104 eventi meteo estremi sulle coste dal 2010



La Calabria è la terza regione italiana per numero di eventi meteo estremi registrati lungo le coste. Dal 2010 ne sono stati censiti 104, di cui 89 soltanto a partire dal 2015, mentre il 26,2% dei circa 613 chilometri di costa bassa regionale risulta interessato da fenomeni erosivi. È il quadro che emerge dall’ultimo report di Legambiente “Spiagge. Gli impatti degli eventi meteo estremi e la gestione delle aree costiere italiane”, realizzato insieme all’Osservatorio Città Clima. Lo studio descrive l’aumento di piogge intense, raffiche di vento, grandinate, trombe d’aria e mareggiate che, insieme alle temperature record, stanno rendendo sempre più vulnerabili anche i comuni costieri.

“A livello regionale, il Sud risulta l’area maggiormente colpita negli ultimi sedici anni. In testa alla classifica si trova la Sicilia con 232 eventi meteo estremi, seguita dalla Puglia con 136 e dalla Calabria con 104. Tra i centri calabresi maggiormente interessati figurano Lamezia Terme, con 15 eventi, soprattutto allagamenti provocati da piogge intense, e Reggio Calabria, con 12 eventi, caratterizzati principalmente da allagamenti e danni alle infrastrutture causati dalle precipitazioni”. Secondo Legambiente, questi numeri raccontano “una costa regionale sempre più esposta agli effetti della crisi climatica e rendono urgente l’adozione di una strategia capace di unire la sicurezza del territorio, la tutela degli ecosistemi e la valorizzazione del patrimonio costiero”.

In Italia colpito il 48% delle località costiere

“Tra il 2010 e il 2026 sono state colpite da eventi meteo estremi 308 località costiere italiane su 643, pari al 48% del totale. Gli episodi censiti lungo le coste sono stati 1.073, corrispondenti al 38,6% dei 2.778 eventi estremi complessivamente registrati nel Paese. Il fenomeno risulta in costante crescita. Fino al 2025, la percentuale dei comuni costieri interessati era del 45,4%, con 1.028 eventi meteo estremi. Nel 2024 si attestava al 41,2%, con 885 eventi, mentre nel 2023 era pari al 37,3%, con 780 episodi censiti. Gli eventi registrati più frequentemente nei sedici anni analizzati sono stati gli allagamenti da piogge intense, con 404 casi, le trombe d’aria, con 286, e le mareggiate, con 107. Preoccupa soprattutto l’intensificarsi delle mareggiate e delle raffiche di vento che, tra il 2022 e il 2026, sono aumentate rispettivamente del 550% e dell’80%”.

“Agli eventi atmosferici estremi si aggiunge il problema dell’erosione costiera, ulteriormente amplificato dalla crisi climatica. Secondo i dati ISPRA richiamati nel report, negli ultimi cinquant’anni lungo i litorali italiani sono scomparsi oltre 40 milioni di metri quadrati di spiagge. La perdita ha colpito importanti ecosistemi e ha esposto al rischio di degrado una fascia di territorio sempre più compressa dallo sviluppo urbano e infrastrutturale. In Calabria, su circa 613 chilometri di costa bassa, il 26,2% è interessato da fenomeni erosivi. Una condizione che, secondo Legambiente, richiede particolare attenzione e interventi capaci di coniugare adattamento climatico, sicurezza e protezione ambientale”.

Parretta: “azioni incisive e urgenti lungo le coste calabresi”

“Il Rapporto Spiagge fornisce un quadro analitico estremamente importante per la nostra regione – commenta Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria – dal quale partire per migliorare quanto già esiste e affrontare, con spirito costruttivo, le criticità ancora aperte. I dati relativi agli eventi meteo estremi confermano la necessità di mettere in campo, lungo le coste calabresi, azioni incisive e urgenti di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Occorre liberare i litorali dal cemento, troppo spesso anche illegale, tutelare i preziosi ecosistemi marini e costieri e adottare politiche rigorose di contrasto a ogni forma di inquinamento”.

Legambiente torna a denunciare la “mancanza in Italia di un piano nazionale di adattamento dedicato specificamente alle coste. L’associazione chiede inoltre lo stanziamento delle risorse necessarie per attuare il Piano nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici. Le richieste rivolte al Governo comprendono anche l’approvazione di una legge contro il consumo di suolo, la realizzazione di interventi di rinaturalizzazione delle coste, attraverso la ricostituzione delle fasce dunali e delle zone umide e paludose, la garanzia del diritto alla libera e gratuita fruizione delle spiagge, il ripristino della legalità e lo stop alla cementificazione degli arenili”.

“I dati che abbiamo raccolto nel nostro nuovo report Spiagge – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – dimostrano l’urgenza e l’importanza di attuare piani di adattamento e strumenti di governance che riducano il rischio per le persone, le abitazioni e le infrastrutture, e che permettano di programmare interventi volti al miglioramento della gestione dei territori. Occorre mettere in campo una strategia nazionale di difesa delle coste sempre più fragili a causa della crisi climatica ma anche dell’eccessiva attività antropica e del consumo di suolo. L’aumento degli eventi meteo estremi e il Ciclone Harry che nei mesi scorsi ha colpito diverse regioni della Penisola siano un monito e non restino inosservati. Il nostro Paese fonda gran parte della sua economia su mare, turismo e pesca, non può permettersi il lusso di riconcorrere le emergenze, deve prevenirle”.

