Serrù, tre vie per il caldo
(in Valle dell’Orco)
di Andrea Giorda
Oggi presentiamo tre vie per il caldo: anche se in realtà sulla stessa parete ne abbiamo già fatte cinque, ma prima di pubblicarle tutte preferiamo che siano qualitativamente a posto, non abbiamo fretta, lo faremo in seguito.
Le pareti della Valle dell’Orco sono state per anni il rifugio dalla calura estiva, ma sempre più spesso l’aumento delle temperature obbliga a cercare refrigerio a quote più elevate. Grazie a mia moglie Sabrina, che mi fa scarpinare in lungo e in largo, sono capitato nel 2022 sotto la parete che sovrasta il Lago Serrù a 2500 metri d’altezza. Ho una foto con i miei genitori proprio sulla Diga del Serrù nel 1959.
Da sempre frequento la Valle, già nel 1971 mio padre e il Sig. Domenico Giacoletti mi insegnavano ad arrampicare, con passo felpato, senza chiodi, senza cadere, sui massi del Vallone del Carro, poco distante. Mi facevano scalare con ingombranti scarponi il grande camino all’interno del masso principale, slegato, “in un camino un alpinista non può cadere”, diceva con voce calma e rassicurante Domenico di fianco a me. Mi ricordai quella frase, quando dieci anni dopo aprii il camino del Nautilus con Mario Ogliengo e Roby Perucca.
La generazione di mio padre e Domenico scalava negli anni ’40, mettevano pochissimi chiodi e avevano un modo di scalare mai forzato, molto tecnico, che permetteva sempre di fare un passo indietro. E’ stata per me una scuola eccezionale, che mi è servita in tanti casi per mantenere il controllo anche in situazioni difficili. Troppo spesso ora vedo che chi scala punta con affanno al chiodo o allo spit, dimenticandosi di tenere il controllo dei movimenti, il senso della propriocezione.
Dopo la prima visita con Sabrina nel 2022 sono tornato a fotografare la parete del Lago Serrù in tante angolazioni e ho individuato sei possibili vie. La parete è molto larga, ben esposta a sud-est e i magnifici grandi massi alla base, in riva al lago, facevano presagire un tipo di roccia che si trova a quote alte nel Gran Paradiso, uno stupendo gneiss rossastro come nel Vallone di Piantonetto. Dal basso e con il binocolo si intravvedevano, però, tante rocce in bilico che incutevano un certo timore.
Anno 2023: appena aprono la strada del Colle del Nivolet coinvolgo il mio fidato amico Claudio Battezzati che risponde all’appello entusiasta e iniziamo la nostra avventura di scoperta.
Ogni volta che torno in Valle dell’Orco capisco quanto sono stato fortunato, senza grandi meriti, per aver avuto la possibilità di partecipare alla scoperta di queste pareti a partire dalla mia adolescenza. Sono debitore e ora, in tarda età, sento il dovere di restituire qualcosa, di dare ad altri la possibilità di conoscere questi posti. Il mondo però è cambiato, chi inizia ora non ha il sig. Giacoletti su un masso che ti insegna slegato l’autocontrollo, ma lo fa in città tirando prese in una sala boulder, curando la forza ma un po’ meno la testa.
La roccia vera, poi, è spesso un trauma, leggere un passaggio non è come avere le prese colorate.
E’ un dato di fatto che chiunque può constatare, ancor più chi come me fa l’istruttore alla Scuola Gervasutti dal 1978.
Da sempre la mia passione è aprire vie nuove, quelli della mia generazione erano tutti grandi esploratori. Ma negli anni ’70 o ’80 di certo non ti preoccupavi dei ripetitori, come mi disse un giorno Alessandro Gogna, più tribolavano e più in fondo eri contento. Da giovani è naturale misurarsi ed essere anche un po’ competitivi.
