Arera alza il gas del 9,7%, elettricità ai massimi da tre anni


L’estate 2026 si conferma un salasso per le tasche degli italiani. Arera ha comunicato che la bolletta del gas per i clienti vulnerabili sale del 9,7% a luglio rispetto al mese precedente, con un aggravio teorico di circa 130,7 euro su base annua per ogni nucleo familiare. La bolletta media del gas arriva così a 1.478,4 euro annui, che sommati ai 632,6 euro della componente elettrica portano il conto complessivo per un utente vulnerabile a 2.111 euro. Il calcolo, riferito al periodo dal 1° luglio 2026 al 30 giugno 2027, ipotizza prezzi costanti per i dodici mesi successivi.

Arera spiega che dopo due aggiornamenti pressoché stabili, a luglio le quotazioni all’ingrosso del gas hanno subito un deciso rialzo, portando il prezzo di riferimento per il cliente tipo (1.100 metri cubi annui) a 134,40 centesimi di euro al metro cubo. Un dato che, come sottolineano le associazioni dei consumatori, richiama alla memoria gli anni più duri della crisi energetica: bisogna tornare al 2022 per trovare un rincaro paragonabile.

Il mercato libero non fa sconti: Istat certifica i rincari

Se il Servizio di tutela della vulnerabilità riguarda ormai circa 2,3 milioni di clienti, la stragrande maggioranza delle famiglie italiane è però nel mercato libero, dove la situazione non è migliore. Secondo l’Istat, a luglio il rincaro nel mercato libero è stato del 7,4% per il gas e del 10,4% per l’elettricità, complice anche il massiccio ricorso a condizionatori e sistemi di climatizzazione per contrastare l’ondata di caldo.

Elettricità, prezzo ai massimi da tre anni e mezzo

Il fronte più caldo, in tutti i sensi, resta però quello della luce all’ingrosso. Mercoledì 5 agosto l’elettricità venduta sul mercato italiano ha raggiunto in media 207,84 euro al megawattora, il prezzo più alto dal 31 dicembre 2022, cioè dal pieno della crisi energetica post-invasione russa dell’Ucraina. Nelle ore più critiche della giornata il Prezzo Unico Nazionale è arrivato fino a 310 euro/MWh. Pochi giorni prima, lunedì 3 agosto, il prezzo all’ingrosso aveva già toccato quota 197,71 euro al megawattora — il massimo da gennaio 2023 — contro i 165,39 euro del giorno precedente, a conferma di un trend in accelerazione continua.

A monte di questi numeri ci sono più fattori che si sommano: il gas europeo al Ttf viaggia intorno a 58,74 euro per MWh, mentre l’indice italiano raggiunge 62,19 euro, e a questo si aggiungono le quote per compensare le emissioni di CO2, salite a 81,66 euro a tonnellata. C’è poi il nodo delle rinnovabili: il fotovoltaico produce molto nelle ore centrali, ma l’efficienza in estate viene ridotta dal calore che degrada le celle in silicio, e la produzione crolla nel tardo pomeriggio, proprio quando i consumi restano alti e il sistema deve tornare a dipendere dalle centrali a gas.

Il commento di Tabarelli (Nomisma Energia): gas, siccità e crisi francese hanno un ruolo

A inquadrare la fotografia di agosto è Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, secondo cui, come ha dichiarato a Il Sole 24Ore, il mese si è aperto con il prezzo all’ingrosso dell’elettricità alle stelle. Tabarelli individua nel prezzo del gas il primo motore dell’impennata, dato che il combustibile continua a fissare il prezzo marginale per gran parte delle fonti nei quarti d’ora di riferimento, comprese le rinnovabili. A questo si aggiunge un problema tecnico non trascurabile: le centrali italiane a gas a ciclo combinato incontrano al momento qualche difficoltà legata alla scarsità d’acqua necessaria per il raffreddamento degli impianti, anche se secondo l’esperto non si registrano blocchi veri e propri.

Il quadro, per Tabarelli, non è solo italiano: la situazione si inserisce in un contesto europeo in sofferenza, con una carenza di capacità che parte dalla Francia — da cui l’Italia importa la maggior parte dell’energia — e che contribuisce a spingere i prezzi verso l’alto.

