Dall’horror contemporaneo alle pratiche performative, dall’ecologia nell’arte alle geografie della migrazione, fino alla fotografia, alla poesia e ai nuovi femminismi, dopo la prima realizzata da me e quella della mia collega Angela Madesani, maggiormente focalizzata su critica d’arte, poesia, moda e fotografia, questa selezione di letture estive raccoglie libri molto diversi per forma e argomento, ma accomunati da una stessa urgenza: leggere il presente attraverso le sue immagini, i suoi conflitti e le sue memorie.
Dario Moalli
Nostalgia dell’orrore. L’horror contemporaneo e i fantasmi di un futuro passato -Marco Malvestio
Con Nostalgia dell’orrore Marco Malvestio affronta uno dei nodi più rivelatori della cultura contemporanea: il rapporto, tutt’altro che pacificato, tra immaginario del passato e forme del perturbante. La nostalgia, che attraversa cinema, serie televisive, romanzi, mode visive e linguaggi pop, trova nell’horror un territorio particolarmente fertile, perché questo genere ha sempre lavorato sul ritorno di ciò che sembrava rimosso, dimenticato, sepolto.
Il libro ha il merito di non trattare l’horror come semplice repertorio di paure, ma come dispositivo critico capace di leggere le ossessioni del presente. Attraverso film, serie e romanzi degli ultimi venticinque anni, Malvestio mostra come la tensione retrospettiva non sia mai innocente: può diventare rifugio regressivo, ma anche strumento per interrogare spazi, identità e traumi collettivi. Il folk horror, con il suo ritorno a paesaggi rurali e comunità arcaiche, e la casa infestata, con la sua concentrazione di memorie private e violenze familiari, diventano così due luoghi privilegiati per osservare il modo in cui il passato continua ad agire sul presente.
Particolarmente interessante è l’attenzione alle trasformazioni del corpo e della sessualità, ambiti in cui l’horror contemporaneo mette in scena identità instabili, desideri devianti, mutazioni fisiche e simboliche. Qui la nostalgia non è più soltanto rimpianto, ma materia ambigua, contaminata, capace di generare mostri e fantasmi nuovi. Il “futuro passato” del sottotitolo indica proprio questa frattura: un tempo che non torna mai davvero com’era, ma riemerge deformato, inquieto, irrisolto.
Marco Malvestio – Nostalgia dell’orrore. L’horror contemporaneo e i fantasmi di un futuro passato
Meltemi, 2026
274 pp., € 22
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Storia di una montagna – Élisée Reclus
Con Storia di una montagna torna in libreria uno dei testi più affascinanti di Élisée Reclus, geografo, anarchico e grande narratore del rapporto tra esseri umani e ambiente. Pubblicato originariamente nel 1880 e pensato anche per un pubblico giovane, il libro conserva una sorprendente attualità: dietro l’apparente semplicità del racconto naturalistico si muove infatti una riflessione profonda sulla libertà, sul potere, sulle comunità e sul modo in cui abitiamo il mondo.
La montagna, per Reclus, non è mai soltanto un paesaggio. È un organismo vivo, un archivio geologico, un luogo di trasformazioni lente e continue, dove rocce, fossili, venti, acque e ghiacci raccontano una storia più antica di quella umana. Ma accanto all’osservazione scientifica emerge sempre una tensione etica: la montagna è anche spazio di resistenza, rifugio, esperienza di autonomia, territorio non ancora del tutto asservito alle logiche della città, dell’amministrazione e del profitto.
Uno degli aspetti più interessanti del libro è proprio questa capacità di intrecciare conoscenza e immaginazione politica. Reclus osserva i fenomeni naturali con precisione, ma non separa mai la geografia dalla vita sociale: racconta pastori, comunità montane, leggende, culti, forme di solidarietà e di sopravvivenza. La montagna diventa così il luogo in cui leggere insieme la storia dei paesaggi e quella dei popoli, le condizioni materiali dell’esistenza e le possibilità di una convivenza meno gerarchica.