In 55 anni di scalate ho avuto diverse vite da scalatore, a venti anni rifiutavo anche solo i chiodi a pressione, figuriamoci gli spit. Vie come Sturm Und Drang sul Becco di Valsoera, dove abbiamo messo forse l’unica rurp sulle nostre Alpi, sono un esempio. E con Adriano Trombetta negli anni Duemila abbiamo aperto vie dal basso non certo plaisir, come Stairway to Heaven sempre al Becco.
Ora con i miei compagni cerco di fare vie popolari, per il tempo che stiamo vivendo, non dobbiamo dimostrare la nostra audacia ma rendere accessibili, con rispetto, pareti e luoghi di rara bellezza. E’ d’obbligo qualche prescrizione etica come non chiodare le fessure. Il consiglio a chi aspira ad aprire una propria via è evitare le pareti famose, aggiungere spit al Sergent, al Caporal o ad Aimonin si rischia di interferire con le vie storiche, ormai monumenti culturali della valle. Per questo cerchiamo terreni nuovi, che spesso non sono da meno, Noasca Diamond o le Noasca Towers sono già tra le vie più ripetute della Valle dell’Orco. Anche la via alla Punta Phuc è un esempio riuscito, punta mai scalata prima, pur avendo due ore di avvicinamento è molto frequentata e fa scoprire a tanti che mai ci andrebbero il magnifico Vallone di Noaschetta.
Molto grave è modificare e banalizzare le vie storiche, l’offerta deve essere ampia, le vie ingaggiate devono rimanere tali. Ogni tanto con Claudio Battezzati ci permettiamo il lusso di scoprire angoli dimenticati o sconosciuti anche con una attrezzatura essenziale, come la falesia trad e semitrad del Piccolo Half Dome. Ogni volta è un’idea nuova, molte vie qui hanno solo la sosta. Certo, non è un progetto così popolare come Noasca Diamond, ma attira una élite internazionale che fa bene alla Valle. La falesia del Piccolo Half Dome è stata fatta conoscere in occasione della visita dell’Eagle Team e Matteo della Bordella è poi tornato a scalare e liberare tiri di grande classe come Bolted Crack e No Bolted Crack. A 50 minuti dalla strada, sembrava un’idea bislacca, invece anche questa una scommessa riuscita.
Con Claudio, nel 2023 dopo un’attenta ricognizione, decidiamo di evitare i pericoli dei grandi massi sospesi e di fare una ricognizione di pulizia dall’alto della parete del Serrù. Alla nostra età e per i nostri obiettivi la sicurezza viene prima di ogni cosa. Non vi sono tracce di precedenti tentativi ed essendo io un local di lunga data, posso assicurare che nessuno ha mai neanche parlato di questa parete. Non ci piace interferire con altre vie o progetti altrui, vogliamo stare lontano dalle dispute e dalle grane che hanno spesso caratterizzato la Valle Orco. Gelosie, ripicche che portano a chiodare e schiodare, mentalità da bar di paese. Io e Claudio siamo due pensionati, che hanno avuto e hanno una vita di soddisfazione oltre l’arrampicata e la nostra attività di apertura è di puro piacere, non certo di autoaffermazione tramite la scalata.
La correttezza, l’educazione, la generosità e la condivisione sono elementi in cui ci riconosciamo e cerchiamo, per quanto ci è possibile, di trasferirli ai nostri allievi della scuola Gervasutti, si è prima uomini che scalatori. Purtroppo la prevaricazione, figlia di una mal interpretata competizione, è dura a morire e una cordata, nel 2024, seguendo i nostri movimenti ha scalato la nostra linea in realizzazione, pubblicando poi la via e la parete come una loro scoperta. Una questione chiusa per me e per Claudio, ma non dimenticata, avremmo avuto pieno diritto di scontrarci. Ma alla nostra età ci saremmo messi sullo stesso piano, per cui ci siamo spostati e abbiamo aperto altre linee anche più belle. Resta il dispiacere non tanto per la via perduta, a noi per fortuna le idee non mancano, ma la vicenda ci ha colpiti dal punto di vista umano. Su quella via rimarrà sempre una macchia incancellabile e la storia in loco ormai è nota. Non siamo sui social, non siamo professionisti, chi lo è deve nutrire i follower di novità a qualsiasi costo, anche di perdere amicizie e credibilità. Noi non abbiamo voce, non abbiamo ritorni economici, ci bastano gli affezionati e silenziosi ripetitori delle nostre vie.
