In breve
- Nel 2026 le uscite ordinarie sono due: vecchiaia a 67 anni con 20 anni di contributi, oppure anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 per le donne), a qualunque età.
- Quota 103 e Opzione donna non esistono più: la legge di bilancio 2026 non le ha prorogate. Valgono solo per chi aveva già i requisiti entro il 2025 (Quota 103) o il 2024 (Opzione donna).
- Restano otto strade per uscire prima, ognuna per una categoria precisa: APE sociale, lavoratori precoci, lavori usuranti, invalidità all’80%, inabilità e assegno ordinario, maggiorazione per invalidi oltre il 74%, agevolazioni per le madri, anticipata contributiva a 64 anni.
- Spesso la differenza la fanno i contributi che non stai contando: riscatti, periodi esteri, cumulo tra gestioni, figurativi. Il calcolatore li considera tutti.
Da dove si parte: le due uscite ordinarie
Prima delle scorciatoie conviene fissare il punto di riferimento, perché “andare in pensione prima” vuol dire prima di queste due date.
Pensione di vecchiaia: 67 anni con almeno 20 anni di contributi. Per chi ha iniziato a versare dal 1996 in poi (i cosiddetti contributivi puri) serve anche che l’assegno raggiunga un importo minimo, pari all’assegno sociale.
Pensione anticipata ordinaria: 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne, senza limiti di età. La pensione decorre dopo una finestra di tre mesi dalla maturazione del requisito, ma non per tutti: per i dipendenti pubblici la finestra è più lunga, come spiegato nel riquadro qui sotto. È la strada di chi ha iniziato a lavorare presto e non si è mai fermato.
Dipendenti pubblici: la finestra è più lunga
Per chi ha la pensione a carico delle gestioni pubbliche CPDEL, CPS, CPI e CPUG (enti locali, sanità, insegnanti, ufficiali giudiziari), a prescindere dall’anzianità al 31 dicembre 1995, la pensione anticipata ordinaria e la pensione anticipata dei precoci non decorrono dopo tre mesi ma dopo:
- 5 mesi se i requisiti maturano nel 2026;
- 7 mesi se maturano nel 2027;
- 9 mesi se maturano dal 2028 in poi (erano 3 nel 2024 e 4 nel 2025).
L’allungamento non si applica a chi accede a queste pensioni con il cumulo dei periodi assicurativi.
Dal 2027 questi requisiti salgono di un mese, e di altri due nel 2028, per l’adeguamento alla speranza di vita che la manovra ha diluito su due anni. Le uscite riservate a categorie particolari, come precoci e usuranti, seguono regole proprie.
Cosa non c’è più nel 2026
Quota 103 e Opzione donna sono chiuse
La legge di bilancio 2026 non ha rinnovato né la pensione anticipata flessibile, Quota 103 (62 anni e 41 di contributi), né Opzione donna. Chi aveva maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2025 per Quota 103, o entro il 31 dicembre 2024 per Opzione donna, conserva il diritto e può ancora presentare domanda, anche adesso: è il principio della cristallizzazione, confermato dall’INPS con la circolare 19 del 25 febbraio 2026. Per tutti gli altri, quelle porte non si aprono più.
Rimane in vigore, in direzione opposta, l’incentivo per chi rinuncia ad andare in pensione: chi matura i requisiti per l’anticipata ordinaria e resta al lavoro può chiedere di ricevere in busta paga la quota di contributi a suo carico, esentasse. Non è un modo per uscire prima, ma vale la pena saperlo prima di decidere.
Le otto strade per uscire prima: la tabella
| Strada | Requisiti principali | Per chi |
|---|---|---|
| APE sociale | 63 anni e 5 mesi; 30 anni di contributi (36 per i gravosi, 32 per edili e ceramisti) | Disoccupati, caregiver, invalidi almeno al 74%, addetti a lavori gravosi |
| Lavoratori precoci | 41 anni di contributi, con almeno un anno versato prima dei 19 anni | Le stesse categorie dell’APE sociale, più gli usuranti |
| Lavori usuranti | 61 anni e 7 mesi con 35 anni di contributi (quota 97,6) | Chi ha svolto lavori usuranti o notturni per il periodo minimo previsto |
| Vecchiaia anticipata 80% | 61 anni uomini, 56 donne; 20 anni di contributi | Dipendenti del settore privato con invalidità pensionabile almeno dell’80% |
| Inabilità e assegno ordinario | 5 anni di contributi, di cui 3 negli ultimi 5 | Chi ha una riduzione della capacità di lavoro di oltre due terzi (assegno) o totale (inabilità) |
| Maggiorazione invalidi oltre 74% | 2 mesi di contributi in più per ogni anno lavorato con l’invalidità, fino a 5 anni | Lavoratori dipendenti con invalidità superiore al 74%, per raggiungere prima qualunque requisito |
| Agevolazioni per le madri | Sconti di età o soglie ridotte, in base ai figli | Lavoratrici con figli, soprattutto nel sistema contributivo |
| Anticipata contributiva | 64 anni; 20 anni di contributi effettivi; assegno di almeno tre volte l’assegno sociale | Chi ha iniziato a versare dal 1996 |
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Le otto strade, una per una
1. APE sociale: l’unica misura confermata per tutti il 2026
Non è una pensione ma un’indennità ponte, pagata dall’INPS fino ai 67 anni, con un tetto di 1.500 euro lordi al mese. Serve avere almeno 63 anni e 5 mesi ed essere in una di quattro situazioni: disoccupati che hanno finito la NASpI, caregiver che assistono da almeno sei mesi un familiare convivente con disabilità grave, invalidi civili almeno al 74%, addetti a lavori gravosi da almeno sette degli ultimi dieci anni. I contributi richiesti sono 30 anni, che salgono a 36 per i gravosi e scendono a 32 per edili e ceramisti. Non si può lavorare, salvo piccoli redditi occasionali fino a 5.000 euro l’anno, e le domande hanno scadenze fisse: la prossima è il 30 novembre.