Fiumi in secca e agricoltura in ginocchio: la siccità aggrava la crisi

Il caldo record non pesa solo sui condizionatori accesi giorno e notte: la scarsità d’acqua che sta colpendo il Po e altri corsi d’acqua italiani — così come il Danubio in Europa centro-orientale — mette sotto pressione anche il sistema di produzione elettrica, dato che diverse centrali termoelettriche hanno bisogno di grandi quantità d’acqua per il raffreddamento. Una situazione che si intreccia con la sofferenza del comparto agricolo e che, secondo gli analisti, potrebbe ripetersi con cadenza sempre più regolare nelle prossime estati, mano a mano che le ondate di calore si allungano e si intensificano.

Le associazioni dei consumatori: “Stangata estiva confermata”

Il fronte associativo non è rimasto in silenzio. Il Codacons ha commentato l’aggiornamento tariffario di Arera parlando esplicitamente di una stangata estiva confermata sui consumi energetici degli italiani. Sulla stessa linea l’Unione Nazionale Consumatori: il vicepresidente Marco Vignola ha sottolineato come, per via del mancato disaccoppiamento tra le fonti, il prezzo del gas si trascini dietro anche quello dell’elettricità per chi ha contratti a prezzo variabile, in un luglio che ha già fatto segnare consumi record.

Le associazioni guardano soprattutto a ciò che potrebbe accadere in autunno: c’è preoccupazione per quanto potrà succedere a ottobre, all’avvio della stagione termica, se la situazione in Medio Oriente non si sarà risolta e la navigazione nello Stretto di Hormuz non sarà tornata regolare. Un allarme non nuovo: già a marzo, in occasione di un precedente rincaro del gas, Assoutenti aveva definito la crisi mediorientale come il “motore” principale della fiammata dei prezzi, mentre l’Unc aveva calcolato che le tariffe del mercato regolato risultavano superiori dell’84,8% rispetto ai livelli pre-crisi del 2021.

Cosa chiedono le associazioni al governo

Le richieste avanzate dai principali organismi di tutela dei consumatori sono rimaste sostanzialmente le stesse nel corso degli ultimi mesi, e tornano puntuali a ogni nuovo rialzo tariffario:

– Riduzione dell’Iva sul gas, riportandola al 10% per tutti i livelli di consumo, sul modello delle misure adottate durante il governo Draghi nel 2022;

– Azzeramento o riduzione degli oneri di sistema, per alleggerire la componente fissa della bolletta indipendentemente dall’andamento dei mercati internazionali;

– Un tetto ai margini di profitto delle società energetiche, attraverso una misura strutturale che scolleghi il prezzo finale pagato dai consumatori dagli indici all’ingrosso (PSV e TTF), ancorandolo piuttosto al rapporto reale tra costi e ricavi;

– Potenziamento dei bonus sociali, criticando la riduzione del bonus straordinario per l’elettricità, sceso da 200 a 115 euro nell’ultimo decreto bollette, giudicato dal Codacons un palliativo che aiuta solo le famiglie con Isee più basso.

Quali scenari per l’autunno

Gli osservatori del settore concordano su un punto: la vera incognita non è tanto agosto, quanto l’avvio della stagione termica di ottobre. Se le tensioni in Medio Oriente e le difficoltà di transito nello Stretto di Hormuz dovessero proseguire, il rischio è che l’attuale impennata — oggi contenuta dal fatto che il gas viene usato “solo per la cottura dei cibi” nei mesi estivi — si trasformi in un rincaro molto più pesante non appena milioni di famiglie riaccenderanno il riscaldamento. Tabarelli, dal canto suo, insiste da mesi su una ricetta diversa da quella degli interventi emergenziali sul prezzo finale: aumentare l’offerta energetica complessiva — tra rigassificatori, nucleare e potenziamento delle rinnovabili — per allentare strutturalmente la pressione sui prezzi, pur riconoscendo che in un sistema con le centrali a carbone ormai chiuse e i rigassificatori al centro di contenziosi locali, la strada è tutt’altro che semplice.

Nel frattempo, per chi ha un contratto a prezzo indicizzato l’unico strumento reale di protezione resta il confronto periodico delle offerte sul mercato libero, mentre per i clienti nel Servizio di tutela della vulnerabilità tutto dipenderà dagli aggiornamenti mensili di Arera, attesi con un misto di rassegnazione e allarme dalle stesse associazioni dei consumatori.


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