Élisée Reclus – Storia di una montagna
Elèuthera, 2026
208 pp., € 16
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Si può tremare per una frase. Testi performativi 1990-2024 – Cesare Viel
Con Si può tremare per una frase Cesare Viel raccoglie trent’anni di testi performativi, restituendo una parte centrale della sua pratica artistica: quella in cui la scrittura non è mai semplice supporto, ma materia viva, corpo sonoro, spazio di relazione. Il volume, curato dallo stesso artista, riunisce trenta testi ordinati cronologicamente e pensati per essere attivati in forme diverse: lecture performance, video, interventi audio, installazioni ambientali, dispositivi relazionali.
L’aspetto più interessante del libro sta nella sua natura ibrida. Questi testi nascono per l’azione, per la voce, per l’incontro con altri corpi e altri contesti, ma possono essere letti anche nella loro autonomia letteraria: come frammenti narrativi, dialoghi, monologhi, racconti sospesi. È proprio in questa oscillazione tra pagina e presenza, tra scrittura e gesto, che emerge la specificità del lavoro di Viel, da sempre attraversato da un’idea dell’arte come campo instabile di soggettività, memoria e trasformazione.
I nuclei ricorrenti sono quelli che hanno segnato la sua ricerca fin dagli Anni Ottanta: la parola, la voce, il corpo, l’identità di genere, la relazione con lo spazio, il contesto sociale, la memoria personale e collettiva. Ma il volume mostra anche quanto questi temi non siano mai trattati come categorie astratte. Al contrario, si incarnano in frasi, esitazioni, figure, apparizioni, in una scrittura che procede per intensità e vulnerabilità, capace di tenere insieme rigore concettuale e fragilità emotiva.
Cesare Viel – Si può tremare per una frase. Testi performativi 1990-2024
Postmedia Books, 2026
192 pp., € 22
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Enciclopedia anarchica tascabile – Gaston Piger
Enciclopedia anarchica tascabile è un piccolo repertorio alfabetico che prova a rendere maneggiabile una storia politica complessa, spesso irrigidita da stereotipi o ridotta a slogan. Il formato è volutamente agile: una sorta di prontuario da consultare per voci, nomi, concetti, correnti e parole chiave dell’universo anarchico, senza la pretesa di costruire un sistema chiuso o una dottrina definitiva.
Il libro funziona soprattutto perché tiene insieme divulgazione e tono militante, chiarezza e ironia. Le voci alternano riferimenti storici, definizioni rapide, profili di figure centrali e attraversamenti delle diverse anime dell’anarchismo: dall’anarco-comunismo all’anarco-sindacalismo, dall’individualismo libertario all’anarco-femminismo. Ne emerge un lessico politico che non vuole indicare al lettore cosa pensare, ma offrirgli strumenti per orientarsi dentro una tradizione plurale, conflittuale, attraversata da pratiche di autogestione, solidarietà, antimilitarismo e critica dell’autorità.
Particolarmente riuscita è la dimensione grafica, affidata ai disegni di Andromalis, che accompagna il testo con un immaginario satirico e popolare. Le illustrazioni alleggeriscono la materia senza banalizzarla, recuperando una tradizione visiva vicina al fumetto politico, alla caricatura e alla controcultura libertaria. Figure come Bakunin, Malatesta, Anarchik o la pistola di Bresci diventano così non solo riferimenti storici, ma immagini di un repertorio simbolico ancora vivo.
Gaston Piger – Enciclopedia anarchica tascabile
Ortica Editrice, 2026
128 pp., € 12
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Ragazzi di Damasco – Nouri Al Jarrah
Con Ragazzi di Damasco Nouri Al Jarrah costruisce un poema civile e visionario intorno a una città che è insieme luogo reale, origine perduta e figura assoluta della memoria. Damasco non appare mai soltanto come scenario geografico: è un corpo ferito, una soglia tra mare e deserto, passato e futuro, vita e rovina. Attorno a essa il poeta organizza una scrittura di forte intensità simbolica, in cui la storia siriana entra nel testo non come cronaca, ma come materia tragica e mitica.
