Meloni in audizione al Parlamento sull’insularità: “Il PNRR non basta a compensare gli svantaggi insulari, serve un secondo pilastro”


Giuseppe Meloni, intervenuto in audizione parlamentare in delega alla presidente della Regione Sardegna, ha tracciato davanti alla commissione parlamentare sull’insularità un bilancio dello stato di avanzamento del PNRR in Sardegna, sottolineando al tempo stesso i limiti strutturali del Piano rispetto alle esigenze permanenti dell’isola.

Un piano da 4,9 miliardi.

Secondo i dati aggiornati al 5 luglio 2026, il PNRR in Sardegna vale complessivamente 4,9 miliardi di euro, distribuiti su 19.251 progetti, di cui 4,28 miliardi attribuiti direttamente al territorio regionale. Meloni ha però avvertito che il valore del Piano “non può essere misurato solo con la quantità delle risorse”, ma andrebbe valutato in base alla capacità effettiva di sostenere le imprese e rafforzare i territori , dal momento che il PNRR, ha ricordato, non è stato concepito come strumento per compensare gli svantaggi legati all’insularità.

La ripartizione per missione vede 1,58 miliardi destinati alla rivoluzione verde, 950 milioni a innovazione e digitalizzazione, 838 milioni a istruzione e ricerca, 459 milioni alla salute, 410 milioni a infrastrutture e mobilità, 367 milioni a inclusione e coesione e 297 milioni al programma RepowerEU.

Una governance frammentata.

Il rappresentante regionale ha evidenziato come il PNRR sardo sia un programma “diffuso”, che coinvolge diversi soggetti attuatori: società pubbliche e private gestiscono il 31% del valore complessivo, i ministeri il 20%, la Regione il 18%, i Comuni e le comunità montane il 15%, mentre la quota restante fa capo a università e altri enti. Una distribuzione che, ha sottolineato Meloni, evidenzia molteplici punti di responsabilità, con la Regione chiamata a svolgere una funzione di coordinamento e regia.


Lo stato di avanzamento e le criticità di monitoraggio.

Gli interventi conclusi ammontano a circa 1,88 miliardi di euro, a cui si aggiungono ulteriori 1,831 miliardi già completati ma non ancora registrati nella piattaforma nazionale Regis. I pagamenti complessivi raggiungono i 2,601 miliardi di euro.

Proprio su Regis, Meloni ha sollevato una criticità di rilievo: il sistema, ha spiegato, non restituisce l’effettivo stato di avanzamento dei lavori, determinando un disallineamento tra l’esecuzione reale delle opere e la possibilità di valutare la tempestività delle azioni messe in campo , un nodo che rende più difficile monitorare con precisione i risultati del Piano.

I risultati raggiunti.

Tra i traguardi concreti raggiunti, Meloni ha citato: il completamento di 37 esperti su 37 previsti per l’assistenza tecnica al PNRR; 12 interventi su 12 conclusi per il rischio idrogeologico, inclusa la bonifica del sito di Zurfulu a Fluminimaggiore; l’ultimazione dei lavori a Medau Zirimilis; il raggiungimento del target di 600mila risorse digitali; il completamento del censimento di 70 parchi storici; e l’attivazione di 41 punti di facilitazione per la cittadinanza digitale.

Salute, istruzione e mobilità: luci e ombre.

Sulla missione salute, che concentra 429,8 milioni di euro, Meloni ha osservato che per la Sardegna “la realizzazione rappresenta solo una parte del risultato”: la telemedicina, ha spiegato, può ridurre le distanze soltanto se effettivamente collegata ai servizi territoriali, e la piena riuscita degli interventi sanitari richiederà tempo, imponendo ora il passaggio alla fase attuativa, per “far vivere” le strutture realizzate con i fondi del Piano.

Sul fronte istruzione e ricerca (838 milioni tra edilizia scolastica, asili nido, nuove competenze, università e contrasto alla dispersione), Meloni ha parlato di interventi “decisivi” per la Sardegna, ricordando che spopolamento e dispersione scolastica producono effetti che vanno oltre il sistema educativo, incidendo sulla vitalità dei territori e sulla sostenibilità dei servizi, e che l’obiettivo resta consentire ai giovani di costruire il proprio futuro nell’isola, trattenendo capitale umano.


Per la missione dedicata alla mobilità sostenibile (410 milioni tra stazioni, digitalizzazione delle reti e logistica), Meloni ha ricordato che il PNRR non esaurisce il tema della continuità territoriale, richiamando le criticità legate ai costi aggiuntivi generati dall’applicazione dell’ETS per imprese e cittadini, e la necessità di riconoscere la specificità delle rotte insulari.

Sull’inclusione, con 367 milioni destinati a servizi sociali, politiche attive del lavoro e sostegno alle persone fragili, Meloni ha segnalato problemi nella fase attuativa nei piccoli Comuni, sottolineando che la Regione deve crescere ulteriormente in termini di cabina di regia e supporto alla progettazione.

Le proposte alla Commissione bicamerale.

Nella parte conclusiva del proprio intervento, Meloni ha avanzato alcune proposte, come l’introduzione di una valutazione preventiva dell’impatto insulare per ogni politica pubblica, che tenga conto di costi energetici, accesso ai servizi e sostenibilità gestionale delle opere; la creazione di un indicatore unico sulla condizione insulare, da utilizzare nella disciplina degli aiuti di Stato e nella regolazione dei criteri di continuità territoriale.

Meloni ha ribadito come il PNRR resti, per sua stessa natura, uno strumento non concepito per risolvere gli svantaggi permanenti legati all’insularità , un limite strutturale del Piano , da cui la necessità di un secondo pilastro, una politica permanente dedicata all’insularità.

Sul fronte finanziario, Meloni ha segnalato che la Regione riceve al momento un acconto di 100 milioni di euro limitato al biennio 2026-2027, mentre resta ancora da definire la situazione per il 2028, auspicando la riapertura di un tavolo di confronto con il Governo.


“Possiamo tamponare, ma senza le entrate dirette non possiamo fare scelte di lungo periodo”.

Giuseppe Meloni , nelle conclusioni, è tornato a evidenziare i vincoli finanziari che condizionano l’azione della Regione Sardegna, in particolare per quanto riguarda la gestione delle entrate e la programmazione degli interventi nel medio-lungo periodo.

“Noi possiamo tamponare”, ha dichiarato Meloni, riferendosi alla variazione di bilancio “molto corposa” attualmente in corso in termini di risorse disponibili. Ma il rappresentante della Regione ha sottolineato un nodo strutturale: le entrate dal governo arrivano con due anni di ritardo. “I 9/10 dell’IVA e i 7/10 dell’IRPEF devono essere raccolti direttamente dalla Sardegna”, ha spiegato, un meccanismo che, secondo Meloni, limita fortemente la capacità di programmazione dell’amministrazione regionale.

“Non possiamo fare scelte di lungo periodo. Oggi non possiamo immaginare politiche e sostegni per il medio-lungo periodo”, ha affermato, evidenziando come questo ritardo strutturale nelle entrate condizioni le possibilità di intervento della Regione.

Quanto agli effetti del PNRR sull’economia sarda, Meloni ha invitato alla cautela: “È troppo presto per fornire dati sulla ricaduta del PNRR in Sardegna. Ci vorrà qualche anno per capire gli effetti”, ha concluso.

foto Sardegnagol riproduzione riservata



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 Gabriele Frongia

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