è l’estate delle catastrofi naturali. La natura presenta il conto con le ‘compound disasters’


Roma, 29 luglio 2026 – Le ondate di caldo estremo che si ripetono. Poi gli incendi che stanno devastando migliaia di ettari di foreste in Europa e nel nord America. Quindi i nubifragi, le grandinate e le alluvioni improvvise che dove colpiscono lasciano una scia di danni. E quando un’emergenza sembra finita, ne arriva un’altra subito dopo. L’estate del 2026 sta assumendo i contorni di una lunga sequenza di disastri naturali che, dall’Europa agli Stati Uniti fino all’Asia meridionale, sembrano confermare che il cambiamento climatico è un fenomeno molto più concreto di quello che si possa pensare. Non è solo un processo di lungo corso i cui effetti si vedranno in un futuro, nelle date simboliche del 2050 o del 2100, ma è già in atto. E non si manifesta solo attraverso eventi isolati, ma anche con fenomeni estremi che si susseguono e spesso si influenzano a vicenda, amplificandone gli effetti su popolazione, economia e territorio.

L’Europa nella morsa di caldo e roghi

L’Europa è uno dei contenenti dove gli effetti del cambiamento climatico sono maggiormente percepiti. E questa estate lo sta confermando. Nella Francia sud-occidentale, nei dipartimenti di Gironda e Landes in particolare, migliaia di vigili del fuoco sono impegnati da settimane per contrastare vasti incendi alimentati da temperature elevate, venti secchi e vegetazione ormai prosciugata da settimane di caldo estremo. Lo stesso accade in Spagna dove le fiamme hanno interessato vaste aree della Castiglia e León, dell’Estremadura e dell’Andalusia, imponendo evacuazioni e provocando la chiusura di strade e linee ferroviarie. In entrambi i Paesi, le autorità hanno descritto condizioni eccezionali, favorite da un’estate iniziata con precipitazioni inferiori alla media e temperature persistentemente elevate.

FRANCE FOREST FIRES

Incendi in Francia

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E il fuoco così violento arriva assieme a un lungo periodo di ondate di caldo estremo sull’Europa e anche se le sole alte temperature non sono l’unica causa degli incendi, certo non è possibile non considerarle parte del problema. Giugno e luglio hanno visto più volte masse d’aria subtropicale estendersi dal Nord Africa verso il Mediterraneo e l’Europa occidentale, portando temperature superiori ai 40 gradi in numerose località di Spagna, Portogallo, Italia e Balcani. Anche in Francia, Germania e Regno Unito sono stati registrati valori eccezionali per latitudini tradizionalmente più temperate. Secondo il servizio europeo Copernicus, il bacino del Mediterraneo continua a riscaldarsi a una velocità superiore alla media globale, rendendo le ondate di calore più frequenti, più lunghe e più intense.

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L’altra emergenza: nubifragi e grandine

Ma il caldo non è l’unico volto dell’emergenza climatica. Nelle scorse settimane il Nord e Centro Italia sono stati colpiti da una serie di violenti temporali che hanno provocato grandinate con chicchi di dimensioni anomale, raffiche di vento superiori ai 100 chilometri orari, alberi abbattuti, esondazioni di corsi d’acqua e allagamenti in numerosi centri urbani. Sono stati migliaia gli interventi per mettere in sicurezza edifici, rimuovere alberi caduti e soccorrere automobilisti rimasti intrappolati dall’acqua. E anche per questi fenomeni il riscaldamento globale fa parte del problema.

Come ricorda il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico dell’Onu, l’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), un’atmosfera più calda trattiene una maggiore quantità di vapore acqueo e quando si innescano le condizioni favorevoli alla formazione dei temporali, quella maggiore umidità può tradursi in precipitazioni molto più intense e violente concentrate in poche ore, aumentando il rischio di alluvioni lampo ed eventi estremi. L’alternanza tra lunghi periodi di siccità e forti piogge improvvise è ormai una situazione comune in quasi tutta Italia, come nel resto d’Europa, con il risultato che sempre più spesso le precipitazioni eccezionali su terreni aridi trasformano corsi d’acqua normalmente tranquilli in torrenti impetuosi che causano allagamenti e frane.

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Devastanti incendi in Canada e tifoni in Asia 

Si tratta di un fenomeno che ha effetti globali. E questa estate, anche negli Stati Uniti, diverse aree del Paese stanno affrontato una stagione segnata da ondate di calore eccezionali, incendi boschivi e inondazioni improvvise. Nelle ultime settimane si sono verificati incendi in Canada di una dimensione tale che il fumo prodotto ha raggiunto ripetutamente città anche a migliaia di chilometri come New York, Washington e Chicago, compromettendo la qualità dell’aria per milioni di persone. In Asia orientale, intanto, una serie di tifoni ha colpito la Cina meridionale, Taiwan, le Filippine e altre aree del Sud-est asiatico, provocando piogge torrenziali, frane, inondazioni e vaste evacuazioni. Anche in questo caso gli scienziati invitano alla prudenza nell’attribuire il singolo evento al cambiamento climatico, ma sottolineano che oceani più caldi aumentano l’energia disponibile per questi sistemi tropicali e possono intensificarne le precipitazioni.

L’allarme ‘compound disasters’

Un’inchiesta di questi giorni della Cnn sul susseguirsi delle emergenze naturali nel corso dell’estate 2026 fa emergere che da tempo i climatologi sostengono che il rischio maggiore non è rappresentato soltanto dall’aumento della frequenza degli eventi estremi, ma dalla loro contemporaneità. Le cosiddette “compound disasters”, le catastrofi composte, si verificano quando incendi, caldo estremo, siccità, alluvioni o altri fenomeni colpiscono nello stesso periodo o in rapida successione.

Secondo Zachary Labe, climatologo di Climate Central intervistato dalla Cnn, questi eventi concatenati producono impatti economici, sanitari e sociali molto superiori alla semplice somma dei singoli disastri. Un recente rapporto della National Academy of Sciences statunitense, citato nel servizio della Cnn, conclude che oggi è possibile attribuire con crescente affidabilità al cambiamento climatico di origine antropica l’aumento della probabilità e dell’intensità delle ondate di calore e di molti episodi di precipitazioni estreme. Non significa che ogni incendio o ogni temporale siano causati direttamente dal riscaldamento globale, ma che questi eventi si sviluppano in un’atmosfera profondamente modificata dall’accumulo di gas serra.

Per decenni la crisi climatica è stata raccontata come un problema delle prossime generazioni, ma l’estate del 2026 sembra rivelare invece qualcosa di diverso, che non si tratta di una preoccupazione che interesserà un futuro lontano, ma di un’emergenza concreta e presente di cui sarebbe meglio occuparsi da subito.


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