“La qualità delle acque marine rappresenta un altro elemento essenziale per valutare lo stato dei litorali italiani. Per approfondire le condizioni di inquinamento, individuare i tratti di costa non balneabili e comprendere le contraddizioni nella gestione delle spiagge, è possibile consultare il Portale Acque del Ministero della Salute. Sul fronte europeo, il report indica Spagna, Inghilterra e Belgio come Paesi che da anni stanno offrendo esempi significativi nella gestione delle coste e nella protezione dei territori dalle inondazioni”.

Concessioni balneari, Legambiente chiede gare basate sulla sostenibilità

Un altro tema affrontato dal report riguarda le “concessioni balneari e le gare previste dalla Direttiva europea 2006/123/CE. Legambiente chiede maggiore qualità nella valutazione dei progetti e invita il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ad accelerare la definizione delle Linee guida per le procedure di affidamento”. Secondo l’associazione, “le Linee guida dovranno stabilire parametri legati non soltanto alla gestione economica, ma anche alla sostenibilità ambientale, alla qualità progettuale, alla tutela del paesaggio e alla funzione sociale delle proposte”.

Il Governo ha esteso la validità delle concessioni esistenti fino al 30 settembre 2027, imponendo ai Comuni di avviare le procedure di gara entro il 20 giugno dello stesso anno. Nel corso del 2025, numerose sentenze dei Tribunali amministrativi regionali hanno bocciato sia la proroga legislativa concessa dal Governo Meloni sia quelle decise da alcuni Comuni.

Nel frattempo, Regioni, Province e Comuni stanno procedendo con la definizione di proprie linee guida considerate da Legambiente orientate nella giusta direzione. “Sul tema delle concessioni balneari – continua Parretta – la Regione Calabria deve prendere atto che il quadro giuridico è definitivamente cambiato, evitando scelte incompatibili con il diritto dell’Unione europea. La scadenza delle concessioni rappresenta un’occasione non più rinviabile per restituire piena centralità a beni comuni fondamentali come le spiagge. La gestione del demanio marittimo deve avvenire attraverso procedure di evidenza pubblica trasparenti, capaci di premiare la sostenibilità ambientale, la qualità progettuale, la tutela del paesaggio e il valore sociale delle proposte, garantendo al tempo stesso il diritto dei cittadini alla libera fruizione della costa”.

Il rischio di una semplice sostituzione dei gestori

Legambiente mette in guardia dal rischio che la nuova stagione delle gare si limiti a sostituire i concessionari, senza modificare un modello di gestione ritenuto insostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. “In Italia – dichiara Sebastiano Venneri, responsabile turismo e innovazione di Legambiente – occorre evitare che la stagione dei bandi si traduca nella semplice sostituzione dei gestori, cristallizzando per altri decenni un assetto già oggi insostenibile sul piano ambientale, sociale ed economico. Per questo nel nostro nuovo report portiamo in primo piano un protocollo promosso dall’Associazione Mare Libero e basato sulla co-programmazione, previsto dall’art. 55 del D.Lgs. 117/2017 (Codice del Terzo Settore), per accompagnare i Comuni nella ridefinizione complessiva della pianificazione costiera. La co-programmazione consente alle amministrazioni di individuare, insieme agli enti del Terzo Settore, i bisogni da soddisfare, gli interventi necessari e le risorse disponibili, attraverso un processo strutturato in cui competenze tecniche, scientifiche e civiche”.

Il report, attraverso i contributi di Sergio Cappucci dell’ENEA e di Enzo Pranzini dell’Università di Firenze, richiama anche il ruolo della posidonia spiaggiata come alleato naturale contro l’erosione costiera. Gli accumuli di posidonia e di altri materiali vegetali, come tronchi e canne, quando non vengono rimossi possono costituire una protezione contro l’azione delle mareggiate.

In molti tratti costieri, tuttavia, durante la stagione estiva si ricorre ancora alla pulizia meccanizzata degli arenili. Questa pratica può provocare una perdita di sabbia, sia perché parte dei sedimenti è contenuta all’interno delle banquette di posidonia, sia perché i mezzi meccanici possono affondare nel corpo della spiaggia e asportare ulteriori quantità di materiale. Per questo Legambiente chiede una maggiore attenzione nella gestione della posidonia spiaggiata.

Le buone pratiche per la tutela dei litorali

Accanto alle criticità, il report segnala alcune esperienze positive realizzate sul territorio nazionale. Tra queste figurano il Piano per la gestione del Parco regionale Isola di Sant’Andrea e del litorale di Punta Pizzo, in Puglia, e il progetto LIFE Providune, dedicato alla conservazione e al ripristino degli habitat dunali nei siti delle province di Cagliari, Matera e Caserta. Viene inoltre citato il progetto LIFE terrAmare, coordinato da DREAM Italia e del quale Legambiente è partner, nato per promuovere la gestione sostenibile delle coste nei siti Natura 2000 in Italia e in Grecia.

Attraverso l’iniziativa “Comunità per le spiagge ecologiche”, il progetto punta a diffondere buone pratiche di turismo sostenibile, aumentare la protezione delle coste, favorire la stabilizzazione delle dune e promuovere ormeggi a basso impatto ambientale per la tutela della posidonia oceanica.


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