Prysmian continua la sua avanzata negli Stati Uniti con un’operazione che segna una nuova pietra miliare nella storia del gruppo milanese. Il colosso italiano dei cavi ha raggiunto un accordo definitivo per acquisire la statunitense **Atkore**, produttore di componenti e soluzioni per le infrastrutture elettriche, in un’operazione interamente in contanti che attribuisce alla società un valore d’impresa di circa 3,8 miliardi di dollari, pari a circa 3,3 miliardi di euro.
Le origini del gruppo: dalla Pirelli Cavi a oggi
Le radici di Prysmian affondano nella storica Pirelli Cavi, di cui rileva il ramo cavi nel 2005, quando l’attività fu ceduta a un fondo di investimento guidato da Goldman Sachs e assunse il nome che conosciamo oggi. Da allora il gruppo, con sede a Milano e quotato sulla Borsa Italiana nell’indice FTSE MIB, ha costruito una crescita costante fino a diventare il primo produttore mondiale di cavi per l’energia e le telecomunicazioni, con stabilimenti in decine di paesi e migliaia di dipendenti a livello globale. Una tappa fondamentale di questo percorso è arrivata nel 2018 con l’acquisizione della storica General Cable, fondata negli Stati Uniti nel 1904: un’operazione da circa 3 miliardi di dollari che ha segnato il primo, vero ingresso di peso di Prysmian sul mercato nordamericano e ha posto le basi per la strategia di espansione a stelle e strisce che il gruppo sta portando avanti — con crescente intensità — ancora oggi.
I dettagli dell’operazione
Nel dettaglio, Prysmian pagherà 95 dollari per azione Atkore, riconoscendo un premio compreso tra il 23% e il 30% rispetto ai prezzi di Borsa registrati nei mesi precedenti l’annuncio, a seconda che si consideri la chiusura di venerdì o la media ponderata dei 90 giorni precedenti il 31 luglio. L’accordo è stato approvato all’unanimità dai consigli di amministrazione di entrambe le società. Sul fronte del finanziamento, l’operazione sarà coperta da una combinazione di capitale proprio e debito, con quest’ultimo che peserà per circa il 60% del totale: una struttura che, secondo quanto dichiarato dalla società, resta pienamente coerente con il mantenimento dell’attuale rating investment grade di Prysmian, il cui outlook è stato recentemente rivisto al rialzo.
Chi è Atkore e perché interessa a Prysmian
Atkore, con sede nell’Illinois, è un gruppo industriale specializzato in soluzioni per le infrastrutture elettriche, con un portafoglio di prodotti — tra cui tubi e condotti in acciaio, PVC e alluminio per instradare e proteggere i cablaggi — considerato altamente complementare rispetto a quello di Prysmian. La società americana ha chiuso l’esercizio fiscale 2025 con ricavi per 2,85 miliardi di dollari e un Ebitda di 386 milioni, impiega circa 5.400 persone e conta una trentina di stabilimenti produttivi e distributivi, concentrati soprattutto in Nord America ma presenti anche in Australia, Belgio, Nuova Zelanda e Regno Unito.
Non va dimenticato che Atkore era già finita nel mirino del mercato: lo scorso novembre aveva reso noto di star lavorando con Citigroup e JPMorgan Chase per valutare opzioni strategiche, inclusa una possibile vendita, sotto la pressione dell’investitore attivista Irenic Capital Management.
Una strategia americana costruita in pochi anni
Quella di Atkore non è affatto la prima mossa a stelle e strisce del gruppo guidato dal ceo Massimo Battaini. Dopo l’acquisizione di General Cable nel 2018, Prysmian ha decisamente accelerato negli ultimi due anni: nel 2024 è arrivata l’acquisizione record di Encore Wire, produttore texano di fili e cavi elettrici, per quasi 4 miliardi di euro — la più grande operazione nella storia dell’azienda — seguita circa un anno dopo dall’acquisto di Channell Commercial per circa un miliardo. Con Atkore si arriva dunque a una quarta operazione di peso sul mercato statunitense, la terza in appena due anni, a conferma di una strategia di crescita ormai strutturale oltreoceano. Il ceo Battaini, commentando pochi giorni fa i risultati trimestrali particolarmente brillanti del gruppo, aveva del resto anticipato senza troppi giri di parole che Prysmian era “pronta” per una nuova acquisizione rilevante.
I numeri del nuovo gruppo combinato
Sulla base dei risultati aggregati pro forma relativi all’esercizio 2025, il gruppo combinato avrebbe generato ricavi netti per circa 22,1 miliardi di euro e un Ebitda rettificato vicino ai 2,7 miliardi. Prysmian stima che l’integrazione di Atkore possa generare sinergie ante imposte per circa 150 milioni di dollari l’anno a regime, entro tre anni dal perfezionamento dell’operazione, con un impatto positivo previsto sull’utile per azione già nel primo esercizio completo dopo il closing.
Il multiplo riconosciuto per Atkore è pari a 9,8 volte l’Ebitda 2025, che scende considerando le sinergie attese. Sul fronte borsistico, la reazione del titolo Prysmian è stata inizialmente altalenante — con un primo ripiegamento seguito da un recupero nelle ore successive — un andamento tipico delle operazioni di fusione e acquisizione di queste dimensioni, in cui il mercato deve prima digerire l’aumento dell’indebitamento prima di premiare la logica industriale dell’operazione.
Cosa significa per il settore
Questa operazione conferma una tendenza chiara nell’industria dei cavi e delle infrastrutture elettriche: la corsa alla consolidazione attorno ai grandi trend della transizione energetica, dell’elettrificazione e della crescita esplosiva dei data center legati all’intelligenza artificiale. Prysmian non vuole più essere percepita soltanto come il primo produttore mondiale di cavi, ma come un fornitore integrato di infrastrutture elettriche a tutto tondo, capace di coprire l’intera filiera, dai cavi ai sistemi di protezione e gestione del cablaggio. Con l’ingresso di Atkore, il gruppo italiano diventa uno degli operatori di riferimento nelle infrastrutture elettriche del Nord America, in un momento in cui la domanda di elettrificazione, le reti per l’energia rinnovabile e soprattutto gli investimenti miliardari nei data center per l’AI stanno ridisegnando le priorità industriali degli Stati Uniti.
Per i concorrenti del settore, l’operazione alza ulteriormente l’asticella della scala dimensionale necessaria per competere su questi mercati, e rafforza la spinta verso ulteriori concentrazioni: non a caso Prysmian sta valutando da tempo anche una doppia quotazione a Wall Street, considerata dal management una “priorità assoluta” per consolidare stabilmente la propria presenza sul mercato americano.
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