Lo “slow tourism” (turismo lento), oggi fenomeno in crescita soprattutto in Italia, consiste nel viaggiare attraverso tempi ragionevoli, senza fretta e vincoli posti da scalette rigide, per apprezzare l’ambiente che si visita.
Il turista lento, dunque, preferisce mete poco frequentate e gode del giusto tempo per cogliere aspetti altrimenti non osservabili. Libero da orari e mete, apprezza la cultura e la tradizione locale, attraverso un approccio di assoluto rispetto, sostenibile a livello ambientale, sin dall’utilizzo dei mezzi di trasporto meno inquinanti. Caratteristica dello slow tourism, è quella di escludere (o limitare decisamente), quindi, l’uso dell’automobile. In questo senso, si inseriscono le esperienze effettuate a piedi o attraverso biciclette e treni, dormendo in strutture tipiche del posto, situate in spazi aperti, scarsamente abitati e che sono dotate di poche camere, al contrario degli alberghi-città con centinaia di camere che riproducono i luoghi del sovraffollamento urbano.
Il valore della lentezza e della qualità del viaggio
Il rischio, infatti, è quello di replicare i ritmi forsennati delle giornate lavorative anche in quelle dedicate alle ferie. In particolare, si tende a perpetuare, anche nelle vacanze, l’esigenza di riempire tutti gli spazi, attraverso una programmazione e un planning di tipo lavorativo.
Come sempre accade, non è la quantità a offrire valore (in questo caso a un viaggio) bensì la qualità: il modo e i tempi attraverso i quali vivere davvero il piacere del relax, della scoperta e dell’incontro con culture diverse per cercare di apprenderne lo stile di vita e le tradizioni.
Il turismo lento rappresenta un’opportunità di salvezza contro i danni provocati, dall’overtourism, a città e spiagge affollatissime, snaturate per gli abitanti e a rischio collasso ambientale.
Un modello sostenibile per il territorio e le comunità
La concentrazione massiccia dei turisti in determinate località, difatti, è stemperata dal turismo non di massa che predilige luoghi non alla moda né particolarmente caldeggiati da media e social. Tale dispersione più oculata dei viaggiatori permette, alle località meno note ma sempre valide e da apprezzare, di resistere all’abbandono e di sviluppare un recupero ampio del territorio non solo per strutture ricettive. La condizione necessaria è che tutti gli agenti del territorio (imprese, istituzioni, associazioni, collettività, ecc.) remino insieme e agiscano in sinergia.
Lo slow tourism salvaguarda anche le popolazioni locali, incontrate nel loro genuino trascorrere del tempo attraverso la vita reale delle proprie tradizioni e non con degli aspetti caricaturali per riprendere il cliché dell’immaginario collettivo (popolazioni locali costrette a impersonare e recitare i ruoli delineati nei film).
La riflessione di Papa Francesco e la dimensione culturale
Nel Discorso del 22 marzo 2019 ai dirigenti e ai soci del Centro Turistico Giovanile, Papa Francesco si soffermò su “Un turismo non ispirato ai canoni del consumismo o desideroso solo di accumulare esperienze, ma in grado di favorire l’incontro tra le persone e il territorio, e di far crescere nella conoscenza e nel rispetto reciproco. […] Avete saggiamente definito questo modo di viaggiare ‘Turismo Lento’, contrapponendolo a quello di massa, perché promuove la qualità e l’esperienza, la solidarietà e la sostenibilità. […] La pratica del ‘Turismo Lento’, basata sull’animazione e l’educazione culturale e ambientale, vi aiuta a vivere in modo diverso e più consapevole ogni momento della vita quotidiana, anche quelli di lavoro e di maggiore impegno. Vi auguro dunque di mantenere l’ampiezza dei vostri orizzonti, di vivere gli spazi con la lentezza vigile della tartaruga, e di animare il tempo libero in modo gioioso e gratuito. […] La condivisione del tempo libero come tempo di qualità può diventare una buona chiave per aprire la porta del cuore di tanti giovani, generando legami di amicizia capaci di veicolare valori autentici e la stessa fede”.
I professori Carmen Bizzarri, Davide Clemente, Tiberio Graziani, Kiran Shinde sono gli autori del volume “Geografia del benessere” (sottotitolo “Turismo lento, sostenibilità e spiritualità nella valorizzazione dei territori”), pubblicato da “Mediabooks” nello scorso mese di aprile. Parte dell’estratto recita “Lentezza, sostenibilità e spiritualità non sono qui semplici etichette o segmenti di mercato, ma chiavi interpretative per leggere i luoghi come ecosistemi relazionali, simbolici e rigenerativi. […] Il libro mostra come il benessere emerga dall’interazione tra pratiche di mobilità lenta, patrimoni materiali e immateriali, memoria, cura e governance. Il turismo viene così interrogato non come fattore automatico di sviluppo, ma come possibile dispositivo di rigenerazione territoriale”.