Nel 2024 abbiamo coinvolto anche Filippo Ghilardini: cosa c’è di più bello di condividere una scoperta con dei giovani forti che hanno ancora voglia di esplorare? Con Filippo abbiamo realizzato la via G&G come le iniziali dei nostri cognomi e ho constatato, come immaginavo, quanto l’apertura dal basso su questa parete comporti pericoli non banali dovuti ai massi sospesi. Un primo tentativo è fallito perché siamo finiti in una zona rotta, pericolosa. Con una nuova linea sempre dal basso e accurata pulizia è nata la via G&G bella e non banale.
Oltre a G&G, presentiamo Ça va sans dire e Route 66, entrambe iniziate da me e Claudio nel 2023 e terminate nel 2024. Ça va sans dire è stato un vero fenomeno mediatico e passa parola, in un mese e mezzo dalla sua pubblicazione lo scorso anno abbiamo contato 30 ripetizioni a noi note, ed ora, a maggio 2026, appena aperta la strada del Serrù è già stata ripetuta innumerevoli volte. Route 66 è più impegnativa, ma mai veramente obbligatoria. E’ una linea dall’estetica ineccepibile, di quelle che sogni di aprire, potrebbe stare sulla Torre staccata del Becco di Valsoera, supera il tratto più ripido e obbligato della parete con una esile fessura di granito rosso. Quest’anno la Route 66 americana compie 100 anni, è il simbolo di un’epoca a cui noi boomer apparteniamo, sinonimo di libertà e grandi spazi. 66 erano giusto gli anni che avevo quando io e Claudio nel 2024 l’abbiamo terminata, un bel regalo di compleanno.
Non siamo certo i più forti scalatori, ma in questi anni abbiamo dimostrato che ci sono ancora tante possibilità per esprimere la propria creatività, ma bisogna saper vedere e aver voglia di cercare le pareti e le linee che meritano, non accontentarsi, non svilirsi e seguire i progetti altrui, avere rispetto della valle, della storia e delle persone. Per chi ha idee le possibilità in Valle Orco, come stiamo dimostrando sul campo, sono ancora tantissime.
C’è chi va in terre lontane a cercare nuove pareti, noi cerchiamo di vederle qui, a volte cambia la luce, la prospettiva, ci lasciamo stupire da quello che avevamo sotto gli occhi e non avevamo mai considerato. Sarà banale, ma la massima di Marcel Proust sul viaggio è sempre valida sia nella vita, che in quel gioco leale con gli altri e con se stessi che deve rimanere l’arrampicata: “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”.
Parete del Lago Serrù
(Alpi Graie, Gruppo del Gran Paradiso, Valle dell’Orco)
La Parete del Lago Serrù, mai scalata e sconosciuta, è stata scoperta alpinisticamente da Andrea Giorda nel 2022. Nel 2023 si è presentata l’occasione per realizzare le prime vie con Claudio Battezzati. Nel 2024 si è aggiunto alla compagnia degli apritori Filippo Ghilardini, un altro istruttore della Scuola Gervasutti di Torino.
Con i cambiamenti climatici, ormai d’estate si può scalare solo a quote elevate, queste tre recentissime vie che presentiamo – Ça va Sans Dire, Route 66 e G&G – sono già molto frequentate e apprezzate per la qualità della roccia e delle linee.
Vie di poco più di 200 metri, 2500 metri di altitudine, avvicinamento breve e discesa veloce a piedi, esposizione sud est caratteristiche che ne hanno decretato il successo. Oltre a ciò, durante la scalata si può ammirare un paesaggio struggente, i laghi sottostanti Agnel e Serrù e la catena del Gran Paradiso con i suoi ghiacciai sullo sfondo.
