Roma, 24 agosto 2026 – C’è un momento preciso in cui le vacanze sembrano finire davvero. Non quando si chiude la valigia, né quando si percorre l’autostrada verso casa. È il primo lunedì dopo il rientro, quando la sveglia torna a suonare all’ora di sempre e, davanti allo schermo del computer, si apre una casella di posta che nel frattempo non è andata in ferie.

L’ultimo lunedì di agosto per tantissimi italiani ha significato il ritorno alla sveglia, la strada verso il lavoro, gli sguardi fra pendolari e, perché no, anche il piacere di un caffè alla macchinetta per la prima pausa della giornata, in cui sorridere con un collega e raccontarsi un po’. Mentre torniamo alle attività di sempre, fra mail accumulate e orari in cui ritrovare le solite abitudini, a vivere una nuova fase è anche il rapporto con il tempo. Sembra che pochi giorni di vacanza abbiano cancellato le regole di un intero anno e la sensazione, a volte, è di tornare alla propria routine come estranei. Eppure palpabile è anche il senso di un nuovo inizio.

Il giorno delle mail non lette e delle scadenze da riordinare

Quando l’out of office viene disattivato dietro la porta virtuale si trova tutto ciò che è accaduto durante la nostra assenza: messaggi, documenti, riunioni fissate, richieste rimaste in sospeso e conversazioni di cui bisogna ricostruire rapidamente il filo. Si tratta della cosiddetta annual leave anxiety, l’ansia collegata alle ferie.

Durante un’indagine pubblicata nel 2025 da Robert Walters e condotta su 2.580 professionisti tra Regno Unito, Francia e Spagna, il 78% degli intervistati britannici ha dichiarato di provare ansia al momento di tornare al lavoro dopo le ferie. Anche per questo motivo c’è chi prova a giocare d’anticipo: il 51% controlla le email di lavoro durante le vacanze proprio per ridurre l’arretrato che troverà al rientro. Solo il 15%, invece, afferma di sentirsi completamente rigenerato e pronto a ripartire dopo una lunga pausa. Forse è una delle contraddizioni contemporanee delle vacanze: per non essere sommersi al ritorno si rischia di non staccare mai completamente mentre si è via. Un altro fattore di cui tener conto è che al rientro una parte del tempo viene impiegata per capire dove si è rimasti, dunque il sovraccarico mentale rappresenta un peso che rischia di farsi sentire.

Com’è andata in vacanza? Il rito del ritorno

Il rientro non è fatto soltanto di senso del dovere, sveglie e alzatacce. C’è un aspetto che non possiamo non considerare: è il piacere del ritrovarsi e vale per gli adulti, quanto per bambini e ragazzi, che fra non molto inizieranno un nuovo anno scolastico.

Ci si racconta, si mostrano fotografie e si ride persino della coda in autostrada o dell’imprevisto capitato in vacanza perché a posteriori ciò che fa più sorridere sembrano essere proprio gli inghippi che tanta rabbia scatenano sul momento. Per qualche ora la geografia delle vacanze entra sul posto di lavoro: le persone e gli ambienti che ci circondano sono gli stessi, ma allo scenario quotidiano si sovrappone il film di una versione di noi più spensierata e lontana, di cui restano tracce in certi dettagli, dall’abbronzatura sulla pelle ai bijoux estivi. L’intervallo temporale della vacanza ha creato un prima e un dopo. E proprio l’interruzione può contribuire a spiegare una sensazione curiosa: l’impressione che stia iniziando qualcosa di nuovo.

Perché settembre sembra il vero Capodanno

Secondo il calendario l’anno nuovo comincerà il primo gennaio, eppure per molti di noi proprio il tempo in cui l’estate volge al termine, fra agosto e l’inizio di settembre, rappresenta il vero Capodanno. Si torna al lavoro, si preparano astucci e zaini; nell’aria c’è profumo di pastelli e cartoleria. Lentamente i vestiti più leggeri vengono relegati in un cassetto e dal fondo dell’armadio ricompare quel maglioncino che amavamo tanto la scorsa stagione.

In settembre torniamo ad avere un’agenda (e spesso finiamo per riempirla fin troppo). È il momento in cui si pensa di iscriversi in palestra, iniziare un corso. Vorremmo cambiare abitudini, ma la verità è che spesso i buoni propositi, soprattutto se troppo grandi, restano sulla carta. Eppure, ad affrontare qualcosa rimasto sospeso con uno sguardo nuovo ci proviamo, ogni anno, senza smettere di crederci: è il September reset. Settembre è vissuto come il mese in cui rimettere ordine nella propria quotidianità e stabilire nuovi obiettivi. In fondo lo conosciamo bene fin dall’infanzia. Settembre un tempo significava quaderni nuovi, libri ancora intatti, matite appena temperate e un anno scolastico ancora tutto da scrivere. Crescendo cambiano gli oggetti, ma forse la sensazione resta. E chissà che le pagine bianche di un quaderno nuovo non offrano l’occasione per un diario del cambiamento da immaginare e scrivere giorno per giorno.

Fresh start effect: perché abbiamo bisogno di un punto da cui ricominciare

La psicologia comportamentale ha descritto il fenomeno come fresh start effect, effetto nuovo inizio. Alcuni momenti del calendario possono realmente aumentare la motivazione a perseguire nuovi obiettivi? Dalle ricerche emerge che l’impegno dichiarato nel perseguire determinati obiettivi sembra aumentare in corrispondenza di ciò che gli studiosi definiscono temporal landmarks, punti di riferimento temporali: l’inizio di una nuova settimana, di un mese, di un anno o di un semestre, ma anche un compleanno o il periodo successivo a una festività.

Si tratta di confini che esistono sul calendario, ma sembrano funzionare anche nella nostra testa. I momenti di pausa aiuterebbero a separare mentalmente il presente dal passato. Ecco perché errori, abitudini sbagliate e obiettivi mancati potrebbero trovare una collocazione simbolica nel periodo precedente, a cui dare una conclusione.

Forse, in fondo, amiamo, e abbiamo bisogno di mettere la parola fine, non solo ai libri, ma anche alle storie della nostra vita. Davanti a una pagina nuova consideriamo nuova anche la nostra mente. Ed è più facile pensare: da oggi ricomincio. Uno dei confini temporali individuati dalle ricerche è proprio il lunedì e il primo lunedì dopo le vacanze, che arriva dopo uno stop importante e precede settembre, il mese della riorganizzazione, ha tutte le caratteristiche della ripartenza.

Così, mentre guardiamo con una certa nostalgia le fotografie scattate pochi giorni fa e cerchiamo di capire l’ordine di priorità dei lavori da sbrigare, ricordiamoci che ci troviamo anche di fronte a un momento in cui fermarci per un attimo a guardare l’orizzonte, dalla finestra dell’ufficio o di casa. Il panorama è lo stesso di sempre, ma non quello del nostro orizzonte mentale: è il momento perfetto per aggiungere dettagli nuovi e dipingere la finestra di cui abbiamo bisogno per immaginare nuove cartoline di viaggio. Non grandi spostamenti o cambiamenti, bensì piccoli e luminosi momenti di felicità, ispirazione e curiosità quotidiana.


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