Ingegneri su Piano Casa: bene le modifiche al testo, ma la sfida resta la rigenerazione urbana


Piano Casa, il dibattito si sposta dalla casa alla città

La questione abitativa sta assumendo un ruolo sempre più centrale nelle politiche pubbliche italiane. L’aumento dei costi delle abitazioni, la crescente domanda di alloggi accessibili e la necessità di recuperare il patrimonio esistente stanno spingendo istituzioni e operatori del settore a ripensare gli strumenti dedicati all’housing. In questo scenario si inserisce il Piano Casa, che punta ad ampliare l’offerta abitativa e a favorire nuovi investimenti. Tuttavia, secondo il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, la risposta non può limitarsi alla semplice realizzazione di nuovi alloggi. Occorre invece una strategia più ampia capace di integrare edilizia, servizi, infrastrutture e qualità urbana. 

Il CNI al B-CAD 2026

Il tema è stato al centro dell’intervento del Consiglio Nazionale degli Ingegneri durante il convegno inaugurale di B-CAD 2026, Building Construction Architecture Design, ospitato presso il Roma Convention Centre La Nuvola. Il CNI ha partecipato alla tavola rotonda dedicata a “Piano Casa, rigenerazione urbana e attrazione degli investimenti”, rappresentato dal consigliere Sandro Catta. Nel corso del confronto è stato ricordato il contributo fornito dagli ingegneri durante l’iter di conversione del decreto-legge n. 66/2026 sul Piano Casa. In particolare il CNI aveva presentato osservazioni tecniche e proposte emendative alla Commissione Ambiente della Camera, richiamando l’attenzione sulla necessità di una governance tecnica efficace, criteri omogenei per la valutazione del patrimonio edilizio, digitalizzazione delle procedure e maggiore attenzione alla qualità urbana e sociale degli interventi. 

Le modifiche al provvedimento apprezzate dagli ingegneri

Secondo il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, il passaggio dal decreto-legge alla legge di conversione ha portato ad alcuni miglioramenti significativi. Tra questi figurano il rafforzamento delle priorità di intervento, una maggiore attenzione ai servizi di prossimità e una più chiara definizione dei criteri per la determinazione dei prezzi e dei canoni calmierati. Si tratta di aspetti che incidono direttamente sulla qualità dell’abitare e che possono contribuire a rendere più efficace l’attuazione delle future politiche abitative, soprattutto nelle aree urbane caratterizzate da maggiore pressione sociale e immobiliare. 

Rigenerazione urbana come chiave strategica

L’elemento centrale sollevato dal CNI riguarda però il passaggio da una logica esclusivamente edilizia a una visione urbana integrata. Per gli ingegneri, infatti, il valore di una casa non dipende soltanto dall’edificio, ma anche dal contesto nel quale essa si inserisce. Mobilità, scuole, servizi sanitari, commercio di prossimità, accessibilità, spazi pubblici e aree verdi rappresentano componenti essenziali della qualità della vita e della sostenibilità delle città. Per questo motivo la rigenerazione urbana viene considerata un elemento fondamentale per affrontare il disagio abitativo in modo strutturale e duraturo. La posizione del CNI considera l’emergenza abitativa come una questione che coinvolge contemporaneamente aspetti urbanistici, economici, sociali e ambientali. In questa prospettiva, la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente deve essere accompagnata dal miglioramento dello spazio pubblico e dei servizi collettivi. 

Il tema dell’efficienza amministrativa

Durante il dibattito è stata inoltre affrontata la questione dell’utilizzo di strumenti commissariali per accelerare l’attuazione di programmi complessi. Secondo il CNI, la figura del Commissario straordinario può rappresentare una soluzione utile per garantire tempi rapidi di attuazione nelle fasi iniziali. Tuttavia, l’obiettivo di lungo periodo dovrebbe essere quello di rendere efficienti le procedure ordinarie, migliorando il coordinamento tra amministrazioni e assicurando maggiore certezza dei tempi per cittadini e operatori economici. 

Una politica abitativa orientata alla qualità urbana

Per il Consiglio Nazionale degli Ingegneri il Piano Casa rappresenta un passaggio importante all’interno di una politica abitativa che dovrà svilupparsi con continuità, qualità progettuale e integrazione tra competenze tecniche, urbanistiche, economiche e sociali. La sfida, evidenziano gli ingegneri, non consiste soltanto nell’aumentare il numero di abitazioni disponibili, ma nel costruire città più accessibili, sostenibili e capaci di rispondere ai bisogni delle persone. Una prospettiva nella quale progettazione, rigenerazione e qualità urbana diventano elementi inscindibili. 

Sandro Catta | Consigliere del Consiglio Nazionale degli Ingegneri

«Valutiamo positivamente l’evoluzione che il Piano Casa ha avuto nel passaggio dal decreto alla legge di conversione. Nel corso dell’iter parlamentare il CNI ha cercato di offrire un contributo tecnico e propositivo, richiamando l’attenzione su alcuni aspetti che riteniamo essenziali per l’efficacia del provvedimento. Oggi occorre proseguire su questa strada, rafforzando sempre più la dimensione della rigenerazione urbana. La casa è parte della città e la qualità dell’abitare dipende anche da ciò che esiste intorno alla casa. Servizi, mobilità, spazi pubblici, accessibilità, verde, dotazioni scolastiche, sanitarie e commerciali di prossimità sono componenti essenziali della qualità urbana. Per questo è importante che il Piano Casa evolva sempre più verso una politica integrata di rigenerazione dei tessuti urbani».

Angelo Domenico Perrini | Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri

«La previsione di un Commissario straordinario può certamente rappresentare uno strumento utile per accelerare l’attuazione di un programma di questa rilevanza. Allo stesso tempo, può offrirci l’occasione per una riflessione più generale: dovremmo lavorare affinché anche le procedure ordinarie siano sempre più capaci di garantire decisioni tempestive, coordinamento tra le amministrazioni e certezza dei tempi.La sfida non è soltanto aumentare l’offerta di abitazioni, ma contribuire a costruire città più accessibili, sostenibili e capaci di rispondere ai bisogni delle persone. In questa prospettiva l’ingegneria italiana è pronta a mettere a disposizione competenze e capacità progettuale per accompagnare le politiche pubbliche dalla scala dell’edificio a quella della città». 


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