Ogni prima domenica di agosto, Camogli è in festa per onorare la Madonna protettrice dei naviganti. E così, alle prime ore del mattino, le imbarcazioni che danno luogo alla processione della Stella Maris – decorate per l’occasione con una serie di bandiere colorate e guidate dal Dragun, simbolo della città ideato ormai più di cinquant’anni fa (era il 1968) dall’artigiano Ido Battistone – salpano dal porto del centro del Levante ligure alla volta di Punta Chiappa.
La processione della Stella Maris a Camogli. Per mare e per terra
Poco dopo, anche la processione via terra in uscita dalla Chiesa di San Nicolò di Capodimonte, bella testimonianza di architettura romanica circondata dalla macchia mediterranea del Parco del Monte di Portofino, muove verso l’approdo di Punta Chiappa, portando a braccio il quadro della Stella Maris.
All’incontro, segue la benedizione delle barche e la celebrazione della messa all’aperto, sullo scoglio dov’è l’altare con il mosaico della Stella Maris. In serata, la festa di piazza prenderà il posto del rituale religioso, con la posa in mare dei lumini galleggianti biodegradabili, a rischiarare la notte del Golfo Paradiso.
La storia della Stella Maris e della processione di Camogli
Quest’anno l’evento, che attira numerosi visitatori, si svolgerà domenica 2 agosto. Ma la processione della Stella Maris, che pure vanta oltre un secolo di storia, non ha origini antiche quanto si potrebbe pensare. Ideata nel 1924 da don Nicolò Lavarello, allora rettore della chiesa di San Nicolò, l’evento avrebbe dovuto celebrare il restauro della statua lignea della Madonna che all’epoca si trovava in un’edicola a Punta Chiappa. L’origine della devozione locale verso la Stella Maris, che accomuna molti borghi marinari d’Italia, è però molto più antica: dal Quattrocento si tramandano testimonianze delle invocazioni rivolte alla Madonna dai pescatori che uscivano in mare, per avere protezione e pesche abbondanti.
Il mosaico novecentesco di Punta Chiappa
La storia degli anni a seguire chiama in causa anche l’arte. Il mosaico di Punta Chiappa, al cospetto del quale si celebra la messa, è anch’esso opera novecentesca. Nel 1947 fu affidato al pittore Francesco Dal Pozzo – bolognese, classe 1891, al lavoro principalmente come illustratore di libri e giornali, presente anche alla prima Quadriennale d’Arte di Roma, nel 1931, e scenografo nel ’33 per l’opera Donata alla Scala di Milano – il compito di realizzarlo sulla base di un graffito quattrocentesco scoperto nel 1925 durante i lavori di restauro della Chiesa di San Nicolò, raffigurante una Madonna con Bambino, assisa sul castello scudato di una caracca, che appare a un’imbarcazione in balìa della tempesta. Due marinai cercano di governare la vela, mentre un terzo invoca la sua protezione. Il mosaico realizzato da Dal Pozzo riproduce quasi fedelmente la composizione e necessita di costante manutenzione perché esposto alle intemperie e alle onde. Poco distante, la chiesa di Capodimonte custodisce tante altre storie.

La Chiesa di San Nicolò a Capodimonte. Un gioiello romanico nel Parco di Portofino
Fulcro comunitario di quel che resta del piccolo centro di Capodimonte, il titolo è considerato tra le più vecchie abbazie esistenti in Liguria, probabilmente consacrata il 27 luglio del 345 d.C. da San Romolo, vescovo di Genova. È probabile che la chiesa primitiva con l’annesso Monastero, si trovasse nella zona della Chiesa Vecchia, mentre la chiesa attuale fu costruita intorno all’anno 1000 e retta dalla Congregazione di San Rufo. Già abbandonata nel Quattrocento per le frequenti incursioni dei pirati Saraceni, dopo la soppressione degli ordini ecclesiastici, all’inizio dell’Ottocento, San Nicolò fu chiusa al pubblico: privata di tutti i suoi arredi sacri, fu trasformata in abitazione dai pescatori locali. Nel 1865 fu il Cavalier Andrea Bozzo ad acquistarla e restaurarla. Nel 1870 la chiesa fu riaperta al culto e dal 1874 affidata ai padri Minimi. L’ultimo restauro risale al 2012. Oggi la custodisce Ciro Scognamiglio, che è ben felice di raccontare tutta la storia – e mille aneddoti – ai viandanti che si fermano a curiosare.
L’itinerario da San Rocco di Camogli all’Abbazia di San Fruttuoso
Oltre la processione, infatti, ogni momento dell’anno è buono per percorrere a piedi l’itinerario che conduce da San Rocco di Camogli all’Abbazia di San Fruttuoso. La chiesa di San Nicolò si incontra lungo il cammino, tra passaggi a picco sul mare e dopo molte scale (prima di iniziare è consigliabile una sosta al Panificio Maccarini per un generoso trancio di focaccia da asporto). Il sentiero è tra quelli tracciati dall’ente Parco di Portofino, a dopo San Nicolò conduce a Porto Pidocchio e Punta Chiappa, proprio al cospetto dell’altare della Stella Maris. Lì si può scegliere se proseguire a piedi, inerpicandosi sul pendio per la parte più impegnativa del trekking, o sfruttare il passaggio dei traghetti che collegano Camogli a San Fruttuoso: in tal caso, in pochi minuti si avvisterà l’insenatura che protegge l’Abbazia di San Fruttuoso. Oggi di proprietà del FAI, l’abbazia si raggiunge solo a piedi o via mare. E anche per questo si è preservata intatta insieme al magnifico contesto naturale che la circonda. Fondata nell’VIII secolo per custodire le reliquie del martire Fruttuoso, fu ricostruita nel X secolo come monastero benedettino e beneficiò della munificenza dei Doria, che vi trasferirono il sepolcreto di famiglia, ancora visitabile. Fu Andrea Doria, nel Cinquecento a costruire la fortezza che avrebbe dovuto proteggere il complesso dalle incursioni piratesche. Nell’Ottocento, attorno all’abbazia sorse il borghetto di pescatori anch’esso rimasto a testimoniare l’evoluzione del luogo, che si visita con biglietto ordinario (10 euro) o prenotando online una visita guidata con il direttore del complesso. E sempre in tema di rituali religiosi, il 29 agosto 2026, per la notte del Cristo degli Abissi sarà proposta una speciale visita serale alla luce delle candele.
Livia Montagnoli
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