insulino-resistenza è molto frequente anche quando il peso corporeo rientra nella norma. In questi casi l’obiettivo non è semplicemente dimagrire, ma migliorare il funzionamento metabolico complessivo.
«Nelle pazienti con PCOS il trattamento riduce l’insulino-resistenza e, di conseguenza, a migliorare anche l’ovulazione e la regolarità del ciclo», spiega la specialista.
Mounjaro per dimagrire è valido?
Se si desidera semplificare molto il discorso, la risposta è sì. Ma Non è una bacchetta magica che fa perdere peso, anche relativamente in fretta, e poi risolve tutti i problemi.
Il dimagrimento indotto dal farmaco rappresenta solo una parte del percorso. «Se il paziente interrompe la terapia senza aver modificato il proprio rapporto con il cibo, senza aver imparato a riconoscere fame, sazietà e qualità dell’alimentazione, attività fisica e qualità del sonno, il rischio di recuperare il peso perso diventa concreto. È il cosiddetto effetto yo-yo, che non dipende tanto dal farmaco quanto dall’assenza di una vera rieducazione metabolica».
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Emanuela Ghislotti
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