La figlia del “Maestro”, Giusy Caponnetto, ha depositato nelle scorse settimane domanda a Palazzo degli Elefanti: l’intervista al QdS

Sono trascorsi ormai più di quattro anni dalla scomparsa del Maestro Brigantony, all’anagrafe Antonino Caponnetto, leggendaria figura della musica popolare e del folk catanese, morto il 22 luglio 2022 all’età di 74 anni. Un uomo, con le sue hit indimenticabili, divenuto mito e leggenda nella memoria collettiva di tutta la città di Catania e non solo, avendo ottenuto successo e fama nel corso della carriera fino agli Stati Uniti d’America. Proprio per rendere onore ed omaggiare il “Maestro”, nelle scorse settimane la figlia, Giusy Capponnetto, ha depositato un’istanza formale al sindaco Trantino e al Comune etneo chiedendo l’intitolazione di una piazza storica di Catania proprio all’indimenticabile papà.

Giusy Caponnetto al QdS: “Intitolare Piazza Bonadies a mio padre Brigantony”

“Ho depositato un’istanza formale indirizzata al Sindaco Enrico Trantino — spiega Giusy ai microfoni del Quotidiano di Sicilia – che detiene anche la delega alla Cultura e ai Beni Culturali — e alla Commissione Toponomastica. L’ho firmata ufficialmente in qualità di Referente della Memoria dell’artista e per conto della famiglia Caponnetto, dando voce al mio personale percorso di custodia del suo ricordo iniziato nel 2010 con la pagina Facebook “Maestro Brigantony”, un impegno costante sviluppato negli anni anche su Instagram e TikTok e che oggi raccoglie l’affetto quotidiano di centinaia di migliaia di fan. Nello specifico, abbiamo richiesto l’intitolazione di Piazza Bonadies, il cuore e il simbolo di Cibali. A supporto della richiesta ho allegato l’istanza ufficiale già depositata ed è attualmente in corso di valutazione presso la Soprintendenza ai Beni Culturali per l’iscrizione di mio padre al REIS (Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia, Prot. n. 1293), a dimostrazione del percorso istituzionale già avviato per il riconoscimento del suo valore culturale”.

“Aspettiamo ancora risposta dal Comune: servono tempi tecnici”

All’istanza presentata a Palazzo degli Elefanti non ha fatto seguito, al momento, una risposta da parte del Comune di Catania: “Al momento siamo in attesa di un riscontro formale da parte del Capo di Gabinetto e degli uffici competenti a cui abbiamo inoltrato la documentazione – continua Giusy Caponnetto – Sappiamo bene che i passaggi amministrativi e i lavori della Commissione Toponomastica richiedono tempi tecnici ben precisi, ma nutriamo grande fiducia nella sensibilità del Sindaco Enrico Trantino. Confidiamo che l’Amministrazione sappia cogliere il profondo valore culturale e l’immenso affetto popolare che legano la città a mio padre”.

“Piazza Bonadies cuore di Cibali, il quartiere di Brigantony”

Ma perchè proprio Piazza Bonadies? Giusy Caponnetto spiega cosa rappresenti questa zona per il papà e tutta la famiglia: “Piazza Bonadies è la piazza principale di Cibali, il cuore del quartiere in cui mio padre è nato, cresciuto e da cui ha tratto la linfa per tutta la sua arte. Ma il legame della nostra famiglia con questo luogo è profondo e confermato dagli atti d’archivio: siamo “cifaloti” fin dal 1860, con trisnonni e bisnonni muratori che abitavano in Via Cifali e hanno vissuto il quartiere da lavoratori. È una storia d’appartenenza bellissima che io stessa ho potuto riscoprire in ogni dettaglio grazie alle ricerche e all’affetto straordinario di un nostro fan. Mio padre è stato capace di cantare e raccontare quello che nessuno osava dire, un po’ come fece Micio Tempio — e non è un caso che nel 2021 gli sia stato conferito dal Centro di Ricerca d’Arte e Poesia “Luigi Bulla” proprio il Premio “Domenico Tempio” alla Carriera. Ha fatto una vera e propria antropologia del catanese popolare, diventando un’icona trasversale capace di unire nei suoi concerti con la stessa travolgente passione sia la gente comune sia le persone più colte”.