I numeri dello slow tourism
In merito ai numeri del fenomeno, Airbnb, piattaforma del settore turistico, al link https://news.airbnb.com/it/maxi-ponte-di-primavera-su-airbnb-trionfa-il-turismo-lento/, riferendosi a un sondaggio effettuato con YouGov tra il 7 il 10 febbraio 2025, precisa “L’indagine stima che 11.8 milioni di italiani prediligono questa filosofia: uno su quattro dichiara di voler adottare un ritmo più lento durante le proprie esperienze di viaggio, sia in famiglia che con amici. […] Le ragioni principali di questa scelta? Vivere esperienze più autentiche e locali (79%) e creare un legame più profondo con la cultura del territorio (74%). […] Un italiano su due (49%) si sente sopraffatto dal tentativo di visitare troppe attrazioni in poco tempo, percentuale che cresce leggermente, arrivando al 52%, tra gli Young Millennial (25-34 anni). Questa generazione desidera bilanciare l’entusiasmo per la scoperta con momenti di relax e connessione autentica con i luoghi visitati. Tanti i vantaggi riconosciuti dai viaggiatori; il ‘turismo lento’ permette infatti di arricchire l’esperienza di viaggio, come riconosce il 77% degli intervistati”.
I motivi alla base del successo dello slow tourism sono diversi, fra questi vi è sicuramente la necessità di rispondere allo stress quotidiano divenuto sempre più nocivo. Si aggiunge la crescente sensibilizzazione nei confronti di una natura posta a continuo repentaglio.
Nel web è possibile trovare numerosi siti del settore per poter scegliere e comprendere l’importanza dell’esperienza che si andrà a vivere.
Una filosofia di viaggio e di vita
Al termine della stagione in corso si potranno stilare i bilanci delle presenze e valutare l’auspicabile crescita di tale forma di turismo a scapito di quello di massa, frenetico, schizofrenico, non sostenibile e irrispettoso dei luoghi.
In virtù della propensione a una fruizione profonda e attenta dei luoghi incontrati, il turismo lento si caratterizza, spesso, per una durata più lunga rispetto alle consumistiche e superficiali vacanze del “mordi e fuggi”. In risposta alla società del consumo, della fretta e della competizione, si pone in una posizione coraggiosa, controcorrente, di recupero storico e ambientale senza essere anacronistica, anzi al passo e in posizione critica verso la massificazione della contemporaneità.
La prospettiva ambientale è importante ma l’obiettivo principale è quello di recuperare il valore e il significato del viaggio e della conoscenza totale dei luoghi visitati.
Agricoltura e artigianato ricevono, così, nuova linfa e riescono a recuperare spazio nella componente esistenziale che l’individuo sperimenta nei confronti dell’ambiente, spesso ridotta a un puro rapporto fisico e consumistico.
Vi è, inoltre, la possibilità di scoprire (e riscoprire) ingredienti e prodotti locali da degustare nei piatti tipici, che rappresentano gli antipodi della cucina di massa, uguale per milioni di persone al mondo, di scarsa qualità e senza valori nutrizionali.
Il coinvolgimento è generale poiché invita tutti gli abitanti a essere partecipi della riscoperta del territorio. Ognuno, infatti, può essere interprete in tale valorizzazione e, in collaborazione con istituzioni e comunità, contribuire alla pubblicizzazione attraverso i media e i sempre più determinanti social.
Il turismo lento, dunque, possiede anche questo ulteriore valore: quello di cementare la comunità e di coinvolgere gli appartenenti a uno sforzo collettivo senza divisioni ed egoismi, in un’osmosi col paesaggio e l’ambiente circostanti.
Si tratta, innanzitutto, di uno stile di vita e di una filosofia applicate, in questo caso, al turismo: chi è in grado di rallentare in vacanza recherà, con sé, i vantaggi psicofisici di tale svolta e li replicherà nella vita di tutti i giorni, in una contaminazione caratteriale e culturale di assoluto rilievo.
La consapevolezza di concedere i giusti tempi alle proprie esperienze (nel caso specifico al turismo ma altri esempi si riscontrano con il cibo), suggerisce delle fondate speranze verso una società in grado di riprendere i ritmi più giusti, condannando quelli esasperati, vacui e legati a un principio assoluto di sfruttamento, consumo e guadagno, indifferente all’ambiente e al prossimo.
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Marco Managò
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