Le difficoltà sono varie e c’è n’è per tutte le capacità. La più “plaisir” è Ça va San Dire, la più sfidante è Route 66 con un tiro chiave importante (il fessurino del quarto tiro); la G&G è una bella linea con chiodatura leggermente più ingaggiata, ma sempre in sicurezza. Tutte sono state accuratamente sistemate e pulite per quanto possibile su una parete nuova. Ancora una volta proponiamo un sito nuovo, a dimostrazione che trovare nuove pareti per scalare è ancora possibile, basta avere la voglia di uscire dai sentieri battuti, di cercare e di mettersi in gioco con lealtà. Nello schema generale trovate altre due vie in realizzazione, La Rana e lo Scorpione e la Giorda-Battezzati, a breve le pubblicheremo, al momento non sono ancora agibili. Un’altra via è presente, ma eticamente non la prendiamo in considerazione essendo frutto di una scorrettezza. Ognuno si regolerà come crede.
Per chi volesse fermarsi a pernottare c’è il bellissimo rifugio non custodito Pian Ballotta del CAI Rivarolo, le chiavi sono disponibili presso il ristorante Stella Alpina di Ceresole Reale.
1) Ça Va Sans Dire
Cartografia: Cartina MU Gran Paradiso 1:20000
Altitudine: 2500 m c.
Sviluppo: 245 m
Esposizione: sud-est
Difficoltà: 6c (obbligatorio 6a), chiodatura RS1
Materiale: due mezze corde da 60 m, 14 rinvii, una serie di cams fino al 3.
Note
Via accessibile a molti. Splendida e varia arrampicata su roccia molto buona, che ha richiesto, per motivi di sicurezza, un’accurata pulizia preventiva dall’alto. Esce in uno dei punti più alti della parete. Bellissimo itinerario per una giornata piena di montagna. Paesaggio d’incanto e vista sui 4000 del Gran Paradiso.
Avvicinamento
Dal parcheggio del Glaciomuseo (Valle dell’Orco) sulla strada per il Nivolet, prendere il sentiero basso sulla destra del giro del lago, superare i resti di un ponticello distrutto da una valanga e poi salire sul bordo della pietraia seguendo gli ometti e raggiungere la parete. La via è la penultima in alto della parete. Scritta alla base. 40/50 minuti.
Descrizione
L1 6a+ 25 m
L2 6c 30 m
L3 6c 25 m
L4 6b+ 30 m
L5 6a+ 35 m
L5 bis trasferimento 15 m
L6 6b 35 m
L7 6b+ (un passo) 25 m
L8 6b 25 m
Discesa
A piedi dalla cima, si scende dalla pietraia al Pian Ballotta e si prende il sentiero che porta al rifugio omonimo e poi al parcheggio, non si torna alla base. Oppure discesa in doppia, calate filanti e veloci.
Note storiche
Andrea Giorda e Claudio Battezzati, luglio 2023-luglio 2024.
2) Route 66
Altitudine: 2500 m c.
Sviluppo: 250 m
Esposizione: sud-est
Difficoltà: 7b (6c A0), obbligatorio 6b, chiodatura RS1
Materiale: cams serie fino al 2 e micro tipo Alien. 16 rinvii, due mezze corde da 60 m.
Note
La via supera l’evidente e spettacolare pilastro centrale della parete. La roccia rossa e la verticalità ricordano la Torre Staccata del Becco di Valsoera, il tiro chiave è un fessurino di dita che mette alla prova, in parte da proteggere a friend. Via omogenea, ledge to ledge, soste mai appese. Scalata varia, muri, fessura, placca. Ambiente alpino dei più belli. Prima libera: Andrea Giorda, Fabrizio Ferrari e Claudio Battezzati. Il fessurino rosso del quarto tiro è stato liberato da Carlo Filippi e Filippo Colombo nella primavera 2026.
Avvicinamento
Dal parcheggio del Glaciomuseo (Valle dell’Orco) sulla strada per il Nivolet, prendere il sentiero basso che circonda il lago Serrù in direzione della parete, superati i resti di un ponticello distrutto da una valanga puntare alla parete seguendo ometti sulla pietraia. La via inizia in un evidente diedro, scritta con nome alla base.