Approfondisci: APE sociale 2026, requisiti e scadenze →
2. Lavoratori precoci: 41 anni di contributi a qualunque età
Chi ha versato almeno un anno di contributi prima di compiere 19 anni, ed è in una delle situazioni previste (disoccupato, caregiver, invalido almeno al 74%, addetto a lavori gravosi o usuranti), può uscire con 41 anni di contributi, senza guardare l’età. È la strada che nel gergo si chiama ancora Quota 41, con una finestra di tre mesi (più lunga per i dipendenti pubblici delle gestioni CPDEL, CPS, CPI e CPUG: 5 mesi nel 2026, 7 nel 2027, 9 dal 2028, salvo accesso in cumulo). Un uomo nato nel 1968 che ha iniziato a 17 anni e ha sempre lavorato la raggiunge nel 2026, un anno e dieci mesi prima dell’anticipata ordinaria.
Approfondisci: pensione anticipata per i lavoratori precoci nel 2026 →
3. Lavori usuranti: quota 97,6
Chi ha svolto lavori usuranti in senso stretto (catena di montaggio, cave, lavoro notturno con un numero minimo di notti l’anno, conducenti di mezzi pubblici) per almeno sette degli ultimi dieci anni, o per metà della vita lavorativa, può uscire a 61 anni e 7 mesi con 35 anni di contributi, purché la somma raggiunga quota 97,6. Per gli autonomi serve un anno in più. La domanda di riconoscimento del beneficio va presentata all’INPS entro il 1° maggio dell’anno precedente a quello in cui si maturano i requisiti: chi la salta perde mesi.
Approfondisci: la pensione con i lavori usuranti nel 2026 →
4. Vecchiaia anticipata con invalidità all’80%
È la strada meno conosciuta e una delle più forti: i dipendenti del settore privato con un’invalidità pensionabile di almeno l’80%, accertata dai medici dell’INPS, possono avere la pensione di vecchiaia a 61 anni se uomini e a 56 se donne, con i soli 20 anni di contributi. La decorrenza scatta dopo dodici mesi. Non vale per i dipendenti pubblici e per gli autonomi, e l’invalidità civile riconosciuta dall’ASL non basta da sola: serve la valutazione INPS sulla capacità di lavoro.
Approfondisci: la pensione di vecchiaia anticipata all’80% →
5. Assegno ordinario di invalidità e pensione di inabilità
Quando la salute non permette più di lavorare, l’età conta meno dei contributi: bastano cinque anni, di cui tre negli ultimi cinque. L’assegno ordinario di invalidità spetta a chi ha perso più di due terzi della capacità di lavoro, si può cumulare con un’attività ridotta e a 67 anni si trasforma in pensione di vecchiaia. La pensione di inabilità spetta a chi non può più svolgere alcun lavoro e viene calcolata come se si fosse continuato a versare fino ai 60 anni.
Approfondisci: assegno ordinario di invalidità e pensione di inabilità →
6. La maggiorazione per gli invalidi con più del 74%
I lavoratori dipendenti con un’invalidità riconosciuta superiore al 74% hanno diritto a due mesi di contribuzione figurativa in più per ogni anno di lavoro, fino a un massimo di cinque anni. Non è un’uscita a sé: è un acceleratore che vale per tutte le altre, dall’anticipata ordinaria ai precoci. Dieci anni di lavoro con l’invalidità valgono venti mesi di contributi in più, che possono anticipare la pensione di quasi due anni.
Approfondisci: i benefici previdenziali per i lavoratori invalidi nel 2026 →
7. Le agevolazioni per le lavoratrici madri
Le madri nel sistema contributivo hanno uno sconto sull’età di quattro mesi per ogni figlio, fino a dodici, oppure un coefficiente di calcolo più favorevole. Per l’anticipata contributiva a 64 anni la soglia di importo si abbassa a 2,8 volte l’assegno sociale con un figlio e a 2,6 con due o più, e anche l’età si riduce di quattro mesi per figlio. Chi era iscritta prima del 1996 ha meno strumenti, ma restano l’anticipata ordinaria con dieci mesi di vantaggio sugli uomini e, dove ricorrono i requisiti, l’APE sociale come caregiver.