L’aspetto più interessante della raccolta sta proprio nella capacità di trasformare il dolore storico in immagine poetica senza attenuarne la violenza. I “ragazzi” del titolo diventano presenze epiche e fragili, figure sospese tra la ricerca dei nomi perduti della città e la necessità di dare voce a ciò che è stato sepolto. La tragedia attraversa ogni verso come una corrente profonda, ma non blocca il movimento del libro: al contrario, lo spinge verso una lingua tesa, visionaria, attraversata da fratture, invocazioni, accumuli, improvvise aperture liriche.
Il dialogo con la tradizione mediterranea e con la poesia araba classica amplia ulteriormente il respiro del volume. Damasco diventa così una città plurale, stratificata, in cui il presente della distruzione convive con un tempo più lungo, circolare, abitato da miti, memorie, conquistatori, esiliati, antenati. È in questa sovrapposizione di piani che la poesia di Al Jarrah trova la propria forza: nel rifiuto di ridurre la Siria a immagine di devastazione, restituendole invece una profondità storica, erotica, spirituale e politica.
Nouri Al Jarrah – Ragazzi di Damasco
emuse, 2026
104 pp., € 15
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Manuale per viaggiatori – Marinella Senatore
Con Manuale per viaggiatori Marinella Senatore porta sulla pagina una parte essenziale della sua pratica artistica: quella in cui scrittura, oralità, performance e partecipazione collettiva si intrecciano fino a diventare metodo di lavoro. Il volume, a cura di Flavio de Marco, non si presenta come una semplice documentazione di progetti già realizzati, ma come un attraversamento interno dei processi creativi che hanno reso Senatore una delle figure più riconoscibili della scena contemporanea internazionale.
Il libro raccoglie testi, racconti e materiali di lavoro che restituiscono il carattere corale della sua ricerca. Miniere siciliane, comunità urbane, cori, memorie condivise e narrazioni collettive diventano i luoghi di un viaggio che non riguarda soltanto lo spostamento nello spazio, ma la possibilità di incontrare altre voci, altre storie, altri immaginari. La scrittura, in questo senso, non è mai chiusa in una dimensione privata: è uno strumento di relazione, una superficie porosa in cui l’esperienza individuale si apre a una forma più ampia di comunità.
L’aspetto più interessante del volume sta proprio nella sua struttura mobile. Appunti, frammenti poetici, drammaturgie, riflessioni e materiali preparatori compongono un archivio sensibile, capace di mostrare come un’opera partecipativa nasca dall’ascolto prima ancora che dalla forma. Senatore sembra suggerire che l’arte non sia solo produzione di immagini o eventi, ma costruzione di condizioni: uno spazio in cui le persone possono riconoscersi, prendere parola, immaginare insieme.
Marinella Senatore – Manuale per viaggiatori
Krill Books, 2026
218 pp., € 20
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L’isola sotto il mare. “Ferdinandea” di Clément Cogitore – Federico Leoni
Con L’isola sotto il mare Federico Leoni entra dentro il progetto che Clément Cogitore ha dedicato a Ferdinandea, l’isola apparsa nel luglio 1831 al largo della Sicilia e scomparsa pochi mesi dopo, inghiottita nuovamente dal mare. Un evento geologico, storico e politico insieme: una terra improvvisa, subito rivendicata dalle potenze dell’epoca, battezzata dai Borbone e poi sottratta a ogni possesso dalla sua stessa natura instabile.
Il libro ripercorre la mostra di Cogitore, presentata per la prima volta al MADRE di Napoli nel 2022, come se fosse un itinerario stanza dopo stanza. Video, film di montaggio, incisioni ottocentesche e materiali d’archivio diventano i frammenti di una riflessione più ampia sull’evento: che cosa accade quando qualcosa emerge, interrompe l’ordine delle mappe, attira il desiderio dei poteri e poi scompare senza lasciarsi possedere?
L’aspetto più interessante del volume sta proprio in questa tensione tra apparizione e appropriazione. Ferdinandea diventa un’immagine perfetta dell’inappropriabile: un’isola che esiste abbastanza da essere nominata, contesa, registrata, ma non abbastanza da diventare territorio stabile. Leoni segue Cogitore nel mettere in relazione questa vicenda con il Mediterraneo contemporaneo, con i suoi lutti, le sue frontiere mobili, le sue acque attraversate da corpi e memorie.
Federico Leoni – L’isola sotto il mare. “Ferdinandea” di Clément Cogitore
Castelvecchi, 2026
96 pp., € 18
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L’artista ecologista – Filipa Ramos
Con L’artista ecologista Filipa Ramos affronta uno dei nodi più urgenti dell’arte contemporanea: il rapporto tra pratica artistica, crisi ambientale e possibilità di immaginare forme diverse di convivenza con il vivente. Il libro parte da una consapevolezza ormai ineludibile – la percezione di abitare un mondo in trasformazione irreversibile – ma evita di restare chiuso nella retorica della catastrofe. L’ecologia, nelle sue pagine, non è soltanto diagnosi del danno, ma campo di attenzione, cura, intelligenza e invenzione.
L’aspetto più interessante del volume sta nel modo in cui Ramos costruisce una genealogia ampia, capace di mettere in dialogo figure storiche e ricerche più recenti. Da Joseph Beuys a Nancy Holt, da Ana Mendieta a Joan Jonas, il libro riconosce agli artisti degli anni Sessanta e Settanta il ruolo di pionieri di una sensibilità ecologica che oggi appare centrale. Ma il discorso si apre poi a una costellazione più contemporanea, da Britta Marakatt-Labba a Tomás Saraceno, da Eduardo Navarro a Pierre Huyghe e Tabita Rezaire, mostrando come l’arte possa farsi strumento di ascolto, relazione e trasformazione.
Ramos non riduce l’ecologia a tema iconografico. Al contrario, la legge come metodo e postura: un modo di stare dentro il mondo riconoscendo legami, dipendenze, vulnerabilità e forme di intelligenza non umana. Le opere raccontate nel libro – tra animali, ragni, tradizioni pastorali, paesaggi sonori, fiumi e memorie indigene – invitano a spostare lo sguardo oltre l’antropocentrismo e a interrogare anche le eredità coloniali che hanno reso la natura un oggetto da osservare, classificare, estrarre.
Filipa Ramos – L’artista ecologista
Johan & Levi, 2026
176 pp., € 22
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Fotografi siciliani del Novecento – Monica Maffioli
Con Fotografi siciliani del Novecento Monica Maffioli costruisce un ampio attraversamento della cultura fotografica dell’isola, restituendo alla Sicilia un ruolo centrale nella storia visiva italiana del XX secolo. Il volume, realizzato in collaborazione con la Fondazione Carlo Levi, non si limita a raccogliere autori e immagini, ma prova a leggere la fotografia come luogo di incontro tra identità, memoria collettiva, letteratura e trasformazioni sociali.
L’aspetto più interessante del libro sta nella sua capacità di mettere in tensione rappresentazione e stereotipo. La Sicilia fotografata nel Novecento è infatti un territorio continuamente osservato, interpretato, talvolta semplificato: isola verista, paesaggio arcaico, teatro di marginalità, ma anche spazio di modernità, sperimentazione e conflitto. Maffioli ricostruisce questo lungo passaggio mostrando come lo sguardo fotografico abbia contribuito tanto a fissare alcuni immaginari quanto a incrinarli dall’interno.
Dalle esperienze legate alla “scuola” di Taormina alle ricerche del dopoguerra, dal neorealismo ai reportage civili sulla mafia, fino alle immagini dedicate alle trasformazioni urbane e sociali, il volume compone una storia plurale, fatta di autori, sensibilità e urgenze differenti. La fotografia diventa così uno strumento per leggere non solo l’isola, ma anche il modo in cui la Sicilia è stata raccontata, desiderata, giudicata e ricordata nel corso del secolo.