Descrizione
L1 6a+ 55 m Tenere la sinistra non confondersi con altra via a destra
L2 6b+ 35 m
L3 6c 15 m
L4 7b 35 m (dopo i primi due spit della fessura diventa 7a+)
L5 6c+ 15 m
L6 7a 40 m (dopo i primi quattro spit ravvicinati per non cadere nel vuoto, diventa 6b)
L7 6c 55 m. Bella placca tecnica sempre scalabile, volendo, per non avere corde che tirano dove si abbatte si può fare una sosta intermedia con friend e spit.
Discesa
A piedi dalla cima, si scende dalla pietraia al Pian Ballotta e si prende il sentiero che porta al rifugio omonimo e poi al parcheggio, non si torna alla base. Oppure in doppia dalla via (può essere utile per le prime due che il primo moschetti con un rinvio in discesa).
Note storiche
Andrea Giorda e Claudio Battezzati, luglio 2023-agosto 2024.
3) G&G (Giorda -Ghilardini)
Altitudine: 2500 m c.
Sviluppo: 200 m
Esposizione: sud-est
Difficoltà: 6c+ (obbligatorio 6b+), chiodatura RS2
Materiale: serie di friend da 0,1 al 5 (per i tiri dopo il tetto). 2 mezze corde da 60 metri. 10 rinvii, di cui alcuni allungabili.
Note
Via di grande classe, con notevole varietà di passaggi. Forse un po’ più impegnativa di quello che dicono i gradi, aperta interamente dal basso. Pur avendo passi obbligatori che richiedono di scalare, se si ha il grado minimo e, dove serve, si ha la capacità di mettere qualche friend, non ha tratti scabrosi. Classificabile con RS2.
La linea è verticale e supera il grande tetto in uno dei pochi punti possibili. Mediamente la qualità della roccia è molto bella, nei pochi tratti dove occorreva è stata fatta una accurata opera di pulizia.
Pur essendo una piccola parete, l’ambiente è spettacolare. La roccia, il lago e la vista sul gruppo del Gran Paradiso sono indimenticabili.
Avvicinamento
Dal parcheggio del Glaciomuseo (Valle dell’Orco) sulla strada per il Nivolet, prendere il sentiero basso sulla destra del giro del lago, superare i resti di un ponticello distrutto da una valanga e poi salire sul bordo della pietraia seguendo gli ometti e raggiungere la parete. La via G.G., che attualmente è la prima che si incontra, inizia con una facile rampa da destra a sinistra, spit con cordone blu e nome alla base. 40/50 minuti.
Descrizione
L1: salire la facile rampa per 15 m, poi inizia il tiro di altri 35 m. Allungare i rivii per evitare attriti. 6b+
L2: 40 m 6b
L3: è forse il tiro chiave, il superamento del tetto con ribaltamento sul muretto soprastante che richiede decisione. 27 m 6c+
L4: piccolo strapiombino, poi passo ostico su due fessure parallele e quindi gran divertimento su una fessura rosso fuoco, di pugno. 35 m 6c
L5: Tiro divertente ma ormai fuori dalle difficoltà. 25 m 6a
L6: Ultimo tiro, su placca e fessura appoggiata. 35 m 5c
Discesa
E’ sconsigliata la discesa in doppia dalla via, perché è molto difficile riprendere le soste in traverso.
Consigliata a piedi (non si torna alla base): guardando a monte si punta in basso a destra tenendosi sulla pietraia a sinistra fino a raggiungere il Pian Ballotta, di qui si segue il sentiero che porta al rifugio omonimo e quindi in breve al parcheggio.
Volendo proprio scendere in doppia, meglio scendere da una delle vie sulla sinistra, guardando la parete, come Route 66 il cui primo ancoraggio si trova sul bordo risalendo la cresta sommitale.
Note storiche
Andrea Giorda e Filippo Ghilardini interamente dal basso, senza ricognizioni, il 21, 25 e 31 agosto 2024.
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