Approfondisci: le agevolazioni per le lavoratrici madri nel 2026 →
8. Anticipata contributiva a 64 anni
Riservata a chi ha iniziato a versare dal 1996: 64 anni, almeno 20 anni di contributi effettivi e un assegno di almeno tre volte l’assegno sociale. Dal 2025 per raggiungere quella soglia si può contare anche la rendita del fondo pensione. È tre anni prima della vecchiaia, ma la soglia di importo taglia fuori chi ha avuto carriere discontinue o retribuzioni basse: è il caso in cui vale la pena far controllare il conto prima di sperarci.
La parte che quasi tutti trascurano: i contributi che non stai contando
Nella maggior parte dei check-up che facciamo, la data di pensione si sposta non per una legge speciale ma perché saltano fuori contributi che la persona non stava considerando. Sono quattro categorie.
- Periodi all’estero. Gli anni lavorati in un Paese UE, in Svizzera, nel Regno Unito o in uno Stato convenzionato si sommano per il diritto. Non compaiono nell’estratto conto ordinario, ma contano. Come si sommano i contributi esteri.
- Contributi in più gestioni. Chi ha spezzoni in gestioni diverse, per esempio dipendente e commerciante, può metterli insieme con il cumulo gratuito o la totalizzazione, invece di lasciarli separati e inutilizzabili.
- Riscatti. Il riscatto della laurea, anche nella versione agevolata, e il riscatto dei contributi omessi dal datore aggiungono anni veri al conto, e non sono gli unici: i casi in cui è possibile riscattare contributi sono più di quanto si pensi. Vanno valutati numeri alla mano, perché costano.
- Contributi figurativi. Disoccupazione, malattia, maternità, servizio militare: sono periodi accreditati senza versamento che a volte mancano dall’estratto conto e vanno fatti aggiungere.
Il punto di partenza è sempre lo stesso: leggere bene l’estratto conto e, se ci sono buchi, chiederne la correzione prima di fare qualunque domanda.
Uscire prima senza la pensione: le alternative
Ci sono infine strumenti che non anticipano la pensione ma permettono di lasciare il lavoro prima, coprendo gli anni che mancano.
La RITA, la rendita integrativa temporanea anticipata, permette a chi ha un fondo pensione di farsi pagare il capitale accumulato a rate, dai cinque anni prima della vecchiaia (dieci se disoccupato da tempo), con una tassazione molto favorevole. È il motivo per cui un fondo pensione aperto a quarant’anni può diventare, a sessantadue, la porta d’uscita. Come funziona la RITA e chi può chiederla →
L’isopensione è uno strumento aziendale: l’impresa accompagna il lavoratore alla pensione, pagando un assegno e i contributi per gli anni mancanti, fino a sette. Nel settore bancario, assicurativo e in altri con un fondo di solidarietà, la stessa funzione la svolge l’assegno straordinario di solidarietà, con regole e calcolo propri. Non li scegli tu, ma se la tua azienda li attiva conviene sapere cosa comportano. Isopensione 2026: requisiti e condizioni →
Domande frequenti
Avevo i requisiti per Quota 103 nel 2025 ma non ho fatto domanda: li ho persi?
No. Se il requisito di 62 anni e 41 di contributi era maturato entro il 31 dicembre 2025, il diritto resta acquisito e puoi presentare domanda anche adesso, con le regole in vigore allora, cioè con il calcolo contributivo dell’assegno. Lo stesso vale per Opzione donna con requisiti entro il 31 dicembre 2024.
Con l’APE sociale posso lavorare?
Dal 2024 è prevista la totale incumulabilità dell’APE sociale con i redditi di lavoro autonomo e dipendente, ad eccezione di quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale entro un massimo di 5.000 euro annui lordi. È la stessa regola prevista per Quota 100, Quota 102 e Quota 103.
Sono contributiva pura con due figli: quando esco?
Con l’anticipata contributiva a 64 anni, l’età scende di otto mesi e la soglia di importo a 2,6 volte l’assegno sociale, e servono 20 anni di contributi effettivi. In alternativa la vecchiaia a 67 anni, ridotta di otto mesi per lo sconto figli. Il calcolatore fa il confronto con la tua data di nascita e i tuoi contributi.
I requisiti aumentano nel 2027?
Sì, di un mese nel 2027 e di altri due nel 2028, per l’adeguamento alla speranza di vita che la manovra 2026 ha spalmato su due anni. Riguarda le uscite ordinarie; chi matura i requisiti entro il 2026 non è toccato.
Vuoi sapere se una di queste strade vale per te, con i numeri veri? Nel check-up leggiamo il tuo estratto conto, cerchiamo i contributi che mancano e ti diciamo la prima data utile e con quale assegno.
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