Canadair insufficienti nella Francia che brucia, s’infiamma la polemica. “Il bombardiere d’acqua è solo un cerotto”


Roma, 28 luglio 2026 – Assieme ai devastanti incendi degli ultimi giorni, in Francia è scoppiata anche la polemica sui suoi Canadair. Perché proprio nelle settimane in cui è in corso una delle peggiori emergenze incendi della storia recente, i francesi hanno scoperto che non ci sono abbastanza aerei disponibili per contrastare i roghi. Mentre oltre 116 mila ettari sono già andati in fumo tra sud-ovest francese, Corsica e dipartimenti della Gironda e delle Landes, e ieri le fiamme erano arrivate fino a 15 chilometri da Bordeaux, alcuni piloti in servizio sui Canadair francesi hanno denunciano che su 12 velivoli della flotta nazionale, in alcuni dei giorni più critici dell’emergenza ne erano operativi solo 5. Un numero che, secondo chi vola ogni giorno sugli incendi, rende impossibile garantire un intervento efficace.

A lanciare l’allarme è stato Éric Durand, pilota e dirigente del sindacato nazionale del personale navigante dell’aeronautica civile, che il 25 luglio è stato intervistato dal quotidiano Le Monde e ha sintetizzato la situazione con una frase diventata il simbolo della polemica: “Sono in allerta, ma non volo perché non ho un aereo disponibile”. Secondo Durand, venerdì scorso erano operativi soltanto 5 Canadair, diventati poi 7 il giorno successivo, divisi tra 2 che erano impegnati in Corsica, mentre gli altri 5 operavano nell’area più colpita tra Gironda e Landes, affiancati da un Canadair croato. A rincarare la dose è stato anche un altro pilota, Grégory Prats, capo squadra di un gruppo di Canadair, che ha definito la situazione “scandalosa” in un’intervista rilasciata a Franceinfo. Il pilota ha spiegato che solo 2 velivoli su un incendio sono insufficienti e che per contenere un grande rogo dovrebbero operare almeno 4 contemporaneamente, mentre con gli organici attuali, ha detto Prats il 25 luglio alla stampa, l’azione dei Canadair francesi diventa “praticamente totalmente inefficace”.

La Francia possiede una flotta di 12 Canadair, ma la disponibilità reale è inferiore perché dall’inizio dell’estate gli aerei sono sottoposti a un impiego continuo e necessitano di frequenti periodi di fermo per effettuare interventi di manutenzione. Secondo i piloti, il problema è aggravato dalle difficoltà dell’azienda privata che ha l’incarico della manutenzione, che faticherebbe a garantire riparazioni e ricambi con la rapidità richiesta. Inoltre a pesare ulteriormente sulla situazione c’è anche l’età della flotta dopo che un rapporto parlamentare del 2025 ha rivelato che l’età media dei Canadair francesi è di circa trent’anni. I Canadair non sono gli unici mezzi aerei antincendio a disposizione della Sécurité civile, l’equivalente francese della Protezione civile, ma in situazioni di emergenza sono i velivoli più versatili ed efficaci. In Francia sono a disposizione anche 8 Dash, grandi aerei capaci di trasportare circa 10 mila litri d’acqua o liquido ritardante, ma con un limite operativo importante rispetto ai Canadair perché non possono rifornirsi direttamente dai laghi o dal mare e devono tornare in aeroporto dopo ogni lancio.

Negli ultimi giorni il governo ha schierato anche un Airbus A400M dell’Aeronautica militare configurato come “bombardiere d’acqua”, ma l’iniziativa è stata accolta con scetticismo dai piloti sulla sua reale efficacia. Sulla carta il velivolo può trasportare circa 20 mila litri d’acqua, oltre 3 volte la capacità di un Canadair, ma nella pratica deve rientrare ogni volta in una base militare per rifornirsi, e i tempi di reale impiego sono molto bassi. “Non è la quantità d’acqua che si sgancia una sola volta a fare la differenza – ha spiegato Éric Durand nell’intervista a Le Monde – ma quella che si riesce a portare sul fuoco per ore”. Il collega Grégory Prats è ancora più netto nell’intervento a Franceinfo, definendolo “un cerotto su una gamba di legno” e aggiungendo che si tratta solo di un’operazione di facciata.

La polemica ha rapidamente raggiunto Parigi e la politica, e nel mirino è finito l’ex primo ministro Gabriel Attal, accusato di aver annullato nel 2024 un ordine per acquistare 2 nuovi Canadair nel corso di un’operazione di revisione della spesa pubblica. Attal ha replicato all’accusa e ha ricordato che nello stesso anno il suo governo ha poi ordinato 2 nuovi DHC-515 Firefighter, modelli di aereo anfibio antincendio di ultima generazione dal valore di circa 35 milioni di euro l’uno, grazie al cofinanziamento europeo del programma RescEU. Però è un ordine non immediato e i 2 nuovi Firefighter entreranno in servizio non prima del 2028 e non saranno ad uso esclusivo della Francia perché, in caso di bisogno, dovranno essere messi a disposizione anche degli altri Paesi europei.

Inoltre all’inizio di questa estate la Francia ha ordinato anche altri 2 nuovi Canadair, ma non riusciranno ad entrare in servizio prima del 2032 e 2033. Il problema infatti non è soltanto politico, ma le consegne di nuovi velivoli antincendio stanno subendo forti ritardi perché la produzione dei Canadair era stata interrotta nel 2015 dall’azienda produttrice Bombardier per mancanza di ordini. Solo nel 2022 il nuovo costruttore De Havilland subentrato nella produzione ha annunciato la ripresa dello sviluppo del nuovo modello DHC-515 Firefighter, ma la fase operativa è iniziata solo nel 2024 e i tempi industriali di produzione non permettono di accelerare per soddisfare tutte le richieste in periodi brevi.

A gettare acqua sul fuoco delle polemiche è stato ieri il ministro dell’Interno Laurent Nuñez che ha respinto le accuse verso il governo e ha invitato a non limitare l’analisi ai soli Canadair. Secondo il ministro, la Francia dispone complessivamente di 67 mezzi aerei, considerando anche i Dash, gli elicotteri antincendio, altri velivoli della Sécurité civile e i mezzi dei servizi dipartimentali, definendola una delle flotte più importanti d’Europa. Nuñez inoltre ha respinto le accuse sulle manutenzioni degli aerei troppo frequenti, sostenendo che gli stop sono necessari per garantire la sicurezza dei piloti, e quindi ha aggiunto che le risorse stanziate per il bilancio della Sécurité civile sono quasi raddoppiato dal 2017. Resta però a soffiare sul fuoco della polemica la sensazione della beffa oltre al danno. Perché proprio nel pieno di un’emergenza definita dal governo stesso “senza precedenti”, mentre gli incendi divorano centinaia di migliaia di ettari e costringono migliaia di persone a lasciare le proprie case, una parte significativa della flotta antincendio francese rimane a terra.


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