“Gli italiani d’America lo amano più di Sinatra”

Brigantony, come accennato in apertura, è stato un’artista capace di ottenere successi e riconoscimenti prestigiosi addirittura anche Oltreoceano: “La sua carriera è sostenuta da riconoscimenti ufficiali di immenso prestigio in Italia e all’estero: dal premio come Personaggio più gettonato dalle emittenti radiofoniche libere siciliane (1982); alla consegna dell’Ambrogino d’Oro nel 1985 presso il Teatro Nazionale di Milano, fino ai trionfi internazionali come la targa ufficiale a Long Island negli USA (1986) per la serata di raccolta fondi per gli emigrati — con la stampa nazionale dell’epoca che titolava persino “Gli italiani d’America lo amano più di Sinatra” —, il premio “I Grandi della Sicilia” in Australia (1990), il titolo di “Divulgatore della canzone siciliana nel mondo” (1995) e il premio “La Sicilia che sorride” (2001). ​Portando la sua musica in Europa, Nord America, Canada e Australia, è stato il cordone ombelicale per milioni di emigrati siciliani, esibendosi su palcoscenici e teatri internazionali tra i più importanti e famosi al mondo (come il Madison Square Garden e la Sydney Opera House). Proprio viaggiando per il mondo aveva visto con anticipo trasformazioni sociali che da noi non erano ancora arrivate, descrivendole nei suoi brani senza mai giudicare, ma offrendo con ironia un preavviso sui cambiamenti della società. Dedicargli Piazza Bonadies significa rendere il giusto tributo a un artista che ha portato l’anima di Catania nel mondo”.

“Ecco quali sono le tempistiche per un’eventuale intitolazione della piazza”

Quanto occorrerà aspettare, dunque, per l’intitolazione di Piazza Bonadies alla memoria di Antonino Capponetto? La figlia Giusy è consapevole che potrebbe volerci del tempo, ma l’obiettivo non cambia: “Siamo perfettamente consapevoli che la burocrazia richiede i suoi tempi e che non è un passaggio che avviene dall’oggi al domani. Poiché sono trascorsi quattro anni dalla scomparsa di mio padre, per superare la regola ordinaria dei dieci anni l’iter prevede la richiesta di una deroga per speciali meriti artistici e culturali inviata dal Comune al Prefetto di Catania — una procedura amministrativa già adottata in città per figure di enorme rilievo come Franco Battiato. Parliamo naturalmente di stili e linguaggi artistici molto differenti, ma ciò che mio padre e Battiato avevano profondamente in comune era un amore viscerale e incondizionato per la Sicilia. Ciascuno con il proprio modo di esprimersi, su frequenze e mondi diversi, ha saputo lasciare un segno indelebile nell’identità e nel cuore della nostra terra. ​Una volta che l’istanza seguirà il suo corso tra Commissione Toponomastica, Giunta e Prefettura, si arriverà alla delibera e alla posa della targa. Noi rispettiamo pienamente i tempi tecnici delle istituzioni, pronti ad attendere il momento in cui potremo festeggiare questo traguardo insieme a tutta la città. Ringrazio di cuore tutti i fan che sui social continuano a mostrare un affetto immenso nei suoi confronti e a far vivere la sua musica: ne conservo con cura alcuni dei loro video più belli. A chi sostiene che mio padre ‘non sia cultura’, vorrei rispondere in modo molto semplice: chi liquida la sua opera confonde il gusto personale con l’impatto sociale. La cultura non è solo quella che si studia sui libri o nei salotti eleganti; la cultura popolare ha la stessa identica dignità, perché nasce dalla gente e ne racconta la realtà senza filtri. La cultura popolare vera non chiede il permesso a nessuno per entrare nella memoria e nel cuore delle persone. Il legame viscerale che mio padre ha saputo creare con Catania e con milioni di emigrati in tutto il mondo è un fatto reale, storico e affettivo che va ben oltre qualsiasi pregiudizio”.

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Daniele D’Alessandro

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