caldo e siccità cambiano la raccolta


La vendemmia 2026 è iniziata in Italia con dieci giorni di anticipo. Le prime uve sono state raccolte nell’azienda vinicola Defilippi I Gessi di Oliva Gessi, nell’Oltrepò Pavese, dove le operazioni riguardano le varietà bianche destinate alla produzione di spumante. Coldiretti attribuisce l’accelerazione alle alte temperature, che hanno anticipato la maturazione dei grappoli, mentre siccità e grandine rendono ancora difficile stimare le quantità finali.

Il comunicato dell’organizzazione agricola descrive un’annata destinata a svilupparsi lungo quasi cinque mesi. La raccolta partirà dalle uve precoci e potrebbe proseguire fino all’autunno inoltrato, seguendo tempi diversi tra territori, vitigni e condizioni meteorologiche.

La qualità viene indicata come buona in molte aree, anche perché il rischio di peronospora appare per ora ridotto. Restano però da valutare gli effetti della concentrazione zuccherina provocata dal caldo e dalla scarsità d’acqua.

Il caldo anticipa la raccolta nell’Oltrepò Pavese

Nell’Oltrepò Pavese la vendemmia iniziava di solito durante la prima decade di agosto. Nel 2026 le forbici sono entrate nei vigneti già alla fine di luglio, confermando quanto il calendario agricolo dipenda ormai dall’andamento delle temperature.

La maturazione anticipata impone alle aziende di controllare con maggiore frequenza grado zuccherino, acidità e condizioni dei grappoli. Attendere troppo può modificare l’equilibrio delle uve; iniziare in anticipo richiede invece cantine, lavoratori e mezzi già pronti quando il calendario tradizionale non lo prevedeva.

La prima raccolta riguarda le varietà bianche da spumante, che vengono generalmente vendemmiate prima delle uve destinate ai vini rossi. Quest’anno, però, anche i vitigni più tardivi potrebbero anticipare i propri tempi.

In Toscana il Sangiovese potrebbe essere raccolto già intorno alla metà di agosto. Una data insolita per un’uva rossa che, secondo le consuetudini, entra nel periodo della vendemmia tra settembre e i mesi successivi.

Quantità ancora incerte, qualità indicata in crescita

Coldiretti non formula una previsione quantitativa nazionale. Le differenze tra aree irrigate, vigneti colpiti dalla siccità e territori interessati dalla grandine impediscono di stimare in modo uniforme la resa.

Il caldo favorisce una maturazione più rapida, ma può ridurre la quantità di acqua contenuta negli acini. La siccità, inoltre, può limitare lo sviluppo dei grappoli e diminuire il peso raccolto per ettaro.

Sul piano qualitativo, il quadro appare più favorevole. Le condizioni asciutte hanno ridotto il rischio di peronospora, malattia della vite favorita dall’umidità e dalle piogge frequenti. Le uve vengono quindi descritte come sane in numerose zone.

La concentrazione degli zuccheri resta uno degli aspetti da seguire. Temperature elevate e poca acqua possono aumentare rapidamente il grado zuccherino, costringendo gli enologi a intervenire sul momento della raccolta per conservare equilibrio e caratteristiche del vino.

Fattore Effetto sulla vendemmia 2026 Impatto per le aziende
Temperature elevate Maturazione anticipata Raccolta avviata circa 10 giorni prima
Siccità Possibile riduzione delle rese Quantità finale ancora difficile da stimare
Clima asciutto Minore pressione della peronospora Prospettive favorevoli per la qualità
Grandine Danni irregolari ai vigneti Perdite localizzate dal Nord al Centro
Zuccheri più concentrati Uve mature più rapidamente Scelta più delicata del momento di raccolta
Carenza di personale Difficoltà operative Ricerca urgente di lavoratori qualificati

La grandine colpisce i vigneti a macchia di leopardo

Accanto a caldo e siccità, la vendemmia deve fare i conti con episodi di maltempo intenso. Le grandinate hanno già danneggiato vigneti in diverse zone del Nord e del Centro.

Gli effetti non risultano uniformi. Alcune aziende possono perdere una parte rilevante della produzione in pochi minuti, mentre terreni situati a breve distanza restano indenni. Questa distribuzione irregolare rende ancora meno attendibili le previsioni nazionali.

La grandine può rompere gli acini, danneggiare le foglie e compromettere i grappoli vicini alla maturazione. Per le imprese colpite, il problema non riguarda soltanto il raccolto dell’anno, perché le ferite sui tralci possono richiedere interventi successivi.

L’alternanza tra lunghi periodi asciutti ed eventi meteorologici violenti obbliga i viticoltori a modificare tempi di lavoro, trattamenti e programmi di raccolta.

I costi aumentano mentre l’export arretra

L’anticipo della vendemmia arriva durante una fase economica difficile per il settore. Coldiretti stima che gli adempimenti burocratici costino ai produttori 1,6 miliardi di euro l’anno.

Le giacenze presenti nelle cantine sono aumentate del 6,7% rispetto all’anno precedente. Una maggiore quantità di vino invenduto può ridurre gli spazi disponibili e rallentare l’immissione sul mercato della nuova produzione.

Le tensioni geopolitiche hanno inciso anche sui costi aziendali. Secondo il Centro Studi Divulga, la guerra in Iran ha determinato un aggravio di circa 250 euro per ettaro, dovuto agli aumenti di energia, fertilizzanti e materiali.

Nei primi quattro mesi del 2026, le esportazioni di vino italiano sono diminuite del 7% in valore. Sul mercato statunitense la flessione ha raggiunto il 15%, con i dazi introdotti dall’amministrazione Trump indicati tra i fattori che hanno pesato sulle vendite.

Le imprese devono quindi affrontare la nuova campagna con costi più alti, maggiori scorte e minori ricavi sui mercati esteri.

La manodopera qualificata resta difficile da trovare

La vendemmia anticipata riduce il tempo a disposizione per organizzare squadre, turni e trasporti. Molte aziende segnalano ancora difficoltà nel reperire lavoratori con esperienza nella raccolta e nella selezione delle uve.

Coldiretti richiama i progressi compiuti sul fronte dei flussi di ingresso e delle tutele contro le alte temperature. La carenza di personale specializzato, però, continua a pesare sulle attività vendemmiali.

Lavorare nei vigneti durante le ore più calde richiede una diversa organizzazione della giornata. Le aziende devono anticipare l’inizio dei turni, prevedere pause e limitare l’esposizione nei momenti di maggiore calore.

La raccolta distribuita su quasi cinque mesi comporta inoltre esigenze differenti. Le imprese dovranno spostare la manodopera tra vitigni e territori seguendo un calendario meno prevedibile rispetto al passato.

Il vino italiano vale 14 miliardi di euro

Il settore può contare su 241.000 imprese viticole attive e su un fatturato stimato in circa 14 miliardi di euro. La superficie coltivata a vite raggiunge 681.000 ettari.

Il 78% dei vigneti è dedicato a produzioni con Indicazione geografica. Il dato conferma il peso dei vini legati ai territori, alle denominazioni e ai disciplinari di produzione.

Alla struttura produttiva si aggiunge una vasta presenza di varietà autoctone, distribuite lungo tutta la penisola. Questa diversità consente alle aziende di proporre vini differenti per origine, caratteristiche e modalità di lavorazione.

Coldiretti chiede una riduzione degli adempimenti, il consolidamento dei mercati già raggiunti e l’apertura di nuovi sbocchi commerciali. L’organizzazione indica inoltre la necessità di presentare il vino in modo più efficace alle nuove generazioni, in una fase segnata dal cambiamento delle abitudini di consumo.


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