Monica Maffioli – Fotografi siciliani del Novecento
Giunti Editore, 2026
416 pp., € 35
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La rivoluzione che ancor non ci abbandona – Francesca Pasini
Con La rivoluzione che ancor non ci abbandona Francesca Pasini inaugura una forma editoriale intima e politica insieme, nata dagli incontri del martedì alla Libreria delle donne di Milano. Il libro raccoglie pensieri, appunti, immagini e riflessioni maturate dentro un’esperienza collettiva in cui arte e scienza non vengono accostate come territori separati, ma fatte dialogare attraverso la presenza, la parola, il cibo, la memoria e il confronto diretto.
L’aspetto più interessante del volume sta nella sua natura di diario critico e relazionale. Pasini parte da un gruppo di artiste, artisti, studiose e studiosi riuniti senza un calendario rigido, secondo una pratica di scambio che ricorda l’autocoscienza femminista ma la porta dentro il presente mediale. La domanda che attraversa il libro è infatti molto attuale: come continuare a pensare insieme in un’epoca in cui l’informazione digitale sembra poter sostituire ogni presenza, ogni attesa, ogni incertezza?
Il volume procede per nuclei mobili: lo spettatore ideale, l’imparare a non sapere, l’opera come soggetto, le vite possibili, le visioni sfocate. Carla Lonzi, Virginia Woolf, Malevič, Carlo Rovelli, Palma Bucarelli e molte figure dell’arte contemporanea entrano in un tessuto di citazioni, incontri e intuizioni personali. La scrittura di Pasini non cerca una teoria chiusa, ma una forma di vicinanza: con le opere, con le persone, con le parole della scienza e con quelle dell’esperienza quotidiana.
Francesca Pasini – La rivoluzione che ancor non ci abbandona
Libreria delle donne, 2026
99 pp., € 12
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Rivendicare futuro. Il transfemminismo contro il capitale finanziario -Verónica Gago, Luci Cavallero
Con Rivendicare futuro Verónica Gago e Luci Cavallero costruiscono un manifesto politico che nasce dall’esperienza concreta delle lotte transfemministe latinoamericane, in particolare dal movimento Ni Una Menos in Argentina. Il libro non si limita a raccontare un ciclo di mobilitazioni, ma ne assume la forza teorica e pratica per leggere una fase storica segnata dall’intreccio tra autoritarismo, precarietà, indebitamento e nuove forme di violenza contro i corpi e i territori.
L’aspetto più interessante del volume sta nel modo in cui le autrici collegano la “guerra contro i generi” al funzionamento del capitalismo finanziario. L’offensiva antifemminista non appare come una reazione culturale isolata, ma come parte di un progetto più ampio: produrre isolamento, catturare il tempo attraverso il debito, rendere invisibile il lavoro di cura e trasformare la sopravvivenza stessa in terreno di profitto. In questa prospettiva, la finanza non è un dispositivo astratto, ma una forza che entra nella vita quotidiana, nelle case, nei corpi, nelle relazioni.
La prospettiva transfemminista e decoloniale permette di spostare il discorso oltre la semplice rivendicazione di diritti individuali. Gago e Cavallero mostrano come la riproduzione sociale sia oggi uno dei campi decisivi dello scontro politico: chi sostiene materialmente il mondo, chi cura, chi lavora in condizioni di fragilità, chi subisce il saccheggio dei territori e delle comunità, produce una ricchezza che il capitale tenta continuamente di appropriarsi. Da qui nasce l’urgenza di trasformare la precarietà in disobbedienza e l’esperienza dell’oppressione in trama collettiva.
Verónica Gago, Luci Cavallero – Rivendicare futuro. Il transfemminismo contro il capitale finanziario
Ombre Corte, 2026
140 pp